Nella giornata di ieri, otto esemplari di Caretta caretta sono stati restituiti con successo alle acque del Mediterraneo in cinque diverse località italiane, mentre al tramonto si è conclusa a Lampedusa la liberazione della nona tartaruga. Svoltasi alla vigilia del World Sea Turtle Day (la Giornata Mondiale delle Tartarughe Marine che si celebra oggi, 16 giugno), l’Italian Turtle Day ha unito idealmente l’intera penisola in un unico, grande corridoio di salvaguardia ecologica.
L’iniziativa, promossa e coordinata da Plastic Free Onlus — organizzazione di volontariato leader nel contrasto all’inquinamento da plastica —, ha trasformato il ritorno in mare di animali feriti e successivamente curati in un potente messaggio di sensibilizzazione ambientale, richiamando le istituzioni e i cittadini alla responsabilità collettiva.
L’evento ha messo in moto una complessa macchina organizzativa e istituzionale, connettendo Centri di Recupero delle Tartarughe Marine (CRTM), Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, università, associazioni locali e centinaia di cittadini. Una rete capillare che ha permesso a nove storie di sofferenza e sopravvivenza di trasformarsi in un successo della conservazione biologica.
Le sentinelle di un ecosistema in pericolo
Ogni tartaruga che ieri ha ripreso il largo ha portato con sé una storia clinica che ricalcava le principali minacce inferte dall’uomo agli ecosistemi marini. Plastica e microplastiche ingerite, frammenti di palloncini scambiati per prede dopo essere volati in cielo, lenze d’acciaio, ami conficcati nell’apparato digerente e reti “fantasma” abbandonate dai pescatori hanno rappresentato le cause principali di ospedalizzazione. A queste si sono aggiunti i traumi da impatto con le eliche delle imbarcazioni di diporto e il progressivo deterioramento dei siti di nidificazione.
Rettili marini straordinari, sopravvissuti a oltre 280 milioni di anni di evoluzione e capaci di superare indenni l’estinzione dei dinosauri, si trovano oggi a rischiare la scomparsa a causa dell’impatto antropico concentrato negli ultimi decenni. Per Plastic Free, che ha scelto proprio la tartaruga marina come proprio emblema, tutelare questi animali significa difendere un anello insostituibile della catena alimentare marina e monitorare lo stato di salute dei nostri mari.
“La liberazione di nove tartarughe in un’unica giornata, da nord a sud, è stata una grande emozione, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità — ha dichiarato Rosapia Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus —. Le tartarughe marine hanno resistito per milioni di anni, ma oggi sono messe in difficoltà dalla plastica, dalla pesca intensiva, dal traffico nautico e da tanti comportamenti quotidiani che sembrano piccoli, ma producono conseguenze enormi. Ogni tartaruga che torna in mare è una vittoria, ma anche un promemoria: dobbiamo ridurre alla radice ciò che le porta nei centri di recupero”.
La geografia dei rilasci: la mappa dell’impegno scientifico
I momenti di liberazione svoltisi ieri sono stati scanditi da eventi pubblici e laboratori di divulgazione scientifica a terra, coordinati da biologi, veterinari e attivisti:
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Genova (Liguria): Presso il Porto Antico (Ponte Spinola), sotto l’Acquario, è stata liberata Lorena, grazie al supporto operativo della Capitaneria di Porto locale.
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Viareggio (Toscana): Il rilascio di Dede ha visto la stretta collaborazione tra Marevivo Toscana, Acquario di Livorno, Comune di Viareggio, ANPANA, Guardia Costiera e Osservatorio Toscano per la Biodiversità.
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Pescara (Abruzzo): La tartaruga Lacey è tornata a nuotare nell’Adriatico dopo le cure del Centro di Recupero “Luigi Cagnolaro” del Centro Studi Cetacei, supportato da Assonautica e dal settore del pescaturismo locale (“Nonno Remo”).
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Castro Marina (Puglia): Nel Salento si è registrato il rilascio multiplo più imponente con quattro esemplari (Leo, Ale, Filippo e Mia), salvati dal CRTM di Calimera dopo aver ingerito ami e plastica. Una delle tartarughe era stata simbolicamente adottata dall’azienda Stanley Black & Decker, a dimostrazione del crescente coinvolgimento del settore privato.
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Stintino (Sardegna): Sulla celebre spiaggia della Pelosa, Caterina è stata liberata dopo essere guarita dai traumi di una cattura accidentale in una rete. L’intervento è stato curato dal CRAMA dell’Asinara e dal CReS del Sinis, d’intesa con l’Ente Parco e la Rete Regionale Sarda.
Il finale al tramonto: l’epopea di Lina a Lampedusa
L’epilogo dell’Italian Turtle Day si è consumato simbolicamente al calar del sole sull’isola di Lampedusa, l’avamposto più meridionale d’Europa, con il rilascio di Lina. La sua storia ha sintetizzato lo sforzo titanico della macchina dei soccorsi: intercettata lo scorso ottobre durante una tempesta notturna, la tartaruga era rimasta incastrata sul fondale roccioso. Un subacqueo della Guardia Costiera si era dovuto immergere al buio e in condizioni proibitive per liberarla.
Nonostante la successiva amputazione di una pinna presso il Centro Provinciale di Agrigento, Lina è tornata in forze. Il suo ritorno al mare ieri è stato scortato dagli operatori del Lampedusa Turtle Rescue, dai volontari dell’Unità Soccorso e dalla stessa motovedetta della Capitaneria che ne protesse il primo, drammatico salvataggio.
Una sfida culturale oltre l’emergenza
Secondo i dati scientifici emersi durante gli incontri di ieri, i centri di recupero riescono purtroppo a salvare solo una frazione delle decine di migliaia di tartarughe che ogni anno muoiono nel Mediterraneo. Per questa ragione, la Onlus ha insistito fermamente sulla prevenzione e sul cambiamento dei modelli di consumo.
Dal 2019 a oggi, l’azione sul campo di Plastic Free Onlus ha permesso il salvataggio diretto di oltre 300 tartarughe marine e la protezione attiva di nidi che hanno garantito la nascita e il regolare ingresso in acqua di quasi 11.000 piccoli lungo i litorali italiani. Numeri importanti, che hanno dimostrato ancora una volta come la transizione ecologica passi immancabilmente dal coordinamento tra scienza, volontariato sul territorio e legalità.
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