Il tempo non è sempre uguale! – PugliaSera


Riflettevo: tutti sappiamo che il tempo non è sempre uguale anche se gli scienziati lo misurano in maniera precisissima, addirittura a livello astronomico universale e assoluto, non è sempre uguale perché esiste un fattore importantissimo, fondamentale, esistenziale e personale: la PERCEZIONE del tempo!
Il senso comune del tempo è soggettivo ed emozionale, appare più lungo o più corto in base al nostro stato psichico, per cui la percezione del tempo è un processo neurocognitivo soggettivo. 
Ma, partiamo dalle definizioni:.Il TEMPO è la percezione, la dimensione e la rappresentazione della modalità di successione degli eventi, per cui essi avvengono prima, dopo o durante altri.
Misura l’intervallo tra due eventi e il cambiamento delle cose, ed è percepito come un continuo scorrere dal passato, attraverso il presente, e verso il futuro. 
La definizione può cambiare a seconda dell’ambito di riferimento, ad esempio per la meccanica classica è un’entità assoluta e uniforme. 
Per Albert Einstein il tempo è relativo, cioè non scorre per tutti allo stesso modo, ma dipende dalla velocità del sistema di riferimento e dall’intensità della forza di gravità
Per Aristotele invece era “il numero del movimento secondo il prima e il poi”.
Sant’Agostino nelle sue Confessioni, considerava il tempo un’estensione della nostra coscienza, e scriveva del paradosso per cui tutti sappiamo intuitivamente cosa sia, ma non riusciamo a spiegarlo a parole.
Il filosofo tedesco Kant considerava il tempo una forma a priori della nostra mente, attraverso cui ordiniamo le esperienze sensibili.
Nei secoli il “tempo” ha sempre affascinato i pensatori, filosofi, scienziati, studiosi in quanto una delle caratteristiche principali e particolari del tempo è che non è un “dato sensoriale” come può essere ad esempio lo spazio, l’uomo al contrario di altri fenomeni non ha a disposizione un organo come: vista, udito, tatto, gusto per valutarlo e misurarlo.
Per cui abbiamo bisogno sempre di indicatori esterni a noi, degli strumenti per misurare il suo trascorrere, il suo passare.
Non a caso è una delle cose in cui i bambini hanno maggiore difficoltà, che imparano più tardi rispetto ad altre e solo dopo i 3-4 anni iniziano a distinguere le dimensioni passato e futuro tendendo prima a vivere sempre nel presente, solo con la scuola materna e primaria insieme con la famiglia e i primi impegni apprendono i suoi ritmi, la classificazione temporale degli eventi e ordine delle azioni quotidiane nel tempo.
In definitiva il tempo, è un’esperienza complessa e con molte sfaccettature in cui confluiscono sia le esperienze individuali sequenze di eventi e azioni, sia le convenzioni collettivamente costruite del tempo sociale. 
Eppure la nostra vita umana è costruita sulla temporalità: noi diamo alle nostre giornate un ordine, diamo loro un ordine fatto di orari, di prima e di dopo, un concatenarsi di azioni attraverso la dimensione temporale.
La nostra continuità e la stessa identità è costruita sul fattore tempo che è un fattore assolutamente indispensabile, 
Il senso del tempo viene quindi, costruito e come sappiamo è anche una delle prime cose che perdiamo durante uno svenimento o quando perdiamo i sensi, durante un trauma, o come purtroppo assistiamo anche nei casi di gravi patologie, quali malattie neurologiche, degenerazioni cerebrali senili durante le quali vengono cancellati rapidamente la memoria, il senso del tempo e l’identità costruita su fondamenta temporali.  Il nostro cervello umano non è un orologio ma, adatta la nostra percezione in base all’età, alle emozioni, all’attenzione e agli stimoli esterni, producendo anche distorsioni a seconda dello stato in cui ci troviamo.
Come abbiamo imparato a conoscere, il nostro organismo deve essere comunque sempre considerato nella sua complessità globale, esistono profonde implicazioni neuro-endocrino-immunologiche, e in una visione integrata PNEI, Psico-Neuro-Endocrino-Immunologica devono essere ponderati anche i processi fisico-chimico organici che  comunque, hanno un impatto sul piano psicologico.
Gli studi hanno dimostrato come gli stili psicologici che caratterizzano il nostro vissuto mentale, influenzano le piccole e grandi decisioni che prendiamo quotidianamente e impattano su aspetti fisiologici che sappiamo essere molto importanti per la nostra salute.
La psicologia, da sempre, si occupa dell’orientamento, della prospettiva temporale, come capacità di situare azioni ed eventi in una catena temporale e di come la nostra “percezione soggettiva del tempo”  influenza le nostre decisioni, emozioni e comportamenti. 
