di Maria D’Urso
La storia di Luigi (nome di fantasia) raccolta da CosmoPolis. I bandi per le nuove assegnazioni di spiagge e lidi sotto la tagliola dei ricorsi ai tribunali amministrativi. La politica che non sapendo decidere utilizza lo strumento della proroga. E Taranto che ancora non si dota di un Piano per le coste
Luigi è un imprenditore tarantino che, da diversi anni, coltiva un sogno: investire nella risorsa mare. E quante volte è stato ribadito, in lungo e in largo, negli eventi, nei comunicati stampa e fiere, che il mare debba essere davvero valorizzato? Luigi il bando a Ginosa Marina lo ha vinto. Tuttavia, il suo progetto, per cui ha e si è speso tanto, è ancora fermo. Intervistato da CosmoPolis, ha deciso di raccontare tutta l’intricata vicenda. Le gare sono state bandite, vinte e, tuttavia, non sono mancate insidie e polemiche che hanno rallentato il percorso.
Un sogno targato concessioni demaniali: l’inizio dell’epopea
Luigi è un uomo gentile. Quando inizia a raccontarci la sua storia, tuttavia, lo fa con una punta di amarezza: “Tutto è iniziato nel 2018 – spiega – quando la Legge di Bilancio emanata dal Governo Conte I, ha disposto il rinvio della scadenza delle concessioni demaniali marittime, al 31 dicembre 2033. Per ovvie ragioni, il sindaco pentastellato di Ginosa, Vito Parisi, si è adeguato a questa disposizione. È quindi intervenuta l’Agicom, che ha presentato ricorso al Tar. Quest’ultimo, però, ha stabilito, invece, che le gare dovessero essere svolte e, per questo motivo, Parisi si è rivolto al Consiglio di Stato”. Si ferma, poi riprende: “La sentenza del Consiglio di Stato è arrivata il 9 novembre e ha stabilito che la proroga delle concessioni balneari fosse fino a dicembre 2023. Contestualmente, è intervenuta anche la Corte di Giustizia Europea, ribadendo il principio dell’assegnazione tramite gara. A quel punto Parisi, nel 2024, ha dato seguito alle procedure”.
La lobby dei balneari
Lo sguardo di Luigi, a un tratto, cambia. Prima ancora delle parole, con lo sguardo, lascia intuire il punto più controverso della vicenda: “Le gare vengono fatte – continua – e va da sé che, nel momento in cui vengono vinte e i lotti assegnati, non possono più essere applicate ulteriori proroghe. Io ho partecipato con il mio progetto, sul quale tutta la mia famiglia ha investito tanto e siamo stati scelti. Nonostante ciò, il Comune di Ginosa aveva comunque attribuito un peso significativo all’esperienza maturata dai vecchi gestori, elargendo qualche punto in più. Evidentemente, i vecchi balneari si aspettavano un esito diverso e per questo hanno presentato ricorso, vincendo al Tar di Lecce”. La partita, però, non si è chiusa lì: “Il Comune, come controparte, ha presentato ricorso al Consiglio di Stato richiamando quattordici sentenze, tra cui quella relativa al Piano delle Coste, che non era ancora stato approvato. E qui, il Consiglio di Stato, gli ha dato nuovamente ragione”. Nel frattempo, la Regione Puglia ha emanato una norma che consentiva ai Comuni privi di un Piano delle Coste aggiornato di procedere comunque con le gare, adottando le linee guida regionali: “Tuttavia, tra i vecchi gestori, serpeggiava il timore che le gare potessero decadere – prosegue Luigi – e per questo molti dei concessionari storici non si sono costituiti davanti al Consiglio di Stato”.
