La relazione COVIP sul 2025: una previdenza complementare solida e più inclusiva


La Relazione al Parlamento del Presidente della COVIP per l’anno 2025 offre un quadro particolarmente significativo dello stato della previdenza complementare italiana e, più in generale, dell’evoluzione del welfare previdenziale nel nostro Paese. È una relazione che merita apprezzamento non solo per la ricchezza dei dati e la chiarezza dell’analisi, ma anche per l’impostazione di fondo: la previdenza complementare non viene descritta come un settore tecnico riservato solo ad operatori specializzati, bensì come uno strumento essenziale di tutela della persona lungo l’intero arco della vita.

Il primo elemento che emerge con forza è la solidità complessiva del sistema.

Alla fine del 2025, gli iscritti alle forme pensionistiche complementari sono stati, come sottolinea la Relazione,  10,5 milioni, con una crescita di quasi il 5 per cento rispetto all’anno precedente, e pari al 39,9% delle forze di lavoro.

Anche le risorse accumulate hanno raggiunto un livello rilevante, pari a 262 miliardi di euro, in aumento del 7,7 % rispetto al 2024.

Si tratta di numeri che confermano come la previdenza complementare sia ormai una componente strutturale del sistema di protezione sociale italiano.

Questo dato positivo assume ancora più valore se letto nel contesto economico e geopolitico degli ultimi anni.

La Relazione evidenzia infatti come, nonostante tensioni internazionali, incertezza sui mercati e mutamenti profondi nel mondo del lavoro, il sistema abbia continuato a crescere per numero di aderenti, contributi versati e patrimonio gestito.

È un segnale importante di resilienza e maturità, che conferma la capacità dei fondi pensione di svolgere una funzione di stabilizzazione e di investimento di lungo periodo.

Accanto ai risultati positivi, la Relazione ha il merito di non nascondere le criticità ancora presenti.

Permangono squilibri significativi nella partecipazione alla previdenza complementare: le donne risultano meno presenti degli uomini, i giovani aderiscono ancora in misura inferiore rispetto alla media, i lavoratori autonomi restano troppo ai margini del sistema e il Mezzogiorno continua a mostrare livelli di partecipazione più bassi rispetto alle Regioni settentrionali.

Anche sul piano contributivo emergono differenze rilevanti, con importi medi inferiori per le donne e nelle aree economicamente più fragili del Paese.

Per quanto riguarda i contributi versati, il contributo medio  delle donne è del 16% inferiore a quello degli uomini.

La previdenza complementare viene presentata come un sistema in crescita, ma non ancora pienamente inclusivo.

Il tema non è soltanto aumentare il numero degli iscritti, ma garantire che la partecipazione sia effettiva, continuativa e adeguata, soprattutto per quelle categorie che rischiano di arrivare all’età anziana con trattamenti pensionistici insufficienti.

Emergono comunque dei segnali di inversione che, come sottolinea la relazione, vanno nella giusta direzione.

Nel 2025, infatti, sono entrate nel sistema 757.000 persone, il numero più alto degli ultimi dieci anni.

Ancora più incoraggiante è la composizione di questi nuovi ingressi: cresce il peso delle donne e oltre la metà dei nuovi aderenti ha meno di 35 anni.

È un segnale che merita di essere valorizzato, perché indica una possibile inversione di tendenza rispetto a una delle debolezze storiche del sistema italiano: la difficoltà di avvicinare alla previdenza complementare proprio coloro che, per orizzonte temporale, potrebbero beneficiarne maggiormente.

La Relazione sottolinea, inoltre, un altro elemento di particolare interesse: oltre un quarto dei nuovi iscritti ha scelto i profili azionari, il doppio di quanto osservato per gli iscritti totali.

E’ così richiamato un principio fondamentale del risparmio previdenziale: l’orizzonte temporale lungo consente, se correttamente gestito, di assumere un profilo di investimento più coerente con l’obiettivo di accumulare capitale nel tempo, anche alla luce della conferma che le linee azionarie hanno registrato rendimenti medi annui composti superiori a quelli delle linee obbligazionarie e al tasso di rivalutazione del TFR.

Anche il tema dei rendimenti è affrontato con equilibrio dalla relazione.

Il 2025 ha visto risultati positivi per tutte le tipologie di comparto, con performance più elevate per le linee azionarie e bilanciate.

Dato conto di ciò,  la Relazione richiama correttamente l’esigenza di valutare la redditività della previdenza complementare non su base annuale, ma su orizzonti lunghi, coerenti con la finalità previdenziale dello strumento.

Si tratta di un  messaggio di grande importanza educativa: la previdenza complementare non è un investimento speculativo di breve periodo, ma un percorso di accumulazione paziente, nel quale tempo, costanza contributiva e corretta allocazione delle risorse assumono un ruolo decisivo.

In questa prospettiva, merita attenzione anche il richiamo ai costi.

La Relazione evidenzia come, su un periodo di partecipazione di 35 anni, una riduzione dei costi annui dell’1 % possa tradursi in una prestazione finale più alta del 18-20 %.

Si tratta di un dato estremamente efficace, perché rende immediatamente comprensibile l’impatto che la struttura dei costi può avere sul risultato previdenziale finale. Da questo punto di vista, la competitività dei fondi negoziali rappresenta un punto di forza del sistema, soprattutto se accompagnata da maggiore educazione finanziaria e da scelte consapevoli degli aderenti.

