LAMEZIA TERME Prima circa 600 tesserati pronti ad abbandonare Futuro Nazionale, poi la replica dei vertici, con il numero dei potenziali dissidenti ridimensionato a 246. Adesso una nuova precisazione dei comitati costituenti lametini 144 e 1067, che rivendicano complessivamente 470 iscritti e attaccano frontalmente la gestione della prima assemblea regionale del partito. Quella che sembrava una frattura circoscritta alla realtà lametina, però, assume progressivamente una dimensione più ampia. Contestazioni alle nomine decise dai vertici, dimissioni dagli incarichi e accuse di mancato coinvolgimento della base vengono segnalate anche in Campania e Puglia, mentre in Sicilia la scelta dei responsabili territoriali è stata congelata a causa delle divisioni interne. A ricostruire la diffusione del malcontento è anche il Fatto Quotidiano, che parla di una rivolta ormai estesa alle regioni meridionali e, in particolare, di circa mille iscritti pronti a lasciare il partito nella provincia di Caserta. Ma andiamo con ordine.
Lo scontro calabrese era esploso l’11 luglio, poche ore prima dell’iniziativa organizzata al T-Hotel di Lamezia Terme con Rossano Sasso e Domenico Furgiuele. I comitati 144 e 1067 avevano annunciato l’uscita da Futuro Nazionale insieme a «circa 600» tesserati, accusando i vertici di avere imposto le nomine senza tenere conto delle indicazioni espresse democraticamente dalla base. Una rottura particolarmente significativa perché proprio il comitato 144, costituito attorno a Giancarlo Talarico, era stato presentato come una delle realtà più forti del partito nel Centro-Sud. Il primo comunicato parlava di un «sogno tramutato in incubo», di meritocrazia tradita e di una formazione politica che avrebbe finito per riprodurre gli stessi meccanismi della vecchia politica. La replica era arrivata a stretto giro. Una ricostruzione attribuita a fonti vicine a Sasso e Furgiuele aveva ridimensionato la portata della rottura, indicando in 246 il numero dei potenziali dissidenti sui circa 5mila iscritti rivendicati da Futuro Nazionale in Calabria. Adesso i due comitati precisano i numeri della propria base: 390 iscritti per il 144 e 80 per il 1067, per un totale di 470 tesserati. Una cifra inferiore rispetto all’indicazione iniziale dei «circa 600», ma molto più alta rispetto ai 246 potenziali dissidenti. «Si tratta di dati che possono essere verificati», sostengono i comitati, contestando quanto attribuito a fonti vicine ai due parlamentari. Il confronto continua però a svilupparsi su grandezze non perfettamente coincidenti. Il dato di 470 indica la consistenza complessiva dei due comitati, mentre quello di 246 farebbe riferimento a quanti avrebbero concretamente aderito alla rottura. Il 144 e il 1067, in ogni caso, confermano la volontà di abbandonare Futuro Nazionale e ribadiscono le ragioni politiche della scelta.
L’attacco più duro riguarda l’iniziativa dell’11 luglio, presentata dai vertici come la prima assemblea politica regionale di Futuro Nazionale. Secondo i dissidenti, quella del T-Hotel «non è stata un’assemblea dei tesserati, ma solo un vergognoso teatrino», caratterizzato «dall’atteggiamento arrogante e dispotico di chi avrebbe dovuto avere come compito la creazione del partito». I comitati contestano anche la rappresentazione di un evento molto partecipato. «Su circa 5mila tesserati, la presenza di 250 persone non può sicuramente essere considerata un successo», affermano, sottolineando inoltre che non sarebbero stati presenti i rappresentanti di tutti i circoli. Nel mirino finisce soprattutto l’organizzazione dell’appuntamento. Secondo il 144 e il 1067, ai tesserati non sarebbe arrivata alcuna convocazione ufficiale nei tempi e nelle forme necessarie per un’assemblea. Post pubblicati sui social e messaggi inoltrati attraverso WhatsApp, sostengono i dissidenti, non possono sostituire un invito formale rivolto alla base del partito. Quanto accaduto nei giorni successivi al primo comunicato avrebbe ulteriormente confermato le ragioni dell’addio. I comitati parlano di «mancanza di lungimiranza politica e avventatezza unite all’arroganza», aggravate da «dichiarazioni puerili» considerate lontane dai principi che dovrebbero guidare un partito ancora in fase di costruzione. «La politica non può essere una corsa alla smentita, ma deve partire dall’analisi del problema e dal tentativo di trovare una soluzione», è la conclusione dei dissidenti.
