La dottrina nucleare russa è delineata nel decreto presidenziale 991 del 2024, che di seguito riportiamo. In questo periodo di incertezza, è necessaria un po’ di chiarezza, su temi così importanti.
(traduzione del) Decreto presidenziale n. 991 del 19 novembre 2024. Traduzione italiana
Decreto del Presidente della Federazione Russa
Sull’approvazione dei Fondamenti della politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare
Al fine di perfezionare la politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare, si decreta:
- Di approvare gli allegati Fondamenti della politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare.
- Di dichiarare privo di efficacia il Decreto del Presidente della Federazione Russa del 2 giugno 2020 n. 355 “Sui Fondamenti della politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare”.
- Il presente Decreto entra in vigore dal giorno della sua sottoscrizione.
Mosca, Cremlino, 19 novembre 2024, n. 991.
Fondamenti della politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare
Disposizioni generali
- I presenti Fondamenti costituiscono un documento di pianificazione strategica nel settore della difesa e riflettono le posizioni ufficiali della Federazione Russa sull’essenza della deterrenza nucleare. Essi definiscono i pericoli e le minacce militari la cui neutralizzazione è affidata alla deterrenza nucleare, i principi che la ispirano, nonché le condizioni alle quali la Federazione Russa può ricorrere all’impiego di armi nucleari.
- La deterrenza garantita del potenziale avversario da ogni aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati rientra tra le più alte priorità dello Stato. Tale deterrenza è assicurata dall’insieme della potenza militare della Federazione Russa, inclusa l’arma nucleare.
- La politica statale della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare consiste nell’insieme coordinato e unitario di misure politiche, militari, tecnico-militari, diplomatiche, economiche, informative e di altra natura, attuate avvalendosi delle forze e dei mezzi di deterrenza nucleare, al fine di prevenire qualsiasi aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati.
- La politica statale in materia di deterrenza nucleare ha carattere difensivo. È finalizzata a mantenere il potenziale delle forze nucleari a un livello sufficiente a garantire la deterrenza nucleare e a proteggere la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato. Essa mira altresì a dissuadere il potenziale avversario da qualsiasi aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati e, in caso di conflitto armato, a impedire l’escalation delle ostilità e a porre fine alle operazioni militari a condizioni accettabili per la Federazione Russa e/o i suoi alleati.
- La Federazione Russa considera l’arma nucleare uno strumento di deterrenza, il cui impiego costituisce una misura estrema e obbligata. Essa compie ogni sforzo necessario per ridurre la minaccia nucleare e per evitare che il deterioramento delle relazioni tra Stati possa degenerare in conflitti armati, inclusi quelli nucleari.
- La base normativa dei presenti Fondamenti è costituita dalla Costituzione della Federazione Russa, dai principi e dalle norme generalmente riconosciuti del diritto internazionale, dai trattati internazionali della Federazione Russa, dalle leggi costituzionali federali, dalle leggi federali e dagli altri atti normativi che disciplinano le materie della difesa e della sicurezza.
- Le disposizioni dei presenti Fondamenti sono obbligatorie per tutti gli organi federali del potere statale, per gli altri organi statali e per le organizzazioni che partecipano all’attuazione della deterrenza nucleare.
- I presenti Fondamenti possono essere aggiornati in relazione all’evoluzione dei fattori esterni e interni che incidono sulla difesa nazionale.
Essenza della deterrenza nucleare
- La Federazione Russa attua la deterrenza nucleare nei confronti del potenziale avversario. Per potenziale avversario si intende ogni Stato o coalizione militare, blocco o alleanza, che consideri la Federazione Russa un potenziale avversario e che disponga di armi nucleari e/o di altri tipi di armi di distruzione di massa, oppure di un significativo potenziale combattivo delle forze convenzionali. La deterrenza nucleare si applica anche agli Stati che mettono a disposizione il proprio territorio, lo spazio aereo e/o marittimo e le risorse sotto il loro controllo per preparare o attuare un’aggressione contro la Federazione Russa.
- L’aggressione di qualsiasi Stato membro di una coalizione militare, blocco o alleanza, contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati è considerata aggressione dell’intera coalizione.
- L’aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati da parte di uno Stato non nucleare, effettuata con la partecipazione o il sostegno di uno Stato nucleare, è considerata attacco congiunto di entrambi.
- La deterrenza nucleare ha lo scopo di far comprendere al potenziale avversario l’inevitabilità della rappresaglia in caso di aggressione contro la Federazione Russa e/o i suoi alleati.
