La diffida della Prefettura di Catanzaro al Comune di Lamezia Terme riporta sotto i riflettori la situazione finanziaria e istituzionale dell’ente. Con una Pec inviata il 1° luglio, il viceprefetto vicario ha intimato all’Amministrazione di approvare in Consiglio comunale il rendiconto dell’esercizio finanziario 2025 entro venti giorni, ricordando che il termine previsto dal Testo unico degli Enti locali era fissato al 30 aprile. Un passaggio particolarmente delicato perché il mancato rispetto della diffida potrebbe condurre fino allo scioglimento del Consiglio comunale. La vicenda si inserisce in un quadro già complesso. Lo schema di rendiconto approvato dalla Giunta certifica infatti un disavanzo di circa 50 milioni di euro, in crescita rispetto ai 42 milioni dell’anno precedente, e prospetta il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Sullo sfondo restano inoltre le tensioni all’interno della maggioranza, le critiche rivolte da Fratelli d’Italia al sindaco Mario Murone e le sfide che attendono la città sul fronte dello sviluppo. Di questi temi parliamo con Annita Vitale, capogruppo di Azione al Consiglio comunale di Lamezia Terme.
La Prefettura ha diffidato il Comune ad approvare il rendiconto 2025 entro venti giorni, avvertendo che il mancato rispetto del termine potrebbe portare allo scioglimento del Consiglio comunale. Che lettura dà di questa iniziativa e quali responsabilità politiche individua?
«La diffida della Prefettura non è un atto politico discrezionale, ma la conseguenza prevista dal TUEL quando il rendiconto finanziario non viene approvato entro i termini di legge. Proprio per questo la diffida prefettizia rappresenta un segnale molto serio sul piano amministrativo e istituzionale.
Si inserisce nel quadro più ampio di inadeguatezza di programmazione inadeguata e di gestione intempestiva delle scadenze e degli adempimenti dovuti. Non si può governare un ente complesso come il nostro intervenendo sempre all’ultimo momento, affrontando le urgenze quando scoppiano o trattando i passaggi fondamentali solo quando diventano inevitabili o urgenti. Anche la recente tardiva nomina dell’assessora al Bilancio conferma questa criticità: in una situazione finanziaria nota da mesi, il governo della città ha lasciato troppo a lungo l’assessorato tecnicamente vacante, proprio mentre sarebbero serviti presidio politico, continuità e controllo forte e tempestivo sugli atti contabili.
Il problema non è quindi solo il ritardo sul rendiconto, ma la difficoltà dell’Amministrazione nel governare processi essenziali. E quando questo riguarda i conti dell’ente, le conseguenze diventano più gravi per l’amministrazione comunale, per la credibilità della città e per tutti i cittadini».
Lo schema di rendiconto approvato dalla Giunta evidenzia un disavanzo di circa 50 milioni di euro, superiore a quello registrato nel 2024. Qual è la sua valutazione su questo dato e quali conseguenze potrà avere per il futuro dell’ente?
«Sono molto preoccupata. Già nel passato mese di ottobre avevo denunciato pubblicamente i potenziali pericoli provenienti della difficile situazione finanziaria del Comune, chiedendo un’operazione verità sui conti e la massima chiarezza sulla reale condizione dell’ente. Su questo, però, sono rimasta sostanzialmente sola: la gravità della situazione è emersa nel dibattito pubblico solo dopo mesi. Lo schema di rendiconto certifica oggi un disavanzo di circa 50 milioni di euro, superiore a quello dell’anno precedente: un dato grave, che riduce la capacità del Comune di programmare servizi e investimenti. Sindaco e Assessore al Bilancio sembrano orientati verso un piano di riequilibrio finanziario pluriennale. È una scelta molto delicata: se non fosse autorizzata dalla Corte dei conti, il rischio concreto sarebbe quello di andare incontro alla certificazione di uno stato di dissesto, che impone vincoli più rigidi su spese, servizi e capacità decisionale del Comune. A questo si aggiunge un elemento particolarmente preoccupante: dalle dichiarazioni e dalle uscite stampa assistiamo a una maggioranza divisa, con opinioni contrastanti persino su come affrontare la crisi finanziaria dell’ente. In una fase del genere servirebbero una linea chiara, una valutazione condivisa e assunzione di responsabilità, non messaggi discordanti. Per questo chi governa deve su queste cose muoversi per tempo e con i piedi di piombo, valutando fino in fondo ogni alternativa e chiarendo cause, responsabilità e misure necessarie per evitare che la situazione peggiori uscendo fuori controllo dovuto».
