Il gruppo politico condanna quanto accaduto durante la seduta del 24 agosto e difende il voto contrario sul gemellaggio con Dheisheh. Critiche anche alla conduzione dell’aula e alla ricostruzione della TGR Calabria

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RIACE – Non si spegne la polemica dopo il movimentato Consiglio comunale del 24 agosto. A intervenire adesso è il gruppo politico Riace Protagonista, che condanna con fermezza gli atteggiamenti e le espressioni offensive che, secondo quanto denunciato, sarebbero stati rivolti da alcune persone presenti in aula ai consiglieri che si sono opposti al gemellaggio con il campo profughi palestinese di Dheisheh.

Nel mirino, in particolare, quanto accaduto nei confronti di Francesco Salerno e Salvatore Certomà, di Riace Protagonista, Antonio Trifoli, di Riace Verso il futuro, e Maria Spanò e Michela Franco, di Riace guarda il sole. Cinque consiglieri che, sottolinea la nota, «insieme rappresentano circa il 70% dei consensi espressi dai cittadini di Riace».

«Riteniamo deprecabile che il confronto politico e istituzionale possa trasformarsi in aggressioni verbali, epiteti provenienti anche da chi dovrebbe dare l’esempio e comportamenti lontani da quei principi di rispetto e civiltà che dovrebbero caratterizzare ogni dibattito pubblico», sostiene Riace Protagonista.

Il gruppo rivendica quindi la piena legittimità della scelta compiuta dai consiglieri, sostenendo che il voto contrario al gemellaggio sia stato semplicemente l’esercizio delle prerogative riconosciute agli eletti.

«Il dissenso politico non può e non deve essere considerato un atto di ostilità personale. In una democrazia, votare diversamente dalla maggioranza è un diritto, oltre che una precisa responsabilità nei confronti della comunità che si rappresenta».

Riace Protagonista entra anche nel merito del provvedimento, contestando il metodo seguito dall’Amministrazione. Secondo il gruppo, infatti, la proposta di gemellaggio non sarebbe stata preventivamente condivisa con i consiglieri di opposizione né adeguatamente discussa con la cittadinanza. Sarebbero queste, viene precisato, le ragioni alla base del dissenso politico e amministrativo, e non una contrarietà al valore delle relazioni e della solidarietà tra comunità.

Particolarmente duro il passaggio dedicato a quanto sarebbe avvenuto durante la seduta. Riace Protagonista stigmatizza le espressioni offensive e gli atteggiamenti definiti aggressivi provenienti, secondo la nota, da persone non appartenenti alla comunità riacese.

Critiche vengono rivolte anche alla presidenza della seduta, dalla quale il gruppo sostiene di essersi aspettato un intervento più deciso per ristabilire l’ordine e tutelare i consiglieri. L’opposizione ricorda inoltre che non si trattava di un Consiglio comunale aperto e sostiene che la presenza e gli eventuali interventi di persone estranee all’assemblea avrebbero dovuto essere ricondotti al rispetto delle regole istituzionali.

«La presidenza del Consiglio ha il dovere di garantire condizioni di serenità e imparzialità affinché ogni consigliere possa esercitare liberamente il proprio mandato, senza essere sottoposto a pressioni, insulti o intimidazioni», si legge nella nota.

Ma la polemica si allarga anche al racconto mediatico della vicenda. Riace Protagonista contesta infatti un servizio della TGR Calabria, nel quale, secondo il gruppo, sarebbe stato riferito che il gemellaggio tra Riace e il campo profughi palestinese era stato realizzato.

Una ricostruzione che Riace Protagonista definisce «erronea e gravemente fuorviante», ribadendo la propria lettura dell’esito della seduta: «Il gemellaggio proposto non è stato approvato dal Consiglio comunale di Riace».

Da qui la richiesta che il servizio pubblico garantisca, soprattutto nel racconto delle decisioni assunte dalle istituzioni democratiche, accuratezza, completezza e imparzialità.

La presa di posizione arriva all’indomani di una seduta caratterizzata da fortissime tensioni, iniziata con lo scontro sulla mancata surroga della consigliera dimissionaria Nicoletta Calabrese e proseguita proprio sul gemellaggio con Dheisheh. Una vicenda destinata quindi a lasciare aperto un confronto politico particolarmente acceso.

Riace Protagonista chiude la propria nota con un messaggio netto: «Il dissenso non è un’offesa. È democrazia», annunciando che continuerà a esercitare il proprio ruolo politico e istituzionale e a difendere il diritto di ogni consigliere a esprimere liberamente il proprio voto.




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Giuseppe Mazzaferro

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