Il caos EU ridicolizza tutti i Paesi europei – PugliaSera


Non c’è dubbio che Donald Trump abbia dato uno tremendo scossone alla Europa. Bisogna dargli atto almeno di questo. Quindi proprio stupido non dev’essere.

Da quando gli Stati Uniti hanno deciso di risparmiare perché soffocati da un debito pubblico stratosferico ($ 39.000 mld pari al 124% del PIL cui si deve aggiungere il debito delle famiglie di $ 18.800 mld – circa $ 150.000 per nucleo familiare), al mondo non si ha più pace.

Non c’è dubbio che sia oltremodo costoso mantenere il ruolo di “guardiano del mondo” in queste condizioni. Purtroppo, il mondo occidentale, in particolare l’Europa, si era talmente assuefatto a tale andazzo che, ormai adagiato in poltrona, abbandonatosi alla pigrizia intellettuale, l’ha presa molto male. L’abdicazione al ruolo quasi secolare è stato interpretato, istintivamente, come tradimento della cosiddetta liberal democrazia.

Ma la questione non è così di alto spessore filosofico politico come la si vuol rappresentare: è molto più prosaica. Quando il sovrano, da benefattore munifico, diventa improvvisamente spilorcio, ecco che i cortigiani, da adulatori e servili, si trasformano in astiosi e denigratori. Sempre pronti, però, a ritornare proni, nella posizione che loro compete. In verità, Trump non vuole abdicare, anzi, è proprio il contrario; vuole solo ridurre i costi e risparmiare. E’ un esercizio, quello di mettere insieme capra e cavoli, abbastanza complicato. 


Così, si capisce agevolmente la politica estera degli USA: ritiro dagli ENTI internazionali inutili (che gli stessi USA hanno promosso); richieste  agli alleati di “darsi una mossa” nel pagarsi le proprie necessità (Difesa); aumento del ticket d’ingresso al mercato americano (Dazi); riduzione dei consumi interni; aumento delle esportazioni energetiche (Gas) …. etc. Ma, intanto, bisogna far capire a tutti che le redini del mondo sono ancora nelle mani americane. 

Non è protezionismo, quello USA, ma semplice tattica per ridurre il debito dello Stato federale e delle famiglie, rimando sovrani del mondo. 

 

Allora, ecco che l’Europa, si è dovuta svegliare bruscamente: deve cominciare a pensare di farcela per conto proprio. Purtroppo, i tempi felici e spensierati del dopo guerra mondiale sono finiti. Lo Zio SAM ha le tasche vuote.

Bisogna ricominciare da sotto zero: l’ozio fisico e la pigriza intellettuale hanno regalato un lungo periodo di crescita annoiata, asfittica; i fattori dello sviluppo non denunciano vitalità; nuovi attori internazionali, come la Cina, prepotenti e competitivi, penalizzano ogni strategia di crescita; i roboanti progetti di transizione, varati con chiaro timbro ideologico, rendono difficile un profondo cambio di rotta; i costosi impegni verso terzi, mistificati dalla ipocrita narrazione di difesa di antichi blasoni nobiliari come democrazia e libertà, esauriscono le energie residue.


E la Burocrazia consuma un sacco di ossigeno vitale.

Però, bisogna darsi da fare.

 

Allora, la EU ha cominciato da dietro, come al solito. Ha pensato ad un esercito comune.

E’ un po’ criptico il senso di un esercito comune. Dovrebbe essere chiaro che, prima di diventare una credibile potenza militare, pur in senso puramente difensivo, molta acqua deve passare sotto i ponti. Che senso ha un esercito comune se c’è già la Nato che pensa alla difesa, che ci siano dentro gli USA o no? Inoltre, si è cominciato, su forte sollecitazione USA, a spendere di più in armamenti. Quindi, come conciliare l’idea di un esercito comune?


Cosa è questa storia?  Si tratterebbe di trasferire tutti gli eserciti nazionali nella Nato? Si tratterebbe di ricercare sinergie fra i Paesi membri e quindi, di ottenere risparmi economici? Chi gestirebbe questo nuovo esercito? A quale indirizzo politico obbedirebbe? Cosa succederebbe della Nato? Incredibile: una sola idea, tanti problemi.