Lo psicologo Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale, a proposito del complesso situarsi nel tempo delle persone afferma: “Il comportamento di un individuo non dipende interamente dalla sua situazione attuale. Il suo umore è profondamente influenzato dalle sue speranze e dai suoi desideri, nonché dai suoi punti di vista circa il proprio passato. Il morale e la sicurezza di un individuo sembrano dipendere più dalle sue aspettative circa il futuro che dalla piacevolezza o spiacevolezza della situazione attuale.” 
Chi introduce per la prima volta il concetto di “prospettiva temporale” è comunque lo psicologo Lawrence K. Frank nel 1939, che descrive il “TEMPO PSICOLOGICO SOGGETTIVO“, ovvero l’esperienza interiore attraverso cui un individuo organizza la propria vita integrando simultaneamente passato, presente e futuro per orientare il proprio comportamento.
Secondo il pensiero di Frank il tempo non è solo una sequenza oggettiva di ore o minuti, ma anche il significato emotivo e cognitivo che diamo agli eventi per come vengono esperiti dall’individuo; questo tempo psicologico è in grado di influenzare i piani d’azione, l’assetto emozionale, l’energia orientata allo scopo.
Il prof. Phil Zimbardo, collega di Walter Mischel e psicologo di fama mondiale della Stanford University, cominciò ad approfondire l’argomento temporale, le sue ricerche scientifiche dureranno più di 30 anni giungendo a definire l’attuale area della psicologia scientifica che si chiama “PROSPETTIVA TEMPORALE“.
Zimbardo, ha dimostrato in maniera molto solida che la particolare configurazione temporale che ogni individuo possiede nei confronti del proprio vissuto “Presente, Passato e Futuro” influenza in maniera profonda e generalizzata, anche se spesso in modo del tutto automatica ed inconscia, le scelte, i comportamenti e le abitudini che mettiamo in atto.
Per gli studiosi la prospettiva temporale costituisce un processo fondativo tanto nel funzionamento individuale quanto in quello societale; si tratta di un processo spesso non consapevole attraverso il quale i flussi ininterrotti di esperienze personali e sociali sono assegnate a categorie temporali che aiutano a dare ordine, coerenza, e significato a questi eventi. 
In estrema sintesi il settore scientifico chiamato “PROSPETTIVA TEMPORALE” che può essere definito come un costrutto cognitivo-motivazionale multidimensionale, che riguarda pensieri e sentimenti su Presente, Passato e Futuro e studia la relazione psicologica che ciascuno di noi ha nei confronti del proprio vissuto.
Dallo specifico modo di relazionarsi con le dimensioni temporali del Presente, del Passato e del Futuro corrisponde un peculiare stile cognitivo, emotivo e motivazionale che determina i nostri processi decisionali, i comportamenti che adottiamo, gli stili di vita e, in ultima analisi, la nostra salute.
La prospettiva temporale è uno strumento proiettivo strutturale, è come se attraverso il tempo, l’individuo organizza la propria esperienza interiore e struttura la sua personalità, dando un senso alla propria vita.
Tra i vari modelli teorici creatisi spicca lo ZTPT, Zimbardo Time Perspective Therapy, Philip Zimbardo, John Boyd e il loro gruppo di ricerca internazionale hanno elaborato nel 1999 anche un test capace di misurare il rapporto che abbiamo nei confronti del tempo, lo strumento questionario è stato chiamato ZTPI cioè Zimbardo Time Perspective Inventory, ed è stato validato transculturalmente in 24 nazioni su oltre 20.000 persone.
Il modello elaborato di Zimbardo è un costrutto psicologico che riesce a stabilire quale “lente temporale” utilizziamo maggiormente per interpretare il mondo.
Dall’analisi del test ZTPI emerge una configurazione di valori denominata “PROFILO TEMPORALE” che rappresenta lo stile cognitivo-emotivo e motivazionale della persona che determina la modalità particolare di effettuare le scelte, i pensieri ed i comportamenti che compie.
Nello strumento ideato dagli autori per la misurazione della prospettiva temporale (ZTPI) sono presenti cinque dimensioni:

  • Passato positivo.
  • Passato negativo.
  • Presente edonistico.
  • Presente fatalistico.
  • Futuro (tendente ad una visione positiva). 

Il centraggio preferenziale su di una o l’altra dimensione, e sulle sotto-categorizzazioni, non è senza conseguenze su una serie di decisioni, eventi, comportamenti dell’individuo. 
