Islam e Intelligenza Artificiale: etica, dignità umana e sfida dell’algoritmo


Giornalista, politologo e attivista per i diritti umani, ricercatore specializzato in movimenti islamici e risoluzione dei conflitti, Hesham Gaafar (nella foto) è stato caporedattore della sezione araba di IslamOnline.net e direttore della Mada Foundation for Media Development. È salito alla ribalta della cronaca internazionale dopo il suo arresto arbitrario in Egitto nel 2015. In questo articolo  analizza sul quotidiano arabo Middle East Eye il modo in cui il mondo musulmano sta affrontando l’intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come una sfida etica, spirituale e politica che investe direttamente la dignità umana, la responsabilità morale e la giustizia sociale.

L’analisi mette in dialogo le tradizioni del pensiero islamico con alcune recenti riflessioni della dottrina sociale cattolica, richiamando anche le parole del Santo Padre sulla cosiddetta “questione algoritmica”. Il punto centrale è che l’intelligenza artificiale non può ridurre la persona a dato, funzione o mera produttività. La sfida non riguarda soltanto l’uso lecito della tecnologia, ma la giustizia dell’intero ecosistema digitale e dei rapporti di potere che lo governano.

Di seguito una sintesi ampia del suo contributo

Quando Papa Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, il 15 maggio 2026, la data non è apparsa casuale: ricorreva infatti il 135° anniversario della Rerum Novarum, la lettera enciclica del 1891 che affrontava la crisi morale dell’era industriale, segnata da fabbriche, macchine, sfruttamento del lavoro e profondi squilibri tra capitale e lavoro.

Oggi, sostiene Gaafar, la nuova “questione sociale” non si gioca più soltanto nella fabbrica, ma nell’algoritmo.

L’avvertimento del Papa è chiaro: l’intelligenza artificiale non è un semplice strumento tecnico. Come la macchina a vapore prima di essa, sta rimodellando il lavoro, la guerra, la conoscenza, la politica e persino il modo in cui definiamo la persona umana. La domanda non è più soltanto cosa possa fare la IA, ma quale mondo stia costruendo e chi venga sacrificato lungo il processo.

Il mondo musulmano e la sfida dell’etica digitale

Nelle società musulmane interrogativi simili emergono in contesti diversi, anche se senza una voce unitaria.

A Doha, gli studiosi di etica islamica riflettono su agenzia morale e responsabilità. In Malesia, i principi islamici vengono integrati nei dibattiti sulle nuove tecnologie. In Indonesia, le istituzioni religiose iniziano ad affrontare la vita digitale, le risposte religiose generate dall’IA e l’impatto sociale dell’automazione.

Pur nella diversità, queste tradizioni convergono su un punto fondamentale: l’essere umano non può essere ridotto a dato, produttività o utilità.

Nel cristianesimo, la dignità umana è fondata sull’idea che la persona sia creata a immagine di Dio. Tale dignità non dipende dall’efficienza o dal valore economico. Una macchina può calcolare e imitare il linguaggio, ma non può possedere coscienza o responsabilità morale.

Il pensiero islamico giunge a conclusioni analoghe attraverso categorie differenti: il takrim (l’onore conferito ai figli di Adamo), il khilafah (la responsabilità dell’uomo sulla Terra) e l’amana (la fiducia morale affidata all’essere umano). La responsabilità non può essere delegata alla macchina, perché appartiene ontologicamente alla persona.

A chi appartiene l’algoritmo

La teologia islamica, osserva Gaafar, offre anche una critica profonda alla possibile “sacralizzazione” della tecnologia.

Il tawhid, l’unicità di Dio, non è soltanto una dottrina religiosa, ma anche una forma di critica verso ogni assoluto terreno. Se solo Dio è assoluto, allora nessun algoritmo, mercato o tecnologia può essere considerato destino. L’intelligenza artificiale resta uno strumento umano e non può trasformarsi in un idolo decisionale.

Tuttavia, il problema non è solo filosofico ma politico: chi possiede le macchine? Chi controlla i dati? Chi trae profitto dai sistemi? E chi paga i costi sociali nascosti?

