Siena, Nicoletta Fabio si racconta a Buongiorno Palio: “Alla bambina che sono stata direi di non mollare mai”


“Alla bambina che sono stata direi di non mollare mai”. La risposta arriva soltanto alla fine dell’intervista. Dopo quasi mezz’ora di racconto, quando sul monitor e in Tv compare una fotografia in bianco e nero che la ritrae a undici anni, con il fazzoletto dell’Istrice al collo e lo sguardo ancora inconsapevole di ciò che sarebbe diventata.

È l’immagine scelta da Nicoletta Fabio per raccontarsi a Buongiorno Palio. E forse è anche la chiave di lettura di tutta la conversazione. Perché quella del sindaco non è stata soltanto un’intervista sull’amministrazione comunale. È stato un viaggio dentro una città che lei definisce “calda e appassionata”, ma anche “a volte troppo cattiva”, attraversando politica, Palio, Monte dei Paschi, giovani, scuola e futuro. Un racconto nel quale il ruolo istituzionale lascia spesso spazio alla persona.

“Siena è appassionata, ma a volte sa essere troppo cattiva”

La fotografia che Nicoletta Fabio consegna della città non è quella di una cartolina. È quella di una comunità profondamente viva, orgogliosa della propria identità e capace di un coinvolgimento emotivo che poche altre realtà sanno esprimere. Proprio per questo, però, avverte anche il peso di un clima che negli ultimi anni, complice un contesto generale sempre più acceso, ha reso il confronto pubblico talvolta più duro. “È una città molto calda – spiega-, calda per il clima ma anche appassionata, come si addice ai giorni del Palio. Però è anche una città che, a volte, sa essere troppo cattiva. Le opinioni sono sacrosante, il confronto è necessario, ma l’attacco personale finisce per contraddire quell’umanità che noi senesi rivendichiamo con orgoglio”.

Per il sindaco, però, non si tratta di una caratteristica esclusivamente senese. È un cambiamento che attraversa l’intera società, ma che proprio a Siena appare ancora più difficile da comprendere, perché, come sottolinea, “Siena ha sempre rivendicato la propria unicità, il fatto di non essere omologabile. Ed è proprio per questo che certi atteggiamenti mi sembrano ancora più contraddittori”.

Più che una critica, quella del sindaco è un invito a riscoprire ciò che, a suo giudizio, rappresenta da sempre l’essenza più autentica della città: una comunità capace di confrontarsi, anche con passione, senza perdere il senso dell’umanità, del rispetto reciproco e dell’appartenenza. Ed è proprio la parola “appartenenza”, o meglio “identità”, ad introdurre uno dei temi più sentiti della città: il futuro di Monte dei Paschi. Per Nicoletta Fabio, infatti, il legame tra la banca e Siena non è soltanto economico o istituzionale, ma profondamente identitario. È il filo che, da oltre cinque secoli, unisce la città alla sua storia, alle sue famiglie e alla memoria collettiva di intere generazioni.

Monte dei Paschi: “Togliere Siena dal nome sarebbe una ferita”

“Monte dei Paschi è di Siena dal 1472. Non stiamo parlando di un marchio nato qualche decennio fa, ma di una storia secolare che si intreccia con quella della città. In quasi ogni famiglia c’è stato o c’è un dipendente del Monte. Quel legame appartiene alla memoria collettiva dei senesi”. Per questo, aggiunge, l’eventuale scomparsa della parola “Siena” dalla denominazione della banca avrebbe un significato che va oltre il marketing. “Sarebbe una ferita che vorremmo evitare”.

Poi il ricordo del Consiglio comunale straordinario che ha approvato all’unanimità la mozione sul futuro della banca. “Mi hanno colpito i lavoratori di Beko. Mi hanno detto: «Voi avete aiutato noi, oggi siamo qui per aiutare la città». È stato un gesto bellissimo. Così come è stato importante vedere tutte le forze politiche trovare una posizione comune. In tempi come questi non è affatto scontato”.  Per il sindaco quella votazione rappresenta qualcosa di più di un atto amministrativo. “Ha dimostrato che, quando è in gioco il bene comune, Siena sa ancora ritrovarsi”.