Per intanto, però, ciascuno spende per sé. E’ disarmante che alla oziosa EU vengano in mente tante idee, ma tanto confuse. 

Purtroppo, emerge insistente il nodo fondamentale, mai risolto fin dalla nascita della EU: cosa sia questa Unione e come possa vivere e viaggiare compatta come un unico Stato identitario. 

Purtroppo, l’EU è un caos pianificato, progettato per non dover funzionare.

Lo si vede in tutte le manifestazioni europee, anche se, qualche volta appaia che rinsavisca per pura e semplice opportunità.


 

Su questa scia, Francia e Germania hanno proposto, scrive il Financial Times, una revisione dell’assetto europeo della politica internazionale.

Evviva i media che fanno la loro parte nel disgregare quel poco che c’è di unito. Cioè, diventa istintivamente difficile accogliere serenamente la proposta, pur nella ipotesi che sia valida, per il fatto stesso che provenga dall’asse europeo che non fa mistero di voler dominare l’Unione. 

Ma, vediamo di che si tratta.

Oggi, nella EU, la politica estera (si fa per dire!) è trattata dal Consiglio europeo dei Capi di Stato, dalla Commissione europea, dall’Alto Rappresentante degli Affari Esteri, dai singoli commissari. In pratica, però, sono i singoli governi nazionali che la giocano. Eppure si paga una pletora di addetti, un coro cacofonico, una complessità che genera sovrapposizioni e perfino contrasti. Ognuno fa la sua inutile parte sotto la copertura  ipocrita del “political correct” di una strategia comune e condivisa.


Tutto questo minestrone ha un nome solo: SEAE (Servizio Europeo per l’Azione Esterna). Figlio del Trattato di Lisbona, il SEAE è nato il 1 dicembre 2010. Risponde all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ruolo oggi coperto dalla Kaja Kallas. Il SEAE dovrebbe essere il ministero degli esteri dell’Unione europea per gestire la politica estera e l’attività diplomatica. Tuttavia ha una natura burocratica e diplomatica ma non ha autonomia politica.

Infatti, le decisioni sulla politica estera e di sicurezza (cosiddette Pesc) vengono prese dal Consiglio dei ministri degli esteri dell’Unione, presieduto dall’Alto rappresentante.

Tuttavia, come sopra scritto, la politica estera se la fanno i singoli Stati membri in proprio. Vari e numerosi sono gli esempi: Giovanni Castellaneta, diplomatico, già presidente del consiglio di amministrazione di SACE (gruppo assicurativo-finanziario del  Ministero dell’Economia e delle Finanze, per le imprese italiane all’Estero) li enumera:

dall’invasione russa della Crimea alla Brexit, dalla guerra in Ucraina alle relazioni con la Cina; e, poi, il Medio Oriente.  L’esempio più recente è il cosiddetto formato “E3” tra Francia, Germania e Regno Unito per la guerra in Ucraina: tutti uniti, tutti scontenti.

 

Ma quale è problema? E’ che il SEAE ha una natura solo burocratica; ma non potrebbe essere diversamente vista la natura della madre: la EU che, per forza di cose, è niente più che  Burocrazia. 

Le decisioni della Europa hanno dell’incredibile: costruisce sempre a rovescio, partendo dalla fine. Anche in questo specifico caso, prima, una costosissima organizzazione, diffusa e nulla facente, piena zeppa di addetti con incarichi che sembrano di prestigio; poi, il progetto strategico. Pensate che il Servizio dispone di oltre 140 delegazioni in tutto il mondo.

Che potranno mai dire, dei loro successori, i tre principali artefici della Unione Europea: il politico italiano Alcide De Gasperi, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer e il ministro degli Esteri francese Robert Schuman?

 

Tuttavia, bisogna dare atto che comincia a entrare nella consapevolezza generale che la nuova realtà geopolitica rende obsoleti numerosi Trattati europei, soprattutto quello di Lisbona.


Esercito comune? Politica Estera comune? Semplici utopie farraginose che creeranno più problemi che altro e assorbiranno una quantità incredibile di energie.

Fin quando non si costituiranno gli Stati Uniti d’Europa, la EU farà ridere i polli.

ANTONIO VOX


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