Con il mese di luglio prendono il via i primi rimborsi Irpef legati alla dichiarazione dei redditi presentata con il modello 730. I tempi di accredito, però, non sono uguali per tutti: a incidere sono la data di invio della dichiarazione, la presenza di un sostituto d’imposta e l’eventuale avvio di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Rimborsi Irpef dal modello 730, quando i primi pagamenti
Luglio segna l’inizio della stagione dei conguagli fiscali e dei primi rimborsi Irpef spettanti ai contribuenti che hanno presentato il modello 730 per la dichiarazione dei redditi.
Come avviene ogni anno, milioni di lavoratori e pensionati attendono l’accredito delle somme risultate a credito, ma il calendario dei pagamenti cambia in base alla situazione del contribuente.
Per i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta, il rimborso viene erogato direttamente nella busta paga attraverso il conguaglio fiscale effettuato dal datore di lavoro.
La tempistica dipende soprattutto dal momento in cui è stato trasmesso il modello 730.
I tempi per i lavoratori dipendenti
In linea generale, chi ha inviato la dichiarazione entro la fine di maggio può ricevere il rimborso già nella busta paga di luglio.
Per i modelli trasmessi tra l’inizio e la metà di giugno l’accredito è atteso ad agosto, mentre chi ha presentato il 730 tra la fine di giugno e la metà di luglio dovrebbe ottenere il rimborso nel mese di settembre.
Presentare la dichiarazione nelle prime finestre disponibili consente quindi, nella maggior parte dei casi, di ricevere il credito fiscale con maggiore rapidità.
I tempi per i pensionati
Per i pensionati i tempi risultano generalmente più lunghi. In questo caso il sostituto d’imposta è l’Inps, che provvede ai conguagli direttamente sul cedolino della pensione.
Chi ha trasmesso il modello 730 entro la metà di giugno può normalmente aspettarsi il rimborso nel cedolino di agosto.
Le dichiarazioni inviate tra la seconda metà di giugno e luglio vengono invece elaborate con accredito previsto a settembre, mentre per quelle presentate successivamente il pagamento può slittare tra ottobre e dicembre, in base ai tempi di lavorazione.
Di conseguenza, agosto rappresenta nella maggior parte dei casi il primo mese utile per i pensionati che attendono il rimborso Irpef.
Chi deve attendere più a lungo
Una situazione diversa riguarda i contribuenti che hanno presentato il modello 730 senza sostituto d’imposta.
In questo caso il rimborso non viene erogato tramite busta paga o pensione, ma direttamente dall’Agenzia delle Entrate.
L’accredito avviene sul conto corrente indicato dal contribuente oppure con le altre modalità previste dall’Amministrazione finanziaria, ma le tempistiche sono generalmente più lunghe rispetto a quelle previste per lavoratori dipendenti e pensionati, perché il pagamento dipende, appunto, dalle lavorazioni dell’Agenzia.
Possibili ritardi, cosa fare
Non tutti i rimborsi vengono liquidati automaticamente. In alcune situazioni l’Agenzia delle Entrate può infatti effettuare controlli preventivi prima di autorizzare il pagamento del credito.
Le verifiche possono scattare quando emergono incongruenze tra i dati dichiarati e quelli che sono già in possesso dell’Amministrazione finanziaria, quando il contribuente modifica in modo significativo il modello 730 precompilato oppure quando viene richiesto un rimborso di importo elevato.
Particolare attenzione è riservata ai crediti superiori a 4.000 euro, che possono essere sottoposti a controlli aggiuntivi: in questi casi i tempi di pagamento possono allungarsi sensibilmente.
Per verificare lo stato del rimborso è possibile controllare la propria busta paga o il cedolino della pensione, a seconda dei casi, oppure consultare l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, dove sono disponibili le informazioni sullo stato della dichiarazione e sull’eventuale accredito in lavorazione.
Rimborso Irpef, cos’è
Il rimborso Irpef, va ricordato, viene riconosciuto quando dalla dichiarazione emerge un credito fiscale, cioè quando le imposte già versate nel corso dell’anno risultano superiori a quelle effettivamente dovute.
A determinare il credito possono contribuire le detrazioni e le deduzioni previste dalla normativa.
Tra queste possono esserci spese sanitarie, gli interessi sul mutuo per l’abitazione principale, le spese scolastiche e universitarie, quelle sostenute per le attività sportive dei figli, gli interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico, oltre alle detrazioni per i familiari fiscalmente a carico.
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