Confindustria Marche al termovalorizzatore di Forlì


FORLÌ – Rifiuti, energia e industria. Una delegazione di Confindustria Marche in visita all’impianto di termovalorizzazione di Forlì, gestito da Hera, per studiare da vicino un modello di gestione che unisce recupero energetico e chiusura del ciclo. Un viaggio tecnico che si inserisce nel dibattito, molto acceso su tutti i fronti, sul nuovo Piano regionale per la gestione dei rifiuti. 

«Costruire un’opinione informata è un dovere. Essere qui è una dimostrazione di sensibilità e apertura alla conoscenza verso un tema cruciale per le imprese e per la collettività», dichiara il presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali a Forlì.

A Forlì, cuore della Romagna, l’impianto trasforma la frazione non riciclabile dei rifiuti urbani in energia elettrica e calore. È qui che è arrivata la delegazione marchigiana: autorità politiche regionali, provinciali e comunali, imprenditori, tecnici e rappresentanti delle associazioni di categoria, accolti dai gestori dell’impianto per un sopralluogo guidato dalla sala controllo alle linee di combustione. 

Ad accogliere ed accompagnare la delegazione al termovalorizzatore sono stati il presidente di Hera Cristian Fabbri e l’ingegner Paolo Cecchin, direttore impianti della società Hera Ambiente. Gli ospiti sono stati accompagnati alla centrale di telecontrollo, in cui vengono analizzati in tempo reale tutti gli impianti e servizi amministrati dal gruppo e sono analizzati 23 milioni di dati al giorno. A seguire il gruppo ha fatto visita all’impianto di termovalorizzazione, posizionato nell’area industriale di Coriano.

Come funziona il termovalorizzatore di Forlì

A fornire un quadro sull’impegno di Hera nella gestione del mega impianto, situato nella zona industriale di Forlì, è Mauro Tiviroli, amministratore delegato di Marche Multiservizi spa. L’Ad ha parlato di efficienza e know how come garanzia per i territori.

Gli fa eco il direttore produttivo di Hera Ambiente Paolo Cecchin, spiegando nel dettaglio le procedure di trattamento rifiuti. «Abbiamo complessivamente 90 impianti e trattiamo tutte le tipologie di rifiuti. Abbiamo iniziato dal 2007 riadattando le strutture esistenti, poi abbiamo ampliato l’azione e ne abbiamo realizzati di nuovi. Il termovalorizzatore di Forlì tratta 120mila tonnellate di rifiuti l’anno, da cui ricava energia elettrica che per il 16% serve al funzionamento dell’impianto e per il resto viene immessa nel mercato nazionale.

Tutte le emissioni sono misurate al camino e sono ampiamente sotto i limiti di legge, con un campionamento ogni 40 secondi. Tutti i parametri ambientali sono pubblicati al nostro sito, con le emissioni ora per ora e le medie giornaliere. Tutti i dati evidenziano che la qualità dell’aria non è minimamente influenzata dalle emissioni del termovalorizzatore. Anche le ceneri della combustione vanno a recupero, sono lavate, sterilizzate e riutilizzate in alcuni rami industriali, in particolare cementifici».

L’impegno di Hera nelle Marche

Hera, che ha la gestione dell’impianto, opera in 316 comuni dell’Emilia Romagna e anche delle Marche, in particolare nella provincia di Pesaro-Urbino e in sei comuni dell’Anconetano

Dunque perché le Marche si spingono fino a Forlì con il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti delle Marche che è attualmente in una fase avanzata di aggiornamento e guarda all’obiettivo di traguardare la transizione verso l’economia circolare entro il 2030? 

Di fatto nelle Marche non c’è un termovalorizzatore. L’unico impianto storico, a Tolentino, risulta chiuso e sarebbe una scelta quasi obbligata per la nostra regione, come dice il direttore di Confindustria Pesaro Urbino Andrea Baroni.

