29/05/2026 – L’Italia arriva alla scadenza del 29 maggio 2026 senza il recepimento della Direttiva Case Green, la Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia. La data fissata dalla EPBD per l’adeguamento degli ordinamenti nazionali non si traduce quindi, per il momento, in nuove regole operative per proprietari, progettisti e imprese.
Il mancato recepimento della Direttiva UE 2024/1275 non fa scattare automaticamente obblighi di ristrutturazione per i singoli immobili ma lascia l’Italia senza le nuove disposizioni nazionali necessarie per raggiungere gli obiettivi europei: riduzione dei consumi degli edifici residenziali, soglie di prestazione per il non residenziale, nuovi edifici a emissioni zero, aggiornamento dell’APE, impianti solari, passaporti di ristrutturazione e strumenti di sostegno.
Il ritardo segue il mancato invio della prima proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che avrebbe dovuto essere trasmessa alla Commissione europea entro il 31 dicembre 2025 e per cui Bruxelles ha già avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Il piano definitivo dovrà essere inviato entro il 31 dicembre 2026.
Per il momento, dunque, si è ben lontani dalla definizione del nuovo quadro normativo nazionale necessario per programmare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.
Direttiva Case Green, obiettivo edifici a zero emissioni al 2050
La Direttiva Case Green promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dal settore edilizio. L’obiettivo finale è arrivare, entro il 2050, a un patrimonio immobiliare europeo decarbonizzato e trasformato progressivamente in un parco di edifici a zero emissioni.
La EPBD 2024 interviene su più livelli: edifici residenziali e non residenziali, nuove costruzioni, attestati di prestazione energetica, impianti solari, calcolo delle emissioni lungo il ciclo di vita, passaporti di ristrutturazione, sportelli unici e strumenti finanziari.
La Direttiva europea non impone un obbligo uniforme e immediato su tutti gli immobili ma fissa obiettivi comuni e lascia agli Stati membri il compito di costruire traiettorie nazionali, criteri applicativi, priorità di intervento e misure di accompagnamento.
Per l’Italia, il recepimento dovrà chiarire molti aspetti operativi: come individuare gli edifici con le prestazioni peggiori, come aggiornare l’APE, come applicare le soglie per il patrimonio non residenziale, quali criteri adottare per gli impianti solari e quali strumenti finanziari attivare per sostenere la riqualificazione.
Edifici residenziali, riduzione dei consumi e priorità agli immobili peggiori
Per gli edifici residenziali, la Direttiva Case Green introduce una traiettoria nazionale di riduzione del consumo medio di energia primaria dell’intero parco immobiliare abitativo. Gli Stati membri dovranno assicurare una diminuzione di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2020.
La riduzione dovrà essere calcolata sull’intero patrimonio residenziale nazionale, lasciando agli Stati la scelta degli strumenti più adatti per raggiungere il risultato, dando priorità agli edifici meno efficienti. Almeno il 55% del calo dei consumi dovrà essere ottenuto attraverso la ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori.
La logica della Direttiva è concentrare gli interventi dove il potenziale di risparmio energetico è più alto e dove la riqualificazione può incidere anche sulla riduzione della povertà energetica. Il recepimento italiano dovrà quindi definire i criteri per individuare gli immobili con le prestazioni peggiori, i dati da utilizzare e le misure di sostegno da collegare a questi interventi.
Per proprietari, condomìni, progettisti e imprese, questo sarà uno dei passaggi più importanti, perché da queste scelte dipenderanno priorità, incentivi, modalità di accesso agli strumenti finanziari e programmazione degli interventi.
Edifici non residenziali, soglie dal 2030 e dal 2033
Per gli edifici non residenziali, la EPBD 2024 prevede un meccanismo diverso da quello definito per il residenziale. Gli Stati membri dovranno fissare soglie massime di prestazione energetica, espresse in kWh/mq anno, sulla base del patrimonio edilizio non residenziale esistente al 1° gennaio 2020.