- La deterrenza nucleare è assicurata dalla presenza, nelle Forze Armate della Federazione Russa, di forze e mezzi in stato di prontezza operativa, in grado di infliggere, mediante l’impiego di armi nucleari, un danno inaccettabile al potenziale avversario in qualsiasi situazione, nonché dalla prontezza e dalla determinazione della Federazione Russa a fare uso di tali armi.
- La deterrenza nucleare viene esercitata ininterrottamente in tempo di pace, nel periodo di minaccia immediata di aggressione e in tempo di guerra, fino all’eventuale impiego di armi nucleari.
- I principali pericoli militari che, a seconda dell’evoluzione della situazione politico-militare e strategica, possono trasformarsi in minacce militari per la Federazione Russa, e la cui neutralizzazione è affidata alla deterrenza nucleare, sono i seguenti: la presenza presso il potenziale avversario di armi nucleari o di altri tipi di armi di distruzione di massa e dei relativi mezzi di consegna; il dispiegamento di sistemi di difesa antimissilistica, missili da crociera e balistici di media e corta portata, armi di precisione non nucleari e ipersoniche, droni d’attacco e armi a energia diretta; l’incremento di raggruppamenti di forze convenzionali nei territori confinanti con la Federazione Russa e i suoi alleati, quando tali raggruppamenti includano mezzi di consegna nucleare o infrastrutture militari che ne supportino l’impiego; la creazione e il collocamento nello spazio di sistemi antimissilistici, antisatellite o d’attacco; il collocamento di armi nucleari e dei relativi mezzi di consegna sul territorio di Stati non nucleari; la creazione di nuove coalizioni militari o l’espansione di quelle esistenti con avvicinamento delle infrastrutture militari ai confini russi; le azioni volte a isolare una parte del territorio russo o a bloccare vie di comunicazione vitali; le azioni dirette alla distruzione di installazioni ecologicamente pericolose sul territorio russo; lo svolgimento di esercitazioni militari su larga scala in prossimità dei confini della Federazione Russa; la diffusione incontrollata di armi di distruzione di massa, dei relativi mezzi di consegna e delle tecnologie necessarie alla loro produzione.
- I principi della deterrenza nucleare sono: continuità delle misure di deterrenza; adattabilità ai pericoli e alle minacce militari; incertezza per il potenziale avversario circa la scala, il momento e il luogo del possibile impiego delle forze e dei mezzi di deterrenza nucleare; centralizzazione della direzione statale; razionalità della struttura e della composizione delle forze nucleari; mantenimento della costante prontezza operativa della parte delle forze destinata all’impiego; centralizzazione del comando e controllo sull’impiego delle armi nucleari, comprese quelle dislocate al di fuori del territorio della Federazione Russa.
- Le forze di deterrenza nucleare della Federazione Russa comprendono le forze nucleari terrestri, navali e aeree.
Condizioni per il ricorso della Federazione Russa all’impiego di armi nucleari
- La Federazione Russa si riserva il diritto di impiegare armi nucleari in risposta all’impiego, contro di essa e/o i suoi alleati, di armi nucleari e/o di altri tipi di armi di distruzione di massa, nonché in caso di aggressione contro la Federazione Russa e/o la Repubblica di Bielorussia, in qualità di partecipanti allo Stato dell’Unione, condotta con armi convenzionali e tale da costituire una minaccia critica alla loro sovranità e/o integrità territoriale.
- Le condizioni che determinano la possibilità di impiego di armi nucleari da parte della Federazione Russa sono le seguenti:
- a) ricevimento di informazioni attendibili sul lancio di missili balistici diretti contro i territori della Federazione Russa e/o dei suoi alleati;
- b) impiego, da parte del nemico, di armi nucleari o di altri tipi di armi di distruzione di massa contro i territori della Federazione Russa e/o dei suoi alleati, oppure contro formazioni militari e/o installazioni della Federazione Russa situate al di fuori del suo territorio;
- c) azioni del nemico contro installazioni statali o militari della Federazione Russa di importanza critica, la cui messa fuori uso comprometterebbe la capacità di risposta delle forze nucleari;
- d) aggressione contro la Federazione Russa e/o la Repubblica di Bielorussia, in qualità di partecipanti allo Stato dell’Unione, condotta con armi convenzionali e tale da costituire una minaccia critica alla loro sovranità e/o integrità territoriale;
- e) ricevimento di informazioni attendibili sul lancio massiccio o decollo di mezzi di attacco aerospaziale, quali aerei strategici e tattici, missili da crociera, droni, velivoli ipersonici e altri mezzi, e sul loro attraversamento del confine statale della Federazione Russa.
