in Italia il suicidio assistito è una lotteria sanitaria


È attesa per oggi la sentenza della Corte Costituzionale che si esprimerà su una delle quattro condizioni necessarie affinché si possa accedere al suicidio assistito in Italia: il sostegno vitale.

Oggi la Corte Costituzionale deve decidere se mantenere o modificare tale requisito. Il dubbio è che questa condizione sia discriminatoria, perché esclude malati gravissimi che non sono attaccati a macchinari. Se la Corte dichiarerà incostituzionale il requisito, molte più persone con patologie irreversibili potranno accedere legalmente al suicidio assistito nel nostro Paese.

Il tema del suicidio assistito è un tema che divide profondamente l’opinione pubblica e la politica italiana incapace di varare una legge sul fine vita, nonostante i richiami della Consulta. 

Per approfondire questo vuoto normativo, che incide in maniera drammatica sulla vita e sui diritti di tante persone malate e sui loro familiari, abbiamo intervistato il coordinatore della campagna sul fine vita dell’Associazione Luca Coscioni, Matteo Mainardi. 

L’associazione Coscioni si batte da anni per le libertà civili e il diritto all’autodeterminazione dei malati e ha avuto il merito di aprire la strada per la battaglia legale sul suicidio assistito in Italia. 

Suicidio assistito, è davvero possibile accedervi in Italia?

D: Nelle ultime settimane il tema del suicidio assistito è tornato al centro del dibattito pubblico. L’Italia non ha ancora una legge sul fine vita. Oggi, concretamente, una persona che rispetta i criteri stabiliti dalla Consulta può accedere al suicidio medicalmente assistito oppure no?

R: Il diritto sulla carta c’è, ma che sia realmente esigibile è un altro discorso. Oggi si può fare la richiesta di assistenza alla morte volontaria direttamente alla propria Asl, che dovrebbe attivare un’equipe multidisciplinare di medici che vadano a casa della persona e ne verifichino le condizioni.

Dovrebbero stilare una relazione da inviare poi anche al comitato etico territorialmente competente che dovrebbe dare il proprio parere, che riguarda i requisiti fissati dalla Corte costituzionale per accedere alla pratica e poi dovrebbe arrivare il via libera o meno. 

C’è un problema, poiché questo diritto è riconosciuto dalla Corte Costituzionale, ma non essendoci una legge questi passaggi che sono anche pochi rischiano di diventare molto lunghi e molto spesso servono diffide alla Asl anche solo per fare la prima visita perché non c’è una garanzia sulle procedure e le tempistiche. 

Mainardi: “Esistono disuguaglianze. Serve una legge nazionale”

D: In Italia si parla spesso di accesso “a macchia di leopardo”. Esistono differenze reali tra regioni o aziende sanitarie? E nella pratica quanto è davvero accessibile il percorso oggi?

R: Esistono delle disuguaglianze. Al momento sono solo due le regioni che si sono dotate di una legge regionale che almeno riconosce quelle procedure e delle tempistiche e sono la Toscana e la Sardegna. In tutte le altre regioni la situazione è appunto a macchia di leopardo con differenze addirittura tra Asl e Asl.

Al momento la situazione è molto frammentata e almeno le leggi regionali fanno sì che all’interno di quella regione le procedure siano uniformi. Per dare uniformità completa servirebbe una legge nazionale, ma non sembra si stia lavorando per arrivarci in questo momento.

Mainardi boccia la proposta del governo: “Nascerà già come legge incostituzionale”

D: Il percorso legislativo sul fine vita si è nuovamente rallentato al Senato. Sono almeno due le proposte attualmente al vaglio: cosa introducono e qual è il giudizio.

R: La proposta principale in questo momento è la proposta del governo. Nonostante siano quattro anni che all’interno delle commissioni si sta discutendo del tema, tutte le proposte e le discussioni fatte, in realtà sono state spazzate via da una proposta di legge calata dall’alto che di fatto è la proposta del governo.

Una proposta che fa addirittura passi indietro rispetto a quello che la Corte Costituzionale ha già detto essere un diritto degli italiani, quindi una legge che, se mai verrà approvata, nascerà già come legge incostituzionale.

D: Perché?

R: Innanzitutto pone tutta la procedura al di fuori del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). La Corte è stata molto chiara nel dire che le procedure di verifica delle condizioni della persona e poi l’aiuto devono avvenire all’interno del SSN. In questa proposta si dice che sono i privati a doversi occupare di questa materia. 

Si modifica, poi, il requisito della dipendenza dai trattamenti di sostegno vitale con il requisito della dipendenza da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, che sembra nulla ma il cambio di terminologia cambia completamente questo requisito di accesso. 

