Dalla Svezia con furore. Sul caso “Dublinanti” è l’Agenzia svedese per la migrazione (Sma), in ordine di tempo, ad incaricarsi di  stroncare ulteriormente le fake news di Partito democratico, Cinque Stelle, Avs, che avevano alzato lo slogan: “Arriveranno in migliaia, ci rimanderanno tutti i migranti in Italia…”, strillato con esultanza. Ebbene, l’annuncio di Stoccolma gela i bollenti spiriti della sinistra: «L’autorità di polizia svedese ha effettuato un trasferimento verso l’Italia l’11 agosto. Per quanto a conoscenza dell’Agenzia svedese per la migrazione, la persona in questione è stata ammessa in Italia», ha detto Cecilia Gustafsson, portavoce della stessa agenzia, in merito alla gestione dei cosiddetti “dublinanti” con l’Italia, aggiungendo che «verso l’Italia, al momento, non vi sono altri trasferimenti in sospeso. In questa fase – ha proseguito la Gustafsson – la Svezia registra un basso afflusso di richiedenti asilo. Non abbiamo trasferimenti verso l’Italia in programma al momento, né disponiamo di cifre esatte relative ai trasferimenti eventualmente previsti per il futuro».

Dublinanti, Kelany: “35mila migranti durante i governi di centrosinistra contro uno dal 2022 ad oggi…”

Alle opposizioni che avevano sperato di trasformare nuovamente l’Italia in un campo profughi, accusando il governo, non resterebbe che prendere atto della realtà e incassare la “toppa” clamorosa, che non riguarda certo solo la Svezia. Mischiando mele con le pere – per dirla in modo popolare- all’indomani della decisione del governo Meloni di ripristinare con la Spagna i controlli alle frontiere dopo i fatti di Ceuta, avevano parlato di «flop» e di «autogol» dell’esecutivo sul controllo dell’immigrazione. La verità è che Schengen con il nuovo Patto Ue su asilo e migrazione entrato in vigore il 12 giugno scorso non c’entrano nulla. Arriveranno a migliaia, ripetevano Elly Schlein, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ai quali Giorgia Meloni e il governo risposero con dati inoppugnabili. A smentire la pseudo-valanga migranti ci sono l’operato del governo e il confronto impietoso con l’era pre-Meloni, ossia con i governi di sinistra, quelli sì delle porte aperte. Ebbene, “dieci anni di governi di centro sinistra = 35.000 migranti dublinanti riportati in Italia. Quattro anni di governo Meloni = 1 migrante dublinante riportato in Italia”. Lo ribadisce in una sintesi molto efficace Sara Kelany dai suoi canali social. Fate un po’ voi: 35mila contro uno…

I numeri parlano chiaro: il picco di migranti si è avuto con i governi di centrosinistra

E i numeri sono ancora più schiaccianti: nel 2025 Roma ha ricevuto 24.152 richieste dai Paesi europei accettandone solo 85. Più in generale con la circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dal 5 dicembre 2022 al 31 dicembre 2025 l’Italia ne ha respinte circa 80 mila, azzerando di fatto i trasferimenti. Fra il 2018 e il 2022, invece ne sono tornati 17.605 con un picco nel 2018: 6.468. Allora, Schlein, Conte e campo diffuso che dir si voglia, di che vogliamo parlare? Fuori dai numeri, si tratta dei governi guidati da Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e Conte II,  Draghi. 

Piantedosi: «Solo in 3 in due mesi si sono presentati in Italia»…

Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi aveva ulteriormente specificato in questi giorni: “Alcuni esponenti della nostra opposizione, pur di immaginare qualcosa che vada contro le nostre politiche, hanno esultato per l’ipotetica prospettiva che l’Italia sia in futuro sommersa dall’invio di molti dublinanti. Ma le do un numero, aveva replicato in un’intervista: su circa 50 richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre persone in due mesi: vale a dire, se continua così, si parla di una media di venti persone all’anno”. Ecco di cosa si parla.

Nessun caso Germania

Insomma, le chiacchiere stanno a zero. L’Italia ha respinto oltre 80mila richieste di presa in carico arrivate dagli altri Paesi dell’Unione Europea. Tra i dublinanti, dal 2022 ad oggi sono state respinte 80 mila richieste di trasferimenti in Italia. Solo 3 migranti sono stati accolti in Italia. Con i governi di sinistra invece si è raggiunto il numero di 35.440 dublinanti in Italia, con il record di 6468 raggiunto nel 2018 durante il governo Gentiloni-Conte. La sintesi: con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi il problema immigrazione è stato affrontato in modo diametralmente opposto, prima porti aperti, ora controllo dei flussi e dei confini italiani.

Cambio di paradigma

Anche chi accusava il governo di avere aperto un contenzioso con Berlino sul ritorno dei migranti dalla Germania in Italia  è stato smentito.  A dirlo è Stefan Kornelius, portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha escluso categoricamente l’esistenza di tensioni tra i due Paesi. E non è tutto. Dal ministero dell’Interno tedesco è arrivata una precisazione altrettanto netta: tra Roma e Berlino c’è una “stretta collaborazione” sulla politica migratoria e lo scambio avviene in un clima di amicizia e reciproca fiducia.

Chi lo dice ora al Pd?

Tra gli altri Paesi, la Finlandia ha fatto sapere di «essere al lavoro per l’identificazione dei soggetti interessati»; e l’Olanda ha affermato che, essendo lo scorso 12 giugno entrate in vigore nuove norme (che tra l’altro vanno nella direzione auspicata dall’Italia dell’invio in Paesi terzi sicuri per velocizzare le espulsioni), saranno presi in considerazione per un invio ai Paesi di ingresso nella Ue solo coloro che abbiano presentato richiesta di asilo nel Paese dal 12 giugno in poi, ossia negli ultimi due mesi o poco più.

Migranti e dublinanti, la normativa europea che cambia le carte in tavola

Con  l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo (AMMR), la musica è cambiata. La normativa europea supera il vecchio e penalizzante schema di Dublino III introducendo una vera “solidarietà obbligatoria” e meccanismi di compensazione. Che consentono agli Stati di primo approdo di riequilibrare le responsabilità. E se governi del passato avevano persino concordato che tutti i salvataggi navali dovessero sbarcare unicamente nei nostri porti, l’esecutivo Meloni ha imposto a Bruxelles un cambio di paradigma totale.


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Gabriele Alberti

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