Nelle ultime ore il dibattito politico si è concentrato sulle tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Ma nei corridoi della politica romana c’è chi invita a guardare oltre la polemica del momento e a osservare un altro protagonista che potrebbe intravedere un’opportunità nella nuova fase dei rapporti tra Roma e Washington: Giuseppe Conte.
L’ex presidente del Consiglio è stato tra i più duri nel criticare la premier dopo le ultime fibrillazioni provenienti dall’universo trumpiano. Una posizione che ha fatto alzare più di un sopracciglio tra gli osservatori politici, soprattutto ricordando quanto fossero solidi i rapporti tra Conte e l’amministrazione Trump durante la sua esperienza a Palazzo Chigi.
D’altronde fu proprio Trump, al G7 di Biarritz del 2019, a riservare all’allora premier italiano parole di apprezzamento che all’epoca vennero interpretate come una vera e propria investitura internazionale. Un episodio che oggi torna improvvisamente d’attualità.
IL FILO CHE PORTA A WASHINGTON
Tra gli episodi che riaffiorano nelle ricostruzioni politiche c’è anche la visita romana di William Barr, allora Attorney General degli Stati Uniti, nell’estate del 2019. Un passaggio che contribuì ad alimentare l’immagine di un Conte capace di dialogare direttamente con i vertici dell’amministrazione americana.
Per molti osservatori quel patrimonio di relazioni non sarebbe mai stato completamente disperso. E proprio in questa chiave vengono letti alcuni movimenti degli ultimi mesi.
Perché se è vero che Giorgia Meloni ha costruito una parte della sua credibilità internazionale sul rapporto privilegiato con il mondo conservatore americano, è altrettanto vero che Conte può rivendicare una storia politica con Trump precedente a quella dell’attuale premier.
IL PRANZO CON ZAMPOLLI CHE HA RIACCESO LE VOCI
Il nome che più di ogni altro alimenta i retroscena romani è quello di Paolo Zampolli.
Storico amico personale di Donald Trump, imprenditore e figura molto ascoltata negli ambienti repubblicani, Zampolli viene considerato da tempo uno dei principali punti di collegamento tra il mondo trumpiano e l’Italia.
Per questo il pranzo avvenuto nei mesi scorsi tra Zampolli e Giuseppe Conte non è passato inosservato.
Ufficialmente un incontro istituzionale. Ufficiosamente un appuntamento che ha acceso numerose interpretazioni nei palazzi.
“Quando Zampolli incontra un leader politico italiano difficilmente si tratta di una semplice chiacchierata”, racconta una fonte che segue da vicino i rapporti tra Roma e Washington.
IL VERO OBIETTIVO DI CONTE: TORNARE L’UOMO DI TRUMP IN ITALIA
Ed è qui che nasce il retroscena che circola con sempre maggiore insistenza nei palazzi romani. Se davvero tra Donald Trump e Giorgia Meloni si fosse aperta una crepa politica, il leader che avrebbe più interesse a sfruttarla sarebbe proprio Giuseppe Conte.
L’ex premier, infatti, non è un volto sconosciuto per il presidente americano. Anzi. Può rivendicare un rapporto diretto costruito durante la sua esperienza a Palazzo Chigi. Fu Trump, al G7 di Biarritz del 2019, a spendere parole di apprezzamento per Conte definendolo un leader “molto talentuoso”.
Per questo, negli ambienti parlamentari, il recente incontro tra Conte e Zampolli viene letto come qualcosa di più di una semplice conversazione istituzionale.
L’idea che circola è semplice: se Meloni dovesse perdere l’esclusiva del rapporto con il mondo trumpiano, Conte potrebbe candidarsi a diventare il principale punto di riferimento italiano per l’amministrazione repubblicana.
LA CORSA A PALAZZO CHIGI PASSA ANCHE DA WASHINGTON
Il punto, però, non riguarda soltanto i rapporti internazionali. Riguarda soprattutto la politica italiana.
Da tempo Giuseppe Conte coltiva l’ambizione di guidare il campo progressista alle prossime elezioni. Per diventare il candidato premier del centrosinistra, però, non basta essere il leader dell’opposizione più combattivo. Serve anche dimostrare di possedere credibilità internazionale e relazioni solide con le grandi capitali mondiali.
Ed è qui che il dossier Trump potrebbe trasformarsi in un’arma politica formidabile.
Nel campo progressista nessuno può vantare un rapporto personale con il presidente americano. Elly Schlein appartiene a una cultura politica distante dall’universo MAGA. Gli altri leader dell’opposizione non hanno mai costruito un canale privilegiato con il tycoon.
Conte invece può giocare una carta diversa: quella dell’uomo che Trump conosce già, con cui ha governato durante il suo primo mandato e che continua ad avere interlocutori vicini all’attuale presidente americano.
Se Meloni dovesse perdere il monopolio politico del rapporto con Washington, l’ex presidente del Consiglio potrebbe provare a riprendersi quello spazio, candidandosi a diventare il principale interlocutore italiano di Trump.
IL SOGNO DI UN RITORNO A PALAZZO CHIGI
Naturalmente nessuno immagina investiture ufficiali o benedizioni pubbliche. Ma in politica contano anche i segnali, le relazioni e le percezioni.
Ed è proprio su questo terreno che Conte intravede una possibile opportunità.
Perché tornare a essere il riferimento italiano più ascoltato nell’universo trumpiano significherebbe rafforzare la propria immagine di statista internazionale e accreditarsi come figura di governo agli occhi di mondi economici, diplomatici e istituzionali.
Ecco perché, dietro le polemiche tra Trump e Meloni, nei palazzi c’è chi vede una partita molto più grande. Quella di Giuseppe Conte, che osserva gli sviluppi americani con interesse e che potrebbe essere il vero beneficiario politico del raffreddamento dei rapporti tra la premier e la Casa Bianca.
Il ragionamento che circola tra i suoi sostenitori è semplice: se Trump dovesse cercare in Italia un interlocutore alternativo a Meloni, oggi nessun leader dell’opposizione sarebbe più spendibile di Conte. E se riuscisse a conquistare quel ruolo, la sua corsa alla leadership del centrosinistra e, successivamente, a Palazzo Chigi, potrebbe ricevere una spinta inattesa proprio dagli Stati Uniti.
Per ora siamo nel campo dei retroscena. Ma una cosa è certa: mentre tutti guardano allo scontro tra Trump e Meloni, nei corridoi del potere c’è chi tiene gli occhi puntati su Conte. Perché potrebbe essere lui il protagonista nascosto di questa storia.
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Marco Antonellis
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