Un altro passaggio centrale riguarda il ruolo dei fondi pensione come investitori istituzionali. La Relazione dà conto di un’allocazione ancora prevalente in obbligazioni governative e altri titoli di debito, ma segnala anche una crescente attenzione verso strumenti alternativi, private equity, private debt e investimenti infrastrutturali.

Pur restando modesta l’incidenza degli investimenti nel capitale delle imprese domestiche, emerge una direzione interessante: la previdenza complementare può rappresentare una fonte di capitale paziente per l’economia reale, a condizione che siano rispettati i principi di diversificazione, prudenza e coerenza con la finalità previdenziale.

La Relazione dedica inoltre ampio spazio all’attività di vigilanza della COVIP, evidenziando un lavoro articolato che riguarda trasparenza, governance, gestione finanziaria, profili attuariali, solidità patrimoniale e tutela degli iscritti.

Nel corso del 2025 l’Autorità ha effettuato 240 interventi, svolto accertamenti ispettivi su otto forme pensionistiche e tenuto più di cento incontri con i soggetti vigilati. Sono numeri che testimoniano una vigilanza non meramente formale, ma attenta all’evoluzione concreta del settore.

Di particolare attualità sono i passaggi relativi alla digitalizzazione, alla cybersicurezza e alla resilienza operativa digitale. L’entrata in vigore del Regolamento DORA e il monitoraggio sui rischi informatici confermano che anche il settore previdenziale è ormai pienamente coinvolto nelle trasformazioni tecnologiche.

L’attenzione della COVIP a questi profili è da apprezzare, perché la fiducia degli aderenti passa sempre più anche dalla sicurezza dei sistemi digitali, dalla protezione dei dati e dall’affidabilità delle infrastrutture tecnologiche.

Interessante è anche il riferimento all’intelligenza artificiale.

La Relazione segnala che, nel settore dei fondi pensione, l’utilizzo dell’AI è ancora limitato, ma il coinvolgimento della COVIP in progetti interistituzionali dedicati all’analisi delle opportunità e dei rischi dell’intelligenza artificiale nei mercati finanziari dimostra una sensibilità prospettica importante.

È utile, infatti, che l’innovazione venga osservata fin da ora, prima che la sua diffusione diventi massiva, così da costruire un quadro di policy equilibrato, capace di valorizzare le opportunità senza sottovalutare i rischi.

Le novità apportate dalla legge di bilancio 2026 – Un capitolo particolarmente significativo è quello dedicato alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2026, che la Relazione le qualifica come un “nuovo disegno che, interessando la fase della adesione, quella dell’investimento delle risorse e quella delle prestazioni, si può considerare una vera riforma che avvicina la previdenza complementare ai cittadini per intercettarne i bisogni con più tempestività e flessibilità e dunque in modo migliore”.

La revisione del meccanismo di adesione automatica per i lavoratori di nuova assunzione nel settore privato è considerato dalla relazione come un passaggio di grande rilievo, perché mira a superare l’inerzia decisionale che spesso impedisce ai lavoratori, soprattutto giovani, di aderire tempestivamente a una forma pensionistica.

Altrettanto importante è giudicato il superamento della linea garantita come soluzione di default per i lavoratori silenti, sostituita da percorsi o linee di investimento che tengano conto dell’età dell’aderente e dell’orizzonte temporale dell’investimento. L’introduzione di logiche di tipo life-cycle avvicina il sistema italiano alle migliori prassi internazionali e consente di rendere più coerente la gestione delle risorse rispetto alla finalità previdenziale di lungo periodo.

Quanto alla fase delle prestazioni, è apprezzato l’ampliamento delle opzioni disponibili, grazie  all’introduzione di strumenti più flessibili, come la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili e l’erogazione frazionata.

Si tratta di opzioni apprezzabili perché, se accompagnate da un’informativa chiara e da adeguati presidi di tutela, può rendere il sistema più vicino alle esigenze reali delle persone.

Una particolare attenzione è dedicata dalla Relazione all’istituzione di un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie presso la COVIP.

L’accesso a una decisione rapida, senza i costi dell’assistenza legale, può rafforzare la tutela degli aderenti e consolidare la fiducia nel sistema. La fiducia, del resto, è uno dei concetti più importanti che attraversano l’intera Relazione: fiducia nei fondi pensione, fiducia nella vigilanza, fiducia nella capacità delle istituzioni di accompagnare i cittadini nelle scelte previdenziali.

In conclusione, una  lettura completa della relazione del Presidente della COVIP per l’anno 2025 restituisce l’immagine di un sistema previdenziale complementare solido, in crescita e avviato verso una fase di maggiore maturità.

Il tono della Relazione è giustamente positivo, ma non celebrativo: ai risultati raggiunti si accompagna la consapevolezza delle sfide ancora aperte.

Inclusione, educazione previdenziale, riduzione dei divari, adeguatezza delle scelte di investimento, digitalizzazione, tutela degli iscritti e integrazione con sanità e long-term care sono i grandi temi su cui si giocherà il futuro in una concreta prospettiva di “welfare integrativo integrato”.

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 Stefano Pandolfo

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