La nascita del gruppo consiliare di Futuro Nazionale e le recenti prese di posizione di Fratelli d’Italia hanno evidenziato forti tensioni nei confronti del sindaco Mario Murone. Quanto pesa, a suo avviso, questa situazione politica in una fase già così delicata per il Comune?
«La nascita del gruppo di Futuro Nazionale e le dichiarazioni della coordinatrice regionale e Sottosegretaria di Stato di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, certificano una crisi politica già evidente prima ancora che arrivasse sul tavolo il nodo del rendiconto e della situazione finanziaria.
In una fase così delicata, una maggioranza divisa pesa direttamente sulla capacità del Comune di assumere decisioni difficili e credibili. Proprio dopo le parole della Ferro mi sarei aspettata dal Sindaco l’apertura formale di una verifica di maggioranza, coinvolgendo tutte le forze dell’alleanza per chiarire posizioni, responsabilità e prospettive. Invece si continua a rinviare il confronto, con i i problemi si accumulano inesorabilmente. La vicenda Vannacci, al netto delle scelte individuali che pure sono legittime, non è solo una questione meramente lametina ma piuttosto nazionale. Diversi esponenti delle forze che sostengono il Sindaco, compreso il Governatore Occhiuto, hanno espresso una posizione chiara sull’incompatibilità di quell’alleanza politica. I nodi politici, sommati alla gravissima difficoltà finanziaria dell’ente, hanno ormai certificano ormai una preoccupante crisi della maggioranza e ne compromettendone la capacità di governo della città».
Le opposizioni parlano di un’Amministrazione in difficoltà sia sul piano amministrativo sia su quello politico. Condivide questa valutazione o ritiene che alcune critiche siano eccessivamente condizionate dalla contrapposizione politica?
«Condivido pienamente. La difficoltà amministrativa e quella politica sono ormai evidenti. Azione, a livello nazionale come a Lamezia, pratica però un’opposizione seria e costruttiva, orientata a dare un contributo concreto alla città. Nelle Commissioni consiliari lavoriamo sulle singole proposte, contribuiamo alla scrittura di regolamenti e norme e sosteniamo ogni iniziativa utile a migliorare il benessere dei cittadini e la qualità dell’azione amministrativa. Proprio perché consideriamo le istituzioni una cosa seria, non possiamo, però, ignorare criticità così rilevanti. Il dovere dell’opposizione è denunciarle con chiarezza, avanzare proposte e chiedere a chi governa di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità».
Azione siede tra i banchi dell’opposizione ma ha spesso rivendicato un approccio pragmatico sui temi amministrativi. In una fase come questa siete pronti a sostenere eventuali provvedimenti che riterrete indispensabili per tutelare gli interessi della città?
«Assolutamente sì. Lo abbiamo detto in più occasioni: Azione valuterà con responsabilità ogni provvedimento indispensabile per tutelare gli interessi della città. Ma questo richiede una condizione essenziale: essere messi nelle condizioni di capire come nascono le decisioni, quali dati le sostengono e quali alternative siano state considerate. Nelle fasi più delicate per la vita di un ente, maggioranza e opposizione dovrebbero confrontarsi con serietà, anche per individuare insieme le soluzioni più utili alla città. Purtroppo oggi questo non avviene. La maggioranza resta trincerata nelle proprie stanze, isolata e distratta nel tentativo di risolvere problemi interni che ormai sono emersi anche pubblicamente, invece di aprire un confronto pubblico e politico trasparente sulle questioni che riguardano il futuro di Lamezia».
