A quattro giorni dalle elezioni in Figc ora sappiamo che Malagò è eleggibile



È arrivato il parere dell’Anac richiesto dal ministro Abodi in merito alla presunta ineleggibilità di uno dei due candidati alla Federcalcio per le norme sul pantouflage nelle cariche apicali del sistema sportivo. L’ex numero uno del Coni sfiderà Giancarlo Abete: «Ero certo della correttezza della mia posizione»

Giovanni Malagò può concorrere alla presidenza della Figc. È arrivato finalmente oggi, giovedì 18 giugno, l’atteso parere dell’Anac, l’autorità anticorruzione a cui il ministro dello Sport Andrea Abodi si era rivolto per dirimere la questione sul cosiddetto pantouflage nelle cariche apicali del sistema sportivo. 

Secondo l’Anac, come si legge nel lungo e articolato parere firmato dal presidente Giuseppe Busia, l’incarico di presidente della Figc, come anche quello di membro di organi collegiali degli enti privati, «non sono riconducibili ad alcuna» tra queste categorie: un «rapporto di collaborazione, di consulenza o di impiego». Per questi motivi, non si può dire che Malagò sia ineleggibile.

L’ex numero uno del Coni e di Fondazione Milano-Cortina, dunque, a quattro giorni dalle elezioni di lunedì 22 giugno che daranno alla Federcalcio un nuovo presidente – con l’ingrato compito di provare a risollevare le disastratissime sorti del calcio italiano – potrà dunque sfidare l’altro candidato, Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega nazionale dilettanti.

Il parere dell’Anac

«La disposizione citata rinvia alla previsione contenuta nell’articolo 29-bis della legge n. 262/2005, la quale, letta in combinato disposto con la norma di rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell’incarico presso l’organo collegiale rientri tra i “rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego”. Considerato il tenore letterale della disposizione gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie. Ne consegue che, nel caso di specie, difetta uno dei presupposti di applicabilità della disciplina delle incompatibilità successive prevista dall’articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025, con ciò rendendo non necessario l’esame degli ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione medesima», si legge nella decisione dell’Anac.

Malagò può dunque presentarsi più a cuor leggero alle elezioni che lo vedono, tra l’altro, in vantaggio. Non solo perché la sua è una figura da anni influente nello sport italiano, ma anche perché – dopo gli incontri di entrambi i candidati con le varie componenti del pallone italiano – ha incassato il supporto compatto della quasi totalità della Lega Serie A (18 club su 20) e della Lega Serie B, oltre a quello di Calciatori (Aic) e Allenatori (Aiac).

La decisione dell’Anac, ha dichiarato Malagò a LaPresse, «conferma esattamente quello che da subito ho sostenuto, e insieme a me tutte le persone le quali mi ero rivolto a chiedere giudizio, nessuna esclusa. Non mi sento di aggiungere altro».

 «Ho appreso con soddisfazione il parere dell’Anac. Ognuno adesso può giudicare l’accaduto. Ho sempre sostenuto la correttezza della mia posizione nel merito. Per mia conoscenza specifica della questione, mi ero rivolto in modo formale e informale a 11 soggetti diversi, titolati sull’argomento. E tutti mi avevano manifestato la loro certezza che non c’era alcun problema in merito», ha detto ancora all’Ansa.

Come siamo arrivati fin qui

La richiesta di un parere all’Anac nasce da un problema specifico: capire se Malagò, dopo aver lasciato la presidenza del Coni nel giugno 2025 a causa del vincolo dei tre mandati consecutivi (e conclusa l’esperienza “olimpica” a capo della Fondazione Milano-Cortina (mentre rimane membro del Cio, il Comitato olimpico internazionale), possa candidarsi alla guida della Federcalcio senza violare le norme anticorruzione che vietano ad alcuni ex dirigenti pubblici di passare immediatamente a enti privati che siano stati sottoposti alla loro vigilanza o regolazione.

Tutto è partito da un’interrogazione parlamentare, presentata dal senatore della Lega Roberto Marti all’indomani dell’annuncio di Malagò di volersi candidare alla successione di Gabriele Gravina, l’ex presidente della Figc protagonista di un passo indietro dopo la clamorosa terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali di calcio in corso, proprio in queste settimane, tra Stati Uniti, Canada e Messico. 

Secondo Marti, potrebbe esistere un problema di eleggibilità visto che il Coni è considerato una pubblica amministrazione e le federazioni sportive, come la Federcalcio, pur essendo associazioni di diritto privato sono soggette a poteri di vigilanza, approvazione degli statuti, controllo dei bilanci e perfino commissariamento da parte del Coni stesso. Dal momento che dalle dimissioni dal Coni alla potenziale elezione in Figc passerebbe un anno, contro i tre anni di “periodo di raffreddamento” previsti dalla normativa anticorruzione, ecco spiegato perché l’interrogazione del senatore leghista abbia richiesto un parere dell’Autorità anticorruzione.

Il ministro Abodi, quando è stato sollevato il problema, ha preferito non assumere una posizione politica o interpretativa autonoma, preferendo la strada della valutazione “formale” per garantire la certezza del diritto prima delle elezioni federali. In un primo momento ha chiesto un parere al Collegio di garanzia dello sport del Coni, che però ha risposto che la questione non rientrava nelle sue competenze. Il motivo è legato al fatto che il Collegio potrebbe essere chiamato successivamente a giudicare eventuali ricorsi contro l’ammissione o l’esclusione di una candidatura.

Dunque, se si fosse pronunciato prima sull’argomento, avrebbe perso la propria terzietà. Da qui la necessità di coinvolgere l’Anac: in un primo momento sembrava che il parere sarebbe arrivato solo dopo le elezioni, aprendo quindi potenzialmente la strada a una serie di ricorsi. Alla fine, invece, è arrivato poco prima. Al fotofinish.

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