(Adnkronos) – L’Italia è leader in Europa nel riciclo degli imballaggi, ma per un marcato salto in avanti serve una nuova cultura della sostenibilità.
Ne è convinta Simona Fontana, direttrice generale Conai, consorzio industriale che ha deciso di investire sul giornalismo ambientale giovane grazie al premio Fenice Conai, giunto alla quinta edizione. In bilico tra greenwashing e racconti catastrofisti, la rotta per i prossimi cinque anni è chiara: attenzione al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, ma la partita dell’economia circolare passa dalla consapevolezza dei cittadini.
Conai è spesso associato al riciclo degli imballaggi, ma oggi parliamo anche di informazione e cultura ambientale. Perché un consorzio degli imballaggi entra nel mondo del giornalismo? Che legame c’è tra economia circolare e qualità dell’informazione?
Abbiamo scelto cinque anni fa di promuovere Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, perché siamo convinti che oggi l’Italia, che è leader in Europa per il riciclo dei materiali di cui sono fatti i nostri imballaggi, abbia sempre più bisogno di promuovere la cultura dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Questo perché a volte i temi ambientali vengono leggermente banalizzati. Abbiamo bisogno di un’informazione su questi temi che sia curata con la professionalità che i giornalisti sono soliti avere nella loro attività, e che sia in grado di arrivare al grande pubblico, per coinvolgerlo ancora di più nel fare un passo avanti che migliori ulteriormente i già positivi risultati che il nostro sistema sta garantendo. L’economia circolare non è solo riciclo, è anche il riuso degli oggetti, la loro riparabilità, è fare bene la raccolta differenziata, e quindi il poter garantire una seconda vita ai materiali di cui sono fatti gli imballaggi e non solo. Per fare questo abbiamo bisogno di invogliare ancora di più i cittadini e far comprendere loro l’importanza di questi piccoli gesti, garantendo proprio quello che è il principio dell’economia circolare:la chiusura dei cicli dei materiali di cui sono fatti gli oggetti che ci circondano.
Quinta edizione per il Premio. In questi anni avete notato un’evoluzione delle tematiche trattate? Quali sono?
In questi cinque anni la Fenice ha seguito la progressione dell’economia circolare. Soprattutto all’inizio, l’attenzione dei primi servizi premiati era rivolta verso la possibilità di attivare nuovi servizi e nuovi canali di raccolta per i beni usati. Negli anni i partecipanti si sono espansi trattando anche della sostenibilità a 360 gradi. Nei servizi spesso si parla di come l’economia circolare vada di pari passo con la sostenibilità sociale: gli attori protagonisti delle attività sono cooperative sociali che aiutano alcune realtà di soggetti con difficoltà, e diventa un grande e potente messaggio di economia circolare. Molto spesso, quando noi parliamo di riciclo e recupero dei materiali, parliamo di concetti che vanno dalla tutela dell’ambiente, alla politica industriale del paese, fino alla possibilità di creare indotto sociale. I temi sono sempre più complessi di quello che si può e si vuole far emergere dal racconto e bisogna abituare il cittadino a rendersene conto. Diventa importante riuscire a trovare linguaggi e strumenti che riescano ad arrivare alle nuove generazioni, a parlare ai cittadini di oggi, che lo saranno anche per il domani e per il futuro. Come Conai abbiamo potuto misurare l’impatto che è stato possibile ottenere dal riciclo dei materiali di imballaggio in un solo anno: 10 milioni di tonnellate riciclate in un anno che hanno creato un indotto economico di 3,8 miliardi di euro. L’economia circolare è un anello portante del tessuto manifatturiero del Made in Italy, e garantisce lavoro e competenze green del futuro.
Negli ultimi anni sono esplosi diversi altri metodi per fare informazione, anche molto più social. Il tipo di giornalismo che viene promosso dal Premio, pensi che possa guadagnare dall’utilizzo di questi strumenti?
Se vogliamo ragionare e parlare con i giovani per promuovere un’attenzione maggiore e parlare di futuro, è chiaro che dobbiamo e ci auguriamo che ci siano sempre più podcast che parlino di questi temi. Sono format che hanno la possibilità non solo di essere rivisti, ma di avere più puntate e approfondire quelli che sono gli argomenti e le complessità dell’economia circolare. La Fenice Conai vuole premiare testi scritti, articoli di giornale, riviste quotidiane, online e stampati, ma anche gli audiovisivi che possono essere dei servizi televisivi, momenti di approfondimento video e anche occasioni fruibili anche via social come ad esempio i podcast. Vogliamo creare una consapevolezza diffusa e premiare chi lavora per promuovere una cultura condivisa della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare e quindi dobbiamo saper sfruttare nuovi canali comunicativi.