Una corsa contro il tempo
A rendere la vicenda ancora più complessa, sottolinea Luigi, è il fattore tempo. Le concessioni assegnate, provvisorie, attraverso le nuove procedure dovranno, infatti, confrontarsi con le future scadenze imposte dal riordino del settore. Tradotto: mentre i vincitori stanno ancora cercando di completare le autorizzazioni, pareri tecnici e adempimenti amministrativi, come richiesto dall’Ente civico di Ginosa, il tempo utile per lavorare e recuperare gli investimenti continua a ridursi: “È questo il vero paradosso – osserva Luigi –. Ti chiedono di partecipare alle gare, di investire soldi e professionalità, ma poi rischi di non riuscire nemmeno ad aprire!” Disposizioni, verifiche e pareri della Capitaneria di Porto, della Guardia Costiera e di altri enti che, di fatto, hanno richiesto mesi. Secondo Luigi, in tutta questa vicenda fatta di burocrazia complessa e atteggiamenti, talvolta, pretestuosi da parte di chi considera il mare una risorsa riservata a pochi, spicca chi si è adoperato concretamente per il territorio: “Il sindaco Parisi non si è mai tirato indietro – evidenzia – e nel frattempo ha cercato delle soluzioni. Come abbiamo già ribadito, sui lotti già assegnati non si possono fare proroghe. Per questo molti balneari sono andati in confusione e lui, per aiutarci, ha proposto di adoperarci sugli articoli 36 e 38 del Codice della Navigazione”. Quest’ultimi sono degli strumenti che consentono di garantire la continuità delle attività durante la fase di transizione, in attesa del completamento di tutte le autorizzazioni e dei procedimenti necessari. Nello specifico, l’articolo 36 consente alla Pubblica Amministrazione di concedere l’utilizzo di aree del demanio marittimo per attività quali stabilimenti balneari, chioschi o punti di ormeggio. L’articolo 38, invece, permette l’utilizzo temporaneo delle stesse aree in attesa della conclusione delle procedure definitive. Prosegue, col racconto, Luigi: “I balneari, però, non erano ancora soddisfatti e non volevano aprire. Tuttavia, il primo cittadino si è speso per noi, cercando al contempo di fare tutto secondo le regole”.
E il Comune di Taranto?
In tutti questi anni, Luigi non si è dato pace. Nel suo progetto ha investito tempo, denaro e speranze. Per questo ha cercato interlocutori anche nel capoluogo ionico. In un primo momento, ha contattato assessori, tecnici e rappresentanti istituzionali, senza successo. Ha scritto, persino, al sindaco senza ricevere risposta. Quando si è recato negli uffici comunali tarantini, nel mezzo di un confronto ha ribadito anche come il Piano delle Coste di Taranto fosse fermo al 2020, e gli hanno risposto: “Vediamo cosa fanno gli altri Comuni, poi agiamo. Tanto c’è tempo” queste parole, per chi aspetta da anni di poter vedere fruttare i propri sacrifici, suonano come una resa. Peraltro, sono state proferite dagli amministratori del Comune capofila.
E adesso? Che si fa?
È qui che la conversazione giunge al capolinea. Luigi teme che si stia creando una frattura, sempre più profonda, tra chi ha creduto nelle nuove regole partecipando ai bandi e chi continua a contestarne gli esiti. Una situazione che rischia di trasformarsi nell’ennesimo caso italiano in cui le procedure vengono completate, ma gli investimenti restano bloccati tra ricorsi, ritardi e burocrazia: “Ho speso oltre trentamila euro – rivela – con il supporto e il sudore dei miei familiari, perché attività del genere sono un sogno condiviso. Sono sconcertato. Il problema non è soltanto tarantino, ma italiano. Io nella mia città voglio creare movimento, indotto. Non mi interessano gli ombrelloni, come semplice strumento per fare cassa. Bisogna creare accoglienza, ristorazione, servizi, opportunità. Peraltro, in tutto ciò, non ho mai preteso o cercato favoritismi. C’è uno spazio pubblico: se sono bravo lo ottengo, altrimenti è giusto che lo ottenga qualcun altro”.
La speranza mai si perde – o forse –
Luigi è un nome di fantasia. Luigi rappresenta, quegli imprenditori che, pur non appartenendo a gruppi consolidati o a realtà già presenti sul mercato, decidono comunque di provarci. Persone che investono risorse proprie, spesso con il sostegno delle famiglie, nella speranza di creare lavoro e sviluppo: “È questo il paradosso – osserva –. Ci chiedono di partecipare alle gare, di presentare progetti, di investire risorse economiche e professionali. Poi però tra ricorsi, autorizzazioni e ritardi amministrativi passa il tempo e chi ha vinto rischia di non poter lavorare. Così si penalizzano proprio coloro che hanno creduto nelle regole e hanno deciso di mettersi in gioco”. E intanto sulle nostre spiagge tutto è fermo. È solo al di là delle chiare e fresche che la fantasia si mette in moto e immagina ciò che ancora non c’è: passerelle al posto delle sterpaglie, attività al posto dell’abbandono, lavoro dove oggi regna l’attesa. Famiglie, ragazzi e bambini sereni. Speranze. (Crediti foto: Spiagge.it)
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