#Finsubito news – Terremoto in Paraguay: il presidente Peña si dimette dopo il crac di Ueno Bank



Asunción. Il Paraguay è precipitato in una gravissima crisi economico-politica che ha portato alle dimissioni improvvise del presidente Santiago Peña, travolto dal collasso della principale banca digitale del Paese, la Ueno Bank. Il terremoto istituzionale si è consumato dopo che la Banca Centrale ha dovuto commissariare l’istituto a causa di un crollo verticale dei parametri di solvibilità.
Questa decisione ha congelato i risparmi, i salari e i fondi pensione di circa tre milioni di persone, equivalenti a oltre il 60% della popolazione adulta. La rabbia popolare, sfociata in violenti scontri con la polizia nella capitale Asunción, ha spinto l’opposizione e membri dello stesso partito conservatore (Partido Colorado) ad avviare le procedure di impeachment, costringendo Peña a fare un passo indietro per preservare la stabilità democratica nazionale.
Il contesto macroeconomico e l’impatto del crollo
La crisi colpisce una nazione di circa 6,2 milioni di abitanti con un Prodotto Interno Lordo (Pil) nominale stimato intorno ai 49 miliardi di dollari (per fare un confronto, il Cile è a 402 miliardi). Fino a poche settimane fa, l’economia del Paese era considerata una delle più dinamiche della regione. Il detonatore del crollo è scattato quando le autorità di regolamentazione finanziaria hanno riscontrato gravi anomalie contabili e una spaventosa carenza di riserve rispetto ai rischi di credito assunti da Ueno Bank.
L’istituto, cresciuto rapidamente negli ultimi cinque anni da piccola finanziaria a colosso digitale del Paese, deteneva centinaia di milioni di dollari in fondi pubblici e gestiva l’erogazione di stipendi e previdenza sociale. Nel quadro delle indagini per frode e prestiti illeciti a favore di insider, otto alti dirigenti della banca sono stati arrestati.
Il meccanismo tecnico del blocco di stipendi e pensioni
Il blocco improvviso di stipendi e pensioni non è dipeso da una misura punitiva dello Stato, ma è la conseguenza legale e tecnica immediata della procedura di commissariamento straordinario dell’istituto. Non appena la Banca Centrale ha assunto il controllo di Ueno Bank, ha disattivato istantaneamente l’intera infrastruttura tecnologica: l’applicazione mobile è andata offline, i bancomat sono stati sigillati e le carte di credito e debito sono state disattivate.
Il congelamento economico si è ramificato su due livelli principali:
Salari del settore privato. Milioni di lavoratori dipendenti si sono ritrovati con lo stipendio mensile regolarmente accreditato dalle proprie aziende ma totalmente inaccessibile nei server bloccati della banca.
Fondi pubblici e previdenziali. L’Istituto di Previdenza Sociale (IPS), l’ente pubblico paraguaiano che gestisce la sanità e la previdenza dei lavoratori, aveva progressivamente convogliato in Ueno Bank un’enorme liquidità, stimata tra i 350 e i 380 milioni di dollari. Con la chiusura coatta, queste riserve statali sono rimaste bloccate nel bilancio insolvente della banca, azzerando di colpo la liquidità per i pagamenti e sigillando i conti correnti di oltre 32.000 pensionati che ricevevano l’assegno mensile tramite l’applicazione.
Intrecci di potere e il conflitto di interessi
Le motivazioni politiche dell’impeachment – e della conseguente caduta di Peña – risiedono nei legami a doppio filo tra i vertici dello Stato e la banca fallita. L’ex presidente Peña, un economista formatosi alla Columbia University statunitense, aveva detenuto un’importante quota azionaria nella holding controllante del gruppo finanziario fino al 2025. Inoltre, aveva nominato a capo della Banca Centrale Carlos Carvallo, che in precedenza era stato proprio il presidente di Ueno Bank.
L’opposizione ha accusato l’esecutivo di aver deliberatamente allentato i controlli di vigilanza per consentire all’istituto di previdenza sociale e ai fondi pensionistici statali di convogliare enormi capitali verso la banca. Con l’aggravarsi dello scandalo, anche Carvallo è stato costretto a dimettersi dalla guida della massima autorità monetaria.
Le reazioni dei mercati e degli analisti internazionali
Il brusco stop della presidenza Peña rappresenta un duro colpo per quella che i media finanziari internazionali definivano fino a pochi giorni fa una delle economie più attrattive del Sud America. Sotto la spinta delle esportazioni agricole, il Paraguay aveva ottenuto storici upgrade del rating sovrano a “investment grade” da parte di Moody’s e S&P Global.
Tuttavia, l’improvvisa destabilizzazione ha immediatamente spaventato gli investitori esteri. I titoli di Stato paraguaiani a lunga scadenza (2048 e 2055) hanno registrato pesanti perdite sui mercati internazionali, mentre la valuta nazionale, il guaraní, ha subito un forte deprezzamento del 4,5% rispetto al dollaro.
Gli analisti internazionali sottolineano che l’inclusione finanziaria accelerata per via digitale, in assenza di un quadro di vigilanza solido, ha creato una bomba a orologeria istituzionale. Il danno reputazionale per il Paese rischia di frenare gli afflussi di capitali privati in un momento in cui la fiducia nel sistema bancario locale è ai minimi storici.
Il futuro politico e l’ordine pubblico
Le strade di Asunción rimangono presidiate dalle forze dell’ordine dopo che i manifestanti hanno forzato i cordoni di sicurezza del Congresso chiedendo la restituzione immediata dei propri risparmi. Nelle sue dichiarazioni di addio, Peña ha porto le sue scuse alla nazione, negando di aver voluto tradire la fiducia degli elettori e motivando la scelta con la necessità di salvaguardare la pace sociale.
Il Congresso paraguaiano si trova ora dinanzi alla gestione di una complessa transizione istituzionale e sta discutendo d’urgenza una riforma della legge di garanzia dei depositi per sbloccare rimborsi d’emergenza, mentre la magistratura cerca di accelerare il trasferimento dei conti congelati verso istituti più solidi per arginare il panico finanziario.




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