- La decisione di impiegare armi nucleari è adottata dal Presidente della Federazione Russa.
- Il Presidente della Federazione Russa può, ove necessario, informare i vertici politico-militari di altri Stati e/o le organizzazioni internazionali circa la prontezza della Federazione Russa a impiegare armi nucleari, circa la decisione adottata in tal senso o circa l’avvenuto impiego.
- Compiti e funzioni degli organi federali del potere statale, degli altri organi statali e delle organizzazioni nell’attuazione della politica statale in materia di deterrenza nucleare
- La direzione generale della politica statale in materia di deterrenza nucleare è esercitata dal Presidente della Federazione Russa.
- Il Governo della Federazione Russa adotta le misure necessarie per l’attuazione della politica economica finalizzata al mantenimento e allo sviluppo dei mezzi di deterrenza nucleare, e definisce e attua la politica estera e informativa in materia di deterrenza nucleare.
- Il Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa definisce gli indirizzi principali della politica militare in materia di deterrenza nucleare e coordina l’attività degli organi esecutivi federali e delle organizzazioni che partecipano all’attuazione delle decisioni adottate dal Presidente della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare.
- Il Ministero della Difesa della Federazione Russa, per il tramite dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa, provvede alla pianificazione e all’esecuzione diretta delle misure di carattere organizzativo e militare in materia di deterrenza nucleare.
- Gli altri organi esecutivi federali e le organizzazioni partecipano all’attuazione delle decisioni adottate dal Presidente della Federazione Russa in materia di deterrenza nucleare, secondo le rispettive competenze.
Il Decreto presidenziale n. 991 del 19 novembre 2024 non va letto come un semplice aggiornamento tecnico della postura nucleare russa. È un testo che colloca il nucleare dentro una concezione più ampia della guerra, della deterrenza e della minaccia strategica. La sua struttura è formalmente nucleare, ma il suo campo concettuale è molto più largo. Non parla soltanto di testate, missili balistici, rappresaglia e distruzione di massa. Parla di territorio, coalizioni, supporto indiretto, spazio aereo, risorse, droni, ipersonici, sistemi antisatellite, infrastrutture critiche, comunicazioni vitali, azioni informative e decisione politica centralizzata. È quindi un documento nucleare solo nella superficie giuridica. Nella sostanza appartiene alla più ampia cultura strategica russa della deterrenza integrata.
Il collegamento con la cosiddetta “dottrina Gerasimov” è inevitabile, dato che essa rappresenta il modo in cui le guerre moderne stanno cambiando: confini meno netti tra pace e guerra, peso crescente degli strumenti non militari, uso combinato di mezzi politici, economici, informativi, umanitari e militari, centralità della previsione strategica, importanza delle operazioni indirette, delle forze speciali, dell’informazione e della pressione sul sistema decisionale dell’avversario (Gerasimov, 2013; Galeotti, 2018; Jonsson, 2019).
La dottrina nucleare russa del 2024 è “gerasimoviana” perché assume che la guerra contemporanea non sia più separabile in compartimenti stagni. Il nucleare non viene isolato dal resto della competizione strategica. Viene collocato dentro un continuum nel quale il convenzionale, l’informativo, il tecnologico, lo spaziale, il cyber, il politico e l’economico possono concorrere a produrre effetti strategici. La deterrenza nucleare diventa così la garanzia ultima di un sistema più ampio di deterrenza statale.
L’articolo 3 del Decreto è, sotto questo profilo, il più significativo. Esso definisce la politica statale russa in materia di deterrenza nucleare come un insieme coordinato di misure politiche, militari, tecnico-militari, diplomatiche, economiche, informative e di altra natura, attuate avvalendosi delle forze e dei mezzi di deterrenza nucleare per prevenire qualsiasi aggressione contro la Federazione Russa e i suoi alleati (Presidente della Federazione Russa, 2024). Questa formulazione è molto più importante di quanto sembri. Il nucleare non appare come una risorsa separata dalla politica generale dello Stato. È integrato dentro un sistema di misure multiple. La deterrenza non è soltanto militare. È politica, economica, diplomatica, informativa, tecnologica. È esattamente la logica di guerra totale sotto soglia che il dibattito occidentale ha associato alla riflessione di Gerasimov.
