Crisi nel centrodestra, Lo Moro: «Murone deve lasciare l’amministrazione»


LAMEZIA TERME Dalle elezioni amministrative dello scorso anno sono passati poco più di dodici mesi e a Lamezia Terme nessuno, francamente, poteva immaginare lo sviluppo e poi la verticalizzazione di una crisi politica così forte e intensa in così poco tempo. Invece ieri pomeriggio a lanciare il sasso, o forse è più appropriato dire il macigno, nello stagno è stata la leader regionale di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, in una conferenza stampa alla presenza – con il chiaro significato di un sigillo che più unitario non si può – dello stato maggiore dei meloniani in Calabria. Nel centrodestra, dunque, dopo assessori dimissionari – o accompagnati alla porta – e dubbi sulla gestione e sulla tenuta del bilancio e dei conti comunali, la presa di posizione di FdI apre una crisi dalle prospettive non facili per il primo cittadino Mario Murone. A ciò va anche aggiunta la circostanza della “trasfigurazione” di un altro partito, e cioè quella Lega divenuta a Lamezia “Futuro Nazionale”, con il leader locale, Domenico Furgiuele, e il gruppo consiliare passati armi e bagagli alla corte del generale Vannacci.

Lo Moro: «Mi preoccupano le difficoltà amministrative»

Un contesto che spinge Doris Lo Moro, ex candidata a sindaco, a esprimere forte preoccupazione suggerendo al primo cittadino Murone una precisa assunzione di responsabilità. «Le difficoltà erano già emerse con le dimissioni dell’assessore al Bilancio e per il fatto che la sua sostituzione ha richiesto molto tempo. D’altro canto – specifica l’ex parlamentare – se oggi appaiono evidenti le difficoltà politiche, mi preoccupano anche e soprattutto quelle amministrative. Siamo a un anno di distanza dall’insediamento di un’amministrazione che ha fatto pochissimo, sempre in ritardo e rincorrendo termini e scadenze. Pensi che a distanza di tempo dalla scadenza dei termini per il rendiconto non abbiamo ancora notizia di una delibera di giunta, a meno che non sia stata fatta in queste ore. Il fatto politico nuovo, eclatante e pesante è la sfiducia espressa non soltanto dal coordinamento regionale di Fratelli d’Italia ma anche dal sottosegretario agli Interni». «Mi allarma molto il fatto – prosegue Lo Moro – che si lascino “liberi” i consiglieri: evidentemente non c’è pieno accordo sulla posizione da prendere. Qualcuno di questi magari voterà il singolo provvedimento, è una cosa che lascia il tempo che trova e che magari può anche fare piacere a chi intende vivacchiare, ma il dato politico incontrovertibile è che la persona più importante in Calabria sotto il profilo politico e amministrativo, la coordinatrice del partito di maggioranza relativa e sottosegretario agli Interni, parli di sfiducia nei confronti dell’amministrazione».
Lo Moro precisa di condividere la sfiducia ma aggiunge qualche elemento in più: «Chi guarda dall’esterno e dall’opposizione non può non notare come il sindaco abbia un atteggiamento anche benevolo, soprattutto nei momenti di difficoltà. L’altro giorno, ad esempio, in commissione abbiamo visto un primo cittadino disarmato che pensava alla possibilità di fare forfeit con il bilancio, di dichiarare l’impossibilità di risanare la situazione finanziaria. Io penso che se lo avesse fatto nel giugno dell’anno scorso avrebbe avuto una qualche credibilità, dando responsabilità all’amministrazione precedente. Dopo un anno in cui le opposizioni hanno sempre segnalato le criticità e contestato le soluzioni dell’amministrazione, continuare a dire che sono errori commessi da altri non ha nessun senso».

«Murone lasci l’amministrazione»

Quella di Doris Lo Moro è una bocciatura senza appello: «Questa amministrazione si è distinta soprattutto per ritardi, inefficienza, difficoltà politiche, voglia di restare a galla. In questo momento mi sento di dire che la soluzione per Murone è quella di lasciare l’amministrazione». Poi il dato politico riferito alla composizione della maggioranza che sostiene Murone: «Non dimentichiamo che oltre a Fratelli d’Italia avanza anche un’altra difficoltà politica, quella del gruppo dei vannacciani e dell’assessore che rappresenterebbe questa forza politica. Vedo come impossibile una coesistenza con altre forze politiche di centrodestra e, in ogni caso, un percorso comune non sarebbe coerente con ciò che accade nel resto d’Italia. Ma mi chiedo anche come potrebbe fare il sindaco Murone a rinunciare all’appoggio dei “vannacciani”, non per i numeri ma per la forza politica che quel gruppo ha rappresentato e per l’influenza elettorale del consigliere Massimo Cristiano e dell’onorevole Furgiuele in una precisa zona della città, Sambiase, grazie alla quale Murone ha vinto». «Il sindaco – prosegue ancora Lo Moro – sta dividendo la città facendola tornare indietro a Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. Prima che succeda l’irreparabile dovrebbe fare un’analisi seria e verificare se può restare al suo posto, se i voti che ha avuto e che lo hanno fatto vincere proprio nella zona di Sambiase siano voti rinunciabili o se, invece, siano stati talmente determinanti che escluderli significherebbe dover rinunciare al governo della città».

«L’incapacità amministrativa e politica è diventata evidente»

Quanto all’ipotesi di una sostituzione del gruppo ex Lega con quello del consigliere regionale Gianpaolo Bevilacqua, Doris Lo Moro non ha dubbi: «Sarebbe veramente un’offesa alla democrazia. Penso che ormai il re sia nudo, l’incapacità amministrativa e politica è diventata talmente evidente che la cosa da fare, la cosa che chiederei a Murone, è un gesto di responsabilità allontanandosi dall’amministrazione».
L’ex candidata a sindaco poi ragiona sui tempi della crisi: «Ho sempre pensato che la competenza acquisita negli anni fosse determinante per il futuro di questa città, era decisiva. Murone sapeva di non avere l’esperienza e pensare di potercela fare è stato un atto temerario. Detto ciò, non mi aspettavo le difficoltà a distanza così ravvicinata, però devo essere sincera: in quest’anno non abbiamo visto fare nulla. Io, peraltro, non sono neanche intervenuta molto spesso per fare interrogazioni su fatti che non erano strategici, che non erano di importanza fondamentale. Non l’ho fatto proprio per dare il tempo all’amministrazione di crescere e di consolidarsi». «Purtroppo – conclude Lo Moro – non abbiamo visto nulla di tutto questo. Per l’amministrazione e per il sindaco credo che avere responsabilità significhi prendere atto di non avercela fatta». (redazione@corrierecal.it)

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 Redazione Corriere

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