Soluzioni efficaci per ridurre l’effetto isole di calore


Le isole di calore urbane incidono in modo diretto sulla qualità climatica di piazze, percorsi pedonali, parcheggi, spazi scolastici e aree di sosta. In questi contesti, il surriscaldamento dipende non solo dall’accumulo di energia sulle pavimentazioni, ma anche dalla ridotta presenza di ombra, dall’impermeabilizzazione del suolo e dalla difficoltà di dissipare il calore nelle ore serali.

Il progetto dello spazio aperto interviene su questi fattori attraverso la scelta dei materiali, l’inserimento di vegetazione, la gestione delle acque meteoriche e il controllo delle condizioni microclimatiche locali.

Secondo il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, nelle aree urbane dense la temperatura dell’aria può risultare fino a 10-15°C superiore rispetto ai contesti circostanti più freschi.

I rapporti ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sul consumo di suolo in Italia evidenziano gli effetti della sigillatura sulla regolazione microclimatica, sull’infiltrazione dell’acqua e sulla capacità del territorio di mitigare gli estremi termici. A questi si aggiunge inevitabilmente anche il consumo di suolo che continua a ridurre superfici agricole e naturali, con effetti sulla disponibilità di servizi ecosistemici nei sistemi urbani e periurbani.


Verde integrato negli spazi pubblici contro l’isola di calore in Under the Pink Roof di Caret Studio – Borgo San Lorenzo / 2025 | © Foto: L. Zandri
 

Perché le superfici urbane si surriscaldano?

Il fenomeno delle isole di calore urbane dipende da fattori fisico-materici, morfologici e antropogenici. Le superfici scure e continue assorbono una quota elevata di radiazione solare. La densità edilizia, la continuità dei fronti e la ridotta ventilazione rallentano la dispersione del calore. Il traffico, gli impianti e i consumi energetici incrementano il carico termico locale.

Negli spazi pubblici, questi fattori si traducono in condizioni ricorrenti: piazze molto esposte, percorsi asfaltati o cementizi, parcheggi privi di alberature, fasce laterali impermeabili, corti chiuse con ridotta circolazione d’aria. Il risultato è un aumento della temperatura superficiale e una diminuzione della qualità climatica dello spazio aperto.

La scelta dei materiali richiede quindi attenzione a esposizione, uso, ombreggiamento, stratigrafia e permeabilità. Il colore da solo non descrive in modo sufficiente la prestazione termica di una superficie.

 


Albedo, emissivita’ e SRI

Tra i parametri più utilizzati per leggere il comportamento termico delle superfici ci sono albedo, emissività e SRI. L’albedo misura la quota di radiazione solare riflessa. L’emissività descrive la capacita’ di rilasciare il calore accumulato per irraggiamento. L’SRI sintetizza riflettanza solare ed emissività in un unico indice.

Questi dati sono utili nella scelta di materiali per spazi esterni ad alta esposizione. La prestazione superficiale dipende da un insieme di fattori: riflettanza, emissività, massa, finitura, stratigrafia e condizioni d’uso. Il progetto delle superfici richiede quindi una lettura integrata dei parametri e del contesto applicativo.
 

1. Pavimentazioni drenanti e cool pavements

La pavimentazione drenante in calcestruzzo Listone Emiliano di Paver?, consente il passaggio dell'acqua piovana attraverso la superficie pavimentata

La pavimentazione drenante in calcestruzzo Listone Emiliano di Paver?, consente il passaggio dell’acqua piovana attraverso la superficie pavimentata
 

Le pavimentazioni incidono in modo diretto sul bilancio termico locale per estensione, esposizione e continuità. L’EPA (Environmental Protection Agency) definisce i cool pavements come materiali che riflettono una maggiore quantità di energia solare, favoriscono l’evaporazione dell’acqua e sono progettati per mantenersi più freschi rispetto alle pavimentazioni convenzionali.

Lo stesso riferimento riporta che, in un test pilota in Arizona, l’asfalto convenzionale ha raggiunto temperature superficiali fino a 152°F nelle ore centrali della giornata, mentre le pavimentazioni cool sono risultate 10-16°F più fresche.


Nello spazio pubblico, l’interesse per le pavimentazioni drenanti riguarda sia l’aspetto termico sia quello idraulico.

La permeabilità favorisce infatti l’infiltrazione e la riduzione del ruscellamento. Soluzioni come Unical Drain Deep e i.idro DRAIN di Heidelberg Materials sono adatte a percorsi, aree di sosta e parcheggi in cui drenaggio e continuità d’uso devono essere coordinati.
 

2. Ombra, vegetazione e acqua meteorica

Alberature, filari e vegetazione raffrescano il microclima in Spoorzone Dordrecht di Mecanoo - Dordrecht / Paesi Bassi / 2040 | © Foto: Mecanoo

Alberature, filari e vegetazione raffrescano il microclima in Spoorzone Dordrecht di Mecanoo – Dordrecht / Paesi Bassi / 2040 | © Foto: Mecanoo
 

L’ombreggiamento modifica in modo diretto l’irraggiamento sulle superfici e sulle persone. Alberature, filari e vegetazione contribuiscono pertanto al raffrescamento del microclima attraverso l’evapotraspirazione.

Alberi, tetti verdi e vegetazione riducono l’effetto isola di calore ombreggiando le superfici, deviando la radiazione solare e rilasciando umidità nell’atmosfera.


