La Puglia che ha sete, Taranto che aspetta le bonifiche, le industrie che cercano nell’idrogeno e nelle rinnovabili una strada per la riconversione. Sono tre facce della stessa sfida ambientale, quella che attraversa il Mezzogiorno e che a Ecomondo, la manifestazione internazionale dedicata alla transizione ecologica che oggi chiude i battenti a Rimini, trova risposte nelle nuove tecnologie, negli investimenti e nelle politiche del Governo.
L’acqua, soprattutto. Perché in una regione come la Puglia, dove la siccità è diventata un problema strutturale per l’agricoltura, le imprese e le famiglie, non basta più aspettare la pioggia. Bisogna recuperare, riutilizzare, risparmiare e soprattutto cercare nuove fonti di approvvigionamento. È su questo terreno che arriva una delle novità annunciate dalla viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, intervistata dalla «Gazzetta» a Ecomondo.
«Il risparmio idrico è stato uno dei pilastri della nostra azione. Abbiamo lavorato a un decreto per il recupero delle acque reflue, concertato con il Ministero dell’Agricoltura, e proprio ieri è arrivato anche il concerto del Ministero della Salute per l’avvio dei dissalatori». Un passaggio che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe favorire il ricorso a impianti capaci di trasformare l’acqua marina in una risorsa utilizzabile, soprattutto nei territori maggiormente esposti alla crisi idrica. «Li avevamo già previsti nel primo decreto Siccità del 2023 – ricorda Gava – non soltanto per le piccole isole, ma anche per le regioni in sofferenza idrica». La prospettiva riguarda direttamente la Puglia, dove il recupero delle acque depurate per gli usi agricoli e industriali e il ricorso alla dissalazione possono contribuire a ridurre la pressione sulle risorse disponibili. Resta naturalmente il problema dei costi, a cominciare da quelli energetici, e delle infrastrutture necessarie per rendere queste soluzioni economicamente sostenibili.
È anche questo il messaggio che arriva dalla ventinovesima edizione di Ecomondo, che chiude oggi i battenti alla Fiera di Rimini. Una manifestazione che riunisce imprese, istituzioni e mondo della ricerca intorno a un principio ormai imprescindibile: la tutela dell’ambiente non può essere separata dalle politiche industriali. Per il Mezzogiorno, e per la Puglia in particolare, sono questioni che incidono direttamente sulle prospettive di crescita.
A cominciare dalle bonifiche, un capitolo che a Taranto continua a intrecciare emergenza ambientale, salute pubblica e futuro industriale. Sullo stato degli interventi nell’area ionica, Gava richiama il lavoro della struttura commissariale guidata da Vito Felice Uricchio e il coinvolgimento degli operatori industriali e dell’Autorità portuale. «Si sta facendo un importante lavoro di squadra. È stata completata la riperimetrazione del Mar Piccolo e si sta proseguendo con le altre caratterizzazioni», spiega la viceministra. Un avanzamento amministrativo e tecnico che, tuttavia, non equivale ancora al completamento degli interventi di risanamento. Il nodo resta quello dei tempi. Taranto aspetta da anni che le aree compromesse dall’inquinamento possano essere recuperate e restituite alla città, anche per nuove attività economiche.
«Abbiamo introdotto semplificazioni con il decreto Ambiente e ora con il decreto Ambiente bis, in conversione, proprio per accelerare le bonifiche e restituire ai cittadini e ai territori aree che possano essere nuovamente vissute o reindustrializzate», sottolinea Gava. La semplificazione delle procedure rappresenta un passaggio importante, ma la vera misura dell’efficacia dei provvedimenti sarà la capacità di tradurli in cantieri, interventi conclusi e superfici effettivamente recuperate.
L’altro grande capitolo è quello delle energie rinnovabili, con la Puglia che punta a consolidare il proprio ruolo nella produzione energetica nazionale e nella nascita di nuove filiere industriali. «In quattro anni il Ministero ha messo a terra 29 gigawatt di energia rinnovabile», afferma Gava, richiamando il lavoro delle commissioni di valutazione ambientale e le semplificazioni introdotte dal Governo. Un dato riferito al quadro nazionale, sul quale la viceministra precisa di non avere a disposizione un dettaglio regionale. «Diamo grande valore alle rinnovabili, all’idrogeno e ai biocarburanti. Diversificare le fonti di approvvigionamento significa tutelare l’ambiente, l’economia e soprattutto la sicurezza energetica».
In Puglia il settore dell’idrogeno rappresenta una delle scommesse industriali più consistenti. Il Governo ha finanziato con 370 milioni di euro, nell’ambito di un progetto europeo di comune interesse, due iniziative tra Taranto e Brindisi. La prima è Puglia Green Hydrogen Valleys di Edison, articolata in due interventi da 60 e 100 megawatt, con una capacità produttiva prevista di 23.800 tonnellate annue. La seconda è Energie Salentine, con una potenza di 452 megawatt e una produzione stimata di circa 45mila tonnellate all’anno. A questi investimenti si aggiungono altri cinque progetti pugliesi finanziati con 49,6 milioni attraverso il bando idrogeno del Pnrr, integrato dalle risorse Repower. Complessivamente, dunque, oltre 419 milioni di finanziamenti destinati a sostenere una filiera che guarda alla decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti, ma anche alla riconversione produttiva e alle ricadute occupazionali.
Qualche progetto comincia a muovere i primi passi anche sul piano autorizzativo. Nelle scorse settimane si è riunita una conferenza di servizi per un elettrolizzatore nell’area del sito di interesse nazionale di Brindisi, utilizzando le procedure semplificate previste per la Zes unica. Un altro impulso è atteso dal decreto sugli incentivi alla produzione di idrogeno del 5 giugno 2026, che prevede uno stanziamento nazionale di sei miliardi di euro per sostenere i produttori attraverso contributi legati alle quantità effettivamente realizzate.
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