La frattura, però, non riguarda soltanto Lamezia e la Calabria. Una contestazione costruita attorno agli stessi temi è emersa nella provincia di Caserta, dove 14 comitati hanno sottoscritto un documento indirizzato a Roberto Vannacci, al coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, a Rossano Sasso e ai vertici campani del partito. I referenti chiedono che la scelta del responsabile provinciale avvenga secondo criteri di trasparenza e meritocrazia, riconoscendo il lavoro svolto sul territorio da chi ha organizzato gazebo, manifestazioni, campagne di tesseramento e incontri pubblici. «Non ci aspettiamo decisioni calate dall’alto, né logiche di spartizione o il riciclo di figure che non rappresentano il percorso di crescita compiuto dalla nostra provincia», hanno scritto i comitati casertani in una nota diffusa già il 7 luglio. La richiesta è riassunta attraverso uno degli slogan utilizzati dallo stesso Vannacci: «I galloni si guadagnano sul campo di battaglia». Secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, al blocco dei 14 firmatari potrebbero aggiungersi altri tre comitati. Una fonte interna parla inoltre di circa mille iscritti pronti ad abbandonare il partito. Un dato che, a differenza della protesta formalizzata dai comitati, non risulta ancora accompagnato da comunicazioni ufficiali di restituzione delle tessere. Il punto politico resta comunque evidente: anche nel Casertano la base accusa i vertici di non rispettare il lavoro compiuto sui territori e di preparare nomine estranee al percorso seguito dai militanti.
La situazione più significativa, anche per i riflessi sullo scontro lametino, è quella della Puglia. Nei giorni scorsi i comitati calabresi avevano attaccato Rossano Sasso sostenendo che il parlamentare avrebbe dovuto occuparsi delle vicende pugliesi e non intervenire nelle dinamiche calabresi. Proprio la nomina di Sasso a responsabile regionale di Futuro Nazionale in Puglia ha però provocato due rotture pubbliche. Il 6 luglio Francesco Rutigliano, referente del comitato costituente 69 di Andria, ha annunciato la decisione di interrompere ogni collaborazione con il partito. Rutigliano ha motivato la scelta con il netto dissenso verso la nomina di Sasso, ritenuta incoerente con i principi fondanti della nuova formazione. L’ex referente ha accusato esponenti della vecchia classe dirigente di essersi avvicinati a Vannacci soltanto quando il progetto avrebbe rappresentato una possibilità di conservare ruoli e incarichi politici.
Il 9 luglio è arrivata anche la decisione di Luigi Matarrese, che si è dimesso dalla guida del comitato costituente 1022 di Minervino Murge. Anche in questo caso la scelta è stata motivata dal dissenso verso la nomina del nuovo responsabile regionale. Secondo Matarrese, la guida pugliese avrebbe dovuto essere affidata a figure nuove e capaci di rappresentare coerentemente il progetto politico e culturale originario di Vannacci.
In Sicilia non si registrano, almeno per il momento, uscite collettive analoghe a quella annunciata a Lamezia. Le divisioni interne hanno però indotto il partito a rinviare la scelta dei responsabili regionali. Nell’isola Futuro Nazionale rivendica 153 comitati e oltre 6mila iscritti, ma non ha ancora individuato il coordinatore regionale. Gianluca Dessì, responsabile per Sicilia e Sardegna e componente del comitato nazionale di garanzia, ha parlato apertamente di «troppa litigiosità» e «troppe divisioni». Dessì ha spiegato che saranno necessarie ulteriori verifiche prima di affidare gli incarichi, segnalando dinamiche simili anche in Sardegna. Il timore, emerso anche tra alcuni dirigenti siciliani, è che il rapido successo del partito possa attirare esponenti interessati più alla propria carriera politica che alla costruzione del movimento.
Nel pieno dello scontro interno, domani, giovedì 16 luglio, Gianni Alemanno sarà a Vibo Marina per una conferenza stampa in programma alle 15 all’Hotel Cala del Porto, Ristorante L’Approdo. L’ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’Agricoltura affronterà i temi dell’emergenza carceraria e del percorso politico di Futuro Nazionale, progetto al quale ha aderito insieme al movimento Indipendenza. La visita arriva proprio mentre il partito di Vannacci in Calabria è alle prese con la rottura dei comitati lametini e con il confronto sulla costruzione della propria struttura regionale. Per Alemanno sarà inoltre uno dei primi appuntamenti pubblici dopo la scarcerazione del 24 giugno. (g.curcio@corrierecal.it)
(Foto: Sole24Ore)
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Redazione Corriere
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