Dall’occasione determinata dalle elezioni suppletive nel collegio della Camera nr. 05 Reggio Calabria – Locri, nella data del 27 e 28 settembre 2026, che coinvolgono 71 Comuni del territorio reggino, dall’area dello Stretto all’area grecanica e della locride, escludendo 26 comuni, in prevalenza, dell’area della Piana di Gioia Tauro, con l’eccezione di sei che sono collocati nella fascia aspromontana ed interessati direttamente alla consultazione elettorale (Fiumara, San Roberto, Delianuova, Scido, Santa Cristina, Sinopoli e Sant’Eufemia), si è colto il momento per intervistare il già Presidente del Consiglio Comunale di San Pietro di Caridà nel Distretto 3 (area della Piana) della Metro City di R.C. avv. Gabriele Trimboli, che ha rappresentato quella catena di congiunzione nel 2018, perché a livello locale caridarese nascesse un’esperienza simile, a quella nazionale del Governo Letta di “larghe intese” nel 2013 (sul brocardo tedesco della grande Germania di Angela Merkel c.d. grosse Koalition “uniti si è piu’ forti ed incisivi”) e si portasse avanti una nuova architettura istituzionale della costituenda Unione dei comuni “Alta Piana del Mesima”, per offrire migliori e più servizi ai cittadini; analogamente a quanto potrebbe essere fatto allo stesso modo, su un argomento trasversale, di una governance comune, sotto forma consortile nell’area dello Stretto, con l’elaborazione di una progettualità integrata Reggio Calabria – Messina e Villa San Giovanni su mobilità, turismo ed agricoltura (al fine di integrare portualità,logistica,continuità territoriale, università ricerca ed innovazione). Ciò posto quest’ultimo disegno ambizioso per l’area metropolitana dello Stretto di oltre un milione di abitanti, la più importante strategicamente a Sud di Napoli , senza una classe dirigente parlamentare scelta interamente dal popolo e non semplicemente “nominata dai capi partito”, non solo non potrà mai neppure maturare, ma neppure pensare di progredire celermente al fine di rilanciare, seriamente, lo sviluppo socio – economico ed il contenimento dello spopolamento dei nostri territori, perché saremo considerati solo delle mere “colonie” alle quali distribuire “le briciole dal tavolo dei padroni” ossia le c.d. “mancette o marchette elettorali”, per le quali saremo complici, tradendo il futuro delle nuove generazioni, costrette,perciò, ad emigrare al Nord o all’estero.
1.“Uniti si è piu’ forti ed incisivi” è un motto usato durante il suo mandato di Presidente del Consiglio Comunale di San Pietro di Caridà (R.C.) nella Consiliatura 2018 2023 per salvaguardare le singole municipalità dell’Alta Piana del Mesima e nel contempo garantire la gestione associata di alcuni servizi, oggi, potrebbe non bastare più?
<<Due delle cose che mi vengono in mente seguendo la ratio del principio “uniti si è piu’ forti ed incisivi” sono:
- l’avvio di un percorso di uno studio e di realizzazione di una nuova governance dell’Unione dei Comuni “Alta Piana del Mesima”, come già detto in precedenza, attraverso l’ausilio di una commissione speciale di studio nominata, nel 2019, nell’alveo del Consiglio Comunale di San Pietro di Caridà, da me presieduto, perché i modelli di altre regioni virtuose, ma anche il Distretto 2 (Locride) della Metro City di R.C., con l’Unione dei Comuni della Valle del Torbido, ci hanno insegnato a maturare una particolare sensibilità politica, per l’esperienza e la competenza, che ci impone di dover avere una più ampia visione, per il futuro delle nuove generazioni, attraverso questo istituto dell’Unione che equivale a piu’ servizi, nel tentativo di fare tutto il possibile per contenere lo spopolamento e la desertificazione delle aree interne, che negli ultimi 4 anni è raddoppiata rispetto ai due lustri precedenti. Quest’ idea nuova,però, rischia uno stallo, soprattutto perché non si riesce ad avere una connessione con i parlamentari locali, “nominati dai capi partito” e “non già eletti dal popolo”, per degli interventi normativi che possano ulteriormente