23/03/2026 – Realizzazione e ammodernamento degli impianti calcistici, con l’obiettivo di superare una realtà segnata da procedure frammentate, tempi lunghi e competenze distribuite tra più amministrazioni.
È questa la finalità del disegno di legge n. 1312, che punta anche a costruire una disciplina organica capace di spostare il tema degli impianti sportivi dal solo piano edilizio a quello della pianificazione urbana e della gestione integrata delle opere.
Il provvedimento, che ha come primo firmatario il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto e, tra gli altri anche Claudio Lotito, patron della Lazio, e Adriano Galliani, ex AD di Monza e Milan, entrambi senatori di Forza Italia, prosegue intanto il suo iter al Senato, dove è attualmente nella fase delle audizioni in Commissione.
Rinascenza, sostenibilità e multifunzionalità
Aspetto centrale del ddl Stadi è il concetto di rinascenza, descritta come un processo di rigenerazione urbana che unisce sostenibilità, innovazione architettonica e benessere collettivo.
In questa visione, lo stadio abbandona l’idea di sede dell’evento sportivo e diventa un luogo capace di attivare la riqualificazione dell’area circostante e di produrre effetti misurabili sulla qualità della vita dei residenti, ad esempio in termini di aree verdi, sicurezza, servizi e riduzione dei consumi energetici.
A questa impostazione si lega anche il tema della multifunzionalità. Il disegno di legge intende promuovere impianti utilizzabili tutto l’anno, con spazi destinati anche a funzioni commerciali, culturali, ricreative, turistico-ricettive, direzionali e di servizio.
Per accedere in via prioritaria a fondi pubblici e agevolazioni, infatti, i progetti dovranno destinare almeno il 20% della superficie a usi diversi da quello sportivo e garantire la fruibilità continuativa degli spazi commerciali.
Tra i criteri premianti compaiono anche l’autosufficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili, il recupero delle acque piovane e l’integrazione con comunità energetiche rinnovabili.
Autorizzazione unica, silenzio-assenso e procedura straordinaria
Un altro cardine del ddl Stadi è la semplificazione delle procedure.
Il provvedimento introduce un iter autorizzatorio unico, che non consente il frazionamento dei titoli abilitativi e si conclude con una determinazione finale destinata a sostituire ogni altro atto di assenso. Lo stesso provvedimento può costituire variante urbanistica e dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’intervento.
La conferenza di servizi deve concludersi entro 45 giorni. Le amministrazioni coinvolte devono esprimersi entro 30 giorni, che diventano 47 giorni in presenza di valutazioni ambientali, paesaggistiche, culturali, sanitarie o relative all’incolumità pubblica.
Se i termini non vengono rispettati, o se i pareri non sono adeguatamente motivati, opera il silenzio-assenso. Se invece emergono contrasti ritenuti insuperabili o il termine complessivo non viene rispettato, il progetto passa a una procedura straordinaria nazionale, da chiudere entro ulteriori 30 giorni.
Struttura di missione per lo sport e ruolo del PPP
Per seguire l’intero procedimento viene costituita la Struttura di missione per lo sport, ufficio locale istituito presso gli enti che promuovono nuovi stadi o interventi di riqualificazione.
La struttura coordina l’iter, cura l’istruttoria tecnico-amministrativa e rilascia l’autorizzazione unica. Può inoltre operare come stazione appaltante, lavorare anche per conto di altre amministrazioni e, nei casi di partenariato pubblico-privato, attribuire al coordinatore le funzioni di responsabile unico del progetto.
Il testo rafforza anche il ricorso al partenariato pubblico-privato (PPP), indicato come uno degli strumenti per sostenere operazioni complesse e attrarre capitali privati.
In questa logica si colloca anche il ruolo dell’Istituto per il Credito Sportivo, chiamato a facilitare l’accesso ai capitali attraverso garanzie finanziarie e misure di supporto dedicate.
Credito d’imposta, Fondo nazionale e incentivi locali
Il capitolo economico del ddl Stadi si muove su più leve.
Per gli investimenti privati è previsto un credito d’imposta fino al 30%, che può arrivare al 40% per i progetti che ottengono certificazioni ambientali internazionali come LEED e BREEAM.
Le stesse agevolazioni sono estese anche ai fondi immobiliari coinvolti nella costruzione o nella ristrutturazione degli impianti.
Accanto al credito d’imposta, il testo istituisce il Fondo nazionale per la rinascita degli stadi e degli impianti calcistici, destinato a finanziare i costi di predisposizione dei progetti.
Il Fondo privilegia gli interventi in aree urbane degradate e quelli che rispettano criteri di sostenibilità e multifunzionalità.
Gli enti locali possono inoltre concedere riduzioni fino al 70% dell’IMU e delle eventuali imposte sugli utili per immobili adiacenti destinati a funzioni commerciali o culturali.
Concorsi internazionali e Catalogo nazionale degli stadi
Per gli interventi finanziati interamente con risorse pubbliche, quando la progettazione viene affidata all’esterno, il ddl Stadi prevede il ricorso obbligatorio a concorsi internazionali.
I concorsi devono essere articolati in due sezioni, una aperta ai professionisti esperti e una riservata ai giovani architetti under 35.
Se l’intervento prevede la successiva concessione dell’impianto, la proposta deve includere anche uno studio di fattibilità economico-finanziaria relativo sia alla realizzazione sia alla futura gestione dell’opera. Le commissioni giudicatrici devono essere multidisciplinari, con competenze in architettura, urbanistica, economia, ingegneria e ambiente.
Il disegno di legge istituisce inoltre il Catalogo nazionale degli stadi, che raccoglierà dati tecnici, economico-finanziari e di contesto sugli impianti con capienza superiore a 1.000 posti.
Il Catalogo sarà gestito da Sport e Salute Spa e dal Dipartimento per lo sport, con sede presso l’ICCD del Ministero della Cultura, e dovrà servire sia al monitoraggio continuo del patrimonio impiantistico sia a una cooperazione più ordinata tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati.
Responsabilità tecniche e approccio multidisciplinare: i punti sollevati dal CNI
Nel corso dell’audizione in Senato, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha espresso un giudizio complessivamente favorevole sul ddl Stadi, ritenendolo coerente con l’esigenza di semplificare un settore oggi appesantito da norme stratificate e procedure complesse.
Per il CNI, uno dei meriti del provvedimento è quello di ricondurre entro un quadro unitario temi finora affrontati in modo frammentato, come semplificazione procedurale, rigenerazione urbana, sostenibilità, qualità progettuale e partenariato pubblico-privato.
Accanto a questa valutazione positiva, il Consiglio ha però indicato alcuni aspetti da precisare. Il primo riguarda la responsabilità dei tecnici, che dovrebbe restare proporzionata alle effettive competenze decisionali, evitando che la semplificazione si traduca in un eccessivo trasferimento di oneri sui professionisti.
Il secondo riguarda l’approccio multidisciplinare, che secondo il CNI andrebbe ulteriormente rafforzato.
Il Consiglio ha infine richiamato anche il tema del catalogo nazionale degli stadi, ritenendolo uno strumento utile non solo per censire e monitorare gli impianti, ma anche per migliorare la programmazione degli interventi e il coordinamento tra amministrazioni, tecnici e investitori. Per il CNI, il catalogo dovrebbe evolvere in una piattaforma informativa più avanzata, in grado di integrare modelli informativi digitali in coerenza con il d.lgs. 36/2023 e di accompagnare il settore verso una gestione digitale degli impianti, andando oltre il suo utilizzo nella sola fase autorizzativa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Nicola Damato
Source link