PASSATO POSITIVO: L’attitudine a focalizzarsi sugli aspetti e sui ricordi felici della propria vita, spesso associata a sentimenti di nostalgia costruttiva e sulle “cose belle di una volta”. È caratterizzato dalla tendenza a gratitudine e benessere emotivo.
Ti permette di accumulare risorse emotive positive, e avere un forte attaccamento al passato può essere fonte di conforto e stabilità emotiva. 
Di contro, se diventa prevalente, rischia di creare insoddisfazione, portandoti a fare continui confronti e a non apprezzare il presente che vivi oggi.
Ugualmente può operare una “Distorsione cognitiva” della realtà, in quanto la mente tende fisiologicamente a filtrare i ricordi, cancellando le difficoltà passate e amplificando i momenti felici, e questo può far sembrare il passato sempre migliore del presente.
PASSATO NEGATIVO: Essere bloccati perché inclini alla tendenza a rimuginare su errori, fallimenti o traumi, vivendo il presente attraverso la lente del rimpianto e della recriminazione.È caratterizzato da una visione pessimistica e dal rifiuto del proprio vissuto, la tendenza a rivivere mentalmente situazioni passate pensando a “ciò che si sarebbe potuto o dovuto fare” diversamente.
È spesso associato ad alti livelli di ansia, depressione, bassa autostima, minore stabilità emotiva e difficoltà nella gestione degli impulsi.
Può ostacolare o avere difficoltà nella costruzione di relazioni intime e durature, poiché il peso delle esperienze passate condiziona la fiducia negli altri.
Porta ad una visione distorta, gli eventi positivi vengono spesso sminuiti o dimenticati a favore di una focalizzazione esclusiva sulle mancanze e sulle ferite subite.
PRESENTE EDONISTA: Essere incentrato e vivere alla ricerca del piacere immediato senza pensare alle conseguenze di un presente piacevole e pieno di divertimenti.
Ha una doppia faccia compare infatti, spesso in associazione a comportamenti a rischio, ma compare anche associato a comportamenti adattivi, il che fa pensare ad individui, soprattutto i più giovani, in grado di cogliere e gioire della piacevolezza del presente senza inficiare impegno e progettualità.
PRESENTE FATALISTA: Avere la sensazione che le cose accadano per destino o sfortuna, senza poterle controllare, designa una rappresentazione del tempo in cui l’individuo si sente in balìa di eventi non fronteggiabili e padroneggiabili,In definitiva non “sentirsi padroni” della propria barca, senza progetti, senza visioni di sé nel futuro
FUTURO: La prospettiva temporale orientata al futuro positivo è l’inclinazione psicologica che tende a focalizzare, pianificare e anticipare scenari futuri favorevoli. 
Chi ha questa prospettiva investe molto nel proprio sviluppo e nella salute constili di vita preventivi e salutari, si pone obiettivi chiari con un orientamento verso l’ambizione ma, con una massima attenzione al calcolo dei potenziali rischi.
La persona con questa dimensione mentale lavora per il domani, posticipando la gratificazione immediata per cercare un risultato maggiore e un benessere a lungo termine.
L’orientamento futuro richiede equilibrio per non alienare il presente, perché se eccessivamente rigido, si rischia la “miopia” sul presente, una costante ansia da prestazione e l’incapacità di rilassarsi o godersi i successi raggiunti.
FUTURO NEGATIVO:Questa a dimensione è stata poi aggiunta nello strumento ZTPI da Carrelli solo nel 2011.
La prospettiva temporale del futuro negativo è l’inclinazione a percepire il domani come minaccioso, incerto o privo di opportunità ed è una dimensione che condiziona profondamente la motivazione, l’ansia e il benessere generale.
Chi ha un focus sul futuro negativo tende a soffrire di un’eccessiva preoccupazione per eventi ipotetici o scenari catastrofici futuri, quella che viene definita ANSIA ANTICIPATORIA che riesce anche a bloccare ogni forma di azione.
Se il futuro è visto solo come fonte di fallimenti o delusioni, viene a mancare la spinta a investire nel lungo termine, nello studio o nella salute.
Gli ostacoli vengono ingigantiti, il rischio eventuale sovrastimato, mentre le proprie risorse per superarli vengono sottovalutate.
Naturalmente tutte le persone pensano sia ad eventi del Passato che del Presente che del Futuro, ma chiaramente ognuno di noi ha una particolare configurazione relativa a “quanto” frequentemente si focalizza in una o più di queste dimensioni temporali. La condizione psicologica ottimale, nota come TIME PERSPECTIVE THERAPY, non consiste nell’abbandonare il presente o rinnegare il passato, ma nell’integrare le diverse dimensioni, (passato positivo, presente edonico e futuro) a seconda delle situazioni.
