È meglio vivere di rimorsi o di rimpianti? – PugliaSera


Riflettevo:Ogni essere umano, prima o poi, si trova a fare i conti con il passato. 
Le due emozioni o sensazioni, che esprimono questa relazione complessa con ciò che è stato, cioè con il nostro passato, sono il rimorso e il rimpianto.
C’è subito da spiegare che entrambi gli stati d’animo derivano da esperienze che, dentro di noi, rimangono aperte, lasciando un senso di peso o di nostalgia.
Possono essere la sintesi alle tipiche domande che ti fluttuano nella testa: “Ho fatto bene a fare questa cosa?Avrei dovuto fare l’altra cosa?”. 
Partiamo subito dalla domanda che tutti si pongono: che differenza c’è tra rimpianto e rimorso? 
Sebbene vengano spesso usati come sinonimi, in psicologia rappresentano processi emotivi differenti, che implicano modalità distinte di attribuire significato agli eventi e di gestire la colpa o la perdita.
Il rimorso è un’esperienza di profondo rammarico per qualcosa che in passato si è fatto o detto e che invece non avremmo mai voluto fare o dire, o almeno percepito come sbagliato e provoca un senso di colpa per un torto commesso.
Al contrario, il rimpianto è l’esperienza emotiva e cognitiva di sentirsi delusi, tristi e dispiaciuti per qualcosa che si è fatto o che non si è fatto, un’occasione mancata, un incompiuto, oppure un passo falso o una scelta sbagliata, l’amarezza per non aver potuto (o voluto) fare o dire qualcosa.
Rimorso e rimpianto si distinguono per il loro focus: il primo nasce dal senso di colpa, il secondo dalla delusione per le occasioni mancate.
Entrambi sono accomunati da sentimenti di delusione per le proprie azioni. 
Rimorso e rimpianto rappresentano esperienze psicologiche universali dell’essere umano. 
In un momento o nell’altro della nostra vita, tutti li abbiamo provati. 
Secondo alcuni gli studiosi, un individuo a cui il fenomeno del rimorso è estraneo, poiché appunto non l’ha mai sperimentato, è probabilmente un individuo con tendenze psicopatiche.  
Scopriamo allora cosa sono il rimpianto, il rimorso e le caratteristiche che li differenziano, in che cosa differiscono? 
RIMPIANTO:Ciò che NON si è fatto!
È l’emozione dei:“se solo avessi…”.
Il rimpianto riguarda le occasioni mancate, il vuoto di non averci provato, nasce da un’assenza, dal “non fatto“, dalla mancanza di coraggio o da scelte non intraprese.
Il rimpianto implica il riconoscimento cognitivo ed emotivo che un evento o un risultato desiderabile non ha avuto luogo, ha una natura “controfattuale“, ovvero nasce da un risultato immaginato o idealizzato che non si è verificato, a causa di un’azione intrapresa, o spesso al contrario, un’azione non intrapresa, la cosiddetta “inazione“. 
Il rimpianto comprende due componenti principali:
1) l’immaginazione: la visione e la fantasia di un risultato/evento desiderato.
2) l’auto-agentività – human agency: la convinzione che quella idea o fantasia si sarebbe realizzata se si fosse agito in modo più vantaggioso. 
Secondo una ricerca della Cornell University, i rimpianti più duraturi sono quelli derivanti dal non essere stati all’altezza del proprio sé ideale.
Per gli studiosi esistono tre tipi di Sé che costituiscono, infatti, il senso di sé di ciascun individuo: Sé reale, Sé ideale e Sé doveroso:  Il sé reale è formato dagli attributi che una persona crede di possedere.Il sé ideale è costituito dagli attributi che idealmente vorrebbe possedere, come speranze, obiettivi, aspirazioni o desideri.Il sé doveroso è la persona che si sente di dover essere in base a doveri, obblighi e responsabilità.
Secondo la ricerca nel breve termine, le persone tendono ad avere rimpianti per le azioni intraprese, ma nel lungo termine, i rimpianti più duraturi riguardano le inazioni, ciò che non si è fatto, cioè non aver messo a frutto un talento personale: il fallimento del sé ideale, la discrepanza tra il sé reale e il sé ideale
Dal punto di vista cognitivo, il rimpianto è una valutazione retrospettiva: la mente ricostruisce scenari alternativi immaginari in cui le cose sarebbero potute andare meglio.
Questo processo mentale può essere costruttivo, cioè produttivo, adattivo e funzionale alla capacità di apprendere dai propri errori e la consapevolezza delle proprie scelte.
Come può anche essere improduttivo, se destinato all’autocritica e all’autodisprezzo, cioè diventare fonte di ruminazione, bloccando il movimento verso il futuro.
Il rimpianto è un’emozione pervasiva su cui le persone possono rimuginare, a volte anche per anni. 
Il rimpianto nasce dal pensiero di aver perso un’occasione, di non aver scelto in modo diverso, o di non aver agito quando avremmo potuto farlo.
È un senso di incompiutezza, tristezza e nostalgia per la vita che sarebbe potuta essere.
Si concentra su possibilità ormai svanite, il dolore per ciò che non abbiamo vissuto.
Potremmo pentirci di un’azione (compiuta o non compiuta) in quanto ha ferito o prodotto conseguenze inattese e negative per qualcun altro o per noi stessi, il rimpianto può portare un individuo a sperimentare un ventaglio di emozioni spiacevoli, ma si tratta di una sofferenza provata principalmente per se stessi, piuttosto che per l’altra persona lesa.
Come sappiamo le cause del rimpianto sono soprattutto le occasioni perse o le decisioni non prese, la mancata espressione di desideri o bisogni.
Il rimpianto, sul benessere emotivo, può produrre:

