Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. In questa puntata pubblichiamo ampi stralci di carte giudiziarie che tengono insieme il biennio 92-93, la guerra della mafia allo stato e le bombe in Continente
L’esistenza di diversi orientamenti in “cosa nostra” è stata riferita da tre collaboratori: Brusca, Sinacori, Ganci Calogero.
Ognuno ha rappresentato questo aspetto a parole proprie e sulla base dell’esperienza maturata all’interno dell’organizzazione. Il quadro che ne è venuto fuori, al di là dei soggettivismi sempre collegati alla conoscenza di un fatto storico complesso, è senz’altro coerente. Vediamo.
Per Brusca, che operava “dall’interno”, v’era un gruppo di oltranzisti, di cui egli stesso faceva parte, composto anche da Bagarella, Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro.
V’era un altro gruppo che voleva “stare calmo” ed era composto da Cancemi, Ganci Raffaele, Michelangelo La Barbera.
V’era, poi, la “linea Provenzano con quei tre, quattro mandamenti, cioè che non erano anche loro per la linea stragista”. “Almeno per il momento”.
Per Sinacori si formarono in “cosa nostra” due gruppi: il primo, che “voleva stare calmo”, era formato, sostanzialmente, da Ganci Raffaele, Cancemi Salvatore e Michelangelo La Barbera; il secondo gruppo, oltranzista, era formato da Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano.
A qust’ultimo gruppo si aggiunse, infine, Brusca Giovanni.
Tra questi due gruppi v’era Bernardo Provenzano, che faceva un pò l’ago della bilancia: non voleva dispiacere i “palermitani” (Ganci e compagnia); non voleva contraddire il suo paesano corleonese (Bagarella) e gli amici di costui.
Per Ganci Calogero i gruppi erano due: c’erano egli “oltranzisti” ed erano Provenzano, Bagarella, Brusca, i Graviano.
C’era poi un’ala moderata ed era rappresentata dal padre (Ganci Raffaele), da Michelangelo La Barbera, da Cancemi Salvatore.
Ciò detto, va messo in evidenza che, al di là di alcune apparenti disarmonie (segno, tra l’altro, che i collaboratori non s’erano consultati tra loro prima di parlare), Brusca e Sinacori (tralasciando, per il momento, Ganci Calogero) hanno rappresentato la stessa situazione fattuale.
Invero, entrambi hanno riferito che il gruppo Ganci, Cancemi, La Barbera (Michelangelo) non voleva saperne di altre stragi; entrambi hanno riferito che erano fermi nell’idea stragista Bagarella, Graviano, Messina Denaro.
Entrambi hanno collocato Provenzano sullo sfondo della discussione che ferveva in “cosa nostra” e ne hanno concordemente riferito (nella sostanza) l’atteggiamento iniziale: per Brusca, Provenzano divenne attendista dopo l’arresto di Riina e voleva una sospensione delle aggressioni pensate in precedenza (“La linea strategica di Riina non gli stava a mano, non gli stava bene per il momento, non che non gli stava bene, che non era d’accordo alle stragi; che sia ben chiaro”); per Sinacori, il Provenzano non voleva inimicarsi né i palermitani (Ganci e via di seguito) né i corleonesi (Bagarella e via di seguito).
Nelle parole dell’uno e dell’altro v’è, quindi la rappresentazione di un ruolo e di un atteggiamento “mediano” da parte di Provenzano; che evolse, poi, nella decisione di fare le stragi sul continente.
L’epilogo dell’atteggiamento di Provenzano è stato diversamente rappresentato da Brusca e Sinacori non perché questi due collaboratori siano in contraddizione tra loro, ma solo perché ognuno di loro era diversamente informato sugli sviluppi della discussione.
Sotto quest’aspetto, Sinacori si è rivelato molto più informato di Brusca, se non altro perché proprio Brusca (che era stato l’ideatore delle stragi) uscì di scena nella parte finale, mentre Sinacori continuò ad essere informato dal suo amico Messina Denaro.
Questi due collaboratori sono stati concordi anche sul ruolo di Brusca nella vicenda.