Il rapporto tra verde e acqua meteorica è rilevante nella prestazione climatica dello spazio aperto. Rain garden, aree di bio-ritenzione e suoli drenanti favoriscono infiltrazione, garantiscono acqua per il verde urbano, risultando tra le strategie utili al contenimento delle isole di calore.

Anche i dati del JRC confermano il ruolo delle infrastrutture verdi. In uno studio su oltre 600 città europee, gli alberi urbani hanno mostrato una riduzione media della temperatura dell’aria di circa 0,8°C, con picchi più elevati in contesti specifici.
 

3. Parcheggi, margini urbani e superfici di transizione

Parcheggi, aree di accesso, fasce laterali e spazi di transizione tra mobilità e permanenza rappresentano una quota rilevante delle superfici esposte al surriscaldamento. In questi contesti, pavimentazioni continue, assenza di alberature e bassa permeabilità aumentano la temperatura superficiale e riducono il comfort.

Dal punto di vista progettuale, questi spazi richiedono il coordinamento tra superfici drenanti, fasce permeabili, ombreggiamento e limitazione dell’impermeabilizzazione continua. Nei sistemi modulari o nelle configurazioni che richiedono continuità d’uso e drenaggio, può essere richiamata una soluzione come Griglia Plus di Eterno Ivica.
 

4. Tetti verdi e cool rooof

Green roof e vegetazione contro l?isola di calore in Shenzhen Guangming Scientist Valley di Mecanoo - Shenzhen / Cina / 2023 | © Foto: Mecanoo

Green roof e vegetazione contro l’isola di calore in Shenzhen Guangming Scientist Valley di Mecanoo – Shenzhen / Cina / 2023 | © Foto: Mecanoo
 


Anche le coperture influenzano il microclima di corti, aree scolastiche, attrezzature collettive e comparti urbani ad alta densità. Le superfici esposte all’irraggiamento, infatti, contribuiscono al carico termico complessivo e incidono sulle condizioni di prossimità.

I tetti verdi sono tra le strategie più in voga degli ultimi tempi, soprattutto per recuperare superfici verdi in contesti congestionati, dove spesso è difficile ricavarle. L’EPA indica che la temperatura superficiale dei tetti verdi può risultare fino a 56°F, circa 31°C, inferiore rispetto a quella di una copertura convenzionale.

La progettazione di una copertura verde, però, richiede attenzione a stratigrafia, impermeabilizzazione, apparati radicali, manutenzione e verifiche strutturali. In questo ambito, membrane con additivi anti-radice come Derbigum GC AR, utilizzata nella copertura verde del ristorante Quisimangia di Mutti, rispondono a un’esigenza tecnica precisa di protezione del manto impermeabile.

Soluzioni alternative, qualora sia impossibile configurare una copertura verde, come nel caso di strutture esistenti non convertibili, sono i cool roof, dove l’utilizzo di un rivestimento ad alto potere di riflessione, come Bioscud Fiber di Kerakoll, riduce la temperatura superficiale delle coperture e gli effetti dell’isola di calore locale.

La qualità climatica dello spazio aperto dipende anche dalla durabilità della prestazione. Riflettanza superficiale, permeabilità, efficienza dei sistemi drenanti e capacità di ombreggiamento possono variare nel tempo per effetto di usura, deposito di particolato, manutenzione della vegetazione e condizioni di esercizio


La valutazione delle soluzioni richiede quindi attenzione a compatibilità con il traffico, pulizia delle superfici drenanti, disponibilità idrica del verde e continuità delle prestazioni previste in progetto.
 

Progetti e sperimentazioni per ridurre il fenomeno delle isole di calore

Diverse sono le amministrazioni locali stanno già testando soluzioni mirate. A Philadelphia, per esempio, la città sta sperimentando pavimentazioni riflettenti per valutare la riduzione del calore urbano e l’effetto sul comfort negli spazi pubblici. La stessa fonte riporta che alcune aree vulnerabili possono registrare temperature fino a 30°F più alte rispetto ad altre parti della città.

In Europa, il Covenant of Mayors richiama diversi casi applicativi. A Siviglia, il progetto Cartuja Qanat utilizza ombra, spazi di transizione e tecniche passive nel disegno dello spazio pubblico. A Rethymno, il primo intervento pilota di design bioclimatico, realizzato nel 2016, ha interessato un’area di 25.000 m² comprendente Iroon Politechniou Square, con l’impiego di compressed soils, cool pavers e pitture stradali fotocatalitiche.

Nel contesto italiano, invece, oltre al corridoio verde di Pescara, abbiamo l’esempio di Piazza Mancini a Roma, analizzato nell’ambito del progetto Climactions come intervento di mitigazione dell’isola di calore e rigenerazione dello spazio pubblico con effetti su salute, vivibilità e qualità dello spazio aperto.

Su questa linea si colloca anche MIRIFICUS, progetto presentato da ISPRA per il monitoraggio degli interventi di contrasto alle isole di calore urbane tramite osservazione satellitare. Il progetto mette a disposizione indicatori relativi a vegetazione, superfici e condizioni urbane utili alla pianificazione degli interventi.


In tutti i casi citati, il contrasto all’isola di calore urbana non è mai il risultato di un singolo materiale, ma richiede coordinamento tra pavimentazioni drenanti, superfici a minore accumulo termico, ombra, vegetazione e gestione dell’acqua meteorica, oltre ad un’accurata manutenzione nel tempo.
 

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 Nicola Damato

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