Dichiarazione, limiti della candidatura, energia, infrastrutture e pluralismo dei pagamenti
ABSTRACT
Dalla dichiarazione diplomatica alla prova dei fatti
Questa analisi esamina la dichiarazione resa il 30 giugno 2026 dall’ambasciatore iracheno nella Federazione russa, Abdul-Karim Hashim Mostafa, secondo cui Baghdad auspica di poter far parte dei BRICS in futuro. Il dossier distingue il fatto verificato da ciò che non risulta ancora pubblicamente dimostrato: non emergono, allo stato delle fonti disponibili, una candidatura formale, un invito o una sequenza di adesione. L’interesse iracheno viene letto come una scelta di posizionamento in un ambiente multipolare, nel quale energia, infrastrutture, commercio, pagamenti e capitale diventano strumenti di autonomia relativa. La ricostruzione integra fonti istituzionali BRICS, dati economici di World Bank, IMF, EIA e OPEC, oltre a documenti sul Development Road. Il fine non è stabilire se l’adesione sia “buona” o “cattiva”, ma identificare la sua utilità possibile, i limiti reali e le variabili che la renderebbero concreta.
NOTA METODOLOGICA
Come leggere questo dossier
Il documento adotta un approccio evidence-led. I fatti verificati derivano da dichiarazioni pubbliche e fonti istituzionali; gli elementi fortemente supportati sono associati a dati economici, energetici o infrastrutturali ufficiali; i segnali OSINT sono indicati come osservazioni da monitorare; le inferenze sono esplicitamente presentate come valutazioni analitiche. La ricostruzione è aggiornata al 30 giugno 2026, ore 20:00 CEST. In assenza di una procedura pubblica di adesione dell’Iraq, il dossier evita di trasformare un auspicio diplomatico in una candidatura già operativa.
Quadro probatorio iniziale
| Categoria | Valutazione | Che cosa significa |
| Fatto verificato | Alto | L’ambasciatore iracheno ha espresso l’auspicio di un ingresso futuro nei BRICS. |
| Dato fortemente supportato | Alto | Iraq non appare tra gli undici membri e i dieci partner elencati dal portale BRICS Brasil. |
| Segnale da monitorare | Medio | Eventuali contatti tecnici su status partner, NDB, progetti o accordi commerciali in valuta locale. |
| Inferenza analitica | Qualitativa | La dichiarazione può accrescere il potere negoziale di Baghdad senza vincolarla a una rottura con altri partner. |
INTRODUZIONE
Una porta socchiusa nel sistema multipolare
La notizia non nasce dal nulla. Dal vertice di Johannesburg del 2023 e dall’espansione resa effettiva tra il 2024 e il 2025, i BRICS sono diventati un foro più ampio per Stati che cercano maggiore rappresentanza nei meccanismi di governance globale, più cooperazione Sud-Sud e un portafoglio meno concentrato di interlocutori economici. Il punto non è l’emergere di un blocco uniforme, capace di imporre una linea unica. Il punto è l’apertura di una piattaforma nella quale potenze energetiche, economie manifatturiere, hub logistici e Paesi emergenti possono coordinare interessi parzialmente convergenti.
In questo quadro l’Iraq occupa una posizione peculiare. È una grande potenza petrolifera con ampie riserve, un sistema fiscale molto dipendente dagli idrocarburi e una geografia che collega Golfo, Levante, Türkiye e corridoi verso l’Europa. Baghdad non è obbligata a scegliere una sola architettura internazionale: può cercare capitale e tecnologia da più direzioni, preservando al tempo stesso rapporti con istituzioni finanziarie multilaterali, Stati Uniti, Paesi del Golfo, Europa, Cina, India e Russia. L’interesse verso i BRICS assume quindi un significato soprattutto negoziale e geoeconomico.
CORPUS
Una dichiarazione, un blocco più grande, una scelta ancora aperta
Visual 2 – Geografia regionale dei BRICS. L’Iraq è situato tra membri BRICS del Medio Oriente e corridoi che collegano Golfo, Mediterraneo e Asia; la mappa evidenzia prossimità, non subordinazione. Fonti: BRICS Brasil, 2025; mappa base Natural Earth; elaborazione IARI.
Il peso reale delle parole dell’ambasciatore
Secondo TASS, Abdul-Karim Hashim Mostafa ha definito i BRICS “un’organizzazione molto importante” e ha auspicato l’ingresso dell’Iraq in futuro, aggiungendo che l’eventuale adesione dipenderebbe dalla configurazione dell’organizzazione e dalle condizioni per farne parte. Il valore della dichiarazione consiste nella sua provenienza: non è una voce informale, ma la posizione di un rappresentante diplomatico di Baghdad a Mosca. Il suo limite, tuttavia, è altrettanto importante: non annuncia una richiesta depositata, né un accordo politico tra gli attuali membri, né un impegno del governo iracheno su una scadenza concreta.
