Dopo l’assemblea generale del personale, i sindacati chiedono al Prefetto l’avvio della procedura di raffreddamento. Nel mirino taglio degli organici, carichi di lavoro, servizi sotto pressione e relazioni sindacali giudicate insufficienti

Si apre lo stato di agitazione per tutto il personale del Comune di Genova. La decisione arriva dopo l’assemblea generale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’ente, riunita il 15 giugno, dalla quale sono emerse criticità diffuse in tutte le direzioni, nei diversi profili professionali e nei principali settori di servizio. La rappresentanza sindacale unitaria del Comune e le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Prefetto la convocazione delle parti per esperire la procedura di raffreddamento del conflitto, prevista dalla legge nei servizi pubblici essenziali.

La protesta riguarda l’intero ente e nasce da un quadro che i sindacati definiscono ormai insostenibile. Al centro c’è il taglio di 570 posti di lavoro tra il 2023 e il 2028, inserito nel contesto più ampio della riduzione delle risorse per gli enti locali, dei limiti alla spesa del personale e del contingentamento del turnover. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, l’amministrazione non avrebbe dato risposte politiche e strategiche adeguate a fronte di ricadute già evidenti su carichi di lavoro, stress, ritmi, continuità dei servizi alla persona, servizi alle imprese e tenuta complessiva della macchina comunale.

Lo stato di agitazione comporterà l’indisponibilità a effettuare ore straordinarie, cambi turno non programmati e attività non strettamente collegate all’erogazione dei servizi. Una forma di mobilitazione che punta a rendere visibile il peso del lavoro aggiuntivo che, secondo i sindacati, avrebbe supplito finora alle carenze strutturali dell’organico. Nel documento inviato al Prefetto viene contestata anche la gestione dello straordinario, con dati ritenuti incongruenti nelle informative sindacali e numeri molto elevati soprattutto nella polizia locale, dove sarebbero state accumulate decine di migliaia di ore aggiuntive.
Le organizzazioni sindacali denunciano anche una scelta politica giudicata contraddittoria: a fronte della riduzione del personale del comparto, l’amministrazione avrebbe incrementato l’organico dirigenziale a tempo indeterminato, erodendo capacità assunzionale che, secondo i lavoratori, avrebbe dovuto essere destinata ai settori più in sofferenza. Nel mirino finiscono inoltre mobilità interna, lavoro agile, lavoro da remoto, valutazione dal basso, buoni pasto, banca ore e protocollo sulle relazioni sindacali, temi sui quali le richieste sindacali sarebbero rimaste inascoltate o attuate in modo parziale.
Il documento parla di pressioni crescenti sul personale, con scadenze sempre più strette, aumento delle pratiche e dei servizi giornalieri, reperibilità telefonica e digitale oltre l’orario di lavoro, richieste di cambi turno, spostamenti di sede e prestazioni aggiuntive. Vengono segnalate anche difficoltà a svolgere la formazione durante l’orario di servizio, compressione dello smart working, criticità sul benessere lavorativo e dinamiche definite stressogene in più aree dell’ente.
La protesta attraversa tutti i settori comunali. Nei servizi amministrativi, civici e demografici i sindacati parlano di un collasso dell’ossatura amministrativa trasversale, con ricadute su gestione del personale, notifiche, procedure per imprese e commercio, contabilità, anagrafe, carte di identità elettroniche, funzioni cimiteriali, segnalazioni dei cittadini e organizzazione dei servizi. Una criticità specifica riguarda il personale esperto cimiteriale, dove l’assenza di turnover viene letta come il possibile preludio a una ulteriore esternalizzazione dei servizi al cimitero monumentale di Staglieno.
Nella polizia locale, secondo il documento sindacale, alla riduzione dell’organico corrisponde l’aumento di compiti, funzioni e progetti, dalla gestione della movida agli interventi antidegrado, dai servizi legati alla sicurezza in movimento fino agli eventi straordinari. Il risultato, per i rappresentanti dei lavoratori, è l’esplosione del lavoro aggiuntivo, l’indebolimento degli uffici e delle unità territoriali, la pressione su flessibilità, reperibilità e prestazioni ulteriori, con conseguenze sulla conciliazione tra vita e lavoro e sul recupero psicofisico.
Nei servizi tecnici, operai e di manutenzione viene segnalato il progressivo assottigliamento degli organici e la carenza di figure specifiche, mezzi, dotazioni e risorse strumentali. La scarsità di personale tecnico, secondo i sindacati, costringe l’ente a ricorrere con frequenza a professionisti esterni, con un aggravio di costi per le casse comunali. Anche la formazione viene indicata come problema, perché spesso organizzata fuori dall’orario di lavoro.
Particolarmente dura la fotografia dei servizi sociali. Le organizzazioni sindacali parlano di carichi non più sostenibili, difficoltà nella garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, personale operativo sotto stress e impossibilità di gestire in modo adeguato casi e richieste. Nel documento vengono richiamate le condizioni di lavoro negli ambiti territoriali sociali, nelle unità dedicate alla presa in carico, nelle politiche abitative e nei servizi per le persone fragili, con sedi giudicate in alcuni casi problematiche per microclima, accessibilità, sicurezza e impianti.
Nei servizi culturali i sindacati denunciano assenza di investimenti assunzionali, erosione degli organici e mancato rispetto dell’impegno alla reinternalizzazione di servizi museali esternalizzati. Viene citato anche il tentativo di esternalizzazione del Museo del Risorgimento-Casa di Giuseppe Mazzini, fermato dalle organizzazioni sindacali. Resterebbero inoltre senza risposte chiare il futuro del sistema bibliotecario civico, dei musei, del polo MuMa, del Museo nazionale dell’emigrazione italiana, della Lanterna e del Museo navale di Pegli. Criticità vengono indicate anche per gli uffici di informazione e accoglienza turistica, dove la carenza di organico si sommerebbe alla crescita dei flussi e a orari di lavoro non oggetto di confronto sindacale.
Nei servizi educativi da zero a sei anni il documento parla di carichi in aumento, burnout diffuso e mancata programmazione. Vengono contestati investimenti ritenuti insufficienti sulle assunzioni a tempo indeterminato dei collaboratori scolastici e la prospettiva di riduzione delle ore di sostegno. Secondo i sindacati, la sperimentazione dell’educatore di plesso rischierebbe di trasformarsi in un taglio lineare mascherato, con meno ore individualizzate per bambini con disabilità certificata e maggiori ricadute sul personale in appalto, in termini di flessibilità, salari e stabilità occupazionale.
Il quadro complessivo, secondo la rappresentanza sindacale unitaria e le sigle firmatarie, è quello di una macchina comunale che continua a garantire servizi grazie allo sforzo del personale, ma senza risposte politiche sufficienti su organici, programmazione, entrate correnti, capacità assunzionale e relazioni sindacali. Da qui la scelta di aprire formalmente il conflitto e chiedere l’intervento del Prefetto per tentare una conciliazione.
La comunicazione è firmata dalla rappresentanza sindacale unitaria del Comune di Genova con Cristian Briozzo, dalla Funzione pubblica Cgil Genova con il segretario generale Luca Infantino, dalla Confederazione italiana sindacati lavoratori Funzione pubblica Liguria con il segretario generale Gabriele Bertocchi, dalla Uil Funzione pubblica Genova con il segretario generale Marco Vannucci, dall’Unione sindacale di base Pubblico impiego Liguria con Massimiliano Ghillino e da Cse-Diccap Genova con il segretario generale Claudio Musicò.
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