Ha una vocazione alla difesa e alla protezione quell’area demaniale di quasi 10 ettari sotto le falesie dell’Addaura, comunemente ancora identificata dai palermitani come Roosevelt. Durante la seconda guerra mondiale gli alleati americani vi costruirono diversi hangar per le loro operazioni di controllo su mare e cielo. Poi, a conflitto finito, venne riconvertita in collegio per orfani, intitolato al celebre presidente statunitense dell’epoca e finanziato sempre da Washington. Oggi è un cantiere aperto vocato a nuove e indispensabili azioni di resistenza pubblica, quelle per la protezione dell’ambiente. È qui infatti che è in corso una riqualificazione per crearvi un grande polo scientifico e ambientale. Ed è qui che l’Arpa Sicilia, l’agenzia regionale al ramo, ha stabilito 5 anni fa la sua sede.
Il cuore tecnologico della nuova Control Room
Da stamane questa si arricchisce di una infrastruttura tecnologica destinata a fare la differenza nella raccolta, nell’interpretazione e nella gestione in tempo reale dei dati ambientali della Sicilia. Si tratta della Control Room, la piattaforma di nuova generazione con cui l’Arpa continuerà, ma in maniera ancora più approfondita ed estesa, a processare e gestire i dati su tutte le matrici ambientali del territorio regionale: dalla qualità dell’aria, al livello di salute delle acque marine costiere e di quelle interne, passando per il monitoraggio di agenti fisici quali il rumore e l’elettromagnetismo. Al taglio del nastro di questo importante tassello nel percorso di innovazione tecnologica e tutela ambientale della Sicilia, che ha comportato una spesa di 7 milioni e mezzo di euro, co-finanziata dalla Regione, dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e da 3 ministeri (Imprese e Made in Italy, Salute, Università e Ricerca), accanto al direttore generale dell’Arpa Vincenzo Infantino e allo staff di giovani tra ingegneri, statistici e biologi già al lavoro nelle loro postazioni di controllo, c’era l’assessore del Territorio e dell’Ambiente della Regione siciliana Giusy Savarino.

Una potenza di calcolo senza precedenti
“Non si tratta di una struttura solo tecnologica, bensì in grado di impegnare l’agenzia su un nuovo paradigma di conoscenza e rappresentazione delle problematiche ambientali della nostra terra – ha dichiarato Infantino, che ne ha anche descritto alcuni particolari. Alla Control Room si affianca un Data Center con un’elevatissima capacità di calcolo che combina il sistema HPC (High Performance Computing) con l’intelligenza artificiale e il machine learning per consentire una gestione molto più minuziosa e integrata delle informazioni provenienti dai sistemi di monitoraggio dislocati nell’intero territorio siciliano”.
Un salto qualitativo impressionante, soprattutto se si fa mente locale sui numeri, a dire poco astronomici: “il precedente centro di calcolo dell’Arpa si fermava a 4 mila miliardi di operazioni al secondo; adesso questo appena inaugurato sviluppa una capacità di 3 milioni 824 miliardi di operazioni al secondo”, ha illustrato Infantino. Un potenziale che si concentrerà su dati molto spesso sensibili, che non possono dunque essere conservati all’interno di cloud pubblici. Per questo il nuovo computer della Control Room e del Data Center dell’Arpa, collocato in una stanza a parte, costantemente climatizzata con una temperatura di 15 gradi, ha una capacità di storage che si quantifica in 7 Petabyte (1 Petabyte equivale a un milione di Gigabyte). “La struttura – ha continuato Infantino – non è stata concepita solo ad uso esclusivo di Arpa Sicilia ma per servire all’intero sistema pubblico regionale”.
Aria e citizen science
Nel corso della visita riservata alla stampa è stato possibile osservare alcuni sintetici esempi del funzionamento di questa mega struttura informatica. Dal bollettino sulla qualità dell’aria, che lungo l’arco delle 24 ore va a identificare stazione per stazione il valore di diversi parametri di riferimento, tra i quali quello del PM10, ossia l’indicatore che identifica le polveri sottili disperse. E tra le altre, tutte le segnalazioni del Nose, il sistema di citizen science sviluppato anni addietro da Arpa Sicilia in collaborazione con il CNR che, mediante una app, riesce a monitorare le segnalazioni dei cittadini in tempo reale sulla presenza di odori molesti o emissioni anomale sul territorio. “Sono tutti valori che, una volta studiati da ogni specifico operatore, vengono in ampia parte resi fruibili attraverso la pubblicazione sul nostro sito – ha spiegato Salvatore Palazzolo, ingegnere energetico che nella Control Room occupa la postazione sul monitoraggio della qualità dell’aria. La Control Room si compone di 6 postazioni attive, a rotazione nell’arco di almeno 14 ore al giorno. Ad alternarvisi sono giovani tecnici da poco assunti attraverso i bandi dell’Arpa: ingegneri, biologi e statistici.

La difesa della salute pubblica e il contrasto all’inquinamento
“L’idea di stabilire qui nell’area dell’ex Istituto Roosevelt una Control Room e un Data Center ad altissime prestazioni ci consente adesso di mettere insieme moltissime notizie sui monitoraggi ambientali, i quali si traducono in difesa della salute pubblica – ha dichiarato l’assessore Savarino. Lavoriamo nella prospettiva di una Sicilia diversa, senza ignorare le sue serie criticità, come per esempio i miasmi di queste settimane provenienti dalla zona industriale di Priolo Gargallo, accanto a Siracusa. Una situazione che chiama a interventi rapidi”. “Nessuno – ha aggiunto – deve avere paura dei controlli e dei monitoraggi. Anzi, sono proprio le aziende più sane a richiederne di più precisi e ampliati, perché questi dati servono a circoscrivere i non pochi casi delinquenziali di inquinamento. Quindi più controlli ci sono, meglio è”.
I segnali di rinascita e gli anticorpi della Sicilia
La Sicilia è terra contraddittoria: significa che nella casistica emergono anche diverse situazioni positive. Proprio riguardo alla stessa area di Priolo, come è stato ricordato oggi, sta facendo registrare nella zona delle saline, a breve distanza dal polo petrolchimico più grande e a rischio della Sicilia, il ritorno alla nidificazione dei fenicotteri rosa. “È un importante segnale di resilienza della nostra terra ma anche di efficacia delle iniziative che si attuano per difenderne l’integrità – ha concluso Savarino -. Del resto la Sicilia è la prima regione d’Italia ad avere istituito una riserva naturalistica, quella dello Zingaro nel 1980. Ed è il territorio che ha visto nascere la prima area marina protetta d’Italia, a Ustica, 40 anni fa. È, certo, anche la terra in cui è nata la mafia e che è stata devastata da operazioni come il sacco di Palermo. Ma abbiamo anticorpi per essere migliori di coloro che hanno determinato questi ultimi scenari rovinosi. Per questo dobbiamo lavorare a testa bassa, uno di fianco all’altro, per fare della nostra regione un territorio pulito”.
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Antonio Schembri
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