  • Tristezza,
  • Nostalgia,
  • Frustrazione,
  • Ruminazione mentale,
  • Blocco emotivo,
  • Sequestro emozionale.

Le emozioni prendono il sopravvento e guidano le nostre scelte senza consapevolezza.
Lavorare sul rimpianto significa anche imparare a riconoscere la propria intelligenza emotiva, cioè la capacità di comprendere e regolare le emozioni, e di accogliere persino quelle più difficili — come la rabbia repressa o il malessere esistenziale — che spesso si celano dietro il senso di perdita o di colpa.
RIMORSO:Ciò che SI è fatto!
Il rimorso nasce per un’azione concreta commessa che ha causato un danno o violato la propria morale, la propria etica o le aspettative personali. 
È un senso di colpa, un “peso“, una sofferenza, un tormento interiore e un giudizio severo su se stessi, per aver ferito qualcun altro.
Il rimorso è orientato all’azione commessa, dal punto di vista psicologico implica l’ammissione dei propri errori e l’assunzione di responsabilità personale per le proprie azioni, al desiderio di riparare e di rimediare all’errore se possibile;e chiedersi se altro poteva fare qualcosa per prevenire la situazione.
Il vero rimorso genera angoscia, uno stato di ansia profonda e intensa, legata alla consapevolezza di aver intenzionalmente causato dolore nell’altra persona, cambiando in modo negativo la propria relazione con l’altro; spinge, la persona pentita, a evitare di ripetere in futuro la stessa azione dolorosa intrapresa nel passato.  Per cui, seppure non si può modificare il passato, si può imparare dal rimorso, almeno migliorando il futuro. 
Come sostiene la psicologa e psicoterapeuta M. Fjelstad, solo il rimorso conduce a vere scuse e al cambiamento, porta alla confessione, alle vere scuse e infine domandare perdono alla parte lesa. 
Se l’altro sceglie di non perdonarci, occorrerà accettare questa eventualità, bisogna perdonare se stessi, auto-perdonandosi e andare avanti. 
Se il rimpianto spinge a evitare conseguenze negative e/o punizioni per se stessi nel futuro, il rimorso porta a evitare azioni dolorose verso gli altri.
Il rimorso è un’emozione moralmente più complessa, perché non riguarda ciò che non è stato, ma ciò che abbiamo fatto e percepiamo come dannoso, ingiusto o contrario ai nostri valori, è collegato al senso di colpa, nei casi più intensi, alla vergogna, entrambi stati emotivi che possono diventare profondamente invalidanti se non elaborati. 
Talvolta il rimorso o il rimpianto si fanno pervasivi:

  • alimentando stati depressivi, 
  • ansia generalizzata,
  • disturbi ossessivi legati alla colpa,
  • pensieri ripetitivi sul passato,
  • difficoltà a prendere decisioni per paura di sbagliare di nuovo,
  • tendenza a punirsi o sabotare la propria felicità,
  • sensazione di “non meritare” serenità o perdono.