La Direttiva prevede due scadenze principali. Dal 2030, tutti gli edifici non residenziali dovranno collocarsi al di sotto della soglia corrispondente al 16% degli edifici con le prestazioni peggiori. Dal 2033, dovranno essere al di sotto della soglia corrispondente al 26% degli edifici con le prestazioni peggiori.
Le soglie potranno essere definite sull’intero patrimonio non residenziale o per tipologie e categorie di edifici. Il recepimento dovrà stabilire modalità di classificazione, criteri di verifica, possibili esenzioni e misure da adottare nei casi in cui una ristrutturazione complessiva presenti una valutazione costi-benefici sfavorevole.
Questo capitolo sarà particolarmente rilevante per uffici, scuole, edifici commerciali, strutture pubbliche, immobili direzionali e patrimonio destinato ad attività produttive o terziarie. Le regole nazionali dovranno indicare come verificare il rispetto delle soglie e come programmare gli interventi sugli edifici più energivori.
Nuovi edifici a emissioni zero, cosa sono gli ZEB
Tra le principali novità della Direttiva Case Green c’è il riferimento agli edifici a emissioni zero, indicati anche come Zero Emission Building – ZEB.
La Direttiva definisce edificio a emissioni zero un edificio ad altissima prestazione energetica, con fabbisogno di energia nullo o molto basso, senza emissioni in loco di carbonio da combustibili fossili e con emissioni operative di gas serra pari a zero o molto basse.
Le scadenze sono differenziate. Gli edifici di nuova costruzione di proprietà di enti pubblici dovranno essere a emissioni zero dal 1° gennaio 2028. Tutti gli altri nuovi edifici dovranno rispettare questo standard dal 1° gennaio 2030.
Per coprire il fabbisogno energetico degli ZEB, la Direttiva considera diverse soluzioni: energia rinnovabile prodotta in loco o nelle vicinanze, energia fornita da comunità energetiche rinnovabili, teleriscaldamento e teleraffrescamento efficienti, energia da fonti prive di carbonio.
Il recepimento nazionale dovrà definire i criteri applicativi per il contesto italiano, anche in relazione alle metodologie di calcolo, alle soglie di emissione, al ruolo delle rinnovabili e agli standard minimi da rispettare nelle nuove costruzioni.
APE, nuova scala energetica e GWP nel ciclo di vita
La Direttiva interviene anche sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE) che dovrà essere aggiornato secondo un modello più armonizzato a livello europeo, con una scala da A a G. La classe A corrisponderà agli edifici a emissioni zero. La classe G rappresenterà gli edifici con le prestazioni peggiori del parco nazionale al momento dell’introduzione della nuova scala. L’obiettivo è rendere gli attestati più comparabili, più leggibili e più utili anche per orientare finanziamenti, compravendite, locazioni e strategie di ristrutturazione.
Inoltre, la Direttiva introduce il calcolo del Global Warming Potential – GWP, cioè il potenziale di riscaldamento globale dell’edificio nel corso del ciclo di vita. L’obbligo scatterà dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici con superficie coperta utile superiore a 1.000 mq e dal 1° gennaio 2030 per tutti gli edifici di nuova costruzione.
Questo passaggio modifica i criteri per la valutazione dell’edificio: l’attenzione non riguarda solo i consumi nella fase d’uso, ma anche le emissioni associate ai materiali, alla costruzione, alla sostituzione dei componenti, alla demolizione, al trasporto e alla gestione dei rifiuti.
Per progettisti e certificatori, la revisione dell’APE e l’introduzione progressiva del GWP potranno incidere sulle modalità di valutazione energetica e ambientale degli edifici, soprattutto nelle nuove costruzioni e negli interventi di riqualificazione più rilevanti.
Passaporto di ristrutturazione e sportelli unici
Tra gli strumenti previsti dalla EPBD 2024 c’è il passaporto di ristrutturazione, una tabella di marcia su misura per programmare gli interventi di riqualificazione energetica profonda in più fasi.