Il decreto del 2024 conferma quindi una continuità della cultura strategica russa: la deterrenza non è riducibile alla minaccia di colpire. È la capacità di modellare il calcolo dell’avversario prima che l’aggressione si produca. Essa agisce nella percezione, nella previsione, nell’incertezza, nella valutazione dei costi. Gerasimov, nel 2013, insisteva sul valore della previsione nella scienza militare e sulla necessità di anticipare la trasformazione dei conflitti. La dottrina nucleare del 2024 applica questa impostazione alla soglia nucleare: non attende che la minaccia si presenti nella forma classica del lancio nucleare; include anche forme convenzionali avanzate che possono produrre effetti equivalenti sul piano strategico.
La definizione del “potenziale avversario” è il primo esempio. L’articolo 9 non limita la deterrenza nucleare agli Stati dotati di armi nucleari. La estende a Stati o coalizioni che abbiano un significativo potenziale convenzionale e considerino la Russia un potenziale avversario. La estende inoltre agli Stati che mettono a disposizione territorio, spazio aereo, spazio marittimo o risorse per preparare o attuare un’aggressione contro la Federazione Russa (Presidente della Federazione Russa, 2024). Questa è una definizione sistemica dell’avversario. Non conta solo chi preme il grilletto. Conta chi rende possibile il colpo.
Qui il collegamento con Gerasimov è diretto. La guerra contemporanea, nella lettura russa, non è più soltanto urto frontale tra eserciti. È concatenazione di abilitatori. Intelligence, comunicazioni, basi, dati satellitari, spazio aereo, logistica, sanzioni, informazione, proxy militari, sistemi d’arma e pressione diplomatica compongono un’unica architettura di conflitto. La dottrina nucleare assorbe questa visione. Lo Stato che ospita risorse operative o rende possibile l’aggressione non resta esterno al campo strategico. Può entrarvi come parte della minaccia.
Gli articoli 10 e 11 irrigidiscono ulteriormente questo schema. L’aggressione di uno Stato membro di una coalizione contro la Russia o i suoi alleati viene considerata aggressione dell’intera coalizione. L’aggressione di uno Stato non nucleare, se condotta con la partecipazione o il sostegno di uno Stato nucleare, viene considerata attacco congiunto di entrambi (Presidente della Federazione Russa, 2024). Questa è una clausola costruita per la guerra indiretta. Non colpisce solo l’attore frontale. Colpisce la profondità politico-militare che lo sostiene.
Nel contesto ucraino, il significato è evidente, anche se il testo non nomina l’Ucraina. La Russia segnala che la fornitura di capacità occidentali, l’assistenza al targeting, l’intelligence satellitare, l’addestramento, la pianificazione, la logistica e l’eventuale uso di armi a lungo raggio non vengono letti come elementi neutri o puramente esterni. Possono essere interpretati come partecipazione alla catena dell’aggressione. Il documento non dice che ogni forma di sostegno determini automaticamente una risposta nucleare. Dice qualcosa di più sottile e più utile alla deterrenza: la Russia si riserva di qualificare il sostegno strategico di uno Stato nucleare a uno Stato non nucleare come parte di un attacco congiunto.
Questa è deterrenza cognitiva. L’obiettivo non è necessariamente colpire. È costringere l’avversario a ricalcolare il proprio margine operativo. È introdurre dubbio nel processo decisionale occidentale. È fare in modo che ogni decisione su sistemi d’arma, intelligence, profondità degli attacchi, basi, personale tecnico, logistica e targeting venga valutata non solo in termini di efficacia militare, ma anche di rischio di escalation. In questo senso la dottrina nucleare russa svolge una funzione coerente con la logica gerasimoviana: agisce prima dell’atto militare, nel campo della percezione e della decisione.
Anche l’articolo 15 conferma questa impostazione. La lista dei pericoli militari non è una lista nucleare in senso stretto. Comprende armi nucleari e armi di distruzione di massa, ma subito dopo include sistemi di difesa antimissilistica, missili da crociera, missili balistici di media e corta gittata, armi di precisione non nucleari, armi ipersoniche, droni d’attacco, armi a energia diretta, sistemi antisatellite, sistemi d’attacco nello spazio, espansione di coalizioni militari, avvicinamento di infrastrutture ai confini russi, isolamento di parti del territorio, blocco di comunicazioni vitali, distruzione di installazioni ecologicamente pericolose ed esercitazioni su larga scala vicino ai confini (Presidente della Federazione Russa, 2024).
