In ricordo di Nicola, l’uomo della Terra e del Sogno


Con lo sguardo rivolto all’Oriente mentre ti ricongiungi con il Tutto

Ti sei spento alle 12:30 del 20 giugno, circondato da quello stesso amore che hai sparso, coltivato e reso fertile nei tuoi campi dell’avellinese.

L’uomo della Terra, amavo definirti, nel senso più nobile, ancestrale ed esoterico del termine. Avevi il dono di seminare gioia e di portare serenità nei cuori più tribolati. Ti bastava quel tuo sorriso un po’ sornione, sotto quei baffi di cui andavi così fiero, e infrangevi tutte le barriere, annullando ogni distanza.

E la rara dote di penetrare con quello sguardo limpido la parte più profonda delle persone e percepirne l’essenza. Sapevi entrare in contatto diretto con ognuno, facendolo sentire a proprio agio, anche se lo avevi appena conosciuto.

Una profonda semplicità la tua, quella che solo i grandi sanno avere.

Una voce dolcissima, un timbro rassicurante, paterno, pronto a dispensare consigli, anticipando ogni possibile richiesta, mettendo te stesso sempre a disposizione degli altri.
Una risata contagiosa, di quelle che scaldano il cuore, facendo quasi dimenticare le pene e gli affanni dell’animo.

Ti bastavano poche parole e, con la tua cultura infinita, dischiudevi universi di possibilità.

Poi, se sentivi che il tuo interlocutore seguiva i tuoi ragionamenti, li approfondivi e, allo stesso tempo, centellinavi suggerimenti, instillavi dubbi, ma solo per permettergli di intuire, andare oltre, e trovare la propria strada.

E la pazienza infinita di attendere che tutto facesse il suo corso, seguendo il ritmo ciclico della natura in cui hai sempre amato immergerti. E se quel seme piantato non germogliava, riprendevi a scavare e ripreparavi il terreno finché la profondità di quell’individuo che avevi intravisto non sbocciava.

Una vita segnata da dolori profondi la tua e, forse proprio per questo, amavi ogni singolo istante in cui ti stringevi ai tuoi affetti più cari, alle tue adorate sorelle, ai tuoi amici fraterni e al tuo cagnolino.

Un nocchiere esperto, che ha tenuto saldo il timone della volontà per attraversare il mare delle emozioni e, quando l’hai lasciato, hai permesso al nuovo comandante del veliero di seguire la sua rotta e navigare verso il suo orizzonte.

Sapevamo che ci stavi per lasciare, ma non eravamo pronti a dirti addio, non lo si è mai; continuavamo a stringerti idealmente in un incatenato abbraccio di speranza disperata.

Eri dispiaciuto di non poter essere con noi in quella giornata organizzata da tanto. Si era pure pensato di annullarla, ma ne saresti stato amareggiato.

Quando ci incontravamo ci facevi sempre assaggiare i prodotti della tua terra, i tuoi formaggi, il tuo olio, il tuo vino e il tuo pane e ogni volta ci istruivi sul loro meraviglioso simbolismo.

La sera prima, con gli altri, dovevamo sentirci per definire gli ultimi dettagli; stranamente solo due telefonate con comunicazioni di prassi, poi ho capito il perché. L’indomani in chat una tua foto, nessun commento, quasi non ti riconoscevo. Ma la luce negli occhi era la stessa radiosa di sempre.

Quando ci siamo riuniti, tensione e preoccupazione erano palpabili. Qualcuno si è allontanato e un gelo innaturale è calato nella stanza.

Non ho osato chiedere altro, temendo la risposta.

Raffaello mi ha pregato di mettere da parte una rosa e una spiga, aggiungendo che mi avrebbe spiegato dopo.

Nel portargliele ho asserito:

sono per Nicola, che pensiero dolcissimo hai avuto.

Non era una domanda la mia.

Lui ha annuito, con dolore, ma io continuavo a non voler capire.

Poi sono arrivati gli ospiti e abbiamo iniziato.

Nel prendere la parola, Raffaello era profondamente turbato, parlava piano, scegliendo accuratamente i termini, indugiando, a tratti, come per trovare la forza.

