Vacanze in Calabria, la crescita degli stranieri supera il resto d’Italia • Meraviglie di Calabria


Sui voli che atterrano a Lamezia Terme o Reggio Calabria si sentono sempre più spesso il tedesco, il polacco, il francese, l’olandese. Passeggeri con lo zaino e qualcuno pure con la guida cartacea in mano, famiglie del Nord Europa, coppie che hanno prenotato una casa in un borgo il cui nome magari non sanno pronunciare. Chi sceglie le vacanze in Calabria arriva quasi sempre per la stessa ragione, la ricerca di un posto mediterraneo che altrove, forse, è diventato introvabile. Spiagge mai iperaffollate, ristoranti dove i menù non sono ancora tradotti in quattro lingue, un rapporto tra qualità e prezzo adeguato. La sorpresa, per molti, è che tutto questo esista a tre ore di volo da Berlino o da Varsavia, in una regione italiana che per decenni è rimasta fuori dalle rotte del grande turismo internazionale.

Calabria mare e monti

La prima ragione è la più semplice, gli scontati “quasi ottocento chilometri di costa” su due mari diversi tra loro per luce, vento e carattere. Il Tirreno delle falesie e dei fondali profondi, con Tropea, Capo Vaticano, Scilla e la Riviera dei Cedri, e lo Ionio — dalla Costa dei Gelsomini nella Locride all’area marina protetta di Capo Rizzuto, da Soverato alle distese di Sibari — delle lunghe spiagge aperte, dove interi tratti di litorale restano liberi persino a Ferragosto.

Chi ha conosciuto le calette a numero chiuso delle Baleari o le spiagge a pagamento della Costa Azzurra trova qui una condizione che nel Mediterraneo occidentale non esiste quasi più, la possibilità di scegliere. Il mare calabrese regge il confronto con destinazioni molto più costose anche sul piano della qualità delle acque, con decine di località premiate ogni anno dalle bandiere blu e verdi. E a differenza di quasi tutte le concorrenti, offre a venti minuti di strada l’altra metà del paesaggio, le zone interne e la montagna. Dal litorale di Praia a Mare si sale al Pollino, da Soverato alle Serre, dalla Costa Viola all’Aspromonte. Pochi territori in Europa permettono di fare il bagno al mattino e camminare in una faggeta nel pomeriggio.

L’exploit della crescita turistica

I dati del Viminale sul primo semestre del 2026 assegnano alla Calabria la crescita turistica più alta d’Italia, con arrivi complessivi in aumento del 10,54% rispetto allo stesso periodo del 2025, contro una media nazionale del 4,43%. Il dato che pesa di più riguarda i visitatori stranieri, cresciuti del 23,19%, quasi il quadruplo del 6,45% registrato nel resto del Paese e la distanza è netta anche sulle inseguitrici, con la Puglia al 14,63% e l’Abruzzo al 14,04%. È in qualche maniera la traduzione di un altro segnale di pochi mesi fa, quando il Regional Tourism Reputation Index di Demoskopika poneva la regione al secondo posto in Italia per ricerche online legate ai viaggi, subito dopo la Toscana, come raccontato nell’analisi sulla reputazione turistica della Calabria. A febbraio quella curiosità digitale era ancora un desiderio, e i dati del primo semestre 2026 dicono che è diventata biglietti aerei, prenotazioni e presenze.


Case, borghi e cucina

C’è poi un dato nazionale che aiuta a leggere la crescita calabrese. In Italia il comparto extralberghiero è cresciuto del 7,46% mentre gli alberghi si sono fermati al 2,27%, il segno che a trainare il turismo sono le case vacanza, i bed and breakfast, gli agriturismi, le dimore nei centri storici. È esattamente il tipo di accoglienza che la Calabria sa offrire meglio, ed è ragionevole pensare che una parte consistente del boom regionale passi da lì. La regione dei grandi villaggi costieri c’è, ma il viaggiatore internazionale di questi anni cerca pure altro, come una casa in paese con il terrazzo, la colazione preparata da chi ci abita, la possibilità di vivere per una settimana “dentro” una comunità.

Il caso forse più compiuto è Gerace, nella Locride, dove un festival internazionale di arte di strada che si fa da più di 25 anni, un progetto di riqualificazione da venti milioni finanziato dal PNRR e il secondo posto al Premio Italia Destinazione Digitale 2025 hanno costruito negli anni quella che si chiama “destinazione”, oggi presente anche in diverse Guide nazionali e internazionali dedicate ai piccoli borghi. Quello che è accaduto lì può ripetersi altrove, dai centri arbëreshë del Pollino ai paesi grecanici dell’area dello Stretto, e in parte sta già accadendo. Insieme ai borghi viaggia alla grande anche la cucina, che gli ospiti stranieri citano regolarmente tra le ragioni del viaggio. La ‘nduja, il bergamotto, la cipolla di Tropea, i vini di Cirò hanno oggi una notorietà internazionale che vent’anni fa era impensabile, e funzionano da ambasciatori molto più di qualsiasi campagna promozionale.

Scoprire a passo lento

La Calabria si presta come poche altre destinazioni europee al turismo lento, quello che cresce di più tra i viaggiatori del Nord Europa. La Ciclovia dei Parchi, 545 chilometri dal Pollino allo Stretto lungo quattro parchi naturali, ha superato nel 2025 i dodicimila cicloturisti e ha vinto l’Oscar italiano del cicloturismo e quello dell’ecoturismo di Legambiente, con una guida dedicata pubblicata da Terre di Mezzo.

In Sila il treno storico sale fino alla stazione a scartamento ridotto più alta d’Italia, i cammini religiosi e naturalistici si moltiplicano, i sentieri dell’Aspromonte e delle Serre entrano nei programmi dei tour operator specializzati di mezza Europa. Per un pubblico che misura le proprie vacanze in chilometri a piedi e in esperienze più che in stelle d’albergo, la regione non è più una scoperta per pionieri, ma è diventata una meta con un’infrastruttura riconosciuta.

Le destinazioni che il turismo internazionale ha amato raccontano tutte la stessa parabola, i prezzi che salgono, i residenti che se ne vanno, i luoghi che sono diventati scenografie di se stessi. Ecco, forse la Calabria ha il vantaggio di arrivare dopo, e ha la possibilità di osservare gli errori altrui e salvarsi dal ripeterli. Errori che hanno quasi sempre la stessa origine, troppi visitatori negli stessi posti, nelle stesse poche settimane. Per questo la crescita di questi mesi vale poco se si concentra in poche località per pochi giorni, molto se resta distribuita su borghi, aree interne e stagioni lunghe.


di Daniela Malatacca (info@meravigliedicalabria.it)




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