Questa lista descrive una guerra di sistemi. La minaccia non è più soltanto l’arma nucleare nemica. È l’intero apparato capace di indebolire la sovranità, degradare la libertà d’azione, accerchiare lo spazio strategico, colpire infrastrutture critiche, neutralizzare la risposta, saturare le difese, danneggiare la coesione territoriale. È la stessa logica che nella cultura militare russa viene spesso associata ai concetti di deterrenza strategica, guerra non lineare, operazioni indirette, guerra informativa e confronto interstatale sotto la soglia della guerra dichiarata (Adamsky, 2015; Jonsson, 2019; Bruusgaard, 2016).
Il Decreto del 2024 mostra quindi una concezione non atomistica della minaccia. Non esistono più, nella visione russa, minacce isolate. Esistono concatenazioni. Un sistema antimissilistico non è solo difensivo, perché può alterare la credibilità della rappresaglia. Un’arma convenzionale di precisione non è solo convenzionale, perché può colpire nodi strategici. Un drone non è solo tattico, perché può partecipare a un attacco saturante. Un’infrastruttura spaziale non è solo supporto tecnologico, perché può alimentare targeting, comunicazioni e controllo. Una coalizione militare non è solo un’alleanza politica, perché può trasformarsi in dispositivo operativo avanzato.
Questo è il cuore del rapporto tra dottrina nucleare e “dottrina Gerasimov”: la deterrenza nucleare non viene concepita come ultima stanza separata dal resto della guerra, ma come tetto dell’intera architettura strategica. Sotto questo tetto si muovono strumenti convenzionali, informativi, economici, tecnologici, cyber, spaziali e diplomatici. Il nucleare interviene come garanzia finale, ma la sua funzione condiziona tutto ciò che avviene prima.
L’articolo 16 aggiunge un ulteriore elemento: l’incertezza. Tra i principi della deterrenza nucleare viene indicata l’incertezza, per il potenziale avversario, sulla scala, sul momento e sul luogo del possibile impiego delle forze e dei mezzi di deterrenza nucleare (Presidente della Federazione Russa, 2024). Questa frase è molto importante. Il documento non vuole eliminare l’ambiguità. Vuole amministrarla. Le condizioni di impiego sono elencate, ma la loro applicazione resta politicamente elastica. La soglia non è trasformata in automatismo. È trasformata in strumento di pressione.
Anche questo è coerente con la logica della guerra contemporanea descritta da Gerasimov. Nelle guerre moderne il controllo della percezione dell’avversario è parte del conflitto. L’incertezza non è un difetto della dottrina. È una risorsa. Serve a impedire all’avversario di calcolare fino a dove possa spingersi senza rischio. Serve a rendere costoso ogni passo di avvicinamento alla soglia. Serve a rendere instabile il confine tra operazione convenzionale e minaccia strategica. La deterrenza lavora precisamente in questo spazio grigio.
L’articolo 18 traduce questa logica in norma strategica. La Russia si riserva il diritto di usare armi nucleari non solo in risposta all’impiego di armi nucleari o di distruzione di massa contro di essa o i suoi alleati, ma anche in caso di aggressione convenzionale contro la Federazione Russa o contro la Bielorussia, in quanto partecipanti allo Stato dell’Unione, quando tale aggressione costituisca una minaccia critica alla loro sovranità o integrità territoriale (Presidente della Federazione Russa, 2024).
Qui il punto non è la parola “nucleare”. Il punto è la parola “critica”. La dottrina non afferma che ogni aggressione convenzionale apra lo spazio nucleare. Afferma che lo apre un’aggressione convenzionale qualificata come minaccia critica. La criticità è il ponte tra convenzionale e nucleare. Non è il mezzo che decide la soglia. È l’effetto politico-strategico dell’azione. Se un attacco convenzionale mette in discussione sovranità e integrità territoriale, allora non resta più confinato al dominio convenzionale. Può diventare minaccia strategica.
La Bielorussia occupa una posizione precisa in questo impianto. Non è trattata come un alleato qualsiasi. È menzionata espressamente come partecipante allo Stato dell’Unione. Questa formulazione inserisce Minsk nel perimetro diretto della deterrenza russa. Il territorio bielorusso diventa profondità strategica, cerniera occidentale, spazio di avanzamento e protezione. In termini gerasimoviani, la profondità non è solo geografica. È politica, militare, logistica e cognitiva. Difendere la Bielorussia significa difendere una parte della struttura avanzata della sicurezza russa.