Potere tecnologico e disuguaglianze globali

La dottrina sociale cattolica, osserva l’autore, offre una lettura strutturale più ampia del fenomeno. Papa Leone XIV inserisce l’intelligenza artificiale nella lunga storia dei rapporti tra lavoro, capitale e disuguaglianza.

Il potere tecnologico è concentrato nelle mani di poche grandi aziende globali, spesso più ricche di molti Stati. Dati, piattaforme e infrastrutture digitali stanno diventando la nuova forma di potere economico e politico.

Il rischio non è solo l’abuso individuale, ma la formazione di un sistema globale in cui pochi soggetti controllano conoscenza, lavoro e visibilità.

Questo ha implicazioni particolarmente rilevanti per il Medio Oriente, l’Africa e il Sud globale: molti sistemi di IA vengono addestrati su dati globali, ma i benefici economici e decisionali restano concentrati altrove.

Lingue come arabo, malese e indonesiano risultano spesso sottorappresentate rispetto all’inglese, mentre i modelli culturali occidentali vengono incorporati come neutri, producendo quella che Gaafar definisce una nuova forma di dipendenza epistemica.

Giustizia, lavoro invisibile e nuove disuguaglianze

L’etica islamica dispone di strumenti per affrontare questi problemi. La tradizione dei maqasid al-sharia valuta le azioni in base alla tutela di religione, vita, intelletto, famiglia, ricchezza, dignità e giustizia.

Anche il diritto islamico classico contiene principi contro il monopolio, il danno sociale e le ingiustizie nel lavoro. In questa prospettiva, i dati e gli algoritmi possono essere interpretati come nuovi beni comuni.

Tuttavia, gran parte del dibattito contemporaneo resta ancora limitato a una domanda binaria: ciò che è permesso (halal) e ciò che è vietato (haram). Una domanda utile, ma insufficiente.

La questione centrale non è soltanto se l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata, ma se l’economia dell’IA sia giusta.

Dietro i sistemi digitali si nasconde infatti un lavoro invisibile: lavoratori che etichettano dati, moderano contenuti violenti, addestrano algoritmi e spesso subiscono conseguenze psicologiche pesanti. Dietro l’automazione si nascondono anche consumo energetico, estrazione di risorse, sorveglianza e nuove forme di disuguaglianza globale.

Verso un’etica globale dell’IA

L’esperienza indonesiana, osserva Gaafar, mostra un possibile modello: un ragionamento religioso collettivo attraverso istituzioni come Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah. Anche la tradizione malese e il mondo accademico arabo offrono contributi importanti sul piano etico e filosofico.

Il problema non è la mancanza di pensiero, ma la sua frammentazione.

A differenza del cattolicesimo, che dispone di una struttura unitaria di magistero, l’Islam non ha un’autorità centrale. Ma questa pluralità, lungi dall’essere un limite, può diventare una risorsa se trasformata in dialogo etico interconnesso.

Non si tratta di creare un’autorità unica, ma di costruire una rete morale globale capace di mettere in relazione tradizioni diverse e realtà sociali concrete.

La dignità nell’era dell’algoritmo

L’intelligenza artificiale costringe entrambe le tradizioni religiose a confrontarsi con una verità comune: la dignità umana non è un concetto astratto.

Essa viene messa alla prova quando il potere diventa invisibile. Quando un lavoratore è gestito da un algoritmo che non può contestare. Quando un migrante viene ridotto a un punteggio di rischio. Quando uno studente viene valutato da sistemi automatizzati. Quando decisioni di guerra vengono affidate a macchine.

Il prossimo capitolo della dignità umana non si scriverà solo nelle istituzioni religiose, nelle università o nelle aziende tecnologiche. Si scriverà laddove la teologia, l’etica e la politica avranno il coraggio di confrontarsi con l’algoritmo, non per adorarlo né per subirlo, ma per affermare un principio essenziale: nessuna macchina, nessun mercato e nessun impero ha il diritto di ridurre l’essere umano a un semplice dato.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 redazione

Source link

Di