Poi la notizia. E un flusso dal cuore.

Con la sua consueta riservatezza e con la dignità di chi ha vissuto nel servizio, ritorna alla Casa del Padre, per congiungersi con i suoi cari.

Un pianto composto, silenzioso, rispettoso, il nostro. Nicola avrebbe voluto contegno.

Raffaello ha parlato della tua profonda umanità, della naturalezza con cui dispensavi i tuoi insegnamenti, dell’entusiasmo di fronte alle novità, dell’amore che avevi sempre per tutti.

Tu che eri

Guida spirituale, Amico e Precettore.

Il miglior modo per onorarti, ha proseguito, è ripartire dalla gioia che ci avevi sempre regalato, non permettendo al dolore di ottenebrare le nostre anime. E di celebrare quell’evento come se tu fossi lì.

Ma, in fondo, c’eri.

La tua luce accecante ci ha avvolti, scaldati, coccolati e, soprattutto, rasserenati.

Poi, il doveroso omaggio.

Carmine, nel ricordarti, sorrideva con amore. La sera prima ti aveva accompagnato proprio lui in ospedale, provando a confortare le tue sorelle, mentre ti accarezzava dolcemente.

Nicola era l’uomo del Sogno. Un idealista, con lo sguardo sempre verso l’orizzonte, un visionario capace di guardare oltre i limiti della realtà per inseguire grandi obiettivi. Un puro, in attesa fiduciosa. Ma sempre pronto all’azione. E quanto ci divertivamo insieme. Era il mio mentore.

Franco, con la medesima delicatezza, alzandosi in piedi, si è preso qualche secondo prima di parlare.

Non aggiungerò altro su di lui, ricordi troppo personali, da serbare nel cuore.

Continueremo a parlare, ma stavolta su altri piani di esistenza. Per ora guardiamo quella rosa, quella spiga e quella sedia, solo apparentemente vuota.

Leonardo, un ospite che non aveva avuto modo di conoscerlo, sinceramente partecipe, ha evidenziato il miracolo dell’Amore:

I simboli sono eterni, racchiudono l’essenza. Si è unito a quella Luce, che ora è più vivida; guardandola penseremo sempre a lui.

Questo tipo di legami unisce oltre le barriere del tempo e dello spazio; il vostro dolore è il mio, come la sua e la vostra gioia sono le mie.

Pier Paolo, Antonio e Maria sono rimasti in un silenzio carico di sottotesti e d’interiorità. Gli occhi gonfi, ma anche il sollievo di saperlo finalmente in pace.

Quando ci siamo spostati nella sala, Libera, in disparte, mi ha rivelato che a casa un libro sfuggitole tra le mani si era aperto a pagina 82; l’occhio le è caduto sulle parole lavori funebri. Era mezzogiorno. Un caso? Il caso non esiste.

Un lungo e muto abbraccio tra me e Maria; non serviva aggiungere altro. Le parole avrebbero solo svilito quel momento.

Qualcuno mi ha messo in mano un bicchiere di vino.

Ho atteso che Raffaello, Pier Paolo, Antonio e Maria avessero riempito i calici.

Il brindisi, seppur partito da Raffaello, è stato all’unisono:

A Nicola!

Le nostre anime vibravano insieme alla tua e a quella di chi non era potuto venire.

Ho scelto di non andare alla camera ardente, né al tuo funerale, non riesco a immaginarti rinchiuso in una bara, tu, che della libertà e degli spazi aperti hai fatto la tua ragione di vita.

Chiudo gli occhi e mi sembra di vederti nel tuo luogo preferito, immerso nella natura, tra gli alberi, le piante e i fiori, mentre guardi l’Oriente.

Ci sorridi, sereno, serenissimo.

Ormai ti sei ricongiunto con il Tutto.

Tendo l’orecchio e ti sento dire:

Ora sto bene!

Ciao Nicola, abbracci forti da tutti noi… Giovanni e Teresa. E dalla Grande Napoli.


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 Lorenza Iuliano

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