Guardando oltre l’emergenza finanziaria, quale ritiene debba essere il rapporto del Comune con la Regione Calabria e con il Governo nazionale?
«Il rapporto deve essere quello sano e corretto che ogni ente locale intrattiene con le istituzioni sovraordinate: leale collaborazione, interlocuzione costante e capacità di rappresentare con forza le esigenze del territorio. Credo poco nella presunta logica delle filiere di potere. Un sindaco autorevole, preparato e capace di stare nei processi istituzionali trova ascolto in Regione e nel Governo solo quando porta istanze serie, documentate e utili alla città. Il punto non è avere lo stesso colore ma avere competenza, credibilità e una visione chiara delle priorità di Lamezia. Se per ottenere ascolto fosse necessario appartenere alle stesse forze politiche che governano Regione o Stato, allora ci sarebbe un serio problema istituzionale e democratico».
Lamezia sta ottenendo il sostegno istituzionale di cui ha bisogno?
«Lamezia è una città importante, snodo di processi fondamentali per l’intera Calabria. Per la sua posizione e le sue caratteristiche, sul territorio lametino insistono già progetti regionali e nazionali rilevanti. Il punto è che un’Amministrazione deve sapersi inserire con intelligenza in questi processi, coglierne le potenzialità e intercettare opportunità e trasformarle in benefici concreti per la città e per i cittadini. Questo dovrebbe essere il compito essenziale di un sindaco e della sua Giunta: lavorare per il benessere dei cittadini e per lo sviluppo di Lamezia».
Un altro tema strategico riguarda l’aeroporto e il ruolo della Sacal. Come giudica i rapporti con il nuovo management e quali prospettive intravede per lo sviluppo dello scalo e dell’intero territorio lametino?
«Ho parlato spesso di Sacal, manifestando già dalla scorsa Amministrazione tutta la mia preoccupazione per il ruolo troppo marginale che Lamezia Terme continua ad avere nelle scelte che riguardano il suo aeroporto e la società che lo gestisce. Per la storia di un approccio poco lungimirante, il Comune oggi si ritrova in Sacal una quota ridotta e con un peso quindi ormai irrisorio. Ma questo non può giustificare un ruolo marginale di Lamezia nelle scelte che riguardano l’aeroporto e il proprio territorio. L’aeroporto non è soltanto un’infrastruttura: è una leva strategica per lo sviluppo dell’intera area lametina e della Calabria. Per questo servono autorevolezza, credibilità e capacità di rappresentare gli interessi della città nei luoghi in cui si assumono le decisioni. Ad oggi non abbiamo ancora visto un reale cambio di passo. Il sindaco ha però pubblicamente assicurato che Lamezia avrà sicuramente un proprio membro nel consiglio di amministrazione di Sacal: sarebbe certamente un primo passo per riportare la città dentro i processi decisionali della società aeroportuale. Vedremo se a queste parole seguiranno risultati concreti».
Infine, dopo la diffida della Prefettura, il crescente disavanzo e le tensioni nella maggioranza, ritiene che l’Amministrazione abbia ancora le condizioni politiche per arrivare a fine mandato oppure il rischio di una crisi è oggi più concreto?
«Qualcuno mi ha insegnato che, in politica, ogni avversità può trasformarsi in un’opportunità. Ma dipende dalla capacità di chi governa di riconoscere la crisi, affrontarla con chiarezza e assumere decisioni all’altezza della situazione. Mi auguro che ciò accada, naturalmente per la città. Ma Lamezia ha bisogno di una guida forte e autorevole, capace di prendere in mano una realtà straordinaria e di accompagnarla fuori dalle secche nelle quali, da troppi anni, continua a trovarsi».
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Bruno Mirante
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