Questa distinzione evita due errori opposti. Il primo è minimizzare il segnale: in un sistema internazionale nel quale i formati multilaterali sono usati per diversificare relazioni e attrarre investimenti, l’espressione di interesse può preparare terreno diplomatico e istituzionale. Il secondo è sovrastimarlo: una frase favorevole non equivale a una trasformazione immediata dei flussi finanziari, del commercio, dei meccanismi sanzionatori o dell’orientamento strategico di un Paese.
BRICS: un foro di coordinamento, non un comando unico
Il portale della presidenza brasiliana dei BRICS descrive il gruppo come un foro di coordinamento politico e diplomatico. Gli undici membri ufficiali sono Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Accanto ai membri esiste la categoria dei partner, introdotta nel 2024 e resa operativa nel 2025. Questa architettura è rilevante per l’Iraq perché rende teoricamente disponibili più livelli di avvicinamento, ma non elimina il requisito decisivo: le decisioni tra membri si assumono per consenso.
L’ampliamento ha accresciuto il peso aggregato del gruppo e ha aggiunto molti attori energetici e logistici. Ha anche reso più complesso il coordinamento. India e Cina non hanno la stessa agenda commerciale; Arabia Saudita e Iran condividono il foro ma mantengono interessi nazionali distinti; Brasile e Sudafrica attribuiscono forte valore alla riforma delle istituzioni multilaterali; Russia guarda al formato anche come spazio di resilienza economica. Per Baghdad questa pluralità può essere una risorsa, perché offre più porte di accesso, ma richiede una diplomazia capace di lavorare con priorità differenziate.
La base geoeconomica irachena: dipendenza, capacità e bisogno di scala
L’attrattiva di formati alternativi o complementari nasce dalla struttura dell’economia irachena. Documenti World Bank del 2026 indicano che il petrolio rappresentava nel 2024 circa il 95 per cento delle esportazioni e il 91 per cento delle entrate pubbliche. La EIA valuta le riserve irachene in circa 145 miliardi di barili, collocando il Paese tra i principali detentori mondiali. Questa ricchezza dà a Baghdad una leva, ma determina anche una vulnerabilità: prezzi del greggio, quote OPEC+, capacità di export e funzionamento delle infrastrutture influiscono direttamente sullo spazio fiscale nazionale.
In una simile economia, la diversificazione non significa negare il ruolo degli idrocarburi. Significa usare la rendita per costruire elettricità più affidabile, reti di trasporto, porti, logistica, industria leggera, trasformazione agroalimentare, servizi digitali e capacità finanziarie. L’IMF, nel suo Article IV del 2025, ha collegato il potenziale di crescita non-oil a riforme del mercato del lavoro, regolazione d’impresa, settore finanziario e governance. Qualunque cooperazione con i BRICS produrrebbe valore solo se integrata in questa agenda domestica.
Energia: centralità irachena, ma nessun cartello BRICS automatico
La presenza nei BRICS di Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto e ora dell’Indonesia rende il gruppo più presente nelle geografie dell’energia e delle rotte marittime. L’ingresso dell’Iraq rafforzerebbe questa densità regionale. Sarebbe però scorretto descrivere il risultato come il trasferimento della “maggioranza delle riserve mondiali” sotto un controllo diretto dei BRICS. Le riserve appartengono agli Stati, i mercati restano globali, l’OPEC e l’OPEC+ hanno logiche specifiche, e il consenso BRICS non sostituisce gli interessi nazionali di produttori che competono anche tra loro.
Il valore concreto di una maggiore vicinanza irachena ai BRICS sarebbe più sottile: contatti più strutturati con hub finanziari del Golfo, grandi importatori asiatici, operatori industriali, imprese di costruzione e piattaforme politiche interessate a una maggiore autonomia delle catene del valore. Per Baghdad, l’energia è meno un argomento per “schierarsi” e più una leva per moltiplicare opzioni di investimento, vendita, trasformazione e logistica.
Development Road: il punto di contatto tra finanza, territorio e potere contrattuale
Il Development Road è il terreno sul quale una diplomazia multipolare può diventare materiale. Il progetto collega Al-Faw Grand Port, sul Golfo, al confine turco attraverso una rete ferroviaria e stradale concepita per collegare Iraq, Türkiye ed Europa. Il sito ufficiale del porto indica un asse integrato di oltre 1.200 chilometri; la World Bank ha definito il corridoio parte integrante della strategia di sviluppo irachena. Nel dicembre 2025, l’autorità portuale ha comunicato la consegna della prima sezione tra Al-Faw e Safwan.