L’informazione ambientale oscilla tra due estremi, il greenwashing e il catastrofismo. Che criteri applicate con questo premio per distinguere chi fa divulgazione da chi fa clickbait?
Il Premio ha una giuria mista di esperti. Ci sono capi redazione, giornalisti professionisti, ma anche da tecnici esperti del mondo dell’economia circolare che sono in grado di valutare se un lavoro o un claim realizzato per richiamare il click sia eccessivo oppure no. Una giuria così composta ci garantisce anche di capire quale sia il livello di approfondimento, la coerenza e la correttezza dei messaggi che vengono veicolati, quanto siano coerenti il linguaggio e lo strumento utilizzati e quanto il prodotto sia adatto o meno al target, al format e al media che si è scelto di utilizzare. Il Premio è uno strumento che si affianca anche all’arte circolare, utilizzare il linguaggio artistico per coinvolgere e far capire l’importanza dell’economia circolare come strumento di tutela del pianeta. La cultura diventa diffusa quando è attraversata da modi differenti di interpretare un concetto.
La Fenice è un simbolo molto potente: rinascita, circolarità. Quanto è importante oggi raccontare la sostenibilità con simboli e linguaggi accessibili? E parlando del Progetto Scelta, cosa dice oggi sugli italiani e sul modo in cui si informano sui temi ambientali?
Con Progetto Scelta siamo andati a testare il termometro dell’attenzione alla sostenibilità e all’economia circolare degli italiani. Abbiamo anche voluto indagare il fatto di quanto i cittadini siano interessati ai temi ambientali e cerchino informazioni su questo argomento ma anche dove vadano a cercare queste informazioni e di chi si fidano di più e di meno rispetto alla qualità dell’informazione che poi ne ottengono. Ecco, abbiamo visto che c’è un po’ un paradosso nell’informazione, nel senso che i cittadini italiani sono molto propensi a cercare, a raccogliere informazioni sui temi della sostenibilità e della tutela dell’ambiente. Lo fanno però principalmente attraverso dei canali che sono canali social, ma che non hanno quel livello di profondità delle informazioni che spesso e volentieri il tema ambientale necessita di avere.
Veniamo al core business Conai: a che punto siamo oggi in Italia con il riciclo degli imballaggi?
L’Italia sta attraversando una fase di consolidamento e di mantenimento dei risultati positivi. Se noi oggi siamo leader in Europa per il riciclo pro capite, questo è frutto di un lavoro certosino che tutti noi abbiamo fatto e abbiamo imparato a fare in 30 anni. Conai l’anno prossimo compie 30 anni, quindi sono almeno tre decenni che c’è un’organizzazione fatta da imprese che ha supportato economicamente e con strumenti operativi lo sviluppo di una cultura diffusa della raccolta differenziata orientata al riciclo dei materiali. Le cose facili le abbiamo fatte tutte, e anche qualcuna difficile. Se abbiamo raggiunto questi risultati importanti è perché 30 anni fa è stato siglato un patto che ha visto al centro imprese, enti locali e pubblica amministrazione, con il mondo scientifico a corollario.
Qual è la sfida più grande dei prossimi 5 anni?
Sarà quella di trovare un nuovo equilibrio tra i nostri stili di vita e di acquisto con le nuove modalità e regole che arrivano dall’Europa: ridurre complessivamente l’impatto ambientale degli imballaggi per garantire una maggiore circolarità dei materiali. Uno degli aspetti fondamentali riguarderà quelle filiere più giovani che dovranno portare innovazioni, che siano di processo, di prodotto o tecnologiche, nell’utilizzo dei materiali riciclati così da rendere possibile il trasferimento, l’utilizzo e la sostituzione delle materie prime vergini con materiali riciclati, che arrivano dalle nostre miniere urbane. C’è anche una sfida legata all’evoluzione della normativa. Il prossimo 12 agosto entra in vigore il regolamento europeo sugli imballaggi, che pone all’attenzione delle aziende un tema ancora più importante di lavoro nell’ottica della corretta progettazione dell’imballaggio pensato per essere riutilizzabile, riparabile e riciclabile. Sono le parole d’ordine di questo regolamento europeo. Le ultime scadenze sono per il 2040, L’Italia parte da una base solida, ma adesso dobbiamo fare ancora di più. L’ultimo miglio è quello più difficile ed ecco perché dobbiamo chiamare a raccolta tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dalla formazione, dai professionisti, fino ai ragazzi nelle scuole.
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