incentivare, sotto il profilo finanziario, con più incisività, gli enti che vogliono intraprendere questo percorso e che sono ingabbiati da piani di riequilibrio finanziario pluriennali, per i debiti accumulati in precedenti gestioni ante 2018, sicchè non riescono ad intraprendere, con le proprie risorse, per l’esiguità dei bilanci, questo percorso virtuoso di gestione associata dei servizi attraverso l’Unione dei Comuni. Infatti, nell’ambito del buon governo e della buona amministrazione – a nostro avviso – gli elettori dovrebbero capire che non andare a votare non migliora la loro situazione (anzi la peggiora relegando l’amministrazione della cosa pubblica al c.d. voto organizzato e clientelare che ha condannato il Sud da oltre 160 anni alla miseria ed al “sottosviluppo”), bensì dovrebbero sforzarsi in massa ad andare tutti ai seggi elettorali valorizzando nella propria scelta, non tanto per il “meno peggio”, ma per colui che potrebbe al meglio interpretare il principio di “competenza e professionalità amministrativa”, nonché di vicinanza al territorio che si propone di rappresentare, con la conseguente valorizzazione della migliore expertise, delle conoscenze e della professionalità maturata, nel singolo curriculum dei candidati, unitamente alla preferibile capacità di mediazione e di condivisione dei “valori costituzionali di eguaglianza e di libertà”, da tutelare come tipicità della cultura liberal – riformista, democratico – cristiana, civica – socialista, quale baluardo di difesa della democrazia in Italia dal dopoguerra ad oggi, nonché espressione dei principi e dei valori irrinunciabili in antitesi al populismo o all’improvvisazione e/o alla sponsorizzazione pro domo del premier in carica della c.d. democrazia del capo, che non è democrazia, ma semplicemente la dittatura di una netta minoranza che vuole comandare e non già governare al servizio dei cittadini;
- la necessità per la tornata delle suppletive del 27 e 28 settembre 2026 di un “fronte comune per la salvezza della Costituzione” whatever it takes per salvare la democrazia diretta e partecipata nel nostro Paese, per le elezioni del Parlamento nel 2027, o vengono introdotte le preferenze, al 100%, come già avviene per l’elezione del Parlamento europeo o, in via subordinata, i collegi, sulla falsariga della legge elettorale, ante 2014, per le ex province (modello del c.d. provincellum); ma senza interventi reali ed efficaci, che garantiscano di avere il 100% degli eletti, senza liste bloccate o c.d.capilista bloccati, nelle due opzioni possibili sopra indicate, occorrerà attivarsi con ogni strumento parlamentare e/o di moral suasion del Capo dello Stato e/o giurisdizionale per bloccare tale proposta di legge super truffa c.d. minoritarium, quanto meno per votare con la legge vigente, che, sul modello delle suppletive di Reggio Calabria – Locri del 27 e 28 settembre 2026, almeno per 1/3 dei componenti del Parlamento, garantisce l’elezione, o meglio, una parziale incidenza del popolo nel collegio uninominale della Camera e/o del Senato, nella scelta del proprio rappresentante, senza super truffe, che prevedono un premio di onnipotenza ad una minoranza di suffragi (meno del 20% circa,calcolato sugli aventi diritto al voto, con un’astensione di media superiore al 40%, molto peggio cioè del modello Acerbo del 1923) al solo scopo di consolidare, in maniera dinastica, il potere dell’esecutivo esistente>>.
2.E’ corretto dire in sintesi che – a suo avviso – i valori della Carta Costituzionale del 1948, compresi i diritti sociali omogenei su tutto il territorio nazionale da questa ricostruzione, appaiono essere messi in grave pericolo da una netta minoranza (molto meno del 20% dei suffragi, calcolato sugli aventi diritto al voto con un’astensione media tra il 40% ed il 50% di mancata partecipazione alle urne) che con questo trucco – truffa “invaderebbe” quasi il 60% dei seggi in Parlamento, a mezzo del c.d. premio di maggioranza abnorme su base nazionale, sia alla Camera che al Senato?