“Il mio tempo è dedicato ad ascoltare”

C’è una parola che torna più volte durante l’intervista: ascolto. Nicoletta Fabio la considera il tratto distintivo del proprio modo di amministrare. “Non sono una persona presuntuosa. Cerco di mettermi nei panni degli altri, anche quando hanno esigenze molto diverse dalle mie. Questo richiede tempo. E il mio tempo è quasi completamente dedicato ad ascoltare”.

Lo definisce un atteggiamento quasi naturale. “Forse qualcuno lo interpreta come eccessiva prudenza. In realtà è il contrario: cerco semplicemente di non essere invasiva”.  Si definisce: equidistante. “Cerco sempre di mettere sulla bilancia opinioni diverse. Poi ci sono momenti nei quali bisogna assumere posizioni molto nette, ma prima credo sia doveroso ascoltare”.

La Siena che immagina passa da scuole, Fortezza e Santa Maria della Scala

Quando si parla di opere pubbliche evita di indicare un unico progetto simbolo. Preferisce parlare di una visione complessiva della città. La Fortezza Medicea, il masterplan del Santa Maria della Scala, il nuovo stadio, Palazzo Pubblico, il Collegio San Marco e soprattutto gli investimenti sulle scuole. “Le scuole sono un’infrastruttura culturale prima ancora che edilizia. È uno degli investimenti ai quali tengo di più”.

Il Palio visto da dentro e da fuori

Priore dell’Istrice, rettore del Magistrato delle Contrade, presidente del Consorzio per la Tutela del Palio, oggi sindaco. Tra tutti i ruoli ricoperti, sorprendentemente sceglie proprio quello meno celebrato. “Essere presidente del Consorzio mi ha insegnato a guardare il Palio anche da fuori. Ti costringe ad assumere uno sguardo più ampio, meno istintivo. È stata probabilmente l’esperienza che mi ha fatto crescere di più”.

E il momento che ancora oggi la emoziona? Sorride. “Praticamente tutti. Ma l’assegnazione dei cavalli e l’attesa della mossa restano emozioni difficili da spiegare”.

“La scuola mi manca ogni giorno”

“Ho moltissima nostalgia dell’insegnamento”.  Confessa persino di sentirsi ancora in colpa. “Lasciai una classe che avrei dovuto accompagnare all’esame di maturità. Ancora oggi ci penso”.

Poi racconta come, quasi per caso, sia diventata docente. Era indecisa tra Lettere e Matematica. Scelse Lettere pensando che le avrebbe aperto più possibilità: “La vita, ironicamente, mi ha riportato proprio verso l’insegnamento”.  Oggi molti dei suoi ex studenti continuano a sentirla.

Qualcuno è diventato amministratore pubblico: “Di un altro partito politico – racconta -, ed è una soddisfazione vedere che hanno scelto strade diverse dalla mia. Significa che non ho mai cercato di condizionarli”.

Quella bambina di undici anni

L’ultima immagine dell’intervista è la fotografia del settembre 1972. Nicoletta Fabio ha undici anni. Pochi minuti dopo quello scatto convincerà il padre a iscriverla al corso di ginnastica artistica della Mens Sana. “Era una passione che inseguivo da tempo”.

E oggi, guardando quella bambina? La risposta arriva senza esitazioni. “Le direi di non mollare. Di non scoraggiarsi davanti ai rifiuti e di non dare troppo peso ai giudizi degli altri”.

Poi, quasi d’istinto, allarga lo sguardo. “È quello che direi anche ai ragazzi di oggi. La vera sfida di Siena è creare opportunità perché possano scegliere di restare. Non bastano uno studentato o una mensa universitaria. Servono lavoro, prospettive, imprenditoria culturale. Dobbiamo far capire ai giovani che questa città può ancora essere il luogo dove costruire il proprio futuro”.




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 Simona Sassetti

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