Dopo l’interrogazione di Donatella Alfonso sugli episodi di Pianderlino e Quinto, l’assessora al sociale condanna le aggressioni dei gruppi incappucciati e sollecita l’attivazione di una struttura ad altissima complessità per i ragazzi con problemi psichiatrici, dipendenze o situazioni educative non gestibili nei percorsi ordinari

I gravi episodi avvenuti a Pianderlino e a Quinto, dove alcuni minori stranieri non accompagnati sarebbero stati aggrediti da gruppi di persone incappucciate, arrivano in consiglio comunale e riaprono il confronto su sicurezza, accoglienza, tutela dei ragazzi più fragili e rischio di ronde. A sollevare il tema è stata Donatella Alfonso, consigliera comunale del Partito Democratico, con un’interrogazione rivolta alla giunta dopo una settimana segnata da fatti di cronaca, tensione nei quartieri e narrazioni social giudicate sempre più pericolose.

Il primo episodio richiamato in aula risale alla tarda serata di martedì scorso, poco prima della mezzanotte, nella zona di Pianderlino, sulle alture cittadine. Secondo quanto ricostruito nell’intervento di Alfonso, un minore straniero non accompagnato, mentre si trovava alla fermata dell’autobus, sarebbe stato aggredito da una ventina di persone incappucciate armate di bastoni e mazze. Una vicenda sulla quale sono in corso indagini e che ha creato forte allarme, anche perché è stata seguita, nella notte tra sabato e domenica, da un altro episodio ai giardini di Quinto, dove un gruppo di ragazzi si sarebbe confrontato con un gruppo di incappucciati e la situazione sarebbe poi degenerata in una rissa.