<<E’ evidente che il disegno sinteticamente illustrato, in precedenza, non è minimamente compatibile con i parlamentari ed i soggetti politici che si riconoscono nei valori d’ispirazione liberal – riformista, democratico – cristiana e di matrice civica – socialista, ma le conseguenze del disegno descritto non sarebbero eversive solo per l’evidente mancanza della possibilità di scelta diretta del popolo dei propri rappresentanti in Parlamento, ma per la distorsione della rappresentatività (per un premio di maggioranza abnorme illogico ed irrazionale ad una netta minoranza non il 42%, ma meno del 20% di suffragi effettivi). Ciò,senza dubbio per la composizione iper – maggioritaria ed abnorme delle Camere, potrebbe avere delle conseguenze sull’ irreversibile divisione in due il Paese con la c.d. autonomia differenziata che può essere votata dalla maggioranza semplice del Parlamento 50%+1 (ampiamente superato per il c.d. premio “drogato” dal trucco elettorale che si vuole confezionare su misura il Governo Meloni, per la sua stessa minoranza di votanti), eludendo la sentenza della Corte Costituzionale che ha chiaramente affermato come mai tale disegno potrebbe essere attuato di 20 Regioni differenziate, per un Paese “modello Arlecchino” nei servizi essenziali, che si perpetuerebbe senza i fondi di perequazione, per i quali mancano risorse per circa 100 miliardi di euro; sicchè viene portato avanti solo per un “patto di potere”, semplicemente perché questi parlamentari non rispondono al popolo delle loro scelte, bensì alle lobby che li sovvenzionano (quest’ultimi come “poteri ingiusti” andrebbero smascherati per come li ha definiti Papa Leone XIV al recente 47° metting di Rimini, per l’amicizia fra i popoli) e mai pagheranno i danni di quello che stanno facendo da oltre 30 anni provando a spaccare irreversibilmente questo Paese su servizi essenziali dalla sanità ed istruzione pubblica, ai salari più equi, al diritto alla mobilità omogeneo su tutto il territorio nazionale, alle politiche di contenimento dello spopolamento e di aumento della natalità, nelle aree interne, proprio perché, senza preferenze, il popolo non potrà mai punirli, per le loro inadempienze o malefatte, non eleggendoli più, proprio per questo trucco – truffa di legge elettorale architettata e tramata, nell’interesse della semplice conservazione del potere del premier attuale, con ogni mezzo subdolo, da azzeccagarbugli di manzoniana memoria e senza ostacoli. Questa furbizia, ben escogitata, sarebbe contro le raccomandazioni degli organi internazionali, già espresse dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, ma soprattutto non si è mai verificato in nessun Paese occidentale, a meno di un anno dalla scadenza della Legislatura e, percio’,occorrendo, chiediamo alle istituzioni calabresi di aderire, ad adiuvandum, per il distretto giudiziario reggino, al ricorso preannunciato a pioggia in tutta Italia di 150 avvocati, per sollevare la questione di legittimita’ costituzionale alla Consulta,per fermare e/o cancellare questo scempio di legge elettorale,modello 1923 in discussione al Senato, arrivando, ove occorra, finanche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Senza dubbio, infatti, in mancanza di queste minime correzioni citate alla normativa elettorale, rispetto all’ultimo testo “blindato” proposto dal Governo Meloni, in brutta copia di quella del 1923, qualunque Parlamento non sarà rappresentativo più del popolo italiano, ma di una netta minoranza trasformata con un “trucco” (cioè proprio quello contenuto in questo testo normativo, censurato, peggiore del Porcellum di Calderoli & company) in maggioranza qualificata di “yes man” cioè di “nominati dai capi partito” a Montecitorio ed a Palazzo Madama, in elusione della rappresentanza diretta ex art. 48 Cost. e del principio di eguaglianza del voto, a causa di un premio abnorme di maggioranza ad una netta minoranza [alimentando o esasperando la contrapposizione in questo Paese, ormai asfittico di democrazia, solo per portare avanti le c.d. monster coalitions” (coalizioni mostro)], esclusivamente per mantenere il potere al premier esistente (come accaduto, sulla falsariga del modello normativo seguito del 1923, per almeno un ventennio, a beneficio del partito fascista), sfruttando proprio una classe dirigente parlamentare opportunamente “manovrata formato bivacco” e cioè di “nominati e non eletti direttamente dal popolo”; privi perciò di un “mandato” al servizio del popolo e di una visione di Nazione italiana da rilanciare sulla base dei suoi valori costituzionali fondamentali ( su sei pilastri: sanità – scuola pubblica, lavoro, sicurezza, diritto fondamentale alla “casa familiare di abitazione”con incentivi alla natalità e mobilità), proprio perché non risponderebbero più ai cittadini della propria missione parlamentare, ma solo ai capi partito>>.