Inceneritore nelle Marche? Il punto della discordia

Uno dei punti più discussi del Piano regionale dei rifiuti delle Marche riguarda la possibile realizzazione di un impianto di incenerimento per chiudere il ciclo dei rifiuti, opzione che vede pareri discordanti tra le forze politiche nonostante l’accelerazione della Giunta guidata da Francesco Acquaroli

Per il presidente un inceneritore regionale nelle Marche è una realtà concreta, poiché considera il termovalorizzatore un’infrastruttura strategica e un obbligo per colmare il deficit impiantistico regionale e superare la politica dei no. La realizzazione dell’impianto, fortemente voluta dalla giunta, ha lo scopo di modernizzare la gestione dei rifiuti.

«Ringrazio Confindustria Marche per l’interessante iniziativa. Un’opportunità di approfondimento su un tema fondamentale anche per la nostra regione, che merita di essere affrontato con serietà e concretezza, perché la realizzazione di un termovalorizzatore è sicuramente un obiettivo per le Marche, da portare avanti confrontandosi con le comunità e garantendo tecnologie avanzate».

Forlì la soluzione ottimale per le Marche

L’impianto di Forlì è dimensionato per circa 18 tonnellate all’ora di rifiuti domestici. Forlì rappresenta la soluzione ottimale per le Marche sia dal punto di vista logistico (a meno di 150 km dal Pesarese e ben collegato via A14), sia per la capacità residua dell’impianto, che opera anche per rifiuti extra-regionali. Gli accordi interregionali consentono l’export di rifiuti urbani non pericolosi verso impianti di altre regioni se manca l’autosufficienza. 

Ha portato la sua testimonianza l’assessore all’Ambiente e Sostenibilità del Comune di Pesaro Maria Rosa Conti. «Pesaro i rifiuti e il loro smaltimento sono già un’emergenza con la discarica di Ca’ Asprete, ormai prossima a esaurire la sua capacità, anche se abbiamo chiesto una deroga. Siamo qui oggi per capire».

Gradara virtuosa nella raccolta differenziata

Alla visita non è voluto mancare il primo cittadino di Gradara, Filippo Gasperi. È l’unico comune del Pesarese ad aver strutturato il porta-a-porta spinto con l’89% di raccolta differenziata, ben sopra la media regionale e nazionale con numeri impressionanti. Da 380 kg pro capite a 68 kg pro capite di rifiuto prodotto.

Ovunque Gradara è presentato come laboratorio di economia circolare e modello replicabile. Forlì è dove finisce il rifiuto marchigiano che non si riesce a riciclare, Gradara è la dimostrazione che quel flusso si può ridurre dell’80%.

Piano rifiuti: Marche al bivio

«La visita all’impianto di termovalorizzazione ha rappresentato un’occasione importante per conoscere le questioni inerenti e specifiche di un impianto simile. Credo che chi amministra ha il ruolo di decidere. Per farlo in maniera più consapevole occorra avere conoscenza più approfondita possibile delle situazioni che si trova a dover affrontare». Queste le parole del presidente della Provincia di Ancona Daniele Carnevali.

«Se la Regione decidesse di inserire la realizzazione di un termovalorizzatore nel nuovo Piano, ciò non significa che questo entrerà in funzione il giorno dopo. Come ci è stato confermato durante la visita, ci vorranno almeno sei/sette anni, quindi si pone comunque il problema del trattamento e del fine ciclo dei rifiuti che ancora oggi continuano ad essere portati in discarica. Questo fatto pone il tema dell’esaurimento delle discariche nella regione Marche».

Per Confindustria Marche la visita non è un endorsement, ma un’analisi tecnica. Il messaggio portato a casa è chiaro: il Piano rifiuti marchigiano dovrà decidere se continuare a esportare il problema o dotarsi di impianti di ultima generazione sul proprio territorio. Una scelta che riguarda costi per le imprese, tariffe per i cittadini e autonomia energetica. Da Forlì, per ora, la lezione è di metodo.




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 Talita Frezzi

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