Nei conflitti armati, i bambini sono spesso target degli attacchi contro i civili. Sempre più usata come tattica di guerra è aumentata del 35% la violenza sessuale su di loro. E la distruzione alle strutture pubbliche e private, insieme al dislocamento delle persone, continua a ridurre in modo preoccupante l’accesso all’istruzione a un crescente numero di minori.
Nel frattempo, inoltre, è in aumento l’insicurezza alimentare legata alle continue crisi su scala mondiale. Non più esclusivamente una questo di sotto-alimentazione, la malnutrizione oggi è diventata anche un problema di obesità diffusa. E, in parte a conseguenza di questo, del calo dei livelli del benessere dei ragazzi in tutto il mondo.
Scarica una raffica di pugni allo stomaco l’ultimo KidsRight Index, rapporto annuale sui diritti dell’infanzia pubblicato dall’omonima organizzazione no-profit e redatto da studiosi dall’Erasmus School of Economics e di The International Institute of Social Studies (Erasmus University, Rotterdam). Arrivata alla 14esima edizione, anche quest’anno la ricerca guarda alla situazione mondiale in tema di rispetto delle libertà e protezione dell’infanzia. E lo fa sulla base degli aspetti stabiliti (e approvati quasi universalmente) dalla Convenzione delle Nazioni Unite.
La principale osservazione dell’edizione 2026 è implacabile: «Le prestazioni complessive dei Paesi in materia di diritti dell’infanzia sono deludenti».
Oggi non sono solo le turbolenze internazionali, i conflitti armati e le conseguenze dirette e indirette dalle guerre in corso a minare la sicurezza dei bambini. Anche dove al momento non si registrano scontri violenti attivi, i rischi sono rappresentati dalle scelte politiche e di investimento sul medio-lungo periodo. Esempio su tutti, la tendenza a convogliare finanziamenti per spese militari, invece che preferire maggiori investimenti nella scuola.
Non più solo sotto-alimentazione
Se certo le continue minacce alla pace e i conflitti attivi causano condizioni drammatiche, nel guardare alla salvaguardia dei bambini, un’osservato speciale del report è la questione alimentare. O, meglio dire, la malnutrizione. Nelle prospettive osservate dall’indice KidsRights, in questo senso verrebbe prima di tutto da pensare a temi di mancato accesso al cibo. Di scarsità di alimenti.
Ma da qualche tempo, a questi aspetti assolutamente allarmanti per il loro impatto sul benessere e salvaguardia dell’infanzia – soprattutto in zone di conflitto, si affiancano però preoccupazioni rispetto all’altro lato della medaglia. Su scala globale infatti, e anche in aree non interessate da conflitti attivi, è sempre più importante il tema del sovrappeso.
Secondo il rapporto, il 2025 è stato l’anno di una svolta “storica”: «per la prima volta nel mondo la prevalenza di una condizione di obesità tra i ragazzi tra i 5 e i 19 anni e tra gli adolescenti è stata più alta che quella di chi era sottopeso». Insomma, si è raggiunto il picco della tendenza che da qualche tempo ha in certo modo spostato il problema della malnutrizione da una questione di mancanza di cibo a uno di sovra-alimentazione. Al punto che «l’obesità è diventata un’epidemia globale che mette a serio rischio la salute e lo sviluppo dei bambini».
Secondo gli ultimi dati disponibili Unicef, il 5% dei bambini sotto i 5 anni è sovrappeso. Lo è il 20% di quelli tra i 5 e i 19. Una quota importante che è raddoppiata rispetto ai numeri del 2000. All’epoca nel mondo rientravano in questo gruppo 194 milioni di ragazzi in età scolare. Oggi sono 391 milioni.
Cosa c’entra l’eccesso di peso con i diritti e la salvaguardia dei bambini? Se presente in giovane età, intanto questa condizione si lega facilmente a una maggiore probabilità di sviluppare da adulti condizioni debilitanti. Dal diabete alla pressione alta, ad un aumento dei rischi di infarto. Poi, come nota lo stesso rapporto «Le informazioni a disposizione sono molto chiare sul fatto che le differenze socio-economiche e altre differenze portano a diseguaglianze in termini di vulnerabilità di bambini e adolescenti a sovrappeso e obesità».
