Trento, 20 giugno 2026 – La pensione dalla culla, in Trentino-Alto Adige.
“Mi è venuta l’idea pensando a quando ero bambino. In seconda elementare, nel mio paese dell’Alta Val di Sole, arrivava a scuola il direttore della Cassa Rurale e ci portava un piccolo salvadanaio, rigorosamente di metallo, impossibile cavarne un centesimo. Era uno stimolo al risparmio. Allora mi sono chiesto: perché non fare un’iniziativa che abbia obiettivi più grandi ma fin dalla nascita coinvolga le persone su questo tema della previdenza complementare?”.
Carlo Daldoss, assessore alla previdenza sociale della Regione a statuto speciale, pensa già agli sviluppi futuri della legge incentivo nuovi nati, “che dovrà avere un aspetto molto più ampio, di welfare complessivo. Ne abbiamo parlato anche con il viceministro Leo che è stato a Trento per il Festival dell’economia. Mi immagino un ragazzo di 19-20 anni che vuole frequentare un’università costosa, magari i genitori non riescono a sostenere le spese, magari quel ragazzo desidera studiare all’estero. Se ha iniziato a zero, a uno o due anni a fare questo tipo di percorso di accumulo, si trova una cifra incredibile. Dovremmo prevedere una norma che permetta la tassazione al minimo, per cui se quel ragazzo prende una quota di quanto ha risparmiato nei primi 18-20 anni, la possa usare in formazione e educazione. Credo che il fattore umano sia l’investimento più rilevante che abbiamo, al di là dell’intelligenza artificiale che ci sta sommergendo. Perché alla fine servono uomini”.
Fondi pensione complementari in Italia: la fotografia del 2025 (fonte rapporto annuale Covip)
Nel frattempo.
“Abbiamo approvato il testo a settembre 2025 e abbiamo aperto le iscrizioni il 10 novembre, prevedendo una norma transitoria che recupera anche tutti i nati dal 1 gennaio 2020. Su una potenziale platea di 45-46mila persone, ad oggi abbiamo avuto 18.000 iscrizioni, quindi siamo al 40% degli aventi diritto. Che è un’enormità, in sette mesi”.
A questo link della Regione Trentino-Alto Adige le info sulla legge
Adesioni di corsa?
“All’inizio ci arrivavano mediamente 400-500 domande al giorno, ci hanno anche messo un po’ in crisi dal punto di vista della gestione, 18.000 richieste in così poco tempo non sono una banalità per la nostra organizzazione”.
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Come funziona?
“La Regione dà un incentivo di 1.100 euro in cinque anni; la famiglia deve iscrivere il neonato a un fondo pensione integrativo investendo almeno cento euro, a partire dal secondo anno”.
I requisiti?
“Bisogna essere residenti in Trentino-Alto Adige ma non è previsto alcun limite di reddito. Anche su questo è stata fatta una scelta”.
Modello esportabile a tutta l’Italia?
“C’è stato un momento in cui se ne è parlato nella Finanziaria. Ma con le modalità nostre non saprei, perché costa. Noi riusciamo a farlo perché siamo un milione e centomila residenti. E il fattore della nostra autonomia ci permette di essere un laboratorio anche per l’Italia”.
Non abbiamo altra scelta?
“Questo è il mondo che abbiamo davanti. Come Regione possiamo dare un’indicazione al Paese, alla fine è uno stimolo alle persone per renderle consapevoli che quella è la strada. Da noi ha funzionato. Ma secondo me funzionerebbe anche a livello nazionale se lo Stato facesse uno sforzo per rimettere un po’ di risorse su queste iniziative”.
Guardando al futuro?
“Alla fine ne trarremo beneficio tra 20-30-40 anni. Poi abbiamo fatto un altro ragionamento. Siccome viviamo anche delle risorse che riusciamo a produrre sul territorio in termini di Iva pagata, di Irpef, di Ires, noi abbiamo bisogno di cittadini che anche tra decine di anni abbiano una capacità di spesa. Perché così si tiene alto il tenore di vita di tutti, anche di chi magari non ha queste possibilità. Se invece ci troviamo con una base amplissima di persone che hanno meno disponibilità finanziaria, ci impoveriamo tutti”.
Molta burocrazia per aderire?
“Assolutamente no. Questa legge ha una grande caratteristica, è di una banalità totale. La domanda non necessita di alcun allegato. Bisogna semplicemente dichiarare di essere il papà o la mamma o di avere la patria potestà sul bambino; di essere residenti in Trentino. Non si deve specificare nulla sul reddito”.
Tutto molto semplice.
“Basta compilare un modulo, iscrivere il figlio alla previdenza complementare e fine delle trasmissioni. Serve una marca da bollo da 16 euro, perché quella è sacra. Punto. Perché l’altro aspetto che ogni tanto frena le adesioni è anche la complessità delle domande. Alla fine su cifre così poco rilevanti suddividere ulteriormente la comunità e la società tra chi potrebbe e chi no secondo me è anche sbagliato. Per noi conta soprattutto l’aspetto educativo e culturale”.
In altre parole: la pensione nella culla è l’unico modo per non avere sorprese?
“Esatto. Perché le proiezioni dell’Inps ci dicono che nel giro di qualche decina d’anni il tasso di sostituzione tra quando si lavora a quando si va in pensione ottimisticamente sarà di un 60-65%, e sottolineo che questa è una stima al rialzo. Allora la domanda è: come facciamo a garantire che una persona abbia tutti gli strumenti nel momento in cui ha più bisogno di assistenza, da anziano? Se cominci presto, hai subito un grande alleato, il tempo”.
A forza di cento euro tra quarant’anni…
“Facendo, come dicevano un po’ i nostri anziani, delle piccole cose ripetute nel tempo, avendo l’interesse composto che ti aiuta a determinare il contante finale, tu alla fine hai cifre che oggi neanche ti sogni”.
Ma le persone dopo cinque anni continueranno a versare?
“Abbiamo appena iniziato, non possiamo saperlo. Il nostro obiettivo è che non smettano. Ma io sono convinto che non smetteranno perché l’altra grande risorsa sono i nonni. In tanti mi hanno detto, bella questa iniziativa, come faccio a versare i soldi per mio nipote? Ho spiegato che per non perdere l’altro grande vantaggio della previdenza complementare che è la deducibilità fiscale conviene dare i soldi ai genitori perché siano loro a versarli”.
Quali soluzioni di investimento hanno scelto le famiglie?
“Da noi vanno per la maggiore quattro fondi, che sono stati scelti da quasi tutte le famiglie. Uno è chiuso, gli altri tre sono territoriali, perché noi abbiamo anche questa particolarità in Trentino-Alto Adige, una scelta molto lungimirante fatta 25 anni fa, oggi gestiscono un patrimonio di quasi 8 miliardi che non è proprio cosa di poco conto”.
La pensione dalla culla: cosa prevede l’incentivo nuovi nati del Trentino-Alto Adige
L’assessore regionale Carlo Daldoss: “Ai genitori un contributo di 1.100 euro in cinque anni”. Le famiglie ne devono investire almeno cento in un fondo integrativo. “Modello esportabile”
Una legge del 2025 con incentivo alle famiglie per iscrivere i neonati a forme di previdenza complementare
L’assessore
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