Spedizioni punitive di San Fruttuoso e Quinto, il centrosinistra condanna le ronde, il centrodestra attacca Viscogliosi


I capigruppo di maggioranza chiedono legalità, presidi e coesione sociale contro ogni forma di “giustizia fai da te”, mentre il centrodestra accusa la giunta Salis e l’assessora di non avere ascoltato gli allarmi arrivati dal territorio e di avere fallito sulla prevenzione

Le violenze avvenute a San Fruttuoso e a Quinto aprono un nuovo fronte politico sulla sicurezza a Genova. Dopo l’aggressione a un diciassettenne tra via Pianderlino e via Berghini e la notte di tensione ai giardini di via Giannelli, con giovani incappucciati, spranghe, bottiglie rotte e l’intervento di carabinieri, polizia di Stato, guardia di Finanza, polizia locale e ambulanze, il dibattito si sposta dal terreno della cronaca a quello delle responsabilità istituzionali. La maggioranza in consiglio comunale condanna senza esitazioni aggressioni, spedizioni punitive e qualsiasi forma di violenza privata, mentre l’opposizione di centrodestra attacca la giunta Silvia Salis e, in particolare, l’assessora alla sicurezza Arianna Viscogliosi.

I capigruppo dei gruppi di maggioranza parlano di fatti gravi, capaci di generare paura nei quartieri e di richiedere la massima attenzione. Nel loro intervento riconoscono le preoccupazioni di residenti, famiglie e commercianti, ma avvertono che la sicurezza non può essere affidata a reazioni incontrollate, ronde improvvisate o iniziative private. La risposta, secondo la maggioranza, deve restare dentro lo Stato di diritto, attraverso il lavoro delle istituzioni, delle forze dell’ordine e il rispetto della legge. Il messaggio politico è chiaro: nessuna sottovalutazione dei problemi, ma anche nessuna legittimazione della “giustizia fai da te”, che rischia di moltiplicare le tensioni invece di ridurle.

Nel documento della maggioranza viene richiamato anche il tema dei minori stranieri non accompagnati, definito una questione complessa che l’amministrazione conosce e che è stata affrontata più volte dalla sindaca Silvia Salis, dalla giunta e in consiglio comunale. Per i gruppi che sostengono l’amministrazione, fingere che il problema non esista sarebbe un errore, ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurlo a slogan. Da qui la scelta di tenere insieme sicurezza, legalità, prevenzione, inclusione e interventi educativi, con l’obiettivo di evitare che marginalità, disagio e devianza diventino terreno fertile per nuovi episodi di violenza.

La maggioranza respinge anche quello che definisce il tentativo di trasformare fatti gravi in uno scontro ideologico. Secondo i capigruppo, quando la sicurezza dei cittadini è in gioco servono responsabilità, equilibrio e senso delle istituzioni, non messaggi destinati ad aumentare la tensione nei quartieri. Soffiare sul fuoco del disagio sociale, è la linea del centrosinistra, non aiuta a risolvere i problemi e rischia di dividere ulteriormente comunità già provate dalla paura. Per questo viene chiesto anche un maggiore sostegno del Governo agli enti locali, con risorse, personale qualificato e strumenti adeguati per le politiche rivolte ai minori, alla sicurezza urbana e alla prevenzione del disagio sociale.

Di segno opposto la lettura di Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, che considera quanto accaduto a Quinto l’ennesima dimostrazione del fallimento delle scelte dell’assessora Arianna Viscogliosi. Bianchi ricorda gli annunci sui maggiori presidi lungo il litorale e nelle zone della movida giovanile e accusa l’amministrazione di avere costruito molta comunicazione, ma pochi risultati concreti. A nome del gruppo, ringrazia le forze dell’ordine e chiede che sia fatta piena chiarezza sull’accaduto, ma sostiene che il tempo degli annunci sia terminato e invita l’assessora Arianna Viscogliosi a compiere «un passo indietro».

