COSENZA “Sagliùta” o “scìsa”? Dipende dai punti di vista e dagli stati d’animo più che dal senso in cui percorrete questo tratto iniziale (o finale…) di corso Mazzini, pardon dell’isola pedonale, pardon di via Ugo Adamo, pardon della salita di Pagliaro insomma…
Benvenuti nella strada dai 4 nomi, raro caso di vexata quaestio toponomastica – non finirà mai la disputa tra chi pensa che tutto derivi dal cognome del “nativo” proprietario di questi terreni o da un pagliaio qui ospitato quando la zona era la periferia nord di Cosenza puntellata di acquitrini, orti di cavoli e “casini” —, una disputa forse più appassionante e illuminante di quella che riguarda i cosiddetti “casali del Manco”: sono così chiamati i paesi visibili a sinistra del Crati, sì, ma dalla prospettiva degli invasori che calavano da nord.

Senza però impelagarci in questioni storiografiche e identitarie restiamo su questi pochi metri in salita (o in discesa…) pieni di simbologia: si tratta di segni visibili, come i compassi massonici (foto in alto) che contornano un balcone su cui si appuntano le curiosità di capannelli di viandanti dalle mani conserte dietro la schiena e il naso all’insù, o le suggestive geometrie della nuova pavimentazione puntualmente riprese dai droni di reel e programmi tv, le opere del Mab (i Bronzi di Sosno e il 7 di picche in marmo) e le panchine – quella gialla per Giulio Regeni (foto in basso) ha preso il posto di quella rossa contro i femminicidi – o ancora simboli già spariti come la biblioteca lignea per libri “sospesi” a forma di timpano del liceo classico, dove pochi volenterosi portavano le proprie pubblicazioni nella speranza di fare cosa gradita a lettori onnivori (oggi per loro ci sono i punti di book-crossing in alcuni bar o nella ex cabina telefonica davanti al bar Bronx, piazza Loreto).

La strada dai 4 nomi – frequentata anche per via di una celebre paninoteca vernacolare che sfida il colosso del fast food mondiale aprendo con ostinazione una sede davanti a ogni sua insegna – ospita B&b, per la sua collocazione ombelicale rispetto al centro città, e grandi marchi di abbigliamento o del settore immobiliare, ma anche esercizi storici come l’edicola e una profumeria dall’eleganza mitteleuropea o l’ottico che fu tra gli obiettivi mancati di espropri proletari durante la festa sfrenata dopo la vittoria azzurra al mondiale di 20 anni fa, mentre la mitologica pasticceria Gargiulo è oggi solo un profumato ricordo che solo lo zuccotto del non lontano Pedatella può lenire.

Proprio nei pressi del Colosseo, inteso come il palazzone dalle forme tondeggianti che disegna il confine sud di piazza Bilotti fu Fera, ecco poi un esempio di archeologia bellica con quel che resta di una palazzina colpita dai bombardamenti dell’aprile 1943 (foto in alto), a ricordare i tempi in cui questo era uno snodo stradale lungo la Nazionale che solcava l’attuale centro città nel tracciato di corso Mazzini divenuto infine isola pedonale.
Sì, perché è questo il quarto nome di questo pezzettino di “vasca” che ci permette di parlare – proprio come se fossimo a zonzo a chiacchierare della storia minuta di Cosenza – di un piccolo giallo tra la politica e, appunto, la toponomastica: se, trovandovi all’angolo disegnato da via Molinella nel punto in cui le cronache ricordano uno degli ultimi omicidi in centro città ai tempi della guerra di mafia tra gli ’80 e i ’90, alzate lo sguardo per leggere la targa posta anni fa per l’intitolazione a “Ugo Adamo – Educatore”, vi accorgerete che la targa non c’è più! (foto in basso a destra) Per ritrovarla dovete spostarvi su viale Mancini, all’altezza del supermercato MD, dove porta da poco questo nome una piccola traversa che salda viale parco alle case popolari incastonate tra via Popilia e il verde della promenade voluta dal leone socialista sindaco della renaissance bruzia.


Un giallo toponomastico
Il caso di via Ugo Adamo è peraltro esemplificativo di una condotta che qui tocca appena ricostruire: negli ultimi anni si sono infatti succedute intitolazioni farlocche – chiamiamole così sperando che nessuno si offenda, vista peraltro la buona fede degli intitolatori – di cui non esisteva alcuna traccia ufficiale o pezza d’appoggio burocratica. Nel caso in specie (via Ugo Adamo nella sua originaria collocazione salita di Pagliaro) si tratta di una delibera del 2011 priva della relativa autorizzazione della Prefettura: siamo davanti a quella che potremmo definire una toponomastica “illegale” di cui esistono altri esempi celebri – e non ascrivibili a un solo periodo amministrativo, tutt’altro – come piazza Carratelli, lo slargo davanti a Palazzo dei Bruzi occupato dalla storica Fontana di Giugno e un tempo segnato dalla statua di Giacomo Mancini dalla storia più che tormentata.

Dall’anno scorso, grazie allo stanziamento di fondi ad hoc, l’amministrazione comunale sta mettendo ordine per facilitare il compito di postini spaesati, uffici del catasto dubbiosi e persino dati di Google Maps sballati; non solo, il Comune sta evitando sovrapposizioni riferibili a periodi più o meno distanti (si vedano i caso di via Paul Harris innestata su via Adige o via Conforti su via Isonzo) preferendo piuttosto sanare lacune di scalinate o slarghi privi di indicazioni e targhe, o ancora intervenendo sulle zone di nuova costruzione difficili da accatastare.
La sera ci trovavamo a piazza Kennedy
Chiusa la parentesi esplicativa, un immancabile riferimento agli anni in cui le “aquile” oggi ricollocate in zona Due Fiumi facevano ombra alle moltitudini di adolescenti che dalla salita/discesa di Pagliaro sciamavano in entrata o in uscita, stazionando tra piazza Kennedy e la salita di via Cattaneo o davanti al bar Manna ai tempi in cui corso Mazzini aveva un solo nome ed era ancora percorribile in auto: proprio all’angolo di via Molinella, un filone che potremmo definire documentaristico ma forse anche cinematografico nonché sociologico riguarda i tanti episodi di ingorghi causati, in questo snodo di viabilità su gomma, dai mezzi Amaco che immettendosi proprio da via Molinella sulla salita di Pagliaro trovavano puntualmente una o più auto parcheggiate in doppia/tripla fila; qualcuno, come l’attivista e filmmaker Claudio Dionesalvi, che da queste parti abita, ha filmato per anni una casistica che oggi si ripropone in zone diverse (salita Autolinee/corso Fera) ma con forme immutabili. Perché la toponomastica può anche cambiare, ma l’inciviltà dei cosentini alla guida quella è davvero difficile da cancellare. (e.furia@corrierecal.it)


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Redazione Corriere
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