In questi casi è indispensabile interrompere il ciclo della ruminazione e a ristabilire un equilibrio tra responsabilità e accettazione:

  • riconoscere le responsabilità delle proprie azioni,
  • riparare dove possibile,
  • riflettere sui valori personali,
  • prevenire comportamenti dannosi futuri.

In ogni caso non sono emozioni da eliminare, o da “lasciar andare” ma, da ascoltare e comprendere con consapevolezza distinguere tra responsabilità reale personale e colpa distorta.
Dare senso all’esperienza, senza giudicarla e autocondannarsi, comprendendo cosa rappresentava e quali bisogni erano implicati, integrando l’errore come parte del percorso evolutivo, coltivare il perdono di sé, come processo graduale di riconciliazione con la propria storia, orientandosi al futuro e tornando a scegliere con libertà.
Ma, alla fine, è meglio vivere di rimorsi o di rimpianti?
Esistono più tesi di pensiero sull’argomento, rimorso e rimpianto rappresentano due vie diverse con cui la mente elabora il rapporto con il tempo e con la colpa, sono due emozioni dolorose legate al passato ma con direzioni opposte. 
Come abbiamo visto entrambe le emozioni, se non elaborate, possono immobilizzare perché:

  • ogni rimpianto racconta un desiderio rimasto in sospeso,
  • ogni rimorso custodisce il bisogno di essere perdonati.

Il rimpianto, va più nella direzione di scenari ipotetici contro i quali si muovono invece concetti, più concreti, del: “qui e ora”,“carpe diem”, “chi non risica non rosica”. 
O il vecchio proverbio giapponese: “La donna infedele vive nel rimorso. La donna fedele vive nel rimpianto”. 

Rimorso e rimpianto restano in ogni caso due sentimenti angosciosi, del resto rimandano a qualcosa che si sarebbe desiderato e invece non è stato. 
Sono come due correnti di pensiero, con una differenza sostanziale, chi vive nel rimorso ha almeno provato a forgiare il proprio destino e ha provato a vivere la vita in tutti i suoi aspetti. 
Il rovescio della medaglia è il rimpianto, ovvero quel che è andato perduto, cose, avvenimenti o persone, chi vive nel rimpianto, presumibilmente ha lasciato che il destino decidesse per lui.
Il rimorso è un turbamento dettato da un errore compiuto nel passato, per qualcosa che si è fatto e che ha portato infelicità o dolore, un qualcosa che non si vorrebbe mai avere fatto perché potrebbe creare imbarazzo. 
Ma il passato, leggasi nostalgia, può essere tutto e nulla, può essere vent’anni fa o un secondo fa, per cui tutto diventa inutile, mentre si cerca una risposta corretta alla domanda di partenza.
Come rispondere alla fatidica domanda, dovremmo essere fuori da noi, spettatori di qualsiasi vicenda personale, viaggiare nel tempo, solo in questo modo potremmo e sapremmo giudicare se è meglio un rimpianto o un rimorso. 
È come se ci trovassimo di fronte a una sorta di “sliding door” del pensiero, dell’anima, della mente. 
Non possiamo prevedere tutto, ma possiamo vivere tutto, il.difficile è possedere cuore e testa che ragionano in maniera univoca, solo così potremmo cercando essere sempre lucidi e in grado di valutare i rischi e benefici. 
Risulta sempre difficile saper essere giudici di se stessi. Sempre!
E così quindi, resta tutto invariato, ho letto in un articolo di Cosmopolitan una bellissima immagine:
“scegliere se è meglio rimpiangere o avere un rimorso sarà sempre come camminare su una fune, tesa fra due grattacieli”.
E quindi, si cercherà sempre di restare in bilico, senza saper dare una risposta!
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka 


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