Un viaggio tra fumetto, gioco e immaginazione nel cuore di San Giorgio a Cremano (NA)
Dal 5 al 7 giugno 2026 il Fantasy Day torna negli spazi di Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano (NA), riportando il fantastico nel cuore di una delle ville vesuviane più affascinanti del territorio campano.
Eppure, osservando il festival, muoversi tra i viali alberati, le scalinate in pietra e le facciate immerse nella luce di giugno, si ha subito la sensazione che “ospitare” sia il verbo sbagliato.
Villa Bruno non accoglie semplicemente il Fantasy Day. Lo assorbe.
Ci sono festival che potrebbero svolgersi ovunque senza cambiare davvero volto. E poi ci sono eventi come questo, in cui il luogo finisce per modificare profondamente il modo in cui il pubblico vive l’esperienza.
Qui il fantastico non invade uno spazio neutro fatto di padiglioni, LED e corridoi industriali. Si insinua tra gli alberi del parco, attraversa le ombre dei porticati, si riflette sulle finestre della villa e prende forma in una dimensione raccolta, sospesa tra realtà e immaginazione.

Non esiste un centro assoluto. Ci si muove seguendo traiettorie impreviste. Da un’area dedicata agli incontri letterari si arriva a un’altra area dove illustratori e artigiani espongono le proprie creazioni; poco più avanti, sotto gli alberi, un gruppo di giocatori discute animatamente una sessione di ruolo mentre un cavaliere in armatura attraversa il giardino come se appartenesse da sempre a quel paesaggio.
È questa una delle peculiarità più autentiche del festival.
Il Fantasy Day non prova a simulare un mondo immaginario: lo lascia emergere naturalmente dalle persone che lo abitano.

Villa Bruno, in questo equilibrio tra storia e immaginazione, diventa quasi un personaggio silenzioso della manifestazione. Le sue architetture non fanno da semplice sfondo, ma dialogano con ciò che accade.
La luce che filtra tra gli alberi modifica i colori dei costumi, le pareti storiche restituiscono al fantasy una dimensione più concreta, meno artificiale, mentre il verde del parco attenua quella frenesia tipica delle grandi convention contemporanee.
In questo contesto assumono un peso ancora maggiore le presenze artistiche e culturali che il festival riesce a portare ogni anno a San Giorgio a Cremano. È uno degli aspetti più sorprendenti della manifestazione: la capacità di attirare ospiti di rilievo nazionale e internazionale mantenendo un’atmosfera profondamente umana e accessibile.
La presenza di nomi importanti del fumetto, della narrativa fantasy, del doppiaggio, del gioco e della cultura pop contemporanea non produce mai quella distanza tipica dei grandi eventi di massa. Al contrario, proprio la dimensione raccolta della villa favorisce un contatto diretto tra pubblico e ospiti.
Gli autori camminano tra i visitatori, si fermano a osservare gli stand, discutono con i fan senza che esista una vera barriera scenica.
È anche per questo che il Fantasy Day riesce a distinguersi.
Vedere personalità di grande caratura artistica muoversi all’interno di uno spazio così intimamente legato al territorio produce, infatti, un contrasto particolare: il respiro internazionale dell’immaginario contemporaneo incontra una dimensione comunitaria che raramente si ritrova in eventi di queste dimensioni.
Tra gli ospiti presenti incontro Pasquale Qualano, fumettista conosciuto e apprezzato anche all’estero per le sue collaborazioni con Marvel Comics e DC Comics. È lui ad aver contribuito in maniera determinante a valorizzare l’immagine della Fenice, simbolo della manifestazione, realizzando il suggestivo manifesto ufficiale della rassegna.
Lo trovo nei pressi dello stand della scuola Vesevus, di cui è direttore artistico, circondato dai suoi promettenti allievi. Ne nasce una breve e piacevole conversazione prima di lasciarlo ai suoi numerosi impegni e dirigermi verso un workshop tenuto da Gerardo Gambone, talentuoso artista di appena 24 anni.

Gambone è attualmente impegnato sulla nuova serie a fumetti di Gargoyles, pubblicata da Dynamite Entertainment e scritta da Greg Weisman, creatore dell’omonima serie animata degli anni Novanta.
Il tempo trascorre piacevolmente e i numerosi interventi del pubblico testimoniano il forte interesse per un settore che continua a mostrare grande vitalità.
Gambone racconta la propria esperienza professionale a stretto contatto con Greg Weisman e approfondisce le differenze tra la sceneggiatura italiana ed europea e quella statunitense, evidenziando approcci narrativi e metodologie di lavoro differenti.
Il seminario si arricchisce ulteriormente con l’arrivo di Andrea Dentuto, artista di fama internazionale, che ha fatto della scuola giapponese il fulcro del proprio percorso professionale.

