#Finsubito news – Parigi chiama, Lagarde lascia. Parte la corsa per la Bce: è derby Spagna-Olanda


La presidente della Bce Christine Lagarde sceglie il giorno del Consiglio direttivo della Bce sui tassi – che restano fermi al 2,50% come da attese, in attesa di un nuovo rialzo a dicembre – per annunciare in un video il suo addio a Francoforte con quasi nove mesi di anticipo. La data da cerchiare sul calendario è il 7 febbraio 2027, e non più la fine di ottobre. Giusto in tempo per le presidenziali francesi del prossimo aprile, in cui i sondaggi danno in vantaggio la leader del Rassemblement national Marine Le Pen. Lagarde ha spiegato la scelta con una franchezza insolita. “Abbiamo un obbligo di neutralità”, ha detto, “è il prezzo che paghiamo per essere indipendenti”. Neutralità che ha un costo che non è più disposta a sostenere: “Non sono a mio agio. Mi interessa la verità e vedo che molto spesso viene danneggiata, contraddetta da rappresentazioni distorte”. È questo il motivo per il quale lascerà prima. “Lascio la Bce per avere libertà di parola, libertà di espressione e la libertà di impegnarmi su questioni che non riguardano la politica monetaria”, ha detto la presidente di Eurotower. Le indiscrezioni la vogliono alla guida del World Economic Forum, ma con la sua uscita anticipata si rincorrono i rumors su una sua discesa nel campo elettorale francese, la corsa per l’Eliseo. Sul suo futuro post Francoforte non ha voluto rispondere, respingendo le domande fino alla fine della conferenza stampa. Secondo fonti del Consiglio direttivo citate da Bloomberg, lasciare la Bce le permetterà di occuparsi di quello che succede in Francia. 

Eppure lo scorso giugno, con i mercati in piena agitazione, assicurava che nelle turbolenze “il capitano della nave deve restare a bordo”. La tempesta, in tutto ciò, non è passata. A settembre l’inflazione nell’area euro è salita al 3,8%, quasi il doppio dell’obiettivo del 2%, spinta dai prezzi energetici legati alla guerra in Iran. La Bce ha già alzato i tassi due volte quest’anno, a giugno e a settembre. Ed è probabile che lo rifaccia a dicembre, anche se al momento il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità di aspettare. L’inflazione di fondo, quella che esclude le voci più volatili come l’energia, è rimasta stabile e i salari finora non hanno reagito. “Se tuttavia la situazione di oggi dovesse essere confermata, la direzione da prendere sarà chiara”. L’economia dell’eurozona, intanto, continua a crescere, sostenuta dagli investimenti delle imprese nell’intelligenza artificiale e dalla spesa pubblica per infrastrutture e difesa. I rincari però hanno colpito la fiducia dei consumatori, e chiedere un prestito costa sempre di più a famiglie e imprese. 

La situazione economica, insomma, suggerirebbe di restare. Ma perché lasciare, fatalità proprio a febbraio? La risposta c’è ed è politica. Il presidente della Bce non viene infatti scelto dalla banca centrale, ma dai governi dell’area euro all’interno del Consiglio Ue, che di solito indicano un nome qualche mese prima delle scadenza del mandato. L’ex direttrice del Fondo monetario internazionale fu nominata a luglio del 2019 per iniziare il suo lavoro a inizio novembre. Se fosse rimasta fino a ottobre 2027, il nome del successore sarebbe stato deciso dopo le presidenziali francesi. Lasciando a febbraio, invece, la decisione per la nuova guida di Eurotower passerà ancora per il presidente francese uscente, Emmanuel Macron. “L’Unione europea si sta cercando di proteggere, almeno in parte, dal rischio che Le Pen vinca le presidenziali”, ha scritto Holger Schmieding, capo economista della banca Berenberg.

Un’osservazione non peregrina. Secondo Politico, i candidati dei partiti moderati francesi perdono terreno a destra e a sinistra e nessuno sembra in grado di arrivare al ballottaggio. Il piano quindi esiste, e non sarebbe neppure nuovo. È lo stesso che aveva rivelato lo scorso febbraio il Financial Times, nello stesso mese in cui il governatore della Banca di Francia aveva annunciato un’uscita anticipata per permettere a Macron di nominare al suo posto il suo capo di gabinetto, Emmanuel Moulin. Una mossa che, esattamente come quella di Lagarde, rischia però di indebolire il risultato finale. “Una partenza programmata in concomitanza con le elezioni nazionali mina la fiducia in un’istituzione che deve essere al di sopra di qualsiasi calcolo politico interno”, ha detto l’eurodeputato tedesco Markus Ferber, membro della commissione parlamentare che dovrà esaminare il nome scelto per succedere a Lagarde.

È tuttavia innegabile che la partita vera si giochi a Parigi. Il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni ha superato il 5% per la prima volta dal 2002 e il governo prevede di pagare 91 miliardi di interessi nel 2027, quasi 12 in più di quest’anno. La Bce ha uno strumento per comprare i titoli di un Paese quando i rendimenti salgono “in modo ingiustificato e disordinato”, ma non l’ha mai usato. “In caso di crollo, le banche centrali devono intervenire, ma al domanda per ogni presidente è come e quando”, ha detto a Bloomberg Peter Praet, ex capo economista della Bce. Una domanda a cui i due favoriti nel totonomi risponderebbe in modo diverso.

Da un lato c’è l’olandese Klaas Knot, 59 anni, ha giudato la banca centrale del suo Paese dal 2011 al 2025. Ai tempi di Mario Draghi, era tra i critici delle politiche espansive, poi ha ammorbidito le sue posizioni, ma resta associato alla linea di rigore dei Paesi del Nord. Secondo i rumors, con lui alla guida, la Bce non sarebbeo così ben disposta a intervenire sui titoli francesi. Dall’altro c’è lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, 55 anni, ex governatore della Banca di Spagna e oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali, descritto dai più come una colomba e forse anche per questo gli economisti lo danno per favorito. Sarebbe la prima volta che la Spagna punta alla presidenza e lo fa dopo aver perso quest’anno il suo seggio nel comitato esecutivo.

Il nome però non sarà scelto da solo. Entro maggio cambierà anche il comitato esecutivo a metà maggio, l’organo che guida la Bce. Oltre a Lagarde lasciano infatti la tedesca Isabel Schnabel, che a gennaio passa all’Fmi e il capo economista Philip Lane. I tre posti saranno negoziati insieme e la nomina finale spetterà ai capi di Stato e di governo a maggioranza qualificata. Ma come ricordato dagli analisti la Bce è un’isituzione politica e non vanno esclusi outsider. In fondo è esattamente quanto successo nel 2019. All’epoca anche Lagarde lo era.


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