come trasformare un debito ambientale in risorsa


La parola rifiuti non è una parolaccia. Se non ci si occupa in maniera rigorosa della gestione rifiuti, si creano disastri ambientali. E se c’è diffidenza da parte dei cittadini, due sono i motivi. Da un lato perché l’Italia è il paese del Nimby (Not In My Back Yard n.d.r.). Dall’altro perché la diffidenza dipende anche dal fatto che in Italia ci sono stati moltissimi casi di comportamento non etico nella gestione dei rifiuti. Come cittadini di questo territorio siamo sia proprietari di Eni, sia proprietari di Hera. Poiché Eni è partecipata dallo Stato e Hera è partecipata dai Comuni, ci sentiamo comproprietari di queste due grandi aziende Italiane, competenti e serie, che devono continuare a mettere etica e trasparenza al centro del loro operato. Perché la fiducia si conquista con comportamenti inoppugnabili”.

Sono chiare le parole usate dal governatore della regione Emilia-Romagna Michele de Pascale nel salutare gli ospiti presenti all’inaugurazione del Comparto Ambientale di Ca’ Ponticelle, ieri 16 giugno.

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Per la precisione, l’inaugurazione riguarda una sezione specifica del Comparto Ambientale: la piattaforma HEA, nata da una joint-venture paritetica tra i gruppi Eni ed Hera.

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Michele de Pascale, presidente Regione Emilia-Romagna

A Ravenna, solo poche centinaia di metri dal porto, c’è un’area industriale dismessa, parte di un mastodontico conglomerato di vecchie attività tossiche che ha lasciato un debito ambientale pesantissimo: Ca’ Ponticelle.

Il progetto di riqualifica di Ponticelle punta in alto: trasformare i costi ambientali del passato in ricavi, i rifiuti industriali in risorse, il passivo in economia circolare. E l’impianto polifunzionale HEA è il cuore di questo progetto. Si articola in una dotazione impiantistica a più linee: dallo stoccaggio al pretrattamento di rifiuti speciali provenienti da attività produttive e di bonifica.

Chi ha i capelli bianchi ricorderà l’ex stabilimento petrolchimico Enichem, un conglomerato caratterizzato dalla presenza di sostanze pericolose nel terreno. Nel 2002, Eni Rewind (l’allora Syndial) eredita l’obbligo di bonifica dell’ex stabilimento: 53 ettari estesi su tutto il passivo ambientale dei siti dismessi, interni ed esterni. Ma è solo 17 anni dopo – e cioè nel 2019 – che scattano le operazioni di risanamento ambientale a Ponticelle, una porzione di quell’estensione. E le operazioni sono piuttosto veloci.

Nel 2021, 11 ettari sui 26 di Ponticelle ottengono la certificazione di Messa in Sicurezza Permanente (MISP) dall’ARPA Emilia-Romagna, senza la quale non sarebbe stato possibile realizzare le operazioni. La tecnica utilizzata è il capping. Non si tratta di bonifica vera e propria, cioè la rimozione del terreno contaminato, ma di un isolamento con copertura impermeabile. Ed è proprio su quel cappello impermeabile di undici ettari che poggia uno dei tre pilastri del Comparto Ambientale Ravenna:

  • Il fotovoltaico di Eni Plenitude, con una una capacità installata di 6 MW.

Gli altri due segmenti comprendono:

  • La piattaforma HEA co-gestita da Eni Rewind e Herambiente per il trattamento e lo stoccaggio di rifiuti industriali.
  • L’impianto di bioremediation di Eni Rewind per il recupero dei terreni
Piattaforma HEA Piattaforma HEA
Piattaforma HEA

La piattaforma HEA non nasce dal nulla: sostituisce la storica piattaforma di stoccaggio HASI (Herambiente Servizi Industriali), affiancandosi alla rete di altri siti di Herambiente già attivi nel ravennate. Introducendo tecnologie più evolute, diventerà il nuovo polo di riferimento per i rifiuti industriali.