Infatti, il Brusca si è rappresentato come uno degli animatori della campagna stragista, salvo entrare in conflitto con Bagarella al momento esecutivo (perché Bagarella non sospese l’attentato a Costanzo dopo la rivelazione di Gioè) e salvo riallacciare i rapporti con gli oltranzisti dopo un “chiarimento” a quattrocchi con lo stesso Bagarella; per Sinacori, Brusca era considerato, in un certo periodo, da Bagarella, Messina Denaro e Graviano, un “miserabile” e “mascalzone” (perché aveva prima sostenuto l’idea stragista e s’era poi allineato a Ganci) e fu riagganciato alla linea stragista dopo un colloquio con Bagarella.
È evidente che i due dicono la stessa cosa e che divergono solo sul motivo della dissociazione (temporanea) di Brusca.
Vi è, in quello che si è visto, quanto basta per affermare che il quadro delineato dai due collaboratori è sostanzialmente omogeneo.
La valutazione delle dichiarazioni rese, sul punto, da questi collaboratori passa, anche in questo caso, attraverso la notazione fatta in precedenza: Brusca e Sinacori ne parlarono nella prima metà del 1997, all’insaputa uno dell’altro, e riferirono cose “originarie”. Valgano, quindi, anche in questo caso le considerazioni svolte al punto A e che non è il caso di ripetere.
Da questo si deve dedurre che entrambi dissero la verità su quest’aspetto, importantissimo, della vicenda processuale.
Non c’è bisogno, quindi, di appellarsi alla conferma di Ganci Calogero, di cui si può (fondatamente) sostenere che è interessato a dare del padre la rappresentazione migliore.
Il discorso sulla individuazione dei responsabili della campagna stragista deve quindi proseguire puntando l’attenzione sui soggetti che, all’indomani dell’arresto di Riina, furono gli “oltranzisti” e su quelli che, facendo l’ago della bilancia, fecero pendere il piatto nella nota direzione.
Gli oltranzisti delle stragi
I soggetti che, all’indomani dell’arresto di Riina, spinsero affinché il malessere maturato in “cosa nostra” avesse l’epilogo che si conosce furono, come s’è visto, Bagarella, Graviano, Messina Denaro e Brusca.
Le indicazioni che sono venute verso costoro sono molteplici e riguardano, in alcuni casi, il gruppo nel suo insieme; in altri casi singoli componenti dello stesso.
Verso il gruppo nel suo insieme convergono le confessioni di Brusca e le dichiarazioni accusatorie di La Barbera, Sinacori, Ganci Raffaele e Ferro Giuseppe. Verso singoli componenti del gruppo oltranzista sono indirizzate le dichiarazioni di soggetti di diversa collocazione criminale e di diversa area geografica, che per i motivi più vari ebbero modo di apprendere fatti e circostanze collegate con le vicende e con i personaggi di questo processo. Tutti, nel loro specifico, hanno indicato una o più delle persone qualificate “oltranziste” come collegate a una o più delle stragi del 1993-94. Anche del loro contributo occorrerà tenere conto per formulare il giudizio sugli imputati in questione.
Vediamo, brevemente, di chi si tratta.
Cannella Tullio ha detto di essersi trovato in compagnia di Bagarella quando fu diffusa la notizia delle stragi del 27 luglio 1993. Il Bagarella, con alcune battute (“Vediamo a chi trovano”; “continuiamo, staremo a vedere”), gli fece capire che quelle stragi erano opera sua.
Sempre allo stesso modo e nello stesso periodo Bagarella, parlandogli dell’attentato a Costanzo, gli fece capire che ci aveva messo mano (“Vedi, Costanzo, con questa piccola bomba s’assistemò”).
Su sollecitazione di Bagarella e con l’aiuto di Matteo Messina Denaro fu messo su, da lui (Cannella) il movimento “Sicilia Libera”, con fine indipendentista e con lo scopo di procurare vantaggi immediati a “cosa nostra”.
Calvaruso Antonio ha parlato a vario titolo di Bagarella. Questi gli disse che l’idea delle stragi gli era venuta da un terrorista conosciuto in carcere; che lo scopo era quello di “abolire il 41/bis” e di “confondere le idee allo Stato”. Inoltre, prima dell’attentato a Contorno, sentì Bagarella dire che sarebbe avvenuto qualcosa che avrebbe fatto contenti tutti i carcerati. Dopo il fallimento di questo attentato Bagarella, parlando con Brusca, lamentò il fatto che i “ragazzi”, inesperti, s’erano addirittura fatto scappare Contorno dopo averlo incontrato all’interno di un bar.
