Al Museo Civico di Poli una mostra internazionale in cui le vite degli artisti diventano opere: sperimentazioni, linguaggi e storie da quattro Paesi europei
Le lingue si mescolano nella sala del museo. Italiano, francese, qualche parola in fiammingo, sorrisi, strette di mano. Qualcuno si sofferma su un quadro, qualcun altro discute di tecniche, colori, fotografia.
All’ingresso una testa di Poseidone, realizzata con frammenti di legno recuperato e inserti in cuoio, introduce al tema: la materia che resta e cambia forma.
Il Museo Civico del Territorio di Poli, dal 19 al 23 giugno, ha ospitato “Orizzonti dell’Anima”, un’esposizione internazionale che ha riunito autori provenienti da Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo. Più che una rassegna, è stato un incontro di biografie.
Poli, piccolo borgo tra Tivoli e Palestrina, a pochi chilometri da Roma, sembra lontano dai principali circuiti dell’arte contemporanea. Eppure, per cinque giorni, gli spazi del museo hanno accolto lavori molto diversi tra loro, ma accomunati dall’esigenza di raccontare qualcosa sull’essere umano e sul suo rapporto con il mondo.
Storie diverse, un solo linguaggio
Tra i visitatori c’è chi si ferma davanti ai quadri di Pierluigi Bruno. Quando non dipinge è un agente della Polizia Stradale di Foggia, abituato a osservare il movimento delle persone. Nelle sue tele quel mondo si trasforma: tratti espressionisti, volti privi di contorni, atmosfere cariche di tensione. Temi legati al transumanesimo e al confine sempre più sottile tra uomo e macchina.
Poco più in là, la materia cambia natura, lo stesso principio della testa di Poseidone. Anouk Tisserand lavora con il cartone degli imballaggi, degli scatoloni, degli oggetti destinati a essere dimenticati. Nei suoi collage il riuso diventa linguaggio.
Anche Christophe lavora sul recupero dei materiali. Legni ed elementi consumati dal tempo sono sottratti all’abbandono e reinseriti in una nuova narrazione, quella che custodisce una storia.
Lo stesso tema, in forma diversa, nelle sculture di Olivier Hodapp. L’artista affronta il legno munito di motosega. Uno strumento che agisce sulla materia per sottrazione. Al suo fianco, Katherine, compagna di vita e di lavoro.
A destra, Pulk con un’opera dedicata al campanile barocco, simbolo di Poli; accanto, la testa di Poseidone realizzata da Christophe (ph. autore)
L’atmosfera cambia ancora davanti alle tele di Jean-Luc Racenet, surrealista. Figure simboliche, paesaggi interiori, il sogno che entra nella realtà senza chiedere permesso.
Non lontano da Racenet, Stefano Azzena fa convivere il mondo classico e la cultura pop. Quando lascia lo studio è buyer per la SIAE.
Tra gli astrattisti, Claudio Cori richiama la lezione di Afro Basaldella; mentre Pulk, iperrealista, noto come il pittore delle trasparenze, fuori dall’atelier gestisce una pescheria. Due mondi diversi, uniti dalla stessa trasparenza, quella del vetro e quella dell’acqua.
Non c’è un filo conduttore unico. Percorsi distinti, generazioni lontane, formazioni eterogenee. Ciò che unisce è una rete di relazioni costruita nel tempo, amicizie nate durante fiere, viaggi, incontri. Per alcuni l’arte è una professione, per altri una necessità esistenziale. In ogni caso, è un modo di stare al mondo.
Oltre gli spazi del museo
Il rapporto tra gli artisti e Poli non si è fermato alle sale del museo. I polesi hanno accompagnato gli ospiti alla scoperta di luoghi che di solito non compaiono nelle guide. La Casa degli Specchi curata da Enrica Brugnoli, per esempio, o il “Museo non Museo della Memoria” ideato da Franca Garofoli.
Tra le firme presenti, Antonia Mondella, pittrice vicina al neofuturismo. Quando non dipinge insegna italiano agli stranieri. Le sue opere raccolgono queste suggestioni multiculturali e le rielaborano.
Diverso il profilo di Claudio Rosati. Le sue composizioni astratte raccontano un lungo percorso umano, prima ancora che espressivo. Meccanico, operatore immobiliare, collaboratore in ambito architettonico, mestieri che riaffiorano nelle geometrie dei suoi quadri. Oggi vive di pensione e di arte.
Accanto alla collettiva, la personale “21 Grammi” e la mostra “Ars Mundi”, nate da un’idea di Massimo Sgrulletti, presidente di Bellavera. “21 Grammi” riprende la teoria secondo cui l’anima avrebbe un peso misurabile. “Ars Mundi” rilegge opere celebri della pittura e della scultura, per renderle accessibili oltre la cerchia degli esperti.
Il progetto ha riunito tredici esponenti della scena internazionale e diciotto fotografi italiani. Ma i numeri raccontano solo una parte di ciò che è accaduto.
Musica, danza e dialogo tra culture
Il programma performativo ha aggiunto un registro diverso. Il concerto jazz di Luca Magrini ha trasformato lo spazio in un ambiente sonoro fluido. La tradizione musicale francese e belga si è fusa con il cantautorato italiano, grazie alla chitarra di Luca Angeletti e al pianoforte di Lorenzo Iannoni.
La danza di Carla Di Donato e l’arpa di Patrizia Rossi hanno introdotto una dimensione senza tempo, delicata.
L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Poli, con l’associazione francese Les Arts en Déodatie, l’associazione Bellavera e il sostegno del Consorzio I Castelli della Sapienza.
Il sindaco Federico Mariani ha parlato di un’opportunità di apertura per il territorio, capace di trasformare un piccolo centro in un punto di incontro internazionale. Il consigliere con delega alla cultura Luca Angeletti ha messo in evidenza il valore delle relazioni tra creativi e comunità.
Alla fine, “Orizzonti dell’Anima” ha raccontato le persone dietro alle opere. Un’indagine sul mondo interiore, un tentativo di mettere in relazione conoscenze, emozioni e tracce di vita per raccontare ciò che unisce uomini e donne al di là delle provenienze geografiche e culturali. Come la testa di Poseidone all’ingresso, niente finisce, solo cambia forma.
Per un’informazione completa
Consulta anche gli articoli pubblicati su:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Giovanni Ierfone
Source link