L’approccio ideale per un benessere psicofisico ottimale è una prospettiva bilanciata, in cui l’individuo sa attingere alle diverse dimensioni a seconda del contesto (sfruttare il passato vissuto per imparare, il presente percepito per godersi il momento e il futuro attivo per raggiungere i propri traguardi).
Non dobbiamo mai essere fortemente focalizzati in un’unica dimensione temporale, ma dobbiamo sempre avere un approccio bilanciato tra il Passato, il Presente o il Futuro: che determinano le speranze, i desideri e l’energia orientata agli scopi.
Le conseguenze del nostro modo di vedere, pensare, essere, i processi decisionali che compiamo continuamente, hanno un forte impatto sia sul piano del vissuto esperienziale che comportamentale e quindi anche, a mio avviso, nella gestione dello stress psicofisico con le logiche implicazioni e conseguenze metaboliche ed immunitarie sia a breve che nel lungo termine, per la dinamica cumulativa che possono produrre nel tempo.
Ogni “Profilo Temporale” è modificabile nel tempo, può cambiare cioè, in funzione della specifica tipologia e frequenza di esperienze che facciamo quindi abbiamo sempre la possibilità di promuovere un cambiamento positivo per avvicinarci a quello che viene definito “Prospettiva Temporale Bilanciata” cioè lo stato psicofisico ottimale al quale possiamo ambire. 
La psicologia clinica, soprattutto quella di matrice psicoanalitica, lavora molto sulla dimensione del passato, nella convinzione che molte delle difficoltà psicologiche delle persone affondino le loro radici nelle prime esperienze di vita, gli approcci psicoterapeutici più attuali, tendono a rinforzare il senso delle altre due dimensioni, presente e futuro, Carstensen (2006) afferma che il tempo costituisce una parte integrante di quasi tutti i fenomeni psicologici e che la percezione temporale gioca un ruolo centrale nello stabilire gli scopi, con importanti implicazioni emozionali, motivazionali e cognitive. 
Uno dei periodi più fecondi per lo studio psicologico del tempo è l’adolescenza, in quanto l’adolescente acquisendo la “padronanza del tempo” è in grado di collocarsi in una prospettiva temporale che include passato, presente e futuro, di proiettarsi in un avvenire più o meno vicino per il quale può predisporre azioni e costruire progetti, distinguendo acutamente il livello di realtà e di irrealtà di questo sguardo volto al futuro.
Non bisogna tenere da conto solo i cambi generazionali, ma anche gli scenari politico-sociali, il “vuoto sociale“, fenomeni che contribuiscono ad influenzare la prospettiva temporale delle persone. 
Il procedere della crisi economica e occupazionale, l’instabilità, i pericoli, le guerre e il generale peggioramento delle condizioni del pianeta, ha cambiato di segno: dal “futuro-promessa” si arriva al “futuro-minaccia” ingenerando una cultura del pessimismo.
Un mio consiglio:
Vivere sempre per il presente qualunque esso sia, è l’unico che abbiamo.
Sognare per il futuro e continuare a farlo sempre qualunque sia il momento che stiamo vivendo.
Imparare dall’esperienza del passato qualunque sia stato, anche questa era l’unica possibilità che avevamo.
La vita è unica, un dono irripetibile e irrinunciabile.
Questo è un invito a integrare il nostro tempo in modo costruttivo. 
Il passato insegna, il presente va vissuto pienamente e il futuro dona la spinta per agire, trasformando ogni istante in un’occasione irripetibile.
Nella filosofia e nella psicologia, va sempre ricercato l’equilibrio tra queste tre dimensioni.
Vivere il presente: È l’unico momento tangibile che possediamo. Come evidenziato anche in ottica di Mindfulness, radicarci nel qui e ora ci permette di agire con consapevolezza, affrontando le sfide quotidiane senza subirle.
Progettare il futuro: Avere sempre un’idea, un obiettivo, un progetto a cui tendere, a cui mirare.Questo non significa ignorare l’oggi, ma ci servirà a sopportare e superare il presente dandogli un senso e una direzione. Questa tensione verso il domani è ciò che ci sostiene nei periodi più bui.
Imparare dal passato:Ogni esperienza, bella o difficile, ha un valore. Accettare il passato ci permette di non sprecare energie nei rimpianti, ma di utilizzarlo come bussola per le nostre scelte attuali.
La vita è un dono irripetibile, e bilanciare queste tre dimensioni temporali è fondamentale per il nostro benessere e la nostra crescita personale.
Buona riflessione Roberto Kudlicka 


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 Roberto Kudlicka

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