Lo spunto di Contorno servì a Bagarella per estendere il discorso alle altre stragi del 1993-94. Disse che era stato tranquillizzato da Mangano sulla bravura dei “ragazzi”, che non avevano fallito nelle stragi di Roma, Firenze, Milano e in questo modo era stato dissuaso dal “presenziare” direttamente all’ultimo attentato.
In ordine all’attentato a Costanzo, Bagarella fece qualche battuta ugualmente significativa (“vedi, ora non parla più di mafia”).
La sua vicinanza a Cannella Tullio e Bagarella gli permise di ascoltare discorsi sul movimento “Sicilia Libera”, a cui erano interessati anche i Graviano.
Geraci Francesco ha raccontato un episodio che rimanda chiaramente a Matteo Messina Denaro: questi si presentò un pomeriggio a casa sua, dopo l’arresto di Riina; gli disse che avevano intenzione di fare degli attentati al Nord e gli chiese il suo parere.
Messina Denaro parlava di colpire edifici importanti.
Ferro Vincenzo ha parlato di progetti contro gli agenti di custodia, progettati, agli inizi del 1995, da Matteo Messina Denaro, per “l’abuso che veniva fatto del 41/bis”.
Il gruppo dei catanesi (Pulvirenti, Malvagna, Maugeri, Cosentino) ha concordemente indicato in Gioè (e quindi Brusca), come si è detto, la persona che sollecitò la loro opera per uccidere Costanzo.
Monticciolo ha parlato di Brusca come della persona che gli ordinò di prelevare esplosivo dall’arsenale di contrada Giambascio. Questo esplosivo doveva servire ad uccidere Contorno (glielo disse lo stesso Brusca). Brusca gli disse anche che l’esplosivo serviva a Bagarella. Ad attentato fallito ascoltò commenti critici di Brusca verso Bagarella, che non aveva gestito convenientemente l’affare (“Dice: se ne sbriga lui, se ne sbriga lui. Invece, se ci andavamo noi, forse con due revolverate finivamo prima ancora, al posto di fare questo casino”).
Di Filippo Pasquale ha parlato di una discussione avuta con Bagarella sulle stragi nell’appartamento di via Pietro Scaglione. Bagarella diceva che non si era risolto niente.
Ciaramitaro Giovanni ha dato indicazioni che rimandano a Bagarella e “ai Graviano”: ha detto che Bagarella premeva per uccidere Contorno, perché era ossessionato dal suo pensiero; i Graviano volevano uccidere Contorno perché lo ritenevano responsabile della morte del loro padre; i Graviano erano generosi nel finanziare la campagna stragista, mentre Nino Mangano “se ne fregava”.
Scarano Antonio ha indicato Matteo Messina Denaro come la persona da cui fu incaricato di cercare a Roma appartamenti che servissero da base per l’attentato a Costanzo e come la persona che, successivamente, partecipò alla spedizione contro Costanzo del 1992.
Ha parlato di un passaggio di Giuseppe Graviano per la villa di Bizzoni, a Tor Vaianica, mentre veniva preparato l’attentato a Contorno.
Pennino Gioacchino ha fatto chiaro riferimento ai f.lli Graviano come a coloro che, dopo le stragi del luglio 1993, volevano ancora alzare il tiro contro il Vaticano e contro i Carabinieri.
Ha parlato dei Vasile e del fatto che, attraverso di loro, fu procurata ai Graviano una villetta a Forte dei Marmi “finalizzata nell’ottica delle stragi”. Ha parlato del senatore Inzerillo come inserito nella famiglia di Ciaculli e molto vicino ai f.lli Graviano.
Grigoli rimanda direttamente a Giuseppe Graviano come la persona che gli ordinò di attivarsi per la strage dell’Olimpico e di Formello.
Romeo Pietro ha parlato di confidenze avute da Giuliano. Questi gli diceva, riferendosi alle stragi, che, arrestato Giuseppe Graviano, “non si faceva più niente”.
Sempre Giuliano gli parlò di un attentato alla Torre di Pisa. Di questo attentato era a conoscenza anche Cancemi e per questo non se ne fece più niente.
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Sentenza della Corte d’Assise di Firenze
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