La Capitanata continua a bruciare e, mentre uomini e mezzi sono impegnati quotidianamente nella lotta contro le fiamme, il WWF Foggia chiede alle istituzioni di cambiare radicalmente approccio. Non basta essere efficienti nello spegnimento dei roghi e nella conta dei danni: la vera sfida, sostiene l’associazione ambientalista, è impedire che gli incendi divampino. E per farlo bisogna cominciare a lavorare mesi prima dell’estate.
L’intervento arriva mentre la provincia di Foggia e il resto della Puglia fanno i conti con una stagione particolarmente pesante. Secondo i dati riportati dal WWF, dall’inizio dell’anno sono già andati in fumo oltre 8.370 ettari di boschi, macchia mediterranea e pascoli.
L’associazione interviene anche dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha annunciato lo stanziamento di due aerei anfibi Fire Boss della Protezione civile all’aeroporto Gino Lisa di Foggia e l’utilizzo di droni per il monitoraggio del territorio. Il governatore ha puntato il dito contro gli autori dei roghi, sostenendo che “questi criminali ci stanno rubando la terra, gli alberi, il paesaggio e l’ossigeno” e ricordando come la quasi totalità degli incendi abbia origine dolosa o colposa.
Il WWF condivide la condanna degli ecocriminali, ma ritiene insufficiente concentrare l’attenzione soltanto sulla fase emergenziale.
“La prevenzione degli incendi si fa in inverno”
“Oggi siamo diventati bravissimi a spegnere gli incendi e a contare i danni a fine estate, ma quando diventeremo davvero capaci di prevenire ed evitare che i roghi divampino, solo allora significherà che abbiamo raggiunto un reale risultato di civiltà e tutela del territorio”, evidenzia il WWF Foggia.
Per l’associazione, i Fire Boss rappresentano un presidio importante nella lotta attiva alle fiamme, ma non possono sostituire la pianificazione e soprattutto la manutenzione preventiva.
I Piani Antincendio Boschivo, secondo gli ambientalisti, non devono ridursi a semplici adempimenti burocratici. Durante l’inverno occorre intervenire sulle fasce tagliafuoco e sulla viabilità forestale, effettuare pulizie selettive e diradamenti nelle zone più esposte e nelle aree di interfaccia tra centri abitati e campagne. Fondamentale anche garantire la piena funzionalità di invasi, vasche e punti d’acqua strategici soprattutto sul Gargano e sui Monti Dauni.
Il monitoraggio, inoltre, dovrebbe partire già dalla primavera attraverso droni e presidi sul territorio, senza attendere l’arrivo delle prime grandi ondate di calore.
Non solo piromani: gli interessi dietro le fiamme
Il WWF invita anche a superare quella che definisce la retorica del singolo piromane. Se la quasi totalità degli incendi è riconducibile all’azione dell’uomo, occorre indagare sulle possibili ragioni economiche e territoriali che possono nascondersi dietro alcuni roghi.
Tra i fenomeni indicati ci sono l’utilizzo illegale del fuoco per il rinnovo dei pascoli o la pulizia delle stoppie, le possibili speculazioni finalizzate a modificare l’utilizzo dei terreni e gli interessi connessi alle attività successive agli incendi, dalle bonifiche al disboscamento.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’abbandono di vaste porzioni del territorio, sulla carente gestione forestale e sull’accumulo di rifiuti e biomassa ai margini delle strade. Condizioni che, unite alla siccità e alle temperature sempre più elevate, possono trasformarsi in un moltiplicatore del rischio.
Stop alla caccia nelle aree colpite
Tra le richieste più nette avanzate dal WWF c’è una moratoria dell’attività venatoria nelle aree percorse dal fuoco, nei siti Natura 2000 interessati e nelle relative fasce limitrofe. L’associazione chiede inoltre di valutare la sospensione o la limitazione dell’apertura della stagione venatoria a livello regionale.
“La fauna selvatica superstite, stremata da fiamme, sete e perdita di rifugio, non può essere bersaglio delle doppiette”, è la posizione degli ambientalisti.
Il WWF sollecita poi la rigorosa applicazione del Catasto incendi previsto dalla legge 353 del 2000, chiedendo a tutti i Comuni di perimetrare e rendere pubbliche rapidamente le superfici percorse dalle fiamme, facendo scattare i vincoli previsti dalla normativa.
Vincoli sulle aree bruciate e stop ai tagli speculativi
L’obiettivo è impedire che il fuoco possa trasformarsi in uno strumento per ottenere vantaggi economici. Il WWF richiama quindi i divieti previsti sulle superfici incendiate, dal pascolo alla caccia fino all’edificazione e ai cambiamenti di destinazione d’uso.
L’associazione chiede inoltre di evitare il cosiddetto salvage logging, cioè il taglio indiscriminato degli alberi bruciati subito dopo un incendio per finalità commerciali. La vegetazione morta e la lettiera residua, sottolineano gli ambientalisti, possono svolgere una funzione importante nella protezione del terreno dall’erosione e dal rischio di frane con l’arrivo delle piogge autunnali.
La priorità dovrebbe essere data alla rinaturalizzazione spontanea, evitando rimboschimenti improvvisati con specie alloctone o conifere resinose particolarmente infiammabili e favorendo invece il recupero della vegetazione autoctona.
Dipendenti pubblici come “vedette” del territorio
Tra le proposte c’è anche quella di costruire una rete diffusa di controllo utilizzando il personale degli enti pubblici che quotidianamente percorre la provincia di Foggia. Dipendenti di AQP, ASL, ARPA, Consorzi di bonifica e altri organismi, se adeguatamente organizzati e formati, potrebbero diventare vere e proprie “vedette del territorio”, contribuendo alla segnalazione tempestiva delle situazioni di rischio.
Sul fronte investigativo, il WWF chiede infine di rafforzare il supporto ai Carabinieri Forestali, ricorrendo sistematicamente al Metodo delle Evidenze Fisiche e al telerilevamento satellitare per individuare i punti di innesco, ricostruire la dinamica degli incendi e risalire ai responsabili.
Il messaggio dell’associazione è netto: “Spegnere gli incendi è un dovere, prevenirli è l’unico vero indicatore di una politica che tutela il proprio futuro”.
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Redazione
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