Il passaporto sarà uno strumento volontario per i proprietari, ma potrà assumere un ruolo importante nella pianificazione tecnica ed economica degli interventi. La sua funzione è evitare interventi non coordinati, indicare le priorità e guidare il proprietario verso la trasformazione dell’edificio in un immobile a emissioni zero entro il 2050.
La Direttiva prevede anche il rafforzamento degli sportelli unici per la ristrutturazione energetica. Queste strutture dovranno fornire assistenza tecnica, consulenza indipendente e supporto nella ricerca di strumenti finanziari, con particolare attenzione alle famiglie vulnerabili, alle persone in povertà energetica e ai soggetti con minore capacità di investimento.
Nel recepimento italiano dovranno essere definite le modalità di funzionamento di questi strumenti, il rapporto con l’APE, il ruolo dei professionisti abilitati e il collegamento con eventuali incentivi o misure finanziarie.
Solare sugli edifici e impianti termici: cosa cambia
La Direttiva Case Green dedica un capitolo specifico all’energia solare negli edifici. I nuovi edifici dovranno essere progettati in modo da ottimizzare il potenziale di produzione solare e consentire l’installazione successiva di tecnologie efficienti sotto il profilo dei costi.
Gli Stati membri dovranno assicurare l’installazione di impianti solari adeguati, dove tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile. Le prime scadenze riguardano i nuovi edifici pubblici e non residenziali con superficie coperta utile superiore a 250 mq, entro il 31 dicembre 2026.
Seguono gli edifici pubblici esistenti, gli edifici non residenziali esistenti sottoposti a ristrutturazione importante o a interventi autorizzativi rilevanti, i nuovi edifici residenziali e i nuovi parcheggi coperti adiacenti agli edifici.
Il recepimento dovrà stabilire criteri ed esenzioni, tenendo conto del potenziale tecnico ed economico, delle caratteristiche degli edifici e della possibile combinazione degli impianti solari con altri usi della copertura, come tetti verdi o altri impianti per servizi edilizi.
Sul fronte degli impianti termici, la Direttiva orienta gli Stati membri verso la progressiva eliminazione dei combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffrescamento.
Dal 1° gennaio 2025 non sono più previsti incentivi finanziari pubblici per l’installazione di caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, salvo specifiche eccezioni legate a investimenti già selezionati prima del 2025 nell’ambito di fondi europei.
Restano possibili incentivi per sistemi ibridi con una quota significativa di energie rinnovabili, come l’abbinamento tra caldaia e solare termico o pompa di calore.
Cosa succede dal 30 maggio 2026
Il 30 maggio 2026 non segna l’avvio automatico di nuovi obblighi di ristrutturazione per i proprietari italiani. Gli obblighi sostanziali previsti dalla Direttiva Case Green – requisiti per il residenziale e il non residenziale, aggiornamento dell’APE, passaporto di ristrutturazione, impianti solari e misure di sostegno – hanno bisogno delle norme nazionali di recepimento per diventare pienamente operativi in Italia.
Nel frattempo però è stata già avviata una fase preparatoria a livello europeo: nel 2025 la Commissione ha messo a disposizione degli Stati membri gli strumenti per l’attuazione della EPBD: modelli per i Piani nazionali di ristrutturazione, fogli di calcolo per l’analisi del patrimonio edilizio, indicazioni sulla consultazione pubblica, orientamenti interpretativi e pratici, oltre al quadro metodologico per calcolare i livelli ottimali in funzione dei costi dei requisiti minimi di prestazione energetica.
Quindi, dal 30 maggio 2026 l’Italia dovrebbe aver già trasformato questo quadro europeo in disposizioni nazionali. In assenza di recepimento, continuano ad applicarsi le regole italiane vigenti, ma resta scoperto il passaggio che deve tradurre gli strumenti europei in criteri operativi per progettisti, certificatori, imprese, proprietari e pubbliche amministrazioni.
Il nodo principale non è quindi l’entrata in vigore automatica di nuovi obblighi sugli immobili, ma l’assenza di una disciplina nazionale aggiornata per applicare la EPBD.
