America’s Cup, donne e under 25 al centro dei nuovi equipaggi di Luna Rossa


Nelle prime gare preliminari della Louis Vuitton 38esima America’s Cup a Cagliari, Luna Rossa ha trionfato con l’AC40 del team principale. Ma anche l‘equipaggio Youth & Women, dove a bordo competono i talenti under-25 e le atlete femminili, è stato una rivelazione. Il match race è sfumato per un solo punto. A bordo Margherita Porro, con il ruolo di timoniera (helmswoman) e Maria Giubilei responsabile della messa segno delle vele (trimmer). Entrambe sul podio erano già salite, come vincitrici della prima Puig Women’s America’s Cup nell’ottobre 2024. Le abbiamo intervistate in una nuova puntata dedicata alla 38esima America’s Cup ( (il precedente lo trovate qui) che in questa edizione ha introdotto una novità storica: a bordo di ciascuno degli AC75 – le barche più grandi, che saranno utilizzate nelle fasi finali della competizione – ci sarà infatti almeno una donna, come parte integrante dell’equipaggio. E loro, campionesse olimpiche pluripremiate, sono in prima linea.

Quando avete cominciato ad andare in barca a vela? Prima esperienza e impressioni? 

Maria Giubilei: Ho iniziato a praticare questo sport a sei anni, ma andavo in barca già da prima con i miei genitori, perché adorano il mare. Il loro sogno, prima ancora che nascessi, era vedermi su un Optimist, come altri bambini. Da quel momento in poi non mi sono più fermata. Uno dei ricordi più vividi che ho è quando parlavo da sola con la mia barca, in mezzo al mare. La vela era la mia passione. E lo è ancora oggi.

Margherita Porro: Ho cominciato seriamente all’età di sette anni, ma avevo già fatto delle prove da piccolissima, all’età di tre anni, con mio papà. Mi è subito piaciuto il rapporto con il vento, anche se, ogni tanto, quando soffiava forte, avevo un po’ di paura. La cosa che preferivo di più da piccola, però, era parlare alla mia barchetta.

Margherita Porro

Avete avuto un mentore o una persona di riferimento nel vostro percorso professionale? In che modo e stato utile e cosa vi ha insegnato?

Maria Giubilei: Diverse persone mi hanno dato tanto e mi hanno fatto arrivare dove sono oggi. Tutte mi hanno aiutato in ambiti e in modi diversi, e tutte sono state fondamentali nel mio percorso.

Margherita Porro: Nel mio percorso ho avuto diversi zii, li chiamo così, che mi hanno preso sotto la loro ala. Erano tutte persone e atleti di un livello altissimo, velisti molto forti che venivano dal mio circolo sul lago d’Iseo dove ho iniziato. Come punto di riferimento, da piccola, avevo Giorgio Zuccoli, che però è venuto a mancare prestissimo. Tutti mi parlavano di lui e del suo talento, in primis lo faceva il suo prodiere Angelo Glisoni, che mi ha allenata e seguita nel mio percorso sportivo. Un’altra persona fondamentale per la mia crescita è stato Pietro Zucchetti, anche lui un olimpionico che ha fatto parte della squadra agonistica dell’associazione nautica Sabina sul lago d’Iseo. In generale, devo ringraziare tante persone che mi hanno supportata negli anni. In primis la mia famiglia e mio papà, che mi ha insegnato tantissimo. Le sue due lezioni fondamentali sono state: cercare di assorbire il più possibile dalle persone intorno a me ed essere sempre curiosa. Personalmente, ho fatto bagaglio di tutte le esperienze e le porto ancora con me. Le regate che ho fatto quando avevo sei anni, ad esempio, le ricordo ancora!

Quanto conta la tecnica e quanto l’affiatamento della squadra?

Maria Giubilei: La tecnica è essenziale sulle barche, qualsiasi tipo di barca, anche quelle non foiling perché quando sei perfetto nella tecnica, puoi concentrarti sul resto sapendo che la tua barca sta andando al massimo. L’affiatamento con la squadra è altrettanto importante perché essere in un gruppo unito, significa fidarsi l’uno dell’altro, indipendentemente dal numero di persone che compongono l’equipaggio. Sapere che ognuno sta facendo il proprio lavoro al massimo aiuta anche a non creare discussioni inutili. E poi è bello essere amici in barca

Margherita Porro: Per me la tecnica è fondamentale perché ti permette di avere la tranquillità e la serenità per fare le cose nel modo giusto ed essere consapevole del mezzo su cui stai navigando. Però, la magia vera e propria la trovi nell’affiatamento con la squadra. Il singolo in un team conta poco o niente. Quello che fa la differenza è il lavoro di gruppo ed è una cosa che ho imparato negli ultimi anni con Luna Rossa. Ero abituata a navigare da sola e veramente non capivo la magia del gruppo, ma negli ultimi anni con Luna Rossa ho scoperto una nuova realtà, che rende tutto veramente molto, molto, più magico.

Maria Giubilei

Ci sono – e se sì quali – differenze nel regatare in team misti per età e genere rispetto a team omogenei (come nella storica Puig Women’s America’s Cup) ?

Maria Giubilei: Vuoi non vuoi ci sono delle differenze di genere, che sono naturali, e secondo me è bello sperimentare entrambe le formazioni. Sono due esperienze diverse che ti fanno crescere e ti permettono di imparare tante cose proprio sull’essere umano, su come è fatto. Secondo me c’è una differenza, e proprio per questo è bello fare entrambe le cose.

Margherita Porro: Avendo vissuto due esperienze diverse in America Cup, una con il team femminile e una con quello misto giovani e donne, posso dire che non ho trovato grosse differenze. In comune c’è sempre l’affiatamento, la voglia di vincere, di far bene, di dimostrare a te stessa e agli altri che sai dare il massimo. In entrambi i casi una cosa fondamentale è la fiducia reciproca tra te e il team.

E’ più difficile per una donna fare carriera nel mondo della vela? Qual è la vostra esperienza?

Maria Giubilei: Per una donna è sicuramente più faticoso fare carriera nel mondo della vela. Magari adesso sta diventando un po’ più facile, ma comunque se si fa il paragone con un uomo è ancora complicato, perché una certa disparità di genere esiste. Stiamo andando verso un futuro speriamo differente, però la strada è ancora lunga.

Margherita Porro: Personalmente non ho mai vissuto la differenza di genere in maniera negativa. Anzi, quando ero piccola per me non esisteva affatto: il mio obiettivo era arrivare prima, indipendentemente dalla classifica femminile, maschile o mista. Andando avanti negli anni mi sono resa conto delle differenze fisiche. In certe situazioni l’uomo è sicuramente più forte di una donna, per questo nelle Classi Olimpiche esistono delle differenze nelle dimensioni delle vele. Alla fine, ho scelto gli equipaggi misti proprio per essere tutti contro tutti. Oggi la vela femminile sta certamente vivendo un momento di cambiamenti importanti e anche se è ancora difficile per una donna fare carriera in questo sport, mi sembra che si stia andando nella direzione giusta. È certamente un momento felice.

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 Anna Zavaritt

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