Da Cesare Pavese a Vitaliano Brancati a Giuseppe Saragat, la prima prova ha messo insieme letteratura, storia civile, scienza, e meraviglia. Poi il testo del sociologo noto per essere il direttore del MCC Brussels, il think tank europeo finanziato dall’ormai ex governo ungherese di Viktor Orbán

La prima prova scritta dell’esame di Stato ha chiesto agli studenti di muoversi tra autori molto diversi, epoche lontane e temi che parlano direttamente al presente. Nelle tracce proposte ai maturandi ci sono la letteratura del Novecento, la nascita della Repubblica, la divulgazione scientifica, il rapporto con la fatica, il bisogno di meraviglia e un argomento divisivo come quello dei confini. Non una prova costruita solo sulla memoria scolastica, ma un percorso che obbliga a interpretare testi, riconoscere contesti e prendere posizione.

Tra le proposte c’è un brano tratto da “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi, giornalista e scrittore, già direttore della “Stampa” e della “Repubblica”, oggi impegnato anche nel racconto audio e nelle nuove forme di narrazione giornalistica. Nel libro, Calabresi torna sul tema della fatica, della costanza e del lavoro quotidiano come dimensioni spesso rimosse da un tempo che promette risultati rapidi e soluzioni immediate. Per gli studenti, la traccia diventa così un invito a ragionare sul valore dell’impegno, sui tempi lunghi della crescita e sul rapporto tra aspettative personali e realtà.

La letteratura entra con forza attraverso Cesare Pavese, proposto con la poesia “Passerò per Piazza di Spagna”. Scrittore e poeta tra i più importanti del Novecento italiano, Pavese ha avuto un ruolo centrale nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e quella democratica del dopoguerra, oltre che nella scoperta e nella traduzione della letteratura statunitense. La poesia scelta è legata all’amore non ricambiato per l’attrice Constance Dowling, figura che attraversò gli ultimi mesi della vita dello scrittore. Il testo porta in aula i temi dell’attesa, del desiderio, dell’illusione amorosa e della solitudine, chiedendo ai candidati non solo di analizzare la lingua poetica, ma di riconoscere la tensione emotiva che la sostiene.

Accanto alla poesia, un’altra traccia letteraria riguarda Vitaliano Brancati, con un brano tratto da “I piaceri”. Scrittore, sceneggiatore e drammaturgo siciliano, Brancati ha raccontato con ironia amara la società italiana, il costume borghese, il maschilismo, le ipocrisie e le contraddizioni del suo tempo. Nei suoi testi più noti, da “Don Giovanni in Sicilia” a “Il bell’Antonio”, lo sguardo satirico diventa uno strumento per smontare comportamenti, pose sociali e miti collettivi. La traccia consente quindi di lavorare su una prosa in cui la critica del costume passa attraverso l’umorismo, la deformazione e una forte capacità di osservazione.
Il tema civile passa invece dal discorso di insediamento di Giuseppe Saragat all’Assemblea Costituente. Antifascista, esule durante il regime e poi presidente della Repubblica, Saragat fu tra le figure politiche centrali nella costruzione dell’Italia democratica. La traccia dedicata alla Costituente riporta gli studenti al momento in cui il Paese, uscito dalla guerra e dalla dittatura, doveva darsi nuove regole comuni. È una proposta che chiama in causa il valore delle istituzioni, della legalità democratica, della responsabilità politica e del patto costituzionale come fondamento della convivenza civile.
Una delle tracce più discusse è quella costruita attorno a un brano di Frank Furedi, tratto da “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”. Furedi è un sociologo e saggista ungherese-canadese, professore emerito di sociologia all’Università del Kent, noto per i suoi lavori sulla cultura del rischio, sulla paura, sull’educazione, sulla libertà di espressione e sulle trasformazioni del dibattito pubblico. Il tema proposto agli studenti ruota attorno all’idea di confine: non soltanto linea geografica o politica, ma anche forma culturale, simbolica e sociale attraverso cui le comunità definirebbero appartenenze, responsabilità e limiti.
La scelta di Frank Furedi, però, non è neutra nel dibattito pubblico. È una figura di riferimento per l’area conservatrice e sovranista, noto per essere il direttore del MCC Brussels, il think tank europeo finanziato dal governo ungherese di Viktor Orbán. Attorno al suo percorso si sono accumulate nel tempo letture molto contrastanti. Da una parte ci sono i suoi sostenitori, che lo considerano una voce controcorrente capace di criticare conformismo culturale, paure collettive e derive censorie. Dall’altra ci sono critici provenienti soprattutto da aree progressiste e di sinistra, che hanno giudicato settarie e reazionarie le organizzazioni nelle quali Furedi ha avuto un ruolo di rilievo. Il blogger Benjamin Doxtdator ha descritto alcune sue posizioni sulla razza con la formula “razzismo daltonico”, cioè un approccio che sostiene di non vedere il colore della pelle ma che, secondo questa critica, finirebbe per rimuovere le disuguaglianze reali. Il giornalista George Monbiot ha accusato Frank Furedi e l’area riconducibile al vecchio Partito Comunista Rivoluzionario britannico di avere promosso campagne libertarie poi avvicinate a posizioni della destra radicale, contro limiti e controlli pubblici e a favore di un’espansione della libertà d’azione delle imprese. George Monbiot ha inoltre sostenuto che ex militanti di quell’area avrebbero occupato spazi rilevanti nella comunicazione scientifica e medica per orientare il dibattito su temi come ingegneria genetica e biotecnologie. Anche Nick Cohen ha descritto il Partito Comunista Rivoluzionario britannico con toni molto duri, come una “strana setta” segnata da disciplina interna, tattiche aggressive e forte ricerca di visibilità. La traccia, dunque, offre agli studenti un tema teorico sui confini, ma porta con sé anche il profilo di un autore controverso, utile per comprendere quanto la scelta delle fonti possa diventare essa stessa materia di discussione.
La scienza entra nella prova con Piero Bianucci, giornalista e divulgatore scientifico torinese, editorialista della “Stampa” e per molti anni responsabile del supplemento “Tuttoscienze”. Il brano tratto da “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire” affronta il tema della creatività scientifica e della comunicazione chiara. La traccia chiede agli studenti di sintetizzare il testo e poi di argomentare una posizione personale: un esercizio che unisce comprensione, capacità critica e consapevolezza del ruolo del linguaggio quando si parla di ricerca, innovazione e conoscenza.
Un altro tema di attualità è costruito attorno all’”incanto”, partendo dall’articolo “Funziona a meraviglia” della giornalista Wenke Husmann, pubblicato su “Internazionale” da “Die Zeit”. Il punto di partenza è la capacità umana di stupirsi davanti ai fenomeni naturali, una facoltà che può sembrare infantile ma che in realtà riguarda il modo in cui gli adulti percepiscono il mondo, elaborano emozioni e costruiscono attenzione. Agli studenti è stato chiesto di ragionare sulla meraviglia come esperienza conoscitiva, non come semplice evasione: guardare la natura, lasciarsi sorprendere, interrompere l’automatismo dello sguardo può diventare un modo per capire meglio ciò che ci circonda.
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