Il corridoio non è soltanto un’infrastruttura di trasporto. È una promessa di nuova funzione statale: dogane più efficienti, gestione dei valichi, standard logistici, energie per i nodi produttivi, contratti, assicurazione, finanza di progetto e interoperabilità digitale. Anche qui, il punto non è attribuire un progetto a un solo attore internazionale. È capire che la sua realizzazione può rendere l’Iraq più interessante per partner del Golfo, asiatici, europei e BRICS, aumentando il valore della sua posizione geografica.

Visual 6 – Schematico del Development Road. Il corridoio mette in relazione porto, rete terrestre e accesso verso Türkiye/Europa; è un vettore di diversificazione economica se sostenuto da capacità amministrativa e capitale. Fonti: Al-Faw Grand Port; World Bank, 2025.
Pagamenti, valute locali e il limite delle formule assolute
La dimensione finanziaria è il nodo più facilmente spettacolarizzato. I documenti BRICS del 2025 confermano il lavoro su una Cross-Border Payments Initiative, la discussione sull’interoperabilità dei sistemi e l’espansione dei finanziamenti in valuta locale. La Rio de Janeiro Declaration richiama esplicitamente un rapporto tecnico sui pagamenti transfrontalieri e la necessità di percorsi più rapidi, economici, accessibili, efficienti e sicuri. Questo è un fatto istituzionale rilevante.
Non è però prova dell’esistenza di una moneta comune BRICS, né di un’infrastruttura unica già alternativa a SWIFT. Il sistema finanziario internazionale dipende da liquidità, convertibilità, standard di compliance, corrispondenti bancari, gestione del rischio di cambio e fiducia regolatoria. Per l’Iraq, una maggiore disponibilità di pagamenti in valuta locale potrebbe ridurre costi e frizioni in alcune relazioni bilaterali; non eliminerebbe la necessità di mantenere canali robusti nei principali mercati globali. Il risultato realistico è una pluralizzazione dei canali, non una disconnessione.
Una politica estera multi-vettore, non una scelta binaria
L’Iraq ha interesse a evitare letture binarie. Un rapporto più strutturato con i BRICS non implica, di per sé, un abbandono dei partner occidentali, delle istituzioni multilaterali o degli strumenti denominati in dollari. Allo stesso modo, mantenere relazioni con Washington, il FMI o la World Bank non impedisce di cercare capitale, mercato e infrastrutture attraverso Cina, India, Russia, Arabia Saudita, Emirati o altri membri BRICS. Il comportamento più plausibile per Baghdad è il multi-allineamento: espandere le opzioni senza trasformare un canale in esclusiva.
Questo richiede coerenza domestica. Se una futura richiesta BRICS dovesse trasformarsi in iniziativa formale, il governo iracheno dovrebbe presentarla come parte di un piano di sviluppo misurabile: priorità di infrastruttura, quadro finanziario, obiettivi di export non-oil, riforme bancarie, trasparenza nelle gare e capacità di assorbimento degli investimenti. Senza questa base, l’adesione avrebbe soprattutto valore simbolico; con questa base, potrebbe ampliare gli strumenti disponibili.

Visual 8 – Matrice degli attori. La figura mostra interessi e vincoli paralleli: l’Iraq può usare il rapporto con i BRICS per ampliare opzioni, ma la sostenibilità dipende dalla compatibilità tra partner diversi e dalla capacità interna. Elaborazione IARI.
IPOTESI SPECULATIVA
Il segnale può essere più importante della domanda
L’ipotesi più prudente è che Baghdad stia testando il valore politico di una futura vicinanza ai BRICS prima di impegnarsi in una procedura formale. La dichiarazione arriva in una fase nella quale il gruppo ha già ampliato membri e partner, mentre l’Iraq cerca di rafforzare la propria identità di nodo economico regionale. Dichiarare interesse consente di parlare a più pubblici contemporaneamente: ai partner russi e asiatici, per segnalare apertura; ai Paesi del Golfo, per richiamare infrastrutture e capitale; agli interlocutori occidentali, per mostrare che Baghdad dispone di alternative e aspira a negoziare da una posizione meno dipendente.
Non va esclusa una seconda logica: l’interesse nei BRICS può essere un modo per incorporare il lessico della multipolarità nel programma di modernizzazione iracheno, senza impegnarsi a un cambiamento di campo. Se questa interpretazione è corretta, l’indicatore decisivo non sarà una nuova formula diplomatica, ma la comparsa di atti amministrativi: delegazioni tecniche, richieste di partnership, partecipazione a gruppi di lavoro, protocolli di cooperazione con la NDB o progetti collegati a porti, energia, digitale e pagamenti.