Le cinque condizioni dell’articolo 19 mostrano come questa logica venga applicata al piano operativo. La prima condizione, informazioni attendibili sul lancio di missili balistici contro Russia o alleati, anticipa la soglia al momento dell’allerta. La deterrenza non aspetta il danno. Agisce sulla previsione del danno. Questo è compatibile con l’idea gerasimoviana del valore della previsione: nella guerra moderna vince chi interpreta prima la forma della minaccia e comprime il tempo decisionale dell’avversario (Gerasimov, 2013).
La seconda condizione, uso nemico di armi nucleari o di distruzione di massa contro Russia, alleati o installazioni russe all’estero, appartiene alla deterrenza classica. È la risposta al colpo strategico. Ma anche qui la protezione non si limita al territorio nazionale. Include formazioni e installazioni russe fuori dal territorio della Federazione. La proiezione militare esterna viene quindi protetta dalla grammatica nucleare quando l’attacco assume natura di distruzione di massa.
La terza condizione è la più significativa sul piano teorico: azioni contro installazioni statali o militari critiche la cui messa fuori uso comprometterebbe la capacità di risposta delle forze nucleari. Qui si vede chiaramente la logica della guerra di sistemi. Non serve distruggere tutto. Basta accecare il comando, paralizzare le comunicazioni, colpire l’allerta, interrompere la trasmissione degli ordini, neutralizzare nodi critici. La dottrina afferma che un attacco contro la capacità di risposta nucleare può essere esso stesso trattato come soglia nucleare. Il punto è la sopravvivenza del second strike.
Questa clausola collega il Decreto alla nozione russa di deterrenza strategica interdominio. La minaccia può arrivare dal cyber, dallo spazio, dalla precisione convenzionale, dall’intelligence, dalla guerra elettronica, dai missili a lungo raggio. Se questi strumenti compromettono la capacità di rappresaglia, entrano nel campo nucleare. Non perché siano nucleari nella tecnica, ma perché producono effetto nucleare nella strategia. Adamsky ha descritto questa logica come cross-domain coercion: la coercizione russa non separa rigidamente domini militari, politici, informativi e nucleari, ma li usa come elementi di un unico sistema di pressione (Adamsky, 2015).
La quarta condizione riguarda l’aggressione convenzionale critica contro Russia o Bielorussia. È qui che la dottrina assume il suo significato più politico. Una guerra convenzionale perduta o percepita come minaccia alla sovranità non resta necessariamente una guerra convenzionale. Diventa scenario di sopravvivenza statale. La soglia nucleare non dipende dal fatto che il nemico abbia usato il nucleare, ma dal fatto che l’esito strategico dell’aggressione convenzionale venga considerato incompatibile con la sicurezza essenziale dello Stato.
La quinta condizione è la più aderente alla guerra contemporanea: lancio massiccio o decollo di mezzi di attacco aerospaziale, inclusi aerei strategici e tattici, missili da crociera, droni, velivoli ipersonici e altri mezzi, con attraversamento del confine russo. Questa clausola non appartiene al vecchio immaginario nucleare della Guerra fredda. Appartiene alla guerra di saturazione, alla guerra dei sensori, alla guerra degli sciami, alla guerra ipersonica, alla guerra di profondità. Non è necessario che l’attacco sia nucleare. È sufficiente che sia massiccio, attendibilmente rilevato e penetrante.
Qui il rapporto con Gerasimov è evidente. Nella guerra moderna, l’attacco decisivo può essere preceduto da una combinazione di strumenti non nucleari capaci di disorganizzare il sistema avversario. Droni, missili da crociera, ipersonici e piattaforme aerospaziali possono colpire comando, infrastrutture, difese aeree, energia, trasporti, comunicazioni, logistica, centri politici. Il Decreto dice al potenziale avversario che una simile massa d’attacco non verrà necessariamente letta come normale guerra convenzionale. Potrà essere letta come minaccia strategica.
Il documento, dunque, non introduce una dottrina di uso automatico. Introduce una dottrina di qualificazione politica della minaccia. Il Presidente non è vincolato da un algoritmo. È il soggetto che qualifica la situazione. L’articolo 20 concentra la decisione nel vertice presidenziale. Gli articoli 22-26 distribuiscono le funzioni esecutive tra Governo, Consiglio di Sicurezza, Ministero della Difesa, Stato Maggiore e altri organi. La struttura è accentrata nella decisione e amministrativa nell’attuazione. È un modello coerente con lo Stato russo contemporaneo: verticalizzazione del comando, integrazione tra strumenti dello Stato, centralità della Presidenza.
