L’intervento della premier mentre è in corso l’assemblea costituente del partito di Vannacci: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire». Il generale le dà ragione. L’opposizione: «Ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra, non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione»
«Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono», ha scritto stamattina, domenica 14 giugno, Giorgia Meloni su X.
«La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica», ha continuato la presidente del Consiglio.
Il riferimento è alle notizie di stampa, circolate nei giorni scorsi, secondo cui nella documentazione inviata alle case editrici per l’iscrizione alla fiera, gli editori sono chiamati a dichiarare di riconoscersi nei valori costituzionali, nel ripudio del fascismo e nel rifiuto di ogni forma di discriminazione, razzismo e incitamento all’odio. Una novità che ha acceso il dibattito politico e culturale, ma la cui genesi va ricercata nelle tensioni emerse durante l’ultima edizione della manifestazione.
Lo scorso anno, infatti, erano scoppiate grosse polemiche per la presenza della casa editrice di ispirazione fascista Passaggio al Bosco, che ha scatenato appelli pubblici e richieste all’AIE affinché adottasse criteri più stringenti nella selezione degli espositori.
L’affondo di Meloni arriva nel secondo giorno di assemblea costituente di Futuro nazionale, il partito che Roberto Vannacci ha fondato dopo aver lasciato la Lega, di cui era stato nominato vicesegretario. Nella prima giornata, il generale aveva lanciato la sfida a destra e il post su X della presidente sembra essere una risposta agli elettori della sua area politica.
Vannacci, interpellato sull’argomento, ha detto che Meloni «ha perfettamente ragione», perché «in un paese dove la libertà di espressione è nella Costituzione, questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di antifascismo o di anti non so cosa. Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo, visto che è una libertà di espressione. A me non piace vivere in un paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra, a me piace vivere in un paese dove le espressioni che vengono esternate vengono giudicate sulla base delle argomentazioni e non sulla base dei divieti o della censura. Fintanto che queste espressioni rientrano nella legalità, quindi non devono essere diffamatorie, ingiuriose o offensive, io ho sempre anche espresso l’idea che i diritti di opinione non debbano esistere».
Il “patentino”
Per partecipare all’edizione 2026 di “Più libri più liberi”, la Fiera nazionale della piccola e media editoria organizzata dall’Associazione italiana editori (AIE), gli espositori dovranno sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione italiana, secondo quanto emerso dalla documentazione inviata alle case editrici per l’iscrizione alla fiera.
La decisione non è stata accompagnata, almeno finora, dalla pubblicazione di una specifica delibera o di un verbale che ne indichi la data esatta di approvazione. Da quello che è emerso in questi giorni, tuttavia, la novità sarebbe stata introdotta tra la conclusione dell’edizione 2025 e l’apertura delle iscrizioni per quella del 2026.
A fare da sfondo alla vicenda sono le polemiche scoppiate durante l’ultima fiera, quando la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva provocato proteste da parte di numerosi autori, editori e associazioni culturali. All’epoca l’associazione aveva difeso una linea improntata al pluralismo, sostenendo che la manifestazione fosse «la casa di tutti gli editori italiani» e che l’ammissione non dovesse dipendere dall’orientamento politico delle case editrici. Nel giro di pochi mesi, però, la documentazione per l’edizione successiva avrebbe introdotto un esplicito riferimento ai valori antifascisti e costituzionali.
Nel frattempo, la discussione si è già spostata sul terreno politico.
Le reazioni
«Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità, mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale.Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo», ha scritto sui social il leader del M5S, Giuseppe Conte. «Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia, del carovita e delle aziende che chiudono? Quattro anni zero riforme».
«Da tempo ormai ad ogni 25 aprile o a un atto di violenza o di intimidazione evito di chiedere all’attuale presidente del Consiglio di dichiararsi antifascista. Evidentemente non lo è. E oggi con il suo attacco a “Più libri più liberi” lo conferma ancora una volta. Dichiararsi antifascista in modo limpido e sereno non vuol dire censurare qualcun altro, ma rispettare i valori della nostra Costituzione. È ora che gli italiani si accorgano fino in fondo a chi hanno affidato in questi anni il nostro paese: ai nipotini del Ventennio. È ora di accompagnarli gentilmente da dove sono venuti», ha affermato Nicola Fratoianni di Avs.
«L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia. Negarlo, come ha fatto Meloni, significa non accettare le basi costituzionali del nostro ordinamento democratico. E questo è gravissimo. Non è un caso che quel post arrivi il giorno dopo la manifestazione scandalosa sulla cosiddetta remigrazione, organizzata da CasaPound, Fronte Skinheads e Fortezza Europa, e a ridosso del congresso di Vannacci. Meloni ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra e fascista, e per farlo non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione e a chi ha dato la vita per consegnarci la democrazia. Ieri per le strade di Roma sono risuonati slogan inascoltabili: “immigrato pezzo di merda”, “musulmano pezzo di merda”, “l’antifascismo è mafia”, “viva il Duce”. Di fronte a tutto questo, ha ritenuto di non dover pubblicare alcuna parola di condanna. Eppure oggi trova il tempo per difendere chi non vuole sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare a una fiera dell’editoria. Ricordi le parole di Sandro Pertini: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”», ha dichiarato invece Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.
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