Il recepimento italiano della Direttiva Case Green
Il recepimento italiano dovrà trasformare la Direttiva Case Green in regole operative. Dovrà chiarire la traiettoria per il residenziale, le soglie per il non residenziale, i criteri per gli edifici a emissioni zero, l’aggiornamento dell’APE, le modalità di calcolo del GWP, le regole per il solare sugli edifici, il funzionamento del passaporto di ristrutturazione e gli strumenti di assistenza tecnica.
Al recepimento della Direttiva Case Green deve seguire il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Come detto prima, la prima proposta avrebbe dovuto essere trasmessa alla Commissione europea entro il 31 dicembre 2025, il piano definitivo entro il 31 dicembre 2026.
Il Piano è lo strumento con cui ogni Stato membro deve programmare la trasformazione del patrimonio edilizio nazionale, individuando obiettivi, tappe intermedie, fabbisogni di investimento, fonti di finanziamento e misure di sostegno per la riqualificazione energetica, coordinando le misure per edifici residenziali e non residenziali, individuando le priorità di intervento e fornendo un quadro di riferimento stabile agli operatori.
ENEA per un parco edilizio a zero emissioni
Per accelerare la transizione verso edifici a zero emissioni, supportando l’attuazione della Direttiva Case Green, Enea e 7 altri partner da 7 paesi europei lanciano il progetto BREEZE che si propone di raccogliere e armonizzare le informazioni sul patrimonio edilizio in tre paesi pilota (Italia, Francia e Polonia), sviluppare strumenti open source per pianificare scenari di ristrutturazione ed estendere poi i risultati ad altri Paesi europei.
Nel progetto, ENEA svilupperà una metodologia replicabile per definire scenari di riqualificazione per il patrimonio edilizio residenziale, supportando gli Stati membri nella redazione dei Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici richiesti dalla EPBD.
Tra le attività del progetto BREEZE rientrano anche la realizzazione di linee guida per l’integrazione degli impianti fotovoltaici nelle ristrutturazioni edilizie e la valutazione della qualità dell’ambiente interno, mediante indicatori e protocolli che tengano conto del comfort e della salute degli occupanti, oltre che dell’efficienza energetica.
Finco: regole chiare e incentivi stabili per la riqualificazione energetica
Finco, la Federazione Industrie Prodotti, Impianti, Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni e la Manutenzione Edile, Stradale e dei Beni Culturali, richiama l’attenzione sulla necessità di definire rapidamente un quadro normativo nazionale chiaro e stabile per accompagnare la transizione energetica del patrimonio edilizio italiano.
La Federazione sottolinea come la direttiva europea rappresenti un’occasione strategica per modernizzare il settore delle costruzioni, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e sostenere la produzione nazionale, ma evidenzia anche la necessità di adottare un approccio pragmatico, calibrato sulle specificità del patrimonio immobiliare italiano e sulle differenti esigenze climatiche del Paese, dove il tema del raffrescamento estivo assume un peso crescente accanto a quello del riscaldamento invernale.
Secondo Finco, sarà fondamentale il ruolo del patrimonio pubblico, incluse le proprietà delle amministrazioni locali, come leva per accelerare gli interventi di riqualificazione energetica. La Federazione chiede inoltre un confronto stabile con gli stakeholder della filiera, comprese le imprese specialistiche e superspecialistiche, ritenute essenziali per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione previsti dalla direttiva.
Tra le richieste avanzate ci sono: la semplificazione degli adempimenti burocratici, la definizione di incentivi sostenibili nel tempo e il ritorno di strumenti di sostegno economico come la cessione del credito e lo sconto in fattura, accompagnati però da sistemi rigorosi di controllo e tracciabilità degli interventi. Particolare attenzione viene posta anche ai condomìni, all’autoconsumo energetico e allo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili, oltre che al principio di neutralità tecnologica e alla qualità della posa in opera dei componenti per l’efficienza energetica, come i serramenti. Sul fronte energetico, infine, viene ribadita l’urgenza di favorire l’installazione degli impianti rinnovabili, superando le restrizioni normative ancora presenti in alcuni contesti regionali.
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Rossella Calabrese
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