SO WHAT
Tre traiettorie da qui ai prossimi cicli di vertice
Best Case Scenario
Ipotesi chiave. Baghdad traduce l’interesse politico in una strategia verificabile: rafforza il quadro per investimenti, sviluppa il Development Road, modernizza procedure doganali e bancarie, e avvia un dialogo tecnico con membri e partner BRICS senza chiudere altri canali. Impatti. L’Iraq accresce la sua attrattività come piattaforma tra Golfo, Türkiye e Europa; gli investimenti diventano più diversificati e la leva energetica sostiene progetti non-oil. Strategia. Concentrarsi su porti, reti, logistica, finanza di progetto, standard digitali e formazione. Tappe da seguire. Memorandum tecnici, presenza stabile in forum economici BRICS, avanzamenti del corridoio Al-Faw–Türkiye, miglioramento della bancabilità dei progetti. Consigli operativi. Costruire un portafoglio di progetti con criteri trasparenti, evitando di presentare l’adesione come sostituto delle riforme interne.
Worst Case Scenario
Ipotesi chiave. L’interesse resta dichiarativo, mentre vincoli fiscali, instabilità regionale, ritardi infrastrutturali e incertezza normativa limitano la trasformazione economica. Impatti. Baghdad ottiene visibilità politica ma non capitale paziente, né miglioramenti materiali nella connettività; l’argomento BRICS può essere letto all’esterno come segnale ambiguo invece che come proposta economica. Strategia. Ridurre il gap tra ambizione e attuazione con obiettivi selezionati. Tappe da seguire. Ritardi nel Development Road, assenza di interlocuzioni formali, caduta della qualità della governance bancaria o contratti non finanziabili. Consigli operativi. Evitare annunci massimalisti e mantenere una comunicazione centrata su infrastrutture, commercio e sviluppo.
Stability Case Scenario
Ipotesi chiave. L’Iraq mantiene il tema BRICS come opzione diplomatica di medio periodo, senza accelerare verso l’adesione. Impatti. Cresce il margine di manovra, ma i benefici restano indiretti: più contatti, più accesso a forum e possibilità di partnership, senza mutamento formale di status. Strategia. Usare l’interesse BRICS per migliorare la qualità del dialogo con tutti gli interlocutori, compresi FMI, World Bank, Paesi del Golfo e partner occidentali. Tappe da seguire. Partecipazioni settoriali, iniziative commerciali bilaterali in valuta locale, cooperazione portuale e industriale. Consigli operativi. Privilegiare la gradualità e misurare i risultati con investimenti realizzati, capacità logistica e crescita delle esportazioni non-oil.
CONCLUSIONI
L’adesione è un obiettivo eventuale; la capacità statale è la variabile decisiva
La dichiarazione dell’ambasciatore iracheno costituisce un fatto diplomatico verificato e politicamente significativo. Non formalizza una candidatura, ma inserisce Baghdad nel dibattito sull’espansione di un foro che oggi comprende undici membri e dieci partner. L’interesse è coerente con una tendenza più ampia: l’Iraq cerca di sfruttare energia, geografia e infrastrutture per ridurre la concentrazione del rischio e aumentare le opzioni disponibili.
Il significato strategico non dipende da una contrapposizione meccanica tra BRICS e Occidente. Per Baghdad, la questione è costruire un portafoglio di relazioni in grado di attirare investimenti, sostenere il Development Road, migliorare i pagamenti transfrontalieri, rendere più solida l’economia non-oil e preservare autonomia decisionale. L’eventuale avvicinamento ai BRICS avrà peso reale solo se sarà accompagnato da atti, progetti e capacità amministrativa. La lezione geopolitica è semplice: la multipolarità premia chi trasforma la posizione in infrastruttura e la diplomazia in capacità esecutiva.
| Orizzonte | Variabile | Perché conta | Segnale di svolta |
| Breve periodo | Comunicazioni ufficiali irachene e BRICS | Distingue interesse da procedura | Richiesta formale o invito a status partner |
| Medio periodo | Development Road, Al-Faw, accordi di investimento | Misura la capacità di trasformare geografia in valore | Finanziamenti chiusi, lavori verificabili, operatori selezionati |
| Medio periodo | Pagamenti in valuta locale e standard bancari | Indica se la diversificazione è operativa | Progetti pilota con banche e controparti commerciali |
| Lungo periodo | Riforme non-oil e stabilità macro-fiscale | Condizione per rendere bancabili grandi progetti | Aumento export non-oil, miglioramento fiducia e credito |
Matrice conclusiva – Variabili da monitorare. Il passaggio da dichiarazione a politica economica può essere osservato attraverso atti formali, progetti finanziati, capacità infrastrutturale e riforme. Elaborazione IARI.
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Filippo Sardella
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