Esempio lampante di questo, la grande sproporzione dei casi rilevati tra famiglie appartenenti a minoranze o a basso reddito.
Chi ha le resposabilità?
Secondo il KidsRights Index, se è facile puntare il dito sulle scelte personali, in realtà responsabilità importanti sono da dare anche al sistema economico e sociale attuale. In parte ai governi che non hanno ancora implementato strumenti di controllo sui cibi troppo salati o processati (attraverso, per esempio, le “sugar tax”). O introdotto interventi mirati sui gruppi più vulnerabili. Come indica KidsRights, la convenzione sui diritti dei bambini delle Nazioni Unite specifica che dovrebbe essere il legislatore a occuparsi della realizzazione dei diritti dell’infanzia. Tra cui, appunto, anche il contrasto alla malnutrizione. Che al momento, dati alla mano, significa in molti casi la lotta al sovrappeso.
A peggiorare al situazione, la considerazione che in molte occasioni le condizioni di salute dei bambini non sono solo dovute a una mancanza di alimenti sani. Ma alla carenza di spazi e di possibilità di movimento. Lasciando a parte in questa sede la questione della sedentarietà legata all’(ab)uso dei devices, in molte parti del mondo non è sicuro per un ragazzo uscire di casa. Mancano sia luoghi dove giocare senza rischi esterni. Sia anche le occasioni di potersi spostare da un luogo a un altro in sicurezza, a causa di potenziali attacchi, o violenze più o meno legate alle azioni di guerra.
La sicurezza peggiora nelle zone di conflitto
È innegabile come negli ultimi anni siano aumentati gli scontri armati che, oltre alla distruzione materiale delle strutture, hanno portato alla violazioni dei diritti insieme all’incolumità dei bambini. Per avere un’idea della situazione, possiamo ricordare allora che oggi sono il 20% i minorenni che vivono a meno di 50km da un conflitto attivo. Volendo metterla in altri termini: un bambino su cinque è a rischio di subire direttamente l’impatto di attacchi.
A peggiorare la situazione, si aggiunge poi anche il dislocamento legato alle instabilità politiche e sociali. Spesso i ragazzi sono costretti a lasciare le loro case per spostarsi in luoghi sicuri con le famiglie. Quelli che rimangono, si possono trovare da una parte, a vivere nel terrore dei conflitti. Dall’altra privati delle strutture pubbliche, tra cui anche le scuole, o private, dove crescere in sicurezza.
Non possiamo poi dimenticare come, cane che si morde la coda, in caso di guerra attiva o che si consuma nelle vicinanze, la spesa pubblica per i servizi per l’infanzia viene facilmente ridotta. E i finanziamenti dirottati alle necessità militari o di difesa. In termini numerici, ricorda l’indice di KidsRights, questa tendenza ha portato tra il 2016 e il 2025 a un aumento di queste spese pari al 41%.
I primi della lista e chi resta indietro

Per chiudere, guardiamo alla classifica degli Stati compilata dall’indice KidsRights. A occupare il top della classifica quest’anno sono il Lussemburgo, salito di due posizioni rispetto allo scorso anno e con un punteggio generale di 0,871. Seguito poi da Islanda e Monaco, con risultati molto simili tra loro (0,867 e 0,866 rispettivamente). Tra i primi dieci, poi, quest’anno entrano anche Slovenia (0,845) e Austria (0,842).
All’estremità opposta dell’indice si trovano invece l’Afghanistan (ultima nazione delle 194 considerate che, con un punteggio di 0,214, resta l’unica sotto la soglia dello 0,3). Appena prima, ma a una certa distanza, il Chad, la Guinea e la Nigeria, tutte con un punteggio di 0,304.
A prescindere dai singoli risultati, il rapporto per il 2026 segnala un triste traguardo su scala mondiale. La media calcolata sui risultati di tutti i Paesi presenti nell’indice, è calata. Da un livello generale pari a 0,642 del 2025, arriviamo oggi a 0,636. E se è cresciuto il punteggio medio registrato tra le nazioni nelle ultime dieci posizioni (passate dallo 0,281 allo 0,304), è invece in discesa quello tra i primi dieci in classifica. Era 0,866 un anno fa, arriva allo 0,856 nel 2026.
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Maria Paola Mosca
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