Il punto posto dalla consigliera non riguarda soltanto la ricostruzione giudiziaria dei singoli fatti, che spetterà agli inquirenti chiarire. Donatella Alfonso ha sottolineato che eventuali responsabilità dei ragazzi devono essere accertate, identificate e sanzionate secondo la legge, ma ha messo in guardia da un salto di qualità ritenuto inaccettabile: la nascita di iniziative private di controllo, vendetta o intimidazione. «Le leggi italiane e la Costituzione non prevedono certo la nascita di ronde», ha osservato la consigliera, richiamando il ruolo della giustizia e delle istituzioni davanti a situazioni che intrecciano disagio sociale, sicurezza e tutela dei minori.
Nell’interrogazione, la consigliera Dem ha chiesto anche quale sia oggi la condizione dei minori stranieri non accompagnati accolti nelle strutture genovesi. Una situazione che, secondo la consigliera, risulta complessa e spesso appesantita dalla scarsità di risorse, dai ritardi nei finanziamenti, dalla difficoltà di garantire tutele adeguate e dalla carenza di figure di accompagnamento. In questo quadro, alcuni ragazzi rischiano di essere più esposti al ricatto della criminalità organizzata e a percorsi di marginalità. La consigliera ha inoltre chiesto quali strumenti possano essere messi in campo contro le strumentalizzazioni sui social, dove in questi giorni sarebbero circolate ricostruzioni parziali, messaggi aggressivi e contenuti pubblicati anche da sedicenti testate giornalistiche prive di reale riconoscibilità.
A rispondere in aula è stata l’assessora al sociale Cristina Lodi, che ha confermato la forte preoccupazione nelle comunità, tra gli educatori e tra gli stessi ragazzi accolti. L’assessora ha riferito che i minori aggrediti non avrebbero riportato conseguenze gravissime, pur avendo avuto necessità di cure ospedaliere, e ha ribadito una condanna netta per quanto accaduto. Lodi ha spiegato che il tema è stato affrontato anche nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, dove è stato confermato che le indagini sono in corso per individuare i responsabili.
«Ci auspichiamo che la giustizia faccia il suo corso e che vengano trovati velocemente i responsabili», ha detto l’assessora, ringraziando il tribunale per i minorenni, la procura minorile e la polizia locale per il lavoro avviato. Con l’assessora alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi, ha spiegato l’assessora, sono state concordate alcune azioni, tra cui incontri con i ragazzi per ascoltarli, spiegare loro che cosa sta accadendo e indicare quali comportamenti possano essere più tutelanti in questa fase di particolare tensione.
Il nodo strutturale, secondo l’assessora, è però un altro: il sistema di accoglienza presenta buchi che non possono essere scaricati sulle comunità ordinarie. Cristina Lodi ha ricordato che manca ancora una struttura ad altissima complessità, la cui attivazione compete alla Regione, capace di accogliere ragazzi con problematiche molto gravi, tra difficoltà psichiatriche, dipendenze e situazioni educative ingestibili dentro percorsi ordinari. È una richiesta che il Comune ha portato anche al tavolo in Prefettura con la sindaca Silvia Salis, proprio perché le comunità attuali non sono progettate per rispondere a casi che richiedono un presidio sanitario e specialistico continuo.
L’assessora ha spiegato che oggi l’accoglienza prevista dal Sistema di accoglienza e integrazione è paragonabile a un contesto familiare con figure educative socio-pedagogiche incaricate di affiancare il minore. Ma non si tratta di strutture sanitarie: non dispongono di personale medico, infermieri, psichiatri o psicologi stabilmente presenti. Per questo, secondo l’assessora, quando emergono situazioni di forte complessità serve una risposta diversa, perché non si può pretendere che semplici operatori sociali gestiscano da soli casi che richiedono interventi clinici, educativi e di sicurezza coordinati.
Nel suo intervento l’assessora ha voluto anche distinguere con nettezza tra la maggioranza dei minori accolti e una quota molto ridotta di situazioni problematiche. Secondo Cristina Lodi, circa il 95 per cento dei minori stranieri non accompagnati presenti nei percorsi cittadini segue cammini positivi, scolastici, formativi o di inserimento. Esiste però un 5 per cento di casi di grande complessità, per i quali è necessario un approccio specifico, capace di prevenire derive delinquenziali senza confondere l’intero sistema dell’accoglienza con pochi percorsi difficili.
È proprio su questo punto che l’assessora ha richiamato il rischio della semplificazione. «La sicurezza a Genova non dipende dai minori stranieri non accompagnati», ha detto Lodi, spiegando che diritti e doveri valgono per tutti, minori e adulti, e che l’applicazione delle regole può aiutare i ragazzi a crescere solo se accompagnata da strumenti adeguati. Stigmatizzare un’intera categoria, ha aggiunto in sostanza l’assessora, non risolve i problemi, ma rischia di renderli più gravi, alimentando paura e reazioni fuori dal perimetro della legalità.
Nella replica, Donatella Alfonso ha ringraziato Cristina Lodi per le precisazioni e ha auspicato che il Comune continui a sollecitare l’istituzione della struttura ad altissima complessità. La consigliera del PD ha richiamato la necessità di proseguire un lavoro comune con tutte le realtà coinvolte: forze dell’ordine, procura, tribunale per i minorenni, Azienda sanitaria locale e servizi territoriali, soprattutto per quanto riguarda prevenzione, uso di droghe e gestione dei ragazzi più fragili.
Il confronto in aula conferma quanto il tema sia diventato uno dei più delicati della fase politica e sociale genovese. Da una parte ci sono episodi gravi, indagini in corso e una richiesta di sicurezza che arriva dai quartieri. Dall’altra c’è il rischio che la paura venga trasformata in stigma verso minori già vulnerabili, fino a giustificare gruppi incappucciati, ronde e forme di violenza privata. La linea indicata dall’amministrazione è quella di tenere insieme due piani: accertare le responsabilità, sanzionare chi commette reati e rafforzare le risposte istituzionali, ma senza permettere che la città scivoli verso la caccia al capro espiatorio.
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