3.La casa della democrazia, senza il rilievo del quorum del 50%+1 di affluenza, è in pericolo di tenuta?
<< La casa della democrazia costituita, a maggior ragione dai due rami del Parlamento, va manutenzionata con la partecipazione al voto dei cittadini; gli astenuti, senza dubbio sono tra coloro che ostacolano il cammino dell’eguaglianza che è pregnante all’interno della Carta Costituzionale, ma che diventa un percorso impossibile realisticamente, senza un’alta partecipazione alle urne, per censurare con il voto di opinione, coloro i quali hanno tradito quei valori sui diritti sociali omogenei su tutto il territorio nazionale. Sicuramente chi non va a votare, assimilabile ad un suddito o, peggio, ad un complice di coloro che, asserviti a “poteri ingiusti”, vogliono “di fatto” abbattere la nostra Costituzione, sicchè, a tal fine, vogliono continuare a scippare i cittadini del diritto di scegliere i parlamentari con il perpetuarsi, nei fatti di escamotage, come le liste bloccate e meccanismi simili, nonché con l’eliminazione dei collegi uninominali! Perciò, il 27 e 28 settembre 2026 nel Collegio della Camera nr. 5 Reggio Calabria – Locri potendo, ancora, parzialmente, scegliere con la legge elettorale vigente c.d. Rosatellum, facciamolo secondo l’insegnamento di Don Sturzo, “al di sopra dei partiti” e per il territorio metropolitano reggino, tenuto conto dei comitati civici di “più uno”, fondato anche a San Pietro di Caridà, che hanno l’obiettivo di rimettere al centro della politica italiana il principio costituzionale dell’uguaglianza>>.
- Al termine di questa intervista quale sarebbe l’appello che si sentirebbe di lanciare ai cittadini per le elezioni suppletive nel collegio della Camera nr. 05 Reggio Calabria – Locri, nella data del 27 e 28 settembre 2026?
<< In conclusione, proprio per i motivi sopra illustrati in modo dettagliato, è palese che l’appello sarebbe quello di andare a votare in massa per la tornata delle suppletive del 27 e 28 settembre 2026 nel collegio uninominale della Camera nr.05 di Reggio Calabria – Locri, perché potrebbe essere l’ultima occasione di democrazia diretta e partecipata per il popolo italiano, nella scelta del deputato che meglio di altri potrebbe rappresentare l’interesse del territorio reggino, formato da ben 71 comuni. Sudditi o cittadini? Chi vuole rimanere suddito, sicuramente si potrà classificare tra coloro che non si recano alle urne, e con tale comportamento di fatto, si identifica nella figura storica del popolo italiano, abituato a stare sotto la monarchia ante 1946, ed a non essere parte attiva della vita pubblica;sicchè non fa dispetto al potere costituito, anzi, lo avalla, e fa dispetto a sè stesso,perciò, assume le sembianze di suddito; tant’è che, a contrario, nelle prime elezioni del dopoguerra, il 2 giugno del 1946, oltre il 90% degli aventi diritto al voto si reco’ ai seggi elettorali, a partire dalla consultazione referendaria tra monarchia e repubblica; così facendo, con l’alta partecipazione alle urne si è voluto assumere la responsabilità di essere cittadino, con l’onere di adempiere con impegno al proprio dovere civico di recarsi in cabina elettorale, senza se e senza ma, esprimendo la propria preferenza, perché non ci si può lamentare dopo, astenendosi. Oggi, fino a che è possibile, con la legge vigente c.d. Rosatellum, almeno per 1/3 dei componenti il Parlamento, nei collegi uninominali maggioritari, è plausibile poter incidere nella rappresentanza diretta, solo andando a votare, scegliendo colui che può rappresentare al meglio il territorio di Reggio Calabria – Locri, tracciando anche una semplice croce sul nominativo del candidato, valorizzando, così, la preferenza per la persona scelta, “al di sopra dei partiti”, secondo il brocardo di Don Sturzo, seguendo il modello del “profilo civico – territoriale”, già vincente nella sponda messinese >>.
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Redazione Pianainforma.it
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