Dentuto è un mangaka particolarmente apprezzato per la sua profonda conoscenza dell’universo di Lupin III, personaggio sul quale ha avuto modo di lavorare in diverse occasioni durante gli undici anni trascorsi in Giappone.
Nel corso della sua permanenza nel Sol Levante ha collaborato con importanti editori del settore, affinando un tratto personale e riconoscibile grazie anche al confronto diretto con alcuni dei più autorevoli maestri del fumetto giapponese.
Anche nei momenti più partecipati il festival non perde mai il senso della prossimità.
Gli incontri più affollati conservano qualcosa di raccolto, come se Villa Bruno imponesse naturalmente un ritmo diverso alla narrazione dell’evento.
Camminando nel parco, questa sensazione diventa ancora più evidente nell’area cosplay.
Altrove il cosplay può apparire come spettacolo puro, costruzione scenica destinata al palco o alla fotografia. Qui assume spesso una forma diversa, più immersiva. I personaggi sembrano confondersi con gli spazi della villa: elfi, guerrieri, creature fantasy, protagonisti di videogiochi e anime attraversano i viali senza soluzione di continuità, come figure emerse da un racconto collettivo.
Lo stesso accade nelle aree dedicate al gioco di ruolo e al LARP, Live Action Role Playing, dove la narrazione smette di essere osservata dall’esterno e diventa esperienza condivisa.
Le storie prendono forma tra i tavoli, nelle improvvisazioni dei giocatori e nelle piccole scene che nascono spontaneamente tra sconosciuti accomunati dallo stesso immaginario.
Proprio esplorando questi spazi incontro l’associazione Dadi e Maschere e ho l’opportunità di parlare con la fondatrice, Marica. L’associazione non si limita ai giochi di ruolo da tavolo: tra le sue attività c’è anche il LARP, che permette ai partecipanti di vivere le avventure direttamente sul campo interpretando i propri personaggi.
Grazie alla loro disponibilità, partecipo a una sessione di Daggerheart. L’immersione nella storia è totale, resa ancora più coinvolgente dalla guida di Luca, che conduce magistralmente il tavolo per oltre un’ora di gioco.
A rendere l’esperienza ancora più curiosa è la presenza di un compagno d’avventura inatteso: Michele. Solo in seguito scopro che si tratta del presidente dell’associazione.
E forse è proprio questo che rende il Fantasy Day diverso da molti altri eventi del settore.
Non la dimensione spettacolare. Non la quantità.
Ma la qualità delle relazioni che riesce a costruire.

Per tre giorni Villa Bruno si trasforma in uno spazio sospeso dove linguaggi differenti – fumetto, narrativa, gioco, cosplay, musica e folklore – convivono senza sovrastarsi.
Ogni elemento trova il proprio posto.
Persino la luce del tardo pomeriggio sembra contribuire a definire questa identità: quando il sole filtra obliquo tra gli alberi e le ombre si allungano lungo i sentieri della villa, il festival assume un carattere quasi cinematografico.
È forse proprio in quel momento che il Fantasy Day mostra il suo volto più autentico.
Non come semplice manifestazione dedicata alla cultura fantasy, ma come luogo capace di creare comunità attraverso l’immaginazione.
In un tempo in cui molti eventi inseguono continuamente l’espansione, il gigantismo e la sovrabbondanza, il Fantasy Day sembra scegliere un’altra strada: quella della vicinanza, dell’atmosfera e dell’esperienza condivisa. E Villa Bruno, silenziosamente, continua a custodirne il cuore.
Forse è proprio da qui che nasce quella sensazione sottile di aver abitato, anche solo per un giorno, un luogo in cui immaginazione e realtà hanno smesso di essere opposti.
Ed è questa, probabilmente, la forza più autentica del Fantasy Day: non costruire un mondo separato dal nostro, ma ricordare quanto sia sottile il confine che li divide.
Uscendo dalla manifestazione, ritrovo Pulcinella. Se all’ingresso mi aveva accolto con entusiasmo, all’uscita mi saluta sussurrando che anche il prossimo anno lo ritroverò lì.
Un congedo perfetto per un festival che, più che raccontare il fantastico, riesce a farlo abitare per qualche ora tra le persone.

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Valerio Majolo
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