Sul piano dottrinale, il Decreto del 2024 va quindi letto come convergenza di tre linee russe. La prima è la deterrenza nucleare classica: capacità di infliggere danno inaccettabile. La seconda è la deterrenza strategica integrata: uso coordinato di strumenti militari e non militari per prevenire, dissuadere e controllare l’escalation. La terza è la lettura gerasimoviana della guerra contemporanea: conflitti non dichiarati, strumenti indiretti, centralità dell’informazione, compressione dei tempi decisionali, peso delle capacità non militari e convenzionali avanzate.
Questa convergenza produce una dottrina in cui il nucleare non è separato dalla guerra ibrida. Ne è il limite superiore. La guerra ibrida, o non lineare, opera sotto soglia: influenza, pressione, proxy, cyber, sanzioni, informazione, operazioni speciali, logistica, intelligence, destabilizzazione. Il nucleare opera sopra soglia: garanzia ultima, deterrenza estrema, segnalazione di sopravvivenza. Il Decreto collega i due piani. Dice che un accumulo di pressioni sotto soglia o convenzionali può, quando raggiunge determinati effetti, entrare nel campo della deterrenza nucleare.
Questo ha una conseguenza precisa: la dottrina russa mira a impedire all’avversario di sfruttare impunemente la zona grigia. Se la NATO o un suo membro ritengono di poter restare sotto la soglia nucleare usando proxy, dati satellitari, armi a lungo raggio, intelligence e infrastrutture logistiche senza partecipare formalmente al conflitto, la dottrina russa risponde negando la sicurezza di quella separazione. Non dice che ogni sostegno sia attacco. Dice che il sostegno può essere qualificato come partecipazione, e che la partecipazione può trasformare uno Stato non nucleare e uno Stato nucleare in autori congiunti dell’aggressione.
Il carattere coercitivo del documento sta proprio qui. Non nella minaccia esplicita di usare domani l’arma nucleare, ma nella costruzione di un campo interpretativo che amplia il rischio percepito dell’avversario. La dottrina non ordina necessariamente l’escalation. Rende l’escalation giustificabile entro categorie ufficiali. Questo è molto più utile della minaccia grezza. La minaccia grezza spaventa una volta. La dottrina stabile condiziona il calcolo nel tempo.
Va anche evitata una lettura semplicistica della formula “abbassamento della soglia”. La soglia non viene solo abbassata. Viene resa più articolata. Più flessibile. Più politica. Più legata agli effetti sistemici dell’attacco. Non è la quantità di violenza a decidere automaticamente. È la qualità strategica dell’effetto. Un attacco convenzionale limitato ma diretto contro un nodo essenziale della risposta nucleare può essere più rilevante, per Mosca, di un attacco convenzionale più esteso ma privo di effetti sulla sopravvivenza del sistema. Questa è logica di sistema, non logica quantitativa.
Il Decreto n. 991 è quindi un documento di deterrenza nucleare, ma anche un documento sulla forma della guerra. Dice che la guerra futura non sarà soltanto nucleare o convenzionale, militare o non militare, diretta o indiretta, interna o esterna, informativa o cinetica. Sarà combinata. E se sarà combinata, anche la deterrenza dovrà essere combinata. Il nucleare resta l’ultimo gradino, ma non è più isolato dal resto della scala.
In questo senso, la dottrina nucleare russa del 2024 è una dottrina della continuità tra pressione e sopravvivenza. Pressione politica, pressione militare, pressione tecnologica, pressione informativa e pressione territoriale vengono valutate per la loro capacità di colpire la sovranità dello Stato. Quando quella pressione diventa critica, il linguaggio nucleare diventa disponibile. Non obbligatorio. Disponibile.
Il Decreto va letto come una macchina di deterrenza politica. Il suo scopo non è annunciare una guerra nucleare. È delimitare, a favore di Mosca, lo spazio entro il quale una crisi convenzionale, ibrida o aerospaziale può essere trasformata in crisi strategica. Qui la connessione con Gerasimov è strutturale: la guerra viene pensata come sistema integrato; la deterrenza nucleare come vertice di quel sistema; la decisione presidenziale come luogo in cui la pressione diffusa viene qualificata come minaccia critica.
Il confronto con la NATO deve partire da un dato metodologico. La Russia dispone di un documento statale unitario, approvato per decreto presidenziale, che elenca condizioni specifiche di possibile impiego. La NATO non ha un documento equivalente. La sua postura nucleare è il prodotto del Concetto Strategico del 2022, dei comunicati dei vertici, della politica del Nuclear Planning Group e delle dottrine nazionali degli Alleati dotati di armi nucleari, cioè Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Il Concetto Strategico NATO del 2022 afferma che lo scopo fondamentale della capacità nucleare dell’Alleanza è preservare la pace, prevenire la coercizione e dissuadere l’aggressione; afferma anche che le circostanze nelle quali la NATO potrebbe dover usare armi nucleari sono estremamente remote (NATO, 2022).
