Consorzio Industriale, presentata la riforma che manda in archivio la centralità del Sud Lazio


Un ente in commissariamento da oltre due anni cerca di uscire da una situazione economica complessa mentre il territorio industriale più strategico della regione brucia posti di lavoro. Cercherà di arginare la crisi la nuova legge regionale, presentata nella sala Tevere dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, dal vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, Roberta Angelilli e dall’assessore al Bilancio e alla Programmazione economica, Giancarlo Righini. Il passaggio è obbligato e inevitabile ma rappresenta anche la soglia oltre la quale il Lazio meridionale, e le province di Frosinone e Latina in particolare, inizia a camminare su un terreno lungo il quale è destinato a perdere ulteriormente peso nella governance ed a valutare quanto possa essere penalizzante per i territori di Frosinone, Cassino e Gaeta soprattutto la perdita dei rispettivi enti consortili.

La Regione entrerà nel capitale sociale con il 51%

La novità di maggior rilievo è che la Regione Lazio si appresta ad entrare nel capitale con il 51% delle quote del fondo di dotazione. Agli enti locali andrà il trenta%; agli enti pubblici non territoriali e imprese il diciannove%. “L’Ingresso della Regione nel fondo del Consorzio comporta una serie di benefici – hanno sottolineato Rocca, Angelilli e Righini -, quali: l’aumento del fondo di dotazione; il rafforzamento patrimoniale; la riduzione del peso dell’indebitamento; più stabilità economico-finanziaria e capacità d’investimento”. L’ingresso implica un nuovo rapporto tra Regione Lazio e Consorzio industriale. “La Regione, infatti – spiegano da Via Colombo -, entra nella governance del Consorzio, ne orienta la politica per l’industria regionale, oltre a rafforzarne la capacità di coordinamento. Il Consorzio, d’altra parte, pur mantenendo la propria autonomia gestionale, diventa un soggetto operativo regionale a tutti gli effetti”.

Il presidente d’ora in avanti sarà designato dal presidente della Regione Lazio, mentre la vicepresidenza sarà attribuita su designazione di Roma Capitale. Ci sarà un Consiglio di gestione che rappresenta l’organo a cui sarà affidata la gestione ordinaria e straordinaria del Consorzio. Sarà composto da 5 membri, nominati dal Consiglio di sorveglianza, di cui – a parte i citati presidente e vicepresidente – un membro designato dagli enti locali consorziati in rappresentanza dei territori provinciali non rappresentati nel Consiglio di sorveglianza; un membro designato di concerto tra la Regione Lazio e gli enti locali consorziati in rappresentanza dei territori provinciali non rappresentati nel Consiglio di sorveglianza; un membro designato di concerto tra la Regione Lazio e gli enti pubblici non territoriali e imprese consorziati.

Presidente espressione di via Colombo, il vice a Roma Capitale

Previsto un Consiglio di sorveglianza, nuovo organo di indirizzo e controllo del Consorzio. Ne faranno parte 11 membri: 2 dagli enti pubblici locali, in rappresentanza dei territori provinciali. 6 designati dalla Giunta regionale, di cui uno con funzioni di Presidente e almeno uno con funzioni di revisore legale che sia iscritto nell’apposito registro, comunque tutti designati dalla Giunta regionale; 3, di cui almeno due revisori legali iscritti nell’apposito registro, designati dai soci consorziati enti pubblici non territoriali o imprese. Infine l’Assemblea consortile: tra le funzioni principali, l’approvazione dello statuto; dell’ingresso o esclusione dei consorziati e dei regolamenti; la nomina del Consiglio di sorveglianza, la determinazione dell’entità dei contributi annui dei consorziati.

La proposta di legge punta – secondo i vertici regionali – al “rafforzamento del Consorzio come autorità espropriante con centralizzazione del procedimento, maggiore capacità attuativa, avanzamento nei piani degli investimenti e rafforzamento operativo del Piano consortile. Importante il fondo di rotazione, con durata triennale, destinato all’acquisizione, da parte del Consorzio, di siti abbandonati o dismessi. Attenzione viene dedicata alle Aree produttive ecologicamente attrezzate (Apea). Il Consorzio potrà gestire infrastrutture energetiche, realizzare impianti con fonti di energia rinnovabili e sviluppare servizi energetici da fornire alle imprese”.

Maggiore potere espropriante e possibilità di gestire siti energetici

La conferenza stampa di ieri era particolarmente attesa visto che la riforma era stata inizialmente annunciata entro marzo 2025. Quella scadenza è slittata. Solo nel marzo 2026 sono state presentate ufficialmente le misure verso la nuova legge regionale, con il Presidente della XI Commissione Tiero che aveva ribadito la necessità di procedere a una riscrittura dello Statuto e di una nuova legge regionale sui consorzi industriali. La proposta di legge n. 262 del 18 marzo 2026 è poi stata oggetto di acceso dibattito. Secondo alcune analisi critiche, nella proposta si delinea un ente consortile lontano dalle esigenze del territorio, gravato da competenze secondarie e anacronistiche, e si cambierebbe la forma senza modificare la sostanza.

La presentazione ufficiale avvenuta ieri chiarisce che si va verso un accentramento di poteri a Roma collegato non solo con il controllo della quota di maggioranza da parte della Regione ma anche dall’incidenza di Roma Capitale. Cosa cambierà con la nuova legge? Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni di Rocca, Angelilli e Righini la mission del Consorzio dovrà essere ampliata e resa più moderna e funzionale, con attenzione alla forma giuridica dell’ente, alla formazione della governance e all’ampliamento della compagine societaria. Ma restano aperti i nodi cruciali almeno per chi osserva dalle province: la distribuzione delle quote fra i territori e la missione stessa dell’ente.

Al capolinea la maggioranza relativa di quote detenute dal Sud Lazio

Intanto il mandato commissariale dovrebbe coprire l’anno 2026, salvo ulteriori rinnovi consentiti dalla legge. L’uscita dal regime commissariale è ora legata all’approvazione e all’entrata in vigore della nuova legge regionale sui consorzi industriali e alla successiva adozione di un nuovo Statuto, che consentirebbe di eleggere un presidente e un consiglio di gestione legittimamente rappresentativi dei soci. Qui si gioca la partita politica più delicata. Il Consorzio Industriale del Lazio è nato dalla fusione di cinque storici enti, ciascuno con la propria base territoriale e il proprio peso in termini di aree industriali gestite, numero di imprese insediate e contributi versati.

La maggioranza relativa delle quote è detenuta dal Basso Lazio, cioè dalla provincia di Frosinone e da quella di Latina, con le ex ASI, Cosilam e Cosind. È per questo che al territorio del Sud regione è stato riconosciuto il diritto implicito a mantenere la guida dell’ente. Ma questa prerogativa non scritta pare destinata a finire negli annali del Consorzio. Le aree industriali di Frosinone-Anagni, di Latina, del comprensorio del Golfo insieme al “cratere automotive” del Cassinate paiono destinati a finire nell’effetto bokeh. In cinematografia, l’angolo sfocato di una grande inquadratura.


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 Stefano Di Scanno

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