Richiamo di modelli Opel per airbag a rischio esplosione, le vetture interessate dopo la decisione dei giudici


Il Tribunale di Torino ha accolto il ricorso cautelare presentato da Altroconsumo sugli airbag Takata installati su alcuni modelli Opel, imponendo a Stellantis una serie di misure urgenti per informare i proprietari dei veicoli coinvolti. Secondo quanto emerso, in caso di malfunzionamento i dispositivi potrebbero esplodere durante l’attivazione, provocando ferite gravi o addirittura mortali. La decisione dei giudici riguarda migliaia di automobilisti e punta ad accelerare gli interventi di riparazione e sostituzione.


Richiamo di modelli Opel per airbag, cosa succede

Nuovo capitolo nella vicenda degli airbag Takata difettosi che sarebbero montati su alcune vetture Opel, come spiegato in un articolo de La Repubblica.

Il Tribunale di Torino ha accolto le richieste avanzate da Altroconsumo nell’ambito di un ricorso cautelare contro Opel/Stellantis, imponendo all’azienda una serie di obblighi finalizzati a garantire la sicurezza dei consumatori e a dare la massima diffusione al richiamo dei veicoli interessati.

La decisione arriva dopo le segnalazioni relative ai rischi associati agli airbag prodotti dalla società giapponese Takata, già al centro negli anni di uno dei più grandi richiami automobilistici a livello mondiale.

Airbag a rischio esplosione

Secondo quanto riportato da La Repubblica, il problema potrebbe manifestarsi durante l’apertura dell’airbag.

Il dispositivo, anziché gonfiarsi correttamente, potrebbe esplodere proiettando frammenti metallici all’interno dell’abitacolo e causando lesioni molto gravi agli occupanti.

Il provvedimento riguarda diversi modelli del marchio Opel equipaggiati con gli airbag ritenuti potenzialmente pericolosi.

Quali sono i modelli Opel interessati dal richiamo

Tra le vetture coinvolte figurerebbero Opel Corsa, Astra, Meriva, Zafira e Mokka, modelli che negli anni hanno registrato una larga diffusione sul mercato italiano.

Per i proprietari dei veicoli interessati si tratta di una situazione particolarmente delicata, poiché il rischio segnalato riguarda un componente fondamentale per la sicurezza passiva dell’auto.

Proprio per questo motivo il tribunale ha ritenuto necessario rafforzare le attività di comunicazione e assistenza verso gli automobilisti che non hanno ancora effettuato la riparazione prevista.

Cosa deve fare Stellantis dopo la decisione del Tribunale

Proprio per questo i giudici torinesi hanno stabilito che Opel/Stellantis dovrà avviare una campagna informativa nazionale per raggiungere il maggior numero possibile di proprietari delle vetture coinvolte.

L’azienda sarà chiamata a pubblicare avvisi sui principali quotidiani nazionali e sui siti di informazione, con l’obiettivo di rendere il richiamo immediatamente riconoscibile e facilmente accessibile ai consumatori.

Tra gli obblighi indicati nel provvedimento c’è è anche quello di contattare direttamente i proprietari delle auto soggette allo “stop drive”, cioè i veicoli che non dovrebbero più essere utilizzati fino all’intervento di riparazione.

Le misure per i proprietari delle auto

Il Tribunale di Torino ha inoltre imposto una serie di azioni concrete a tutela degli automobilisti. Stellantis dovrà spiegare in modo chiaro che i veicoli interessati non devono essere utilizzati e che non possono essere guidati nemmeno per raggiungere l’officina incaricata della riparazione.

L’azienda dovrà quindi garantire il trasporto delle vetture tramite carroattrezzi a proprie spese. Non solo: entro sette giorni dalla richiesta del cliente dovrà mettere a disposizione un’auto sostitutiva oppure un servizio alternativo di mobilità, come il car sharing.

Il provvedimento prevede inoltre un’attività di contatto capillare dei consumatori. Oltre a email e sms destinati agli utenti già presenti nei database aziendali, Stellantis dovrà cercare attivamente i proprietari delle vetture interessate attraverso gli archivi del Pra, l’invio di raccomandate o l’utilizzo della posta elettronica certificata.



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