L’Agenzia Regionale dei Rifiuti ha prorogato, con un apposito decreto, i termini del bando per la presentazione delle proposte di partenariato pubblico-privato. La scadenza, inizialmente prevista per la mezzanotte di oggi, 30 giugno, è stata posticipata al 20 luglio.
Una decisione che arriva all’indomani del passo indietro del Consiglio di amministrazione di Amiu che, nonostante gli annunci della giunta Salis delle scorse settimane, ha deciso di rinviare l’eventuale partecipazione alla successiva fase pubblica, «non appena la Regione avrà individuato il sito e definito il progetto».
Spiega il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci:
«Gli ulteriori venti giorni sono a disposizione di tutti i partecipanti per eventuali integrazioni, nuove partecipazioni o qualunque altro dato utile per arrivare alla decisione finale. Non è una proroga fatta per una sola azienda. Sono arrivate richieste che, ovviamente, non possiamo discutere perché siamo in una fase di gara, di avere ulteriori chiarimenti. Mi auguro quindi che anche Amiu colga l’occasione per intervenire. Sono loro che devono prendere l’iniziativa».
Nel frattempo il Sindaco Salis, in una nota ufficiale, ha ribadito che «non esistono sul nostro territorio aree idonee a ospitare un’infrastruttura simile. Aspettiamo che la Regione sciolga il nodo della gara: se ci sarà un Comune ligure disponibile ad accogliere un impianto sul proprio territorio, valuteremo se ci saranno le condizioni per permettere ad Amiu di partecipare alle procedure pubbliche, secondo le regole del partenariato pubblico-privato».
Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, non ci sta e rilancia:
«Genova è responsabile dell’80% del materiale che viene portato fuori regione. È molto difficile sostenere che a Genova non si faccia nulla e si mandi a un altro Comune l’80% dei rifiuti della Liguria. Chi è responsabile deve darsi da fare, tirarsi su le maniche e risolvere i problemi. È evidente che la provincia di Genova, o addirittura il Comune di Genova, siano i luoghi naturali per affrontare questo tema. È poco etico dire: “Se ne occupa qualcun altro”, visto che i rifiuti li produciamo noi.
Non partecipare significa rinunciare anche alle ricadute economiche previste per chi entra nella compagine societaria come azionista. E la compagine, una volta concluso il bando, non potrà più essere modificata. Amiu potrà aggregarsi come conferitore, ma non come socio».
Bucci fa quindi riferimento alle tensioni interne alla giunta Salis sul dossier rifiuti.
«Il dato di fatto è che la giunta Salis non è in accordo. Lo si percepisce anche dalle dichiarazioni dell’assessore comunale al ciclo dei rifiuti, Silvia Pericu. Questo è il problema. È inutile nasconderlo con riferimenti alla Regione o ai bandi che facciamo, che sono assolutamente corretti, trasparenti e soprattutto danno a tutti la possibilità di partecipare. Mi auguro che la situazione possa risolversi».
Sulla stessa linea l’assessore regionale Giacomo Giampedrone, che ha definito la proroga «assolutamente tecnica» e valida per tutti i proponenti.
«Il dato sottolineato dal presidente è un dato politico. Oggi abbiamo letto che, per chiudere il ciclo dei rifiuti, Genova aspetta che qualcun altro candidi un altro Comune o un impianto in un territorio diverso e poi decide eventualmente se partecipare con la propria azienda, Amiu. Questo, eticamente e politicamente, apre uno scenario molto chiaro».
Secondo Giampedrone, la posizione del Comune rischia di avere conseguenze su tutto il territorio ligure.
«Genova dice: noi, pur producendo la stragrande maggioranza dei rifiuti della nostra regione, ci candidiamo eventualmente a chiudere il ciclo a casa di altri, in provincia di Savona o altrove. Credo che questo sia un tema che chiamerebbe automaticamente in causa tutti gli altri sindaci della Liguria. Se Genova ha detto di no, pur producendo la maggior parte dei rifiuti, ogni altro sindaco sarebbe legittimato a dire: non vogliamo che Genova chiuda il ciclo a casa nostra».
L’assessore ha quindi invitato il Sindaco Salis a una riflessione.
«O Genova decide di partecipare attivamente alla chiusura del ciclo dei rifiuti, e poi insieme valuteremo dove realizzare l’impianto, oppure questa posizione difficilmente reggerà nei confronti degli altri territori. La proroga non è stata concessa per aiutare il Comune di Genova a riflettere, ma per consentire a tutti i proponenti di completare le proprie valutazioni.
Al netto di Scarpino, che il Comune ha ritenuto non idonea, non penso che Genova abbia un’unica possibilità per chiudere il ciclo. Il nostro piano individua le aree dove non è possibile realizzare l’impianto, come quelle inondabili o ad alta sismicità. In tutte le altre aree è possibile valutare un insediamento. Non credo che la Città Metropolitana di Genova, di cui Salis è Sindaco metropolitano, non disponga di almeno un sito potenzialmente idoneo. Quando arriveranno le proposte, le valuteremo nel loro complesso e individueremo il sito e la soluzione tecnica più adatti».
L’avviso pubblico resterà aperto fino alle ore 23.59 del 20 luglio. Solo dopo la chiusura di questa fase si passerà alla valutazione delle proposte, all’individuazione del sito e all’avvio della procedura di gara vera e propria.
Sul tavolo resta anche la possibilità, prevista dagli strumenti a disposizione della Regione, di ricorrere, qualora fosse necessario, all’esproprio, considerando anche la presenza di terreni di proprietà regionale nel territorio metropolitano.
Lo scontro politico dopo il veto di Avs
Al di là degli aspetti tecnici, lo scontro è ormai apertamente politico. La marcia indietro di Amiu e della giunta Salis è arrivata infatti dopo la spaccatura nella maggioranza, con Alleanza Verdi e Sinistra contraria al termovalorizzatore e pronta a dare battaglia in tutte le sedi istituzionali.
Solo pochi giorni fa, tuttavia, il Sindaco Salis aveva assunto una posizione diversa:
«C’è una differenza tra un partito e un sindaco. Un sindaco deve perseguire l’interesse della città, senza posizionamenti ideologici. Io non ho un approccio ideologico: ho il dovere di far funzionare le cose. Per far funzionare Amiu è necessario partecipare a questa gara e Amiu parteciperà».
Resta infine aperto il nodo del sito.
Esclusa Scarpino, tra le ipotesi circolate vi è l’area ex Colisa, sulle alture della Valpolcevera, nei pressi di Coronata, di proprietà della società pubblica Ire, controllata dalla Regione. Un’ipotesi che Palazzo Tursi ritiene tuttavia non adeguata per dimensioni e caratteristiche e che incontra già forti resistenze da parte del territorio.
Se non dovesse essere raggiunta un’intesa politica, non è escluso che la Regione possa ricorrere agli strumenti previsti dalla normativa, compreso l’esproprio o l’apposizione di un vincolo su aree pubbliche. La partita, comunque, resta ancora tutta aperta.
Roberto Bobbio
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Redazione Genova
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