La differenza è chiara. La Russia elenca soglie. La NATO non le elenca. La Russia definisce condizioni: missili balistici, armi di distruzione di massa, installazioni critiche, aggressione convenzionale critica, attacco aerospaziale massiccio. La NATO mantiene una formula generale: deterrenza, difesa, circostanze estreme, sicurezza degli Alleati. La Russia produce deterrenza attraverso codificazione selettiva. La NATO produce deterrenza attraverso ambiguità strategica.
Questa non significa che la NATO escluda il primo uso. Non lo esclude. Né la NATO né la Russia adottano una politica di No First Use. Gli Stati Uniti, nella Nuclear Posture Review del 2022, hanno confermato che considererebbero l’uso di armi nucleari solo in circostanze estreme per difendere gli interessi vitali degli Stati Uniti, dei loro alleati e dei loro partner; hanno però respinto l’adozione di una politica di No First Use o di Sole Purpose (Department of Defense, 2022). La NATO, come alleanza, mantiene una postura compatibile con questa impostazione.
La struttura decisionale è diversa. In Russia la decisione è presidenziale. Nella NATO la postura è collettiva, ma l’impiego resta legato alle autorità nazionali nucleari. Il Nuclear Planning Group è il foro principale della consultazione nucleare dell’Alleanza, ma la Francia non ne fa parte. Gli Stati Uniti mantengono il controllo delle armi nucleari statunitensi dispiegate in Europa. Regno Unito e Francia conservano forze nucleari indipendenti. La NATO è quindi una architettura nucleare composita, non uno Stato nucleare unitario. La Russia è uno Stato nucleare accentrato.
Il confronto con la Cina introduce un terzo modello. La Cina mantiene ufficialmente una politica di No First Use. La sua posizione dichiarativa è più restrittiva: Pechino afferma di non voler usare per prima armi nucleari in nessuna circostanza e di mantenere una strategia di autodifesa nucleare. La differenza con Russia e NATO è netta. Mosca e Alleanza Atlantica non rinunciano al primo uso. Pechino lo esclude sul piano dichiarativo.
Ma la Cina non può essere letta solo attraverso il principio dichiarato. Il suo arsenale è in rapida espansione. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti stima che la Cina abbia superato le 600 testate nucleari operative a metà 2024 e possa superare le 1.000 entro il 2030 (Department of Defense, 2024). SIPRI conferma una forte crescita dell’arsenale cinese e indica la Cina come la potenza nucleare con la dinamica di espansione più rapida tra le grandi potenze (SIPRI, 2025). Dunque la Cina mantiene una dottrina pubblica restrittiva, ma sviluppa capacità materiali sempre più ampie, diversificate e pronte.
Il risultato comparativo è questo. La Russia ha una dottrina esplicita e selettivamente codificata. La NATO ha una postura meno codificata e più ambigua. La Cina ha una dottrina dichiarativa restrittiva, ma una traiettoria materiale espansiva. La Russia dice al potenziale avversario quali campi possono diventare nucleari. La NATO non gli fornisce una mappa precisa. La Cina dichiara che non userà per prima l’arma nucleare, ma costruisce una forza nucleare sempre più robusta.
La Russia e la NATO condividono l’assenza di No First Use, ma divergono nel linguaggio. La Russia nomina le condizioni. La NATO conserva la soglia opaca. La Cina diverge da entrambe nel principio dichiarato, ma converge con entrambe nella modernizzazione dell’arsenale. Secondo SIPRI, Russia e Stati Uniti possiedono insieme circa il 90 per cento delle armi nucleari mondiali; la Russia mantiene uno dei più grandi inventari complessivi di testate al mondo, mentre la Cina aumenta rapidamente il proprio peso numerico e tecnologico (SIPRI, 2025).
La dottrina russa del 2024 va quindi letta dentro una geometria a tre. Primo modello: Russia, codificazione delle linee rosse e centralizzazione presidenziale. Secondo modello: NATO, ambiguità collettiva e deterrenza distribuita tra alleanza e potenze nucleari nazionali. Terzo modello: Cina, No First Use ufficiale e modernizzazione accelerata. Tre posture. Tre linguaggi. Tre modi diversi di trasformare l’arma nucleare in potere politico.
Bibliografia
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Marco Palombi
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