Nel confronto entra anche Federico Bogliolo, presidente del Municipio Levante e consigliere regionale di Vince Genova, che rivendica di avere segnalato da tempo la necessità di presidi nelle zone più critiche del municipio, compresa Quinto. Bogliolo ricorda la nota inviata il 7 maggio 2026 insieme al consigliere Giorgio Rappa all’assessora Arianna Viscogliosi, con la richiesta di farsi tramite nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per ottenere un presidio costante. Dopo la notte di violenza ai giardini di via Giannelli, parla di quartiere trasformato in un “far west”, con ragazzi che si rincorrevano e si picchiavano in strada, bottiglie lanciate anche verso i passanti e residenti esasperati costretti a chiamare le forze dell’ordine. La sua domanda è politica prima ancora che amministrativa: non sarebbe stato meglio prevenire invece di arrivare dopo con quindici pattuglie?

Sulla stessa linea critica si colloca Ilaria Cavo, deputata ligure, presidente del Consiglio nazionale di Noi Moderati e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova in consiglio comunale. Cavo parla di appelli rimasti inascoltati da parte della giunta Silvia Salis e dell’assessora Arianna Viscogliosi, ricordando che i giardini di via Giannelli erano già stati indicati dal Municipio Levante come area da sottoporre a controlli straordinari. Per la deputata, Genova continua a essere attraversata da episodi di violenza diffusi e il caso di Quinto ripropone lo stesso schema già visto in altre parti della città: richieste di presidi, mancato ascolto e intervento solo quando la situazione è ormai degenerata.

La replica arriva da Armando Sanna, capogruppo del Partito Democratico, e dal consigliere regionale Simone D’Angelo, che accusano Federico Bogliolo di usare un episodio grave per alimentare propaganda. Secondo i due esponenti del Pd, le parole del presidente del Municipio Levante confermano un atteggiamento della destra che da anni insiste su paure e allarmismi, senza riconoscere la complessità dei problemi. Sanna e D’Angelo sostengono che il Comune sia impegnato da mesi con interventi, presidi, monitoraggio del territorio e iniziative sociali ed educative rivolte ai giovani e alle fasce più fragili. Per loro, la sicurezza non si costruisce solo con i controlli, ma anche con prevenzione e inclusione.

Nel dibattito interviene anche Luca Pastorino, deputato ligure del Partito Democratico e sindaco di Bogliasco, che sposta l’attenzione sul linguaggio della politica. Per Pastorino, quanto accaduto a Quinto impone una presa di coscienza generale, perché chi ha incarichi pubblici deve educare e non alimentare messaggi di scarico delle responsabilità. «La politica è responsabile dei messaggi che dà», afferma, chiedendo alla destra di fermarsi e cambiare registro. Secondo il deputato, la violenza e l’emulazione sono segnali di un problema sociale strutturale che non può essere affrontato con frasi incendiarie o con la ricerca di un colpevole istituzionale da esibire nell’immediato.

Anche Marco Mes, capogruppo comunale del MoVimento 5 Stelle, insiste sul rischio della deriva del “farsi giustizia da soli”. Per Mes, gruppi organizzati, persone incappucciate, spranghe e coltelli rappresentano un segnale pericolosissimo che la politica dovrebbe affrontare con lucidità, senza propaganda e senza alimentare ulteriore violenza. Il capogruppo pentastellato chiede più presidi territoriali, ascolto dei cittadini, coordinamento tra istituzioni e politiche sociali capaci di intercettare il disagio prima che esploda. Anche per il M5S, il Governo deve fare la sua parte, garantendo più risorse, più organici e un rafforzamento del coordinamento attraverso la Prefettura e il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il caso di Quinto e quello di San Fruttuoso diventano così il punto di rottura di una discussione che attraversa tutta la città. La maggioranza difende un approccio che unisce legalità, prevenzione e coesione sociale, denunciando il pericolo delle ronde e della vendetta privata. Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Vince Genova contestano invece l’azione della giunta Silvia Salis e chiamano in causa direttamente l’assessora Arianna Viscogliosi, accusata di non avere ascoltato per tempo gli allarmi arrivati dal territorio. Nel mezzo restano i quartieri, dove la domanda di sicurezza è concreta e urgente, ma dove ogni parola politica può contribuire a spegnere la tensione o ad accenderla ancora di più.


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