Nuova diga di Genova, lavoratori sfruttati e costretti a restituire parte dello stipendio: 8 arresti


È di otto arresti e due società sottoposte a controllo giudiziario il bilancio di una vasta operazione condotta dai Carabinieri contro lo sfruttamento del lavoro nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, Ferrara, Genova e Messina. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona, è scaturita da una denuncia di lavoratori indiani impiegati nel cantiere del porto di Vado Ligure, che hanno raccontato di essere stati costretti a restituire parte dello stipendio e a vivere in condizioni degradanti.


La denuncia dei lavoratori e le condizioni di sfruttamento

Stando alle informazioni pubblicate sul sito dei Carabinieri, l’operazione ha preso il via nelle prime ore del 26 giugno 2026, coinvolgendo numerosi reparti dell’Arma, tra cui il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Savona e i Nuclei Ispettorato del Lavoro di Genova e Brescia. L’attività investigativa è stata avviata dopo un intervento effettuato nel maggio 2025 presso il cantiere edile del porto di Vado Ligure, dove si stanno realizzando i cassoni in cemento armato per la nuova diga foranea del porto di Genova.

L’inchiesta è nata dalla richiesta di aiuto di alcuni lavoratori di nazionalità indiana, che avevano segnalato di essere stati allontanati dal cantiere e dall’alloggio dopo aver rifiutato di consegnare una parte del proprio stipendio ai referenti delle due società che li avevano assunti. I lavoratori hanno inoltre denunciato la richiesta di denaro per i dispositivi di protezione individuale e per il canone di affitto dell’alloggio, intestato alla società.

Alle prime testimonianze si sono aggiunte quelle di altri 42 lavoratori stranieri, che hanno descritto situazioni analoghe. Secondo quanto emerso, i referenti della società “JH Costruzioni S.r.l.” di Brescia, di origine indiana e pakistana, avrebbero reclutato manodopera tra i loro connazionali, spesso appena arrivati in Italia, privi di mezzi e incapaci di comprendere la lingua italiana. I lavoratori, in molti casi, erano giunti tramite i “Decreti Flussi” o in modo clandestino, dopo aver affrontato viaggi costosi e pericolosi, e si trovavano in condizioni di grave povertà.

Modalità di reclutamento e condizioni di vita

I lavoratori stranieri, fortemente indebitati per le spese di viaggio e visto (tra 12.000 e 15.000 euro), erano costretti ad accettare qualsiasi condizione pur di mantenere le proprie famiglie nei paesi d’origine. Gli alloggi forniti dalla società erano sovraffollati, con anche 30 persone per appartamento, spesso con un solo bagno e una cucina, in condizioni igieniche precarie. Molti di loro erano privi di adeguata formazione e, in alcuni casi, dotati di falsa documentazione sulla sicurezza, rilasciata da società compiacenti del bresciano.

Per accedere ai cantieri, alcuni lavoratori ricevevano badge intestati ad altri stranieri regolari, con l’obbligo di memorizzare nome e data di nascita per superare eventuali controlli. Nonostante risultassero ufficialmente assunti e retribuiti, dovevano restituire in contanti tra il 40 e il 60% dello stipendio ai referenti, ricevendo al massimo 5 o 7 euro all’ora per 140250 ore di lavoro mensili. Chi si rifiutava rischiava il licenziamento, la perdita dell’abitazione e l’abbandono sul territorio, oltre a temere ritorsioni verso i familiari rimasti in India.

L’operazione e i provvedimenti adottati

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Savona, sono state condotte attraverso testimonianze, analisi di documentazione societaria e bancaria, intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati e servizi di osservazione. Al termine dell’inchiesta, il GIP del Tribunale di Savona ha emesso un’ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per otto persone (sette di nazionalità indiana e una pakistana, tra i 28 e i 50 anni), tutte domiciliate nelle province di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina. Gli arrestati sono responsabili e dipendenti delle due società coinvolte, accusati di concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Oltre agli arresti, sono stati disposti il controllo giudiziario della “JH Costruzioni S.r.l.” di Brescia e della “RBB Solution S.r.l.” di Genova, per le quali i lavoratori avevano prestato servizio nel cantiere di Vado Ligure. Sono stati nominati due amministratori giudiziari incaricati di vigilare sulla gestione delle società e garantire la regolarità delle attività. Inoltre, è stato eseguito il sequestro preventivo di 277.000 euro nei confronti della società bresciana, somma ritenuta profitto del reato e corrispondente alle somme periodicamente restituite dalle vittime agli sfruttatori.

Altri indagati e fase delle indagini

Sono state indagate in stato di libertà altre cinque persone: due responsabili della società genovese, due persone di un’altra ditta bresciana (accusate dell’emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza) e un collaboratore indiano delle due società coinvolte. Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e i provvedimenti adottati hanno carattere provvisorio e cautelare, senza implicare affermazioni di responsabilità a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte, che potranno far valere la propria versione dei fatti nel contraddittorio tra le parti.

Conclusioni

L’operazione rappresenta un duro colpo al sfruttamento del lavoro e alle pratiche di intermediazione illecita che colpiscono i lavoratori stranieri più vulnerabili. Le indagini hanno fatto emergere un sistema organizzato di reclutamento e gestione della manodopera, basato su condizioni di vita e lavoro degradanti e su una sistematica sottrazione di parte degli stipendi. Le autorità continueranno a monitorare la situazione per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e la legalità nei cantieri e nelle aziende coinvolte.



Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.




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