Perché se con i trattamenti di sostegno vitale la stessa Corte ci dice che potevano essere inclusi anche, ad esempio, trattamenti farmacologici, cambiando questo requisito vuol dire che solo i macchinari che sostituiscono una funzione – come può essere la funzione respiratoria – possono essere ritenuti validi per poter accedere alla procedura di suicidio assistito.

Questo restringe di tantissimo la platea di persone che potrebbero aver diritto e addirittura si discrimina tra malati e malati. 

Un ultimo passaggio è quello delle tempistiche: secondo la proposta di legge del governo una persona prima di poter accedere al suicidio assistito potrebbe aspettare anche 5 mesi, che è un tempo che una persona che si trova nella fase terminale della vita spesso non ha davanti a sé. 

“Sul fine vita abbiamo assistito a un teatrino politico”

D: Dove porteranno allora queste proposte?

R: Queste proposte di legge non andranno da nessuna parte perché sono passati 4 anni dall’inizio della legislatura a primavera prossima, o autunno prossimo, si tornerà a votare e in questi anni non abbiamo un’approvazione di questa proposta di legge neanche da un ramo del Parlamento. 

Quello a cui abbiamo assistito è un teatrino politico. Arriva un caso che diventa un caso mediatico, o la Corte Costituzionale dice qualcosa, a quel punto si avvia la discussione per un paio di settimane. Finito il momento mediatico torna tutto nel silenzio: non c’è l’intenzione di fare questa legge.

Ad onor del vero non c’è una volontà da questa maggioranza ma neanche dalle maggioranze precedenti, nessuno ha mai voluto affrontare questo tema. Siamo davanti ad una fase di dibattito puramente mediatico. 

Chi può permetterselo va all’estero: l’accusa sul fallimento del sistema italiano

D: Se una persona presenta oggi la domanda, qual è il primo passo, chi la prende in carico e quali sono i passaggi successivi fino a una eventuale autorizzazione?

R: Il primo passo è quello di scrivere o una raccomandata o una pec alla direzione sanitaria della propria asl in cui si chiede l’avvio della procedura di valutazione delle proprie condizioni salute per poter accedere al suicidio assistito. 

In linea puramente teorica a quella richiesta si dovrebbe rispondere in tempi congrui, cosa che purtroppo non avviene. È per questo che le persone molto spesso o fanno la richiesta e poi trovano altre soluzioni o sono costrette a contattare degli avvocati che possano diffidare l’Asl e portare avanti questa procedura. 

La richiesta dalla valutazione delle condizioni di salute è la parte più importante, che dovrebbe essere seguita con maggiore attenzione da parte delle Asl, non per forza per permettere a quelle persone di accedere al suicidio assistito. 

Se hai una persona che fa una richiesta di morte volontaria, devi intervenire subito, se non altro per vedere se ci sono alternative per quella persona. Molto spesso è solo una richiesta di aiuto, e non dobbiamo pensare che se non si fa quel percorso allora la persona non arriva alla morte. 

Se riusciamo a intercettare questi bisogni e queste persone attraverso il sistema sanitario pubblico forse un po’ di alternative le riusciamo a trovare a persone che esprimono un bisogno: il bisogno di non soffrire o comunque di gestire il proprio fine vita che per stesse ritengono dignitoso.

Cos’è il testamento biologico e chi può farlo?

D: Sul sito dell’associazione Coscioni è possibile scaricare il modulo per le DAT, il testamento biologico: Che cosa sono le DAT, chi può farle e quale valore hanno concretamente nella pratica medica quotidiana?

R: Il testamento biologico è uno strumento con cui ciascuna persona maggiorenne può indicare oggi per il futuro quali trattamenti vorrà accettare o meno nel caso in cui, in futuro, non sia più capace di prendere decisioni autonome. 

Tutte le persone maggiorenni lo possono fare, si può fare anche prendendo un pezzo di carta e scrivendo di proprio pugno quali sono le proprie volontà. Le associazioni mettono a disposizione dei modelli pre-impostati per facilitare la compilazione di questi documenti. 

Per dargli valore legale va depositato in ufficio di stato civile del comune di residenza o presso un notaio. Una volta depositati vengono inviati ad una banca data nazionale e quindi qualsiasi struttura sanitaria può accedervi.

Al momento, dall’ultimo accesso agli atti in tutti i comuni italiani esistono poco meno di 280 mila testamenti biologici depositati, c’è un aumento del 20% rispetto all’anno precedente quindi è in crescita, ma siamo ancora di fronte a numeri molto bassi se pensiamo ai 60 milioni di persone che ci sono in Italia. 

Questo dipende dal fatto che non è mai stata fatta una campagna informativa nonostante la legge che ha introdotto il testamento biologico nel nostro paese la prevedesse. 


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Maria Rita Esposito

Source link

Di