Gli Usa celebrano il 4 luglio nella ricorrenza forse più importante della loro storia nazionale. Sicuramente la più sentita. Un anniversario tondo: 250 anni. È infatti passato un quarto di millennio dalla celeberrima Dichiarazione d’Indipendenza, firmata nel 1776, che sancì la nascita degli Stati Uniti d’America e l’indipendenza dalla corona britannica. In un’occasione del genere, Donald Trump ha urlato al mondo quella che percepisce come la “sua” America, fatta di cittadini arrabbiati con i satelliti europei e divisi tra fazioni interne al Paese. “La nostra identità è di nuovo sotto attacco, non saremo mai un Paese comunista”, ha dichiarato il presidente.
Perché e cosa si festeggia il 4 luglio negli Stati Uniti
Com’è noto, il 4 luglio ricorre l’approvazione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte del secondo Congresso Continentale riunito a Filadelfia nel 1776.
Con quel documento – redatto inizialmente da Thomas Jefferson e poi corretto assieme a John Adams, Roger Sherman, Robert Livingston e Benjamin Franklin – le 13 colonie britanniche proclamarono l’indipendenza dalla madrepatria inglese.
La Dichiarazione sancì la nascita di una nuova nazione fondata su principi destinati a influenzare la storia moderna. Tra questi figurano il diritto alla libertà, all’uguaglianza e alla ricerca della felicità, concetti che ancora oggi rappresentano i pilastri dell’identità americana.
Anche se la Guerra d’Indipendenza proseguì ancora per diversi anni, il 4 luglio divenne ben presto il simbolo eletto della nascita degli Stati Uniti. Con il tempo la ricorrenza si è trasformata nella principale festa civile del Paese.
Forse però non è stato proprio il 4 luglio…
Dal punto di vista storiografico, va tuttavia precisato che non è affatto certo che la Dichiarazione sia stata firmata proprio il 4 luglio 1776.
Ciò che sappiamo è che quel giorno i delegati americani ne votarono l’approvazione e il documento fu quindi firmato dal presidente del Congresso John Hancock.
Le complicazioni insorgono proprio a questo punto, perché ad apporre la propria firma sulla Carta delle Carte statunitense furono tutti i 56 delegati (8 non lo fecero) della neonata Assemblea nazionale.
Da qui il dibattito sulla data precisa, che però non toglie alcuna aura di sacralità al giorno che tutti gli americani ritengono sinonimo della loro identità e della loro unicità.
Il discorso di Donald Trump per i 250 anni degli Usa
In una ricorrenza tanto importante, occorreva una location all’altezza per il discorso alla nazione del presidente americano. E quale luogo più simbolico del Monte Rushmore, sul quale sono scolpiti i volti di di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
Qui Donald Trump ha pronunciato il suo intervento, caratterizzato dall’immancabile patriottismo ma deviante anche verso gli aspetti più controversi del sentimento degli americani profondi, che si sentono lontani anni luce dalle coste post-storiche e dedite (secondo loro) a una sorta di “tradimento” dei valori nazionali originari.
“Abbiamo la Costituzione più giusta e longeva della Terra. Siamo il Paese più forte e potente e, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, che ha ottenuto i risultati più straordinari e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell’umanità. Ed è un onore essere vostro presidente”.
Il tycoon ha poi dedicato un passaggio obbligato alla Dichiarazione d’Indipendenza: “Le parole della nostra Dichiarazione hanno scatenato un terremoto: hanno avviato una rivoluzione che non si è mai conclusa e che continua ancora oggi”.
Ma non è stato soltanto sfoggio di sano orgoglio nazionale. Nel suo discorso Trump ha nuovamente alimentato timori e rabbia popolari per i cosiddetti “nemici” del Paese. L’identità americana “è sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni” e, per questo, “possiamo perdere le elezioni di Midterm solo se ci comportiamo da stupidi”.
Con tanto di allarme dal sapore novecentesco, contro l’ombra del comunismo. “Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non ha voglia di lavorare. Il comunismo è un fallimento, lo è sempre stato e lo è tuttora”.
E ancora: “È un fallimento totale. Guardate le persone che lo promuovono. Alla vigilia di questo 250esimo anniversario della libertà americana, dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista“.
Perché il 2026 è un anno speciale per gli Stati Uniti
Il 2026, lo abbiamo detto, segna dunque il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza. Un traguardo storico che il governo federale e i singoli Stati hanno preparato per anni attraverso il programma commemorativo “America250”, nato con l’obiettivo di valorizzare la storia, la cultura e il patrimonio nazionali.
Le celebrazioni si svolgono in tutto il Paese e coinvolgono istituzioni, musei, scuole e associazioni culturali. L’anniversario rappresenta anche un momento di riflessione sull’evoluzione della società americana, sulle conquiste ottenute in due secoli e mezzo e sulle sfide che attendono il Paese.
Come accaduto in molti altri anni, il 4 luglio è però anche l’occasione in cui gruppi e associazioni manifestano la propria opposizione alla Casa Bianca. Dinamica ricorrente che suggerisce ancora una volta il momento di profonda stanchezza imperiale vissuto dagli Usa.
Come e dove si celebra l’Independence Day
In occasione del 4 luglio migliaia di città organizzano parate con bande musicali, veterani, associazioni civiche e mezzi militari, mentre milioni di famiglie si riuniscono per trascorrere la giornata all’aperto.
Barbecue, picnic e feste nei parchi sono parte irrinunciabile della tradizione tanto quanto le bandiere esposte davanti alle abitazioni. In molte località si svolgono anche concerti gratuiti e manifestazioni sportive, mentre la sera è tradizionalmente dedicata agli spettacoli pirotecnici. I famosissimi fuochi d’artificio del 4 luglio.
Tra gli appuntamenti più iconici figurano lo show di fuochi d’artificio di New York, quello sul National Mall di Washington e il celebre concorso di hot dog organizzato a Coney Island.
I simboli del 4 luglio americano
Le stelle e le strisce sono il simbolo più riconoscibile dell’Independence Day. La bandiera statunitense viene esposta praticamente ovunque, dalle abitazioni private agli edifici pubblici e alle chiese, accompagnata spesso dall’esecuzione dell’inno nazionale, The Star-Spangled Banner.
Grande spazio è dedicato anche ai fantomatici Padri Fondatori, con rievocazioni storiche, visite guidate e iniziative nei luoghi che hanno segnato la nascita degli Stati Uniti. Musei e siti storici aprono le porte ai visitatori per raccontare gli eventi che portarono alla frattura con la Gran Bretagna.
Molte comunità organizzano inoltre cerimonie di naturalizzazione, durante le quali nuovi cittadini americani prestano giuramento proprio nel giorno della festa nazionale.
ANSA
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