completare il percorso entro il 2028



Il presidente montenegrino Jakov Milatović ha tenuto oggi un discorso davanti al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ribadendo la volontà di Podgorica di completare il percorso di adesione all’Unione europea entro il 2028. Il Paese balcanico è sempre più vicino a diventare il ventottesimo membro dell’Unione, con i lavori per la stesura del Trattato di adesione che sono stati avviati ufficialmente lo scorso 13 maggio.

Milatović è stato introdotto dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, ricambiando così la visita del 4 giugno, quando la leader dell’Assemblea europea aveva preso la parola davanti al Parlamento montenegrino di Podgorica.

Metsola: “Allargamento, strada a doppio senso”

Secondo Metsola, l’avvicinamento del Montenegro all’Unione europea è ormai evidente tanto sul piano formale quanto su quello simbolico: il Paese è arrivato alla fase del ‘Trattato di adesione’ grazie a un lungo percorso di riforme e, nel cammino verso Bruxelles, ha ospitato a Tivat il vertice tra Unione europea e Balcani occidentali del 5 giugno. “L’allargamento è una strada a doppio senso”, ha dichiarato Metsola, “che va tanto a vantaggio del Montenegro quanto della stessa Unione europea e dei suoi cittadini”.

Trattato di adesione: l’avvio dei lavori

Per Milatović, l’avvio dei lavori sul ‘Trattato di adesione’ rappresenta uno degli obiettivi più significativi nella storia moderna del Montenegro, perché riconosce la fedeltà del Paese ai valori europei, dalla pace alla solidarietà, fino al rispetto della dignità di ogni persona.

Un momento cruciale non soltanto per Podgorica, che entra nella fase finale del percorso europeo a vent’anni dal ripristino della propria indipendenza nel 2006, ma anche per la politica di allargamento dell’Unione. “L’ultimo Paese ad aderire, la Croazia, lo ha fatto quasi quindici anni fa”, ha ricordato il presidente montenegrino, “e nel frattempo, un altro Paese ha lasciato l’Unione europea”.

Il riferimento alla Brexit è stato presentato da Milatović come un dato storico, senza critiche nei confronti della scelta britannica, ma con l’obiettivo di evidenziare come l’orientamento europeo del Montenegro sia rimasto costante sin dalla sua indipendenza pacifica e democratica.

Milatović: “Abbiamo intrapreso la giusta direzione”

“Abbiamo intrapreso da subito la direzione giusta, quella di costruire un Paese civile, democratico e aperto, basato sullo Stato di diritto, su istituzioni forte e su una società in cui diverse religioni e culture potessero coesistere. Ciò non è cambiato con i governi che si sono succeduti, che hanno sempre indicato la strada europea come quella del futuro”.

Gli ostacoli di Juncker

Il presidente ha tuttavia riconosciuto che le circostanze non sono state sempre a favore di Podgorica, richiamando il momento in cui, nel 2014, poco dopo l’apertura dei negoziati, l’allora commissario europeo Jean-Claude Juncker dichiarò che non ci sarebbero stati ampliamenti nel corso del suo mandato. Non ha inoltre nascosto i passi indietro, le opportunità non colte, i ritardi nel portare a termine riforme promesse ai cittadini, senza tuttavia fare mai percepire una mancanza di volontà politica. “Gli stessi cittadini hanno riconosciuto che è la strada verso un futuro migliore e più prospero”, ha ribadito Milatović.

“Renderemo i nostri tribunali più equi”

Oggi il Montenegro ha aperto tutti e 33 i capitoli negoziali e ne ha già provvisoriamente completati 16, ha eletto un Parlamento e un governo che hanno fornito nuovo slancio all’avvicinamento all’Unione europea e ha dimostrato di avere la capacità politiche e amministrative per portare a termine il compito, ma ha ancora del lavoro da fare.

“Procederemo alle riforme che rendano i nostri tribunali più equi, le nostre istituzioni più solide, la nostra amministrazione pubblica più efficiente e la nostra economia adeguata agli standard europei”, ha rassicurato Milatović.

“Sarà il culmine di un grosso sforzo nazionale e l’inizio di una nuova fase di responsabilità per il Paese, quella di un Montenegro europeo che i giovani possano vivere e migliorare”.

Negoziati aperti nel 2012: “L’adesione entro il 2028”

“Ero studente a Oxford nel 2012, quando furono aperti per il Montenegro gli stessi negoziati che ieri hanno coinvolto Ucraina e Moldova”, ha continuato. “Quattordici anni dopo, mi trovo qui con un mandato chiaro da parte dei cittadini, per completare il lavoro entro il 2028”.

Fatta presente la determinazione di Podgorica, il presidente montenegrino si è quindi rivolto alle istituzioni europee perché mantengano le promesse sul fronte allargamento. Ha menzionato il Vertice di Salonicco del 2003, quando le istituzioni di Bruxelles affermarono inequivocabilmente che il futuro dei Balcani fosse “all’interno dell’Unione europea”.

Da allora, ha osservato Milatović, il contesto europeo e internazionale è profondamente cambiato: la guerra è tornata sul continente e le tensioni geopolitiche sono diventate parte della quotidianità. Proprio per questo, secondo il presidente, l’allargamento rappresenta un investimento nella stabilità e nella sicurezza dell’intera Europa, oltre alla risposta più efficace a chi vorrebbe trasformare il continente in uno spazio più insicuro.

L’apertura ai Balcani 

Guardare ai Balcani occidentali oggi, per il presidente montenegrino, richiede lo stesso coraggio dimostrato dall’Unione europea negli anni Ottanta con l’adesione di Grecia e Spagna dopo la fine dei regimi autoritari. “Quello non era semplice atto di estensione, ma un atto di resilienza e democrazia, in cui l’Europa si è riunita con sé stessa, guarendo dalle ferite della Guerra Fredda e riaffermando la stabilità del continente”, ha detto Milatović. “I progressi si misurano con i risultati, e i risultati vanno riconosciuti e apprezzati”.

Lo stesso Parlamento europeo, per il presidente montenegrino, rivestirà un ruolo particolare. Ratificando il Trattato di adesione, come fatto l’ultima volta nel dicembre 2011 con la Croazia, l’Assemblea “proverà che le promesse europee sono credibili e darà un segno di incoraggiamento per tutti i Paesi dei Balcani occidentali”.

Milatović ha infine chiarito che il Montenegro non intende entrare nell’Unione per diventare altra cosa da sé stesso, ma perché è sempre appartenuto allo spazio culturale e politico europeo, uno spazio di armonia, multiculturalità, dignità e libertà.

“Il Montenegro è pronto all’Unione europea”

“Dalle montagne rocciose da cui deriva il nostro nome derivano alcune delle idee più nobili che hanno trovato collocazione nel patrimonio condiviso in Europa”, ha affermato. “Siamo una regione dalla storia non semplice, ma che può offrire tanto l’apertura mediterranea, quanto la resilienza balcanica, oltre a un partenariato affidabile soprattutto su sicurezza ed esteri. L’Europa è sempre più forte quando raccoglie diverse tradizioni e identità attorno agli stessi valori”.

“Il Montenegro è pronto all’Unione europea”, ha concluso Milatović. “Nel 1868, al Congresso di Berlino, il nostro Paese diventò il ventisettesimo Stato stato riconosciuto a livello internazionale. In un anniversario tondo come quello del 2028, speriamo che ci renderete il ventottesimo Stato membro dell’Unione europea”.


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