Negli anni, Herambiente ha sviluppato un comparto impiantistico che fa già del Ravennate uno dei principali punti di riferimento nazionali per la gestione dei rifiuti industriali. Con HEA, la multiutility porta dentro il perimetro della joint venture anche i flussi di rifiuti del sistema ENI. La divisione dei ruoli è piuttosto netta: Eni Rewind mette a disposizione il terreno bonificato e garantisce l’approvvigionamento degli scarti; Herambiente fornisce il suo specifico know-how. Il beneficio è reciproco: trasformare un passivo ambientale in asset produttivo.

Il territorio punta a colmare un gap strutturale italiano. L’Italia è carente di questo tipo di impianti e la loro esportazione aumenta i costi sia economici che ambientali. Quindi c’è un mercato reale, non solo un’operazione di immagine. Il progetto complessivo ha messo in campo un investimento di 100 milioni di euro con l’obiettivo, tra gli altri, di favorire il recupero di energia e materia, minimizzando l’export di rifiuti all’estero.

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Orazio Iacopo, AD gruppo Hera

“L’evento di oggi ci spinge ancora di più in questa direzione.  Noi auspichiamo che si possa replicare anche in altre realtà italiane, perché l’Italia è scarsa di infrastrutture di questo tipo e poi qui c’è anche un’eccellenza che è quella di una gestione a 360° degli scarti, in grado di trasformarli in nuova materia e principalmente in energia”, ha dichiarato Orazio Iacopo, AD gruppo Hera durante la visita della struttura.

Se di circolarità si parla, l’operatività su cui poggia il Comparto mostra decisamente un ciclo di energia-materia. L’integrazione del parco fotovoltaico trasforma Ca’ Ponticelle in un distretto industriale autosufficiente. Il progetto non si limita a trattare le passività ambientali: all’interno del suo perimetro, il Comparto si articola in tre sezioni interconnesse: due dedicate al ciclo dei rifiuti e una ne garantisce l’autonomia.

  • Piattaforma HEA (Pre-trattamento Rifiuti Industriali). Frutto della joint venture tra Eni Rewind e Herambiente, la piattaforma può trattare 60.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi e liquidi (di cui 45.000 pericolosi). Gestito da Herambiente Servizi Industriali, l’impianto accoglie reflui chimico-fisici di origine industriale (morchie, fanghi, liquidi e terre/sabbie). Dallo stoccaggio alla miscelazione, passando per riconfezionamento e triturazione, l’impianto opera secondo una logica diversificata, con l’obiettivo di massimizzare il recupero e ridurre al minimo lo smaltimento.
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biorecupero terreni_Eni Rewind_Foto Ilaria C. Restifo
  • Impianto Eni Rewind di Biorecupero (Trattamento Terreni). Questa sezione si estende su un’area di 3 ettari ed è dedicata al risanamento dei suoli contaminati da idrocarburi. Con una capacità annua di 80.000 tonnellate, l’impianto sfrutta la tecnologia in biopila, attraverso un processo che potenzia le capacità biodegradative dei microrganismi autoctoni (batteri e funghi), diminuendo la concentrazione degli elementi contaminanti. L’obiettivo è di ripristinare le condizioni del terreno antecedenti all’inquinamento. La conformità dei processi sarà monitorata da una partecipata di Eny Rewind, Labanalysis Environmental Services.
  • Parco Fotovoltaico Plenitude (Generazione e Accumulo). Elemento cardine della transizione ecologica del Comparto, l’impianto realizzato da Plenitude (Eni) è operativo con una potenza di 6 MWp e si estende su circa 11 ettari. Dotato di oltre 10.000 pannelli installati, a regime produce energia pulita equivalente al fabbisogno di oltre 3.000 famiglie. Al parco solare è abbinato un sistema sperimentale di accumulo energetico, volto a ottimizzare la stabilità della rete e l’autoconsumo del polo industriale.

“Significa trasformazione industriale. Significa un’attività economica che rinasce con criteri di sostenibilità completamente diversi rispetto al passato (…). La circolarità è uno degli elementi di forza del nostro paese: recuperare e cercare di trasformare attraverso tecnologie proprietarie quello che è uno scarto in un bene. Noi siamo un paese povero di materie prime. Non abbiamo materie prime ma siamo bravi a riciclare”, commenta Giuseppe Ricci, direttore Trasformazione Industriale, ENI, durante il tour all’impianto